If you save the Ocean You save the Planet

Eventi

OCEAN4FUTURE

La conoscenza ti rende libero

su Amazon puoi trovare molti libri sulla storia del mare (ma non solo) e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

i 100 libri da non perdere

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

Un aiuto dallo spazio per comprendere i milky sea di Andrea Mucedola

Reading Time: 6 minutes

.
livello elementare
.
ARGOMENTO: BIOLOGIA MARINA
PERIODO: NA
AREA: OVUNQUE 
Parole chiave: bioluminescenza batterica, telerilevamento satellitare, ecologia microbica, quorum sensing, biologia marina

.
Nel corso dei secoli, i marinai hanno riferito di aver assistito a eventi notturni surreali in cui la superficie del mare produceva un bagliore intenso, uniforme e prolungato che si estendeva fino all’orizzonte in tutte le direzioni. Il mare di latte, chiamato anche milky sea o mareel, è un fenomeno luminoso in cui ampie aree di mare (fino a 6.000 miglia quadrate) sembrano brillare di notte in varie tonalità di blu. Il fenomeno è tanto forte che può essere osservato dai satelliti in orbita attorno alla Terra.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è biolum-spiaggia.jpg

bioluminescenza lungo una spiaggia messicana, photo credit: Instagram @jordan_robins

Tra le tante teorie si ipotizza che i “mari di latte” siano fenomeni di bioluminescenza insolitamente forti, che possono essere prodotti anche da colonie di batteri in associazione con una fioritura microalgale nelle acque superficiali.

Bioluminescenza in mare
Il mareel è tipicamente causato da un dinoflagellato, la Noctiluca scintillans (noto come “scintilla di mare”, che emette bioluminescenza quando viene disturbato. 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è noctiluca.scint_.jpg

dettaglio di un dinoflagellato Noctiluca scintillans, noto come “scintilla di mare” da http://www.algaebase.org

Tra il 1915 e il 1993 sono stati documentati ben 235 avvistamenti di questo fenomeno, per la maggior parte nell’Oceano Indiano nordoccidentale e vicino all’Indonesia. Il bagliore luminescente appare concentrato sulla superficie dell’oceano e non si mescola uniformemente in tutta la colonna d’acqua.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è vibrio-harveyi.jpg

batterio Vibrio harveyi

Nel 1985, durante uno di questi questi fenomeni, una nave da ricerca nel Mar Arabico prelevò dei campioni d’acqua di mare e i biologi ritennero che l’effetto fosse causato dal batterio Vibrio harveyi che viveva in associazione con colonie della microalga Phaerocystis.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è phaerocystis-globosa-1024x751.jpg

microalga Phaerocystis globosa potrebbe dare un sostegno al vibrione Harvey per facilitarne l’aggregazione da Wikipedia

Nel 2005, Steven Miller, del Naval Research Laboratory di Monterey, California, fu in grado di abbinare le immagini satellitari del 1995 ad un resoconto di una nave mercantile. Il Programma satellitare meteorologico della Difesa degli Stati Uniti valutò che l’area lattiginosa fosse di circa 6000 miglia quadrate e brillò per tre notti consecutive. Mentre le foto monocromatiche facevano apparire questo effetto di color bianco, Steven Haddock, del Monterey Bay Aquarium Research Institute, sostenne che la luce prodotta dai batteri fosse in realtà di color blu, e apparisse bianca all’occhio perché i nostri bastoncelli (usati per la visione notturna) non possono discriminare il colore.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è noctiluca-scintillans-1024x576.jpg

Noctiluca scintillans (Photo: Wim Van Egmond/Visuals Unlimited Inc./Science Photo Library)

Nel luglio 2015, il fenomeno si verificò nuovamente ed il National Institute of Oceanography and Kerala Fisheries Department confermò che quelle onde brillanti sulla superficie del mare erano causate da dinoflagellati, alghe microscopiche per lo più unicellulari e flagellate che rappresentano uno dei più importanti gruppi del fitoplancton sia marino che d’acqua dolce con oltre 2000 specie viventi. Nel caso specifico si trattava di Noctiluca scintillans. Questo fenomeno è stato osservato anche nelle Shetland e in altre aree costiere del mondo, e descritto di color verde piuttosto che il tradizionale colore lattiginoso blu o bianco visto nel resto del mondo. Non è ancor noto se questa differenza dipenda dall’area o semplicemente dalla percezione diversa di quel colore cianico tendente al verde.

