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La Sala delle Polene del Museo Navale di La Spezia di Silvano Benedetti

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: MUSEI NAVALI
PERIODO: XXI SECOLO

AREA: LA SPEZIA
parole chiave: Sala delle polene

Ogni Museo ha una storia e il Museo Tecnico Navale della Spezia ne racconta una particolare che guarda all’Uomo, alla sua capacità di confrontarsi con il mare, elemento da sempre amato e temuto, e la tecnologia che gli ha permesso di superare difficoltà che un tempo apparivano insormontabili. In questo contesto la Sala delle Polene può apparire come un’anomalia, non presentando alcun aspetto tecnologico, ma le ventotto polene che potrete vedere sono state testimoni dirette del nostro Risorgimento e per questo viene loro attribuito un posto privilegiato all’interno del museo.

Polena del Cambria

L’origine e la fine delle polene
Ma andiamo con ordine e vediamo l’origine delle polene. Furono gli Egiziani a passare dall’occhio apotropaico disegnato sulla prora delle imbarcazioni a sculture animali e la tradizione, ripresa e tramandata da Fenici, Greci e Romani, ebbe una diffusione così capillare da entrare nella tradizione e nella superstizione delle marinerie di tutto il mondo, a tal punto che ancora oggi si possono vedere pelli di agnello sull’estrema prora dei trabaccoli adriatici: essi richiamano gli antichi altari su cui si consumavano i sacrifici animali agli dei prima di affrontare una navigazione.

L’usanza di posizionare una polena sulla prora venne interrotta nel Medioevo quando l’architettura navale realizzò prore più verticali, poi nel XVI sec Inglesi e Olandesi applicarono un lungo becco a prora sotto il bompresso e iniziarono a decorarlo; la cosa piacque parecchio e nel 1543 Jeffrey Bhytane scrisse addirittura un trattato sulla opportunità di decorare i vascelli, affinché onorassero la bandiera e quindi la Patria con l’opulenza dei propri ornamenti. E’ in questa epoca che nacque la polena come la conosciamo anche noi, con sculture che avevano le fattezze di animali, santi o divinità e che rappresentò la prima modifica allo scafo di una nave dovuta a ragioni non funzionali ma prettamente estetiche!

In un’epoca in cui le Nazioni si contendevano le colonie oltre oceano e il dominio sui mari di tutto il mondo, ne nacque una gara tra armatori e sovrani per primeggiare nella decorazione della prora che, nel periodo del barocco, causò addirittura conseguenze alla stabilità delle navi; verso la fine del XVII sec i governi di Francia e Inghilterra dovettero più volte intervenire per porre un limite alle dimensioni e al peso di queste sculture, nella realizzazione delle quali eccelleva la scuola dell’italiano Pietro da Cortona. Ma le direttive emanate riuscirono vane e ci volle una nuova modifica alla forma dello scafo e della prora perchè venissero ridotte le loro dimensioni; poi, la seconda rivoluzione industriale, che permise lo sviluppo di scafi in acciaio e la propulsione a motore, dette alle polene il colpo di grazia: dalla prora sparì il bompresso e le polene vennero prima ridotte ad una semplice decorazione, la “serpa“, e poi definitivamente abolite.

Serpa di prora della Nave Stella polare, che battè il record di avvicinamento al Polo Nord nel 1900 con la spedizione finanziata dal Duca degli Abruzzi

Sulla navi da guerra italiane nacque in quel periodo la tradizione di porre suldritto di prora la “stella d’Italia” a cinque punte quale simbolo totemico dello Stato, già presente nell’emblema di casa Savoia e poi inserito in quello della Repubblica Italiana, che ancora oggi identifica lo Stato e le Forze Armate. Le polene sono così scomparse dal mare ed oggi possono essere ammirate solo all’interno di alcuni musei o sulla prora di pochissimi antichi velieri ancora attivi, come le navi scuola italiane Vespucci e Palinuro.

stella di prora della corazzata Duilio, anno 1876

Come venivano realizzate?
Le polene erano costituite da uno o più blocchi di legno assemblati, dipinti per renderle più eleganti. Le navi militari avevano in genere un colore uniforme (dorato, scuro o bianco) tale da richiamare materiali più nobili del legno come l’oro, il bronzo o il marmo, mentre quelle mercantili sfoggiavano colori diversi e richiamavano spesso la moda dell’epoca per gli abiti e le acconciature dei personaggi ritratti. Una volta consegnata la nave, gli equipaggi periodicamente le dipingevano “a biacca”, un pittura biancastra densa e protettiva che riempiva gli interstizi del legno e le preservava dagli agenti marini e atmosferici; durante le fasi di restauro delle polene sono stati trovati fino a quindici strati di pittura sovrapposti, spesso di colori diversi in funzione del gusto dei comandanti delle navi. Durante le missioni di guerra venivano rimosse e protette nei locali interni della nave.

