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Evoluzione della minaccia subacquea: quando i grandi possono temere i piccoli – parte I di Andrea Mucedola

Reading Time: 7 minutes


livello elementare
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ARGOMENTO: MARINE MILITARI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANI
parole chiave: Sottomarini
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Nonostante la guerra fredda sia finita, alcuni tra i mezzi subacquei più letali continuano ad essere sostituiti con sistemi sempre più moderni, sintomo che sotto la cenere, o sarebbe meglio dire, sott’acqua, la guerra non sia mai finita.

 

Quale è la differenza tra sommergibile e sottomarino? Questi termini, spesso usati erroneamente, identificano due diverse tipologie di battelli subacquei. Nel primo caso abbiamo un battello subacqueo adatto alla navigazione in superficie che, in prossimità della zona di operazioni, può immergersi per periodi limitati per effettuare la sua missione. Il sottomarino nasce invece per navigare e combattere prevalentemente in immersione e lo si può notare dalla forma dello scafo, più affusolata e cilindrica. L’impiego di propulsioni non convenzionali, come quella nucleare, hanno di fatto allungato la sua operatività sia in termini di autonomia che di velocità.

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Sottomarini, una minaccia sempre presente

I sommergibili sono sempre stati considerati strumenti bellici altamente insidiosi a causa della loro possibilità di sfruttare l’ambiente subacqueo per avvicinarsi indisturbati ai mezzi di superficie e compiere le loro missioni letali. Dopo la seconda guerra mondiale, in guerra fredda, i sottomarini divennero uno strumento di deterrenza, imbarcando missili con testate nucleari per colpire, in caso di attacco da parte degli avversari, i centri di potere. Nacquero così sottomarini di grandi dimensioni a propulsione nucleare, veri kraken del mare, che le grandi potenze distribuirono negli oceani del mondo.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Virginia_Class_Submarine_3-1024x616.jpg

Con la fine della guerra fredda, questi mezzi incominciarono a mostrare le loro debolezze, in particolare per la loro manutenzione che da sola succhiava dalle sempre più risicate risorse delle Marine una bella fetta del budget. Lo squilibrio delle due superpotenze principali, Russia e USA, portò ad un ridimensionamento di questi mezzi la cui capacità offensiva, in alcuni casi, fu ridotta diminuendo il numero di missili imbarcati.

Quale è la situazione attuale? I sottomarini balistici sono ancora necessari? Perchè c’è un rinnovato interesse per i sommergibili convenzionali?
In questo breve articolo tratteremo questi aspetti, descrivendo i mezzi subacquei attuali, partendo in questa prima parte dai sottomarini nucleari, evidenziandone il loro impiego strategico e tattico nel III millennio.

sottomarino Ohio class in navigazione

I giganti del mare
Una punta di diamante della strategia della deterrenza statunitense è ancora basata su sottomarini nucleari con missili balistici, noti come SSBN (Submersible Ship Ballistic Nuclearchiamati negli USA “Boomers). Questi giganti del mare vigilano l’alto mare restando dopo la partenza sempre in immersione. Ogni sottomarino è armato con due equipaggi (chiamati “Blue” ed “Gold”), in modo da ottimizzare al massimo l’utilizzo dei mezzi e garantire adeguati turni di riposo dopo le lunghe missioni oceaniche di oltre due mesi in tutti gli oceani del mondo. L’attuale flotta dei sottomarini balistici USA è composta da diciotto sottomarini classe Ohio di cui quattordici armati con 24 missili intercontinentali Trident SLBM dotati di testate nucleari multiple MIRV (Multiple Independent Re-entry Vehicles).  

Ohio Class

Per dare un‘idea del loro potenziale strategico, gli SSBN possono trasportare complessivamente 1344 testate nucleari, un numero enorme se commisurato ai possibli obiettivi. Attualmente nove di essi sono schierati per pattugliare l’Oceano Pacifico mentre cinque sono impiegati per le operazioni nell’Atlantico.

lancio di un missile Tomahawk durante un’esercitazione del USS Florida

Gli ultimi quattro sono stati riconvertiti nel 2003 per lanciare missili Tomahawk che possono portare cariche convenzionali e sono stati ampiamente usati negli ultimi quindici anni dagli Stati Uniti su bersagli terrestri. Il concetto operativo è di mantenere in mare costantemente da quattro a sei sottomarini classe Ohio, a copertura di potenziali obiettivi strategici.

Un sottomarino sovietico classe Alfa – Progetto 705 Lyra. Questi battelli convenzionali, entrati in servizio tra la fine degli anni settanta ed i primi anni ottanta, furono sottomarini  in grado di raggiungere i valori più alti di velocità in immersione e di profondità operativa. Per contro erano decisamente rumorosi e facili da scoprire. Complessivamente, ne furono completati sette esemplari, tutti probabilmente radiati entro la metà degli anni novanta.

Dall’altra parte della barricata, la Marina sovietica, Voyenno-morskoy flot, durante la guerra fredda costruì diverse classi di sottomarini nucleari e convenzionali, arrivando a