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La flotta di Stalin: Ordine di battaglia – parte IV

tempo di lettura: 4 minuti

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livello medio
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: RUSSIA
parole chiave: Stalin, flotta russa

 

Struttura organica e operativa della marina sovietica
La flotta del nord aveva pochissime navi leggere (tra cui otto cacciatorpediniere, sette torpediniere, due motosiluranti, 15 cacciasommergibili e 15 sommergibili) con 116 aerei (49 caccia, 11 bombardieri e 56 aerei da ricognizione). Le flotte del Mar Baltico e del Mar Nero contavano ciascuna su circa 200 navi di vario tipo e più di 600 aeroplani compresi i moderni caccia MIG-3 e aerosiluranti.

La flotta dell’Oceano Pacifico, rispetto ad altre flotte, aveva il maggior numero di sommergibili (91), motosiluranti (135) e aerei (1183). Tuttavia, proprio come nel teatro settentrionale, le navi più grandi erano 22 fra cacciatorpediniere e torpediniere e due incrociatori ancora in fase di costruzione che furono completati durante la guerra. Oltre alle flotte sopra menzionate, la flotta dell’URSS disponeva di cinque flottiglie fluviali e due lacuali di non indifferente dimensioni, composta di mezzi caratterizzati da una notevole potenza di fuoco che costituivano una delle particolarità dell’armamento sovietico.

Nel complesso, nonostante gli inconvenienti delineati nello sviluppo delle flotte, nella costruzioni ee nelle armi navali durante la Grande Guerra Patriottica, la Marina sovietica fu in grado di condurre operazioni militari sia in cooperazione con le forze di terra o indipendentemente nei mari vicini proteggendo le coste e contribuendo alla difesa dei convogli artici. Questo comportò pesanti perdite ovvero 138 unità d’altura (32.78% del totale) ad opera della Luftwaffe e della Kriegsmarine ma anche della Marina Rumena, Finlandese e di un minuscolo contingente della Regia marina che operò sul lago Ladoga e in Mar Nero, che inflisse perdite notavoli alla flotta sovietica. Le flottiglie fluviali e lacuali garantirono un costante supporto di fuoco e logistico alle truppe terrestri ( anche durante la battaglia di Berlino). La flotta rifornì le piazzeforti di Odessa e Sebastopoli, ritardandone la caduta, e la vittoriosa resistenza di Leningrado. Furono condotte 24 operazioni anfibie (di piccola entità) e le unità di fanteria di marina (che raggiunse 150.000 uomini) si distinsero sui fronti terrestri (erano anche a Mosca nel 1942).

Nel corso delle operazioni sul mare durante la Grande Guerra Patriottica, la Marina, secondo forze sovietiche, affondò 708 navi da guerra e ausiliarie della Germania e dei suoi alleati e 791 navi da trasporto dalla stazza totale di 1, 84 milioni di tonnellate. I mezzi affondati rappresentavano il 5% delle unità subacquee, il 20% delle navi da trasporto di cui disponeva il nemico. Le navi di superficie della Marina sovietica affondarono 53 navi da guerra e ausiliarie nonché 24 trasporti nemici. Il grosso degli affondamenti comunque fu opera delle forze subacquee e soprattutto aeree della marina che furono responsabili della metà degli affondamenti.

Facendo un bilancio, la flotta sovietica nel complesso fornì un rendimento molto minore a quanto vi fu investito.
Le sue componenti più efficaci furono le forze fluviali e lacuali, la componente aerea nonché quelle forze costiere e leggere di superficie e subacquee, su cui erano stati basati i primi programmi navali, che si dimostrarono molto più razionali e sostenibili e efficaci di quelli relativi alle grandi unità imposte da Stalin. Queste al di là della difesa delle basi, da cui uscirono raramente, nella maggior parte dei casi effettuarono solo bombardamenti costieri e limitate missioni di scorta.

Si può concludere che la pretesa di creare la più grande flotta da guerra del mondo impedì la creazione di una piccola flotta equilibrata e specializzata ad agire nei particolari settori operativi. Sarebbe stato molto più utile alle necessità difensive sovietiche effettuare il potenziamento delle forze terrestri e aeree. Ciò contribuì negativamente alle devastanti sconfitte subite durante i primi anni di guerra.

Obiettivi
Nessuno degli storici navali russi può spiegare in modo soddisfacente perché Stalin scelse di diventare a metà degli anni ’30 un “Navalista”. Stalin era letteralmente ossessionato dall’imperativo della massima riservatezza e difficilmente coinvolgeva molte persone nei processi decisionali ed un volta decisa una linea la tendenza informava ogni Ente solo dei compiti che gli erano stati delegati, evitando per quanto possibile di informare i subordinati degli obiettivi generali che ci si riproponeva di raggiungere. Per la marina sovietica questo problema generale fu esacerbato dal fatto che persone coinvolte nella pianificazione furono abbastanza poche e in seguito quasi tutte furono vittime delle repressioni staliniane.

L’ipotesi spagnola
Per molto tempo si è ritenuto che Stalin sentì il bisogno di dare all’Unione Sovietica una flotta oceanica a causa della guerra di Spagna. Tuttavia sono state ora raccolte prove sufficienti per dimostrare che la decisione di Stalin fu presa nel 1935 precedentemente all’Alzamiento, avvenuto a metà luglio 1936. Il coinvolgimento sovietico nella guerra civile spagnola fu, tuttavia, importante per rafforzare la decisione di Stalin dato che apparve chiaro che per la marina era impossibile scortare le navi che rifornivano la Repubblica inviando un gruppo navale in loco. Non fu considerato che per la Marina sovietica, per formare un gruppo navale in grado di influenzare gli eventi, sarebbero bastati uno o due incrociatori con non più di quattro cacciatorpediniere, sei navi scorta e quattro sommergibili con una nave appoggio. Questo si  sarebbe potuto ottenere semplicemente continuando ad attuare i programmi in corso.

L’ipotesi Kasatonov
L’ammiraglio Kasatonov ritenne che Stalin stravolse la razionale programmazione precedente per diversi motivi:

–  La situazione internazionale era in rapido cambiamento. Stalin riteneva che la situazione internazionale si stesse rapidamente aggravando a causa di tre grandi potenze “non status quo” – Giappone, Germania e Italia – che stavano cercando di portare cambiamenti radicali alla situazione internazionale con iniziative che avrebbero potuto portare ad un’altra importante guerra.

– La corsa mondiale agli armamenti navali, con decine di navi da battaglia e portaerei in costruzione in tutto il mondo, accrescevano la sua paura di attacchi di sorpresa soprattutto da parte della Germania e del Giappone.

– La megalomania di Stalin e la sua passione per le “grandi cose”, in questo caso, l’ossessione per le grandi navi da guerra, e il suo desiderio di aumentare il prestigio internazionale dell’Unione Sovietica che doveva essere vista come una grande potenza e nello stesso tempo come la patria del proletariato mondiale. Doveva essere una patria che sapeva armarsi e proteggersi.

Fine parte IV – continua

Gianluca Bertozzi

 

Torre della batteria principale della nave da battaglia imperiale russa Andrei Pervozvannyy, 1912-1914 – autore: sconosciuto
AndreiPervozvannyy1912-1914bashnya.jpg – Wikimedia Commons

 

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