Perchè si verificano?
La spiegazione biologica della natura dei mari lattiginosi è ancora discussa dalla comunità scientifica anche a causa della loro natura effimera e della scarsità di osservazioni scientifiche raccolte in situ. Una cosa interessante è che più del 70% dei mari di latte sono stati osservati nell’Oceano Indiano nord occidentale, più comunemente durante il monsone sud-ovest estivo, con un altro ammasso più piccolo (≈17%) nelle acque vicino a Giava, in Indonesia. Questo dato è però discutibile in quanto gli avvistamenti sono stati casuali e spesso avvenuti lungo le rotte commerciali e non è noto quanto questo fenomeno si verifichi in altre zone del mondo meno frequentate dal traffico marittimo. Come premesso, gli scienziati ritengono che gli organismi responsabili di questi fenomeni luminosi siano principalmente dinoflagellati e batteri. I primi emettono brevi lampi luminosi (minori di un secondo) in risposta a disturbi meccanici e sono noti per essere i principali responsabili della bioluminescenza osservabile nelle onde che si infrangono su una spiaggia o nella scia di una nave. Nel caso dei batteri è noto che in laboratorio, in condizioni particolari, emettono invece un bagliore continuo anche se relativamente debole (per cellula) che può persistere per molti giorni. La scoperta del vibrione nel golfo arabico ne fa dei candidati ideali per giustificare questo fenomeno.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è milky-sea-bio-819x1024.jpg

Bioluminescenza su una spiaggia della Tasmania, Australia photo credit @james.garlick

Ciò nonostante l’ipotesi che siano i batteri a causare i mari lattiginosi in alto mare è ancora da dimostrare. Il problema è legato al quorum sensing (sensibilità e controllo del livello), un sistema di intercomunicazione utlizzato dai batteri basato sul controllo della loro densità di popolazione per monitorare le condizioni dell’ambiente in cui si trovano e scambiarsi informazioni utili per la sopravvivenza tramite molecole segnale. Queste prendono il nome di autoinduttori e, a concentrazioni elevate, innescano delle reazioni “cellula-cellula” che consentono ai batteri di comunicare fra di loro, nel caso specifico, attraverso dei segnali luminosi.

Da studi di laboratorio è emerso che, perchè ciò avvenga, è necessario avere un’alta concentrazione di enzimi ossidativi (luciferasi), ovvero si ha bisogno di una densità cellulare piuttosto alta, ≈108 cellule · ml-1 (d’altronde che senso avrebbe farlo se si è isolati?). Questo comporta che i batteri planctonici oceanici non potrebbero emettere luce​ a meno di crescere ed aggregarsi su un substrato solido (come quello algale). In quel caso l’induzione potrebbe avvenire in colonie molto piccole, aumentando il quorum sensing localmente. Una ipotesi potrebbe essere legata all’associazione simbiotica di questi batteri luminosi con le colonie di Phaerocystis osservata nel mar Arabico.

Un aiuto dallo spazio
Secondo uno studio del 2005, Detection of a bioluminescent milky sea from space la difficoltà oggettiva di raccogliere osservazioni dirette di questi fenomeni negli oceani del mondo potrebbe essere risolta attraverso il telerilevamento satellitare. Lo studio, svolto su un’area di ≈15.400 km quadrati dell’Oceano Indiano nordoccidentale, dimostra che questa tecnica di osservazione è possibile.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è immagini-studio-milky-sea.jpg

immagini satellitari dallo studio citato

In estrema sintesi, secondo gli autori, il telerilevamento satellitare può rappresentare l’unico mezzo effettivamente utilizzabile per analizzare questi fenomeni di bioluminescenza marina in alto mare. Attraverso tecniche satellitari diurne si potrebbero valutare le aree di presenza di fitoplancton di maggiore priorità per la ricerca, confermando poi con i sensori notturni la presenza di eventi attivi di milky sea. Questo consentirebbe inoltre di coordinare meglio gli sforzi in situ da parte delle navi di ricerca.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è milky_sea_02.jpg

In sintesi, la combinazione di osservazioni satellitari e dei dati raccolti in mare potrebbe aiutarci a comprendere meglio il ruolo, il comportamento e le implicazioni ambientali di questi fenomeni, facendo luce su un mistero di lunga data della tradizione marittima.

 

Andrea Mucedola

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

PAGINA PRINCIPALE

print
(Visited 86 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Translate:

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 42 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della stessa

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro e la pubblicazione e qualunque altro utilizzo degli articoli e delle immagini pubblicate è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore degli stessi che può essere contattato tramite

infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettetemi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

18 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Filter by Categories
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
Biologia
Cartografia e nautica
Chi siamo
Conoscere il mare
Didattica
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
Malacologia
Marina mercantile
Marine militari
marine militari
Materiali
Medicina subacquea
Meteorologia e stato del mare
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Relitti Subacquei
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
Sicurezza marittima
Storia della subacquea
Storia Navale
subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uncategorized
Uomini di mare
Video

I più letti di oggi

 i nodi fondamentali

I nodi fanno parte della cultura dei marinai ... su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

> Per contatti di collaborazione inviate la vostra richiesta a infoocean4future@gmail.com specificando la vostra area di interesse
Share