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I conflitti in Libia e Siria ed il potenziale di destabilizzazione regionale – report IsAG

Reading Time: 8 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO:  GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO

AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Siria, Libia

 

Nella splendida cornice della Sala della Regina, a Montecitorio, il 19 novembre 2015 si  è tenuto un importante convegno inerente la grave situazione internazionale. I numerosi conferenzieri hanno affrontato la situazione mediorientale facendo un punto sulla minaccia del sedicente ISIS alla luce dei fatti di Parigi e presentando un rapporto sulla situazione libica e siriana come fattori destabilizzanti della regione mediterranea  se non europea.

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Valeria Ruggiu

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Tiberio Graziani

Dopo un breve saluto del dottor Tiberio Graziani, Presidente dell’IsAG, la dottoressa Valeria Ruggiu ha presentato il rapporto “I conflitti in Libia e Siria ed il potenziale di destabilizzazione regionale“, prodotto dall’IsAG che contiene un’analisi dettagliata ed esaustiva della attuale situazione internazionale, offrendo numerosi spunti di interesse. Dall’analisi emerge che nei due Paesi arabi esista una conclamata guerra civile in cui l’effettiva presenza statale è fortemente ridotta se non più esistente come nel caso della Libia dove il regime di Muammar al-Qaddafi fu drammaticamente rovesciato con la sua uccisione facendo scivolare il Paese nel caos.

In Siria Bashar al-Assad mantiene ancora il potere seppur con una presa ridotta sul territorio nazionale. Entrambe le situazioni presentano chiare similitudini che ne permettono una lettura unitaria. Esse scaturiscono dalle rivolte arabe del 2011 (la cosiddetta “Primavera araba”) ma le trascendono temporalmente poiché mancano di un rapido esito verso un cambio di regime, come forse in Tunisia o, anche se effimero, in Egitto. In questi Paesi, le rivolte sono sfociate in un crollo quasi totale dell’apparato dello Stato, senza che nessuna della miriade di fazioni in lotta possa rivendicarne l’eredità in maniera territorialmente estesa e politicamente credibile. I due paesi sono divenuti così dei “buchi neri” regionali, che espellono verso l’esterno fattori destabilizzanti. Libia e Siria, tramite confini ormai porosi e solo sulla carta, attirano le ingerenze di altri Stati, di formazioni paramilitari e terroriste, di organizzazioni criminali, emettendo tensioni internazionali con ondate di profughi e creando santuari per il crimine organizzato e il terrorismo tramite combattenti stranieri di ritorno col loro bagaglio di radicalismo e tecniche militari. L’Iraq è ormai già precipitato nel buco nero siriano.

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la presentazione del rapporto da parte della dottoressa Valeria Ruggiu

In estrema sintesi, il Report si prefigge di valutare come questi due “buchi neri” stiano attirando verso il medesimo caos paesi più o meno vicini e quali contromisure si possano assumere per evitare una destabilizzazione regionale che potrebbe comportare conseguenze globali. La discussione, a seguito degli interventi dei numerosi conferenzieri, ha evidenziato molti aspetti interessanti.

In  merito alla presunta debolezza dell’intelligence, che sembra non essere stata sempre sufficiente a contrastare il rischio del terrorismo, è emerso che esistono in Europa limiti giuridici importanti, dovuti alla legislazione che limita l’azione delle forze di polizia per contrastare la crescente minaccia terroristica. E’ una situazione che appare kafkiana in quanto, per proteggere i diritti alla privacy di tutti, la legislazione non consente alle forze di sicurezza di poter raccogliere agevolmente informazioni sul transito di individui nel territorio ( è stato fatto l’esempio di compagnie aeree che non forniscono gli elenchi dei passeggeri per motivi di privacy). Questi vincoli ci sono stati imposti da sentenze delle corti europee e ci sarebbe bisogno, come suggerisce il prof. Paolo Bargiacchi, di un loro superamento tramite intese con gli Stati extra europei per facilitare tale empasse. Interessanti sono i vincoli per l’espulsione di immigrati sospettati di terrorismo; esistono limiti giuridici che impediscono ai paesi europei di estradare sospetti terroristi nei loro paesi dove sussiste la pena di more ed il rischio di tortura.