Le polene del Museo
La maggior parte delle polene del Museo Navale sono state restaurate ed è evidente quali siano le “polene militari” e quelle “mercantili”, ma ognuna di loro ci narra momenti importantissimi della storia risorgimentale italiana, talvolta vissuta su fronti opposti. E’ questo il caso delle polene della Marina sabauda che parteciparono alle Guerre di Indipendenza e si scontrarono con le polene austriache, e le polene della Marina garibaldina e sabauda che si scontrarono durante l’Impresa dei Mille con le polene della Marina napoletana.

Polena del Beroldo di Sassonia, anno 1827, ha partecipato alla guerra contro la pirateria nord africana, alla guerra di Crimea e all’impresa dei Mille

La più antica “certificata” è Minerva, appartenuta ad una fregata borbonica del 1783, anche se la polena del Leone veneziano, trovata sulla spiaggia di Famagosta e di cui si ignora la storia, sembra essere addirittura precedente. La più elegante è senza dubbio Kaiserine Elizabeth, la mitica Sissi, bellissima nel suo abito di pizzo, con i guanti ricamati e la pettinatura alla moda.

Polena Minerva, Anno 1783, ha partecipato alla guerra contro la pirateria nord africana e contro Napoleone
Polena Sissi, anno 1850, ha partecipato alle guerre di Indipendenza contro l’Italia

La più intrigante è Atalanta, trovata alla deriva in Oceano Atlantico nel 1867, intorno alla quale nacquero subito leggende circa la capacità di far innamorare perdutamente di sè gli uomini che la guardassero negli occhi troppo a lungo. Sembrerebbe che due dei quali si sarebbero addirittura uccisi per l’impossibilità di averla.

La polena Atalanta, trovata in oceano Atlantico nel 1867. Sul suo sguardo aleggia il mistero
Vista panoramica della sala delle Polene

La Sala Polene del Museo Navale della Spezia è stata realizzata nel 2017 su progetto dello Studio Ricco e Neri della Spezia, con il contributo storico della direzione del Museo Navale ed artistico della Soprintendenza Regionale, grazie ad un contributo dei cantieri Sanlorenzo. Oggi ospita 28 polene lignee di grandi dimensioni e bella fattura, posizionate su travi curve in legno che rievocano il dritto di prora delle navi a vela e che le pongono in posizione incombente sul visitatore così come lo erano nella realtà. Il pavimento in listoni di legno e le catene che regolano l’inclinazione delle travi richiamano l’ambiente velico e l’allineamento delle polene vuole rammentare un pontile di ormeggio dei tempi passati. I due enormi modelli di veliero originali completano l’installazione, rendendola un unicum a livello mondiale.

Modello del Vascello Re Galantuomo , ex Monarca, donato dal cantiere al Re e, da lui donato al Museo navale di La Spezia


Silvano Benedetti       

Dopo la laurea in Scienze marittime e navali conseguita presso l’Accademia Navale di Livorno haintrapreso la carriera nella Marina Militare nel corso della quale ha ricoperto incarichi di dirigenza e comando fino al grado di Contrammiraglio. L’ammiraglio Benedetti è stato Vice Comandante della base navale della Spezia, Comandante della Scuola Interforze di Telecomunicazioni ed ha assolto incarichi in campo internazionale per il Ministero della Difesa e la NATO; dal 2013 al 2017 è stato Direttore del Museo Navale della Spezia. Si interessa di storia della Marina Militare e storia locale, argomenti sui quali ha pubblicato sei volumi ed organizzato numerose mostre ed eventi.

le immagini dell’articolo sono state realizzate da Silvio Scialpi 

                    

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