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Il piano di invasione di Malta del 1940: analisi dell’ambiente operativo – parte I di Gianluca Bertozzi

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MALTA – MAR MEDITERRANEO
parole chiave: piano di invasione, Malta, Regia Marina italiana, Royal Navy

 

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Malta è un arcipelago situato nel Mediterraneo a 80 km dalla Sicilia, a 284 km dalla Tunisia e a 333 km dalla Libia. Con un’estensione di 315,6 km² l’isola principale ha 198 km di coste ed era dotata di una rete stradale di 2200 km, costruita per finalità puramente militari per permettere un rapido spostamento delle truppe verso tutte le aree minacciate.

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L’arcipelago maltese è uno degli Stati più piccoli e densamente popolati al mondo. Nel 1940 aveva circa 300000 abitanti ed era considerato il territorio meno autosufficiente al mondo (produceva solo circa il 30% del fabbisogno di viveri e il 5% dei beni di prima necessità necessari per la popolazione).

Ovviamente nulla di quanto necessario a combattere una guerra 
Il fabbisogno di rifornimenti per svolgere una attività offensiva era calcolato attorno alle 40000 tonnellate mensili, il che la faceva ritenere poco utile come base. A parte l’estrema vulnerabilità alla minaccia area, anche una piccola riduzione del quantitativo di rifornimenti inviati avrebbe significato l’impossibilità di svolgere un’attività offensiva e una più marcata riduzione avrebbe messo in crisi la stessa capacità di autodifesa. Questi erano motivi per cui si prospettava l’abbandono del territorio temendo che difficilmente avrebbe potuto essere mantenuta continuativamente, costituendo quindi un onere inutile, un’ipotesi che non era campata in aria visto che per lunghi periodi in effetti fu neutralizzata. La possibilità di una sua conquista era considerata meno probabile per le quasi insormontabili difficoltà che un’impresa del genere poneva anche ad una forza da sbarco adeguatamente equipaggiata e addestrata.

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Nel 1940 si era già raggiunto un certo grado di efficienza difensiva contro gli attacchi dal cielo e dal mare. Inoltre, la minaccia di aviosbarchi era poco probabile in quanto il territorio era fittamente compartimentato da numerosi muretti a secco che attraversavano la campagna punteggiata da solidi casolari in pietra facilmente trasformabili in caposaldi. Questa compartimentazione impediva l’utilizzo di alianti e avrebbe permesso anche a pochi difensori spalleggiati dalla Home Guard di contenere l’avanzata di truppe aviotrasportate (per loro natura dotate di armi leggere) fino all’afflusso di rinforzi muniti di armi pesanti. La situazione era egualmente complessa in caso di attacco proveniente dal mare a causa della conformazione geografica del territorio.

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le falesie rocciose rendono impossibile uno sbarco di massa

Tutta la costa meridionale dell’isola ed in buona parte quella occidentale erano considerate sicure perché formano un bastione naturale di roccia alto 120 metri che riservava scarse possibilità di approdo. Faceva eccezione l’area del porto di Marsa Scirocco attorno alla quale si concentravano le difese. La zona a Nord Est con la sua serie di spiagge presentava possibilità migliori per uno sbarco ma essendo la zona su cui si apriva il porto di La Valletta era la zona più pesantemente difesa e fortificata.

L’area migliore per uno sbarco rimaneva quella nord est dove storicamente era avvenuto lo sbarco turco e francese avvennero in quest’area, con una serie di baie e piccoli golfi. La consapevolezza di questo portò gli Inglesi a fortificare l’isola fin dalla guerra d’Etiopia, con postazioni d’artiglieria e una serie di piccoli bunker, disposti su due/tre linee di arresto consecutive. A tal riguardo i pillBox erano 70 nel 1936, 130 nel 1939, oltre 200 nel 1942; non pochi data la ristrettezza delle aree di sbarco che si aggiungevano alle difese campali, minate e munite di ostacoli e filo spinato. Uno sbarco in questa zona era considerato poco profittevole perché all’interno a 5 miglia (8 Km) vi è una ripida scarpata naturale, lunga 12 km che attraversa tutta l’isola da nord a sud, che costituisce uno scalino continuo con un’altitudine media di 200 metri sul livello del mare, con un dislivello di 100 metri dal territorio sottostante.