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Paolo Bargiacchi, ordinario di Diritto internazionale  della Libera Università degli Studi di Enna “Kore”

Ciò comporta che nel nostro paese, eventuali sospetti, non avendo fatto reati sul territorio nazionale, vengono rilasciati.  In merito alla privacy, le forze di polizia hanno le mani legate non potendo reperire informazioni liberamente a causa di leggi di protezione della riservatezza.  Umberto Eco affermò che la “privatezza fosse un bene che ciascuno vuole difendere a ogni costo, per non vivere in un universo da Grande Fratello (riferendosi a quello di Orwell) dove un occhio universale può monitorare tutto quello che facciamo, o addirittura pensiamo”. Ci sarebbe da domandarsi se questa difesa estrema della privatezza sia un reale vantaggio per tutti quando utilizzata in maniera cosi’ restrittiva. Sebbene il controllo della privacy protegga la riservatezza dei dati personali, esso rischia, involontariamente, di fornire una copertura ad attività illegali. Si dovrebbe quindi fare un distinguo e permettere che le forze dell’ordine possano facilmente accedere ad informazioni vitali per il lavoro dell’intelligence. Altro fattore evidenziato nel rapporto  è la necessità di prevenire il reclutamento degli aspiranti terroristi contrastando la radicalizzazione e la militanza in gruppi fondamentalisti.

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la sicurezza marittima richiede il controllo dei flussi migratori. Il problema è complesso in quanto coesistono emergenze umanitarie, economiche e di sicurezza. Ancora una volta il futuro dell’Umanità si gioca sul mare.

Il rischio che tra i migranti provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente esistano individui facilmente manipolabili e quindi potenziali terroristi esiste anche se nel medio-lungo termine. Oltre alla possibile presenza fra di essi di foreigner fighter, di ritorno dal Medio Oriente, il pericolo potrebbe svilupparsi a causa di persone deboli e manipolabili.  La fase seguente alla fase umanitaria di soccorso in mare, quando i migranti dovrebbero essere avviati verso l’integrazione in adeguate strutture sociali, è la più delicata e gli Stati dovrebbero evitare di abbandonare allo sbando questi disperati per non favorire il loro avvicinamento a frange estremiste.

La minaccia del terrorismo è globale e gli attentati dell’ultima ora (incluso l’attacco al Radisson in Mali) ne sono la prova. Una insufficiente integrazione dei migranti, esacerbata da reazioni xenofobe, potrebbe voler dire consegnarli nelle mani di fazioni terroriste con conseguenze estreme come quelle che abbiamo visto ultimamente. In sintesi, Bargiacchi ha sottolineato come nell’Unione Europea non esista un bilanciamento tra privacy e sicurezza dello Stato. Per cui si auspica una rimodulazione più pragmatica di tale diritto per contrastare il terrorismo. Meno privacy e più sicurezza, è un prezzo che possiamo pagare.

Pisano

professor Vittorfranco Pisano

Di fatto il terrorismo, come sottolineato dal professor Vittorfranco Pisano, è solo riducibile ma non eliminabile e la Sicurezza nasce solo dalla consapevolezza della minaccia. I problemi non sono nuovi ma derivano dagli errori in politica estera del passato. Pisano ha espresso diversi punti di riflessione. L’ISIS fa parte di un processo più ampio del cosiddetto Jihadismo e non esiste un parallelismo diretto tra l’attacco dell’11 settembre, alle torri gemelle di New York e quello del 13 novembre a Parigi. Parlare “di guerra” (termine usato da Hollande) è improprio in quanto l’ISIS non è uno stato riconosciuto. In questo,  il termine, usato  in medio oriente, Da’ish è più corretto. La prima linea di difesa deve essere nazionale tutelando i cittadini, le risorse e le frontiere.

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l’intervento dell’ammiraglio Rino Me

L’Ammiraglio Ris. Mario Rino Me ha affermato che un analisi corretta dei problemi del medio oriente dovrebbe iniziare da lontano, ovvero dalla caduta dell’impero ottomano ed il conseguente spezzettamento degli Stati. Il terrorismo deve essere quindi combattuto sistematicamente, contrastando l’ideologia che definisce il suo fine politico. E’ quindi fondamentale agire sull’integrazione dei migranti per evitare che siano manipolati da frange estreme che poco hanno a che fare con l’Islam ed entrino in mano ad organizzazioni criminali ormai transnazionali. Il discorso è ampio e si può correre il rischio di accomunare frange malate, manipolate per secondi fini, con la stragrande maggioranza dei musulmani che non si riconoscono in questi  gruppi e condividono gli stessi interessi di stabilita’ e pace.

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dott. Cinzia Bianco London king’s college

La dottoressa Cinzia Bianco, del London King’s College di Londra, ha fornito un quadro approfondito dei rapporti nel mondo arabo con un particolare riguardo ai paesi del Golfo che stanno diventando partner importanti anche nel Mediterraneo. Le relazioni tra l’Unione europea (UE) e il Consiglio di cooperazione del Golfo (GCC) sono arrivate ad un bivio. Dopo il fallimento dei negoziati per l’accordo di libero scambio nel 2008, la collaborazione tra i due blocchi regionali è rimasta di basso profilo in numerosi settori, mentre i cambiamenti senza precedenti in Nord Africa e Medio Oriente, nonostante il vicinato comune a UE e GCC, non hanno portato ad una rinnovata e strutturata cooperazione nelle questioni di politica estera e di sicurezza.

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professor Ranieri Razzante (presidente dell’Aira, Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio) ha descritto le vie di finanziamento dell’ISIS

Il  professor Ranieri Razzante, dopo aver illustrato le vie di finanziamento occulto dell’ISIS, ha dichiarato che il terrorista e chi lo fiancheggia non ha diritti. Non si può dialogare con fazioni dell’Islam non moderate e fondamentaliste. Da varie fonti è emerso che il Da’ish si finanzia con un meccanismo mafioso attraverso banche compiacenti. La vendita al mercato nero  di petrolio, di beni archeologici, i guadagni derivanti dal human trafficking, da estorsioni ed imposizioni fiscali a ONLUS sono solo alcune delle fonti della sua alimentazione. Razzante ha inoltre aggiunto che riciclaggio e finanziamento del terrorismo sono due facce della stessa medaglia. Il Da’ish garantisce ai combattenti un benessere sociale per i suoi adepti, offrendo assistenza alle famiglie e pensioni. Un comportamento quindi molto simile a quello usato dalle mafie. Questa similitudine farebbe pensare che l’uso del carcere duro, giusta articolo 41bis, potrebbe essere esteso anche ai terroristi. Recentemente il Washington Post ha pubblicato un articolo sulle fonti di  finanziamento del terrorismo del Da’ish.

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Col. EI Giuseppe dott. Morabito

Nel Q&A è stata importante la presenza del Corso per la cooperazione regionale, organizzato dal NATO Defence College, e diretto dal colonnello Giuseppe Morabito, direttore del NATO Middle East Faculty. Il corso vede la  partecipazione di quaranta corsisti provenienti da sedici paesi, di cui dodici di area Medio Oriente e Nord Africa. I frequentatori, tramite il loro portavoce, hanno unanimemente condannato il tragico evento di Parigi e dichiarato che i paesi arabi sono le prime vittime del terrorismo e che i terroristi non hanno niente a che fare con i principi dell’Islam che condannano l’uccisione di qualsiasi Uomo. I terroristi  del Da’ish sono quindi solo criminali che utilizzano la religione per giustificare i loro scopi criminali. Il rapporto può essere scaricato seguendo questo  link

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intervento conclusivo del dottor Scalea, direttore del IsAG

English  abstract
Since 2011 Syria and Libya are the subjects of extreme violent infightings which, far from bringing democracy as many in the West initially hoped, are threatening the very existance of State and society. In addition to the human tragedy in the two countries, destabilization is seemingly spreading to their neighbourhood, as shown by terrorist attacks in Tunisia, armed struggle of Turkish Kurds, Lebanon, Turkey, Tunisia and other countries flooded with refugees, ISIS spreading to Iraq and establishment of a trans-national terrorist network. The very real risk is that the two national hotbeds of tension could destabilize the whole South-Eastern Mediterranean arch, bringing war and terrorism at the gates of Italy and Europe. This Report aims to analyze how the Libyan and Syrian destabilization is affecting the whole region.

The report can be downloaded  at this link

 

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