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il trincerone fra le valli maltesi

Un ostacolo che costituiva un bastione naturale difficile da superare. attraversato da sole cinque strette valli, tutte facilmente ostruibili. Questa scarpata separava le aree di più facile di sbarco (tutte battute dalle artiglierie poste sull’altopiano posto oltre la scarpata) dalle zone più popolate, dalle istallazioni militari e dalle scarse risorse idriche dell’isola quasi tutte poste sull’altopiano retrostante. Ciò faceva ritenere che la scarpata e le fortificazioni che ne guarnivano il bordo (la vecchia Victoria Line, parzialmente rammodernata, costituita da alcuni forti e batterie e da un trincerone continuo in roccia e cemento munito di feritoie per le armi leggere e mitragliatrici) avrebbe potuto trattenere gli attaccanti.

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mappa dell’isola che mostra la complessa orografia dell’isola di Malta e la Victoria lines

Anche pochi giorni sarebbero stati sufficienti per far fallire l’invasione, ed il tempo non lavorava certo per gli attaccanti a causa della carenza d’acqua nella zona nord che avrebbe messo in crisi la forza di sbarco al massimo 48 ore dopo lo sbarco. Il problema era concreto. Si pensi solo al quantitativo di acqua necessario per alimentare un contingente di alcune decine di migliaia di uomini sbarcato su un’isola in una calda estate mediterranea. Non ultimo, la necessità di acqua avrebbe ridotto lo spazio necessario per il trasporto di viveri e munizioni necessari. Anche il territorio è estremamente difficile.

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Malta è una roccia che sorge dal mare e le spiagge utilizzabili per sbarchi sono complessivamente il 2% del perimetro costiero e sono solo delle sottili strisce di sabbia, in genere in fondo a baie. Tentare di raggiungerle vuol dire risalire queste baie fino alla radice, sperando di non centrare uno scoglio o un ostacolo di cui sono disseminate, e sbarcare con un nemico che può colpirti dal davanti, dai lati e da dietro. In genere le baie assomigliano a fiordi con alte scarpate ripide sul mare dalla cui cima è facile sparare contro imbarcazioni che le risalgano e dalle quali è invece impossibile colpire i difensori.

Per capirci, a differenza dello scenario del film Salvate il Soldato Ryan il difensore non deve aspettare lo sbarco per colpire gli attaccanti. Dopo lo sbarco le truppe devono scalare le scarpate che circondano le spiagge, di cui le migliori sono peggiori di quelle di Omaha … ovviamente sempre sotto il fuoco nemico.

Anche le dimensioni sono un problema. Infatti le spiagge sono piccole e strette (massimo 1000 piedi/300 metri) ed è impossibile far arrivare su di essi molti mezzi contemporaneamente il che riduce la massa dell’ondata d’attacco e il numero dei bersagli per i difensori, che possono concentrare il fuoco su di essi. Inoltre, ammesso di averle conquistate, sarebbe stato impossibile utilizzarle come area di scarico dei rifornimenti per alimentare le truppe sbarcate in quanto anche solo pochi mezzi da sbarco affondati le avrebbero rese inagibili. L’isola di Malta è circondata da un plateau roccioso che impediva alle navi di avvicinarsi alla costa per sbarcare e le poche zone in cui era possibile farlo erano ben difese e minate.

Nota bene: gli Inglesi attorno a Malta deposero nel 1940 circa un migliaio di mine antinave, un numero enorme per la ristrettezza dell’area, tenendo conto che l’intera dotazione della Marina italiana era di 25000 mine.

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la limitatezza delle spiagge  circondate da plateau rocciosi 

Per i mezzi da sbarco a fondo piatto, il problema erano i forti venti e correnti attorno all’isola che ne rendevano difficile la navigazione. Questi mezzi, che avevano anche una cattiva resistenza al mare, la ristrettezza delle spiagge significava che il mancare anche di poco il punto di sbarco ne avrebbe rallentato l’operazione in quanto di fatto non c’erano alternative di sbarco disponibili.

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il fiordo maltese

In sintesi, anche solo pochi difensori in queste condizioni potevano mettere in crisi e rallentare un’operazione di sbarco, costringendo il contingente sbarcato a percorrere qualche chilometro sotto il fuoco di artiglieria per poi affrontare una linea fortificata all’interno nella consapevolezza che non ci sarebbero stati rinforzi e i rifornimenti, tranne qualche aviolancio, sarebbero mancati in poche ore.

 

fine I parte – continua

Gianluca Bertozzi

 

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PAGINA PRINCIPALE

 

PARTE I
PARTE II
PARTE III

FONTI
Operazione C3. Malta di Mariano Gabriele
The Place of Malta in British Strategic Policy 1925-1943
Douglas Austin (lavoro interessantissimo link http://discovery.ucl.ac.uk/1317691/1/271101.pdf
Le tre previste invasioni di Malta di Joseph Caruana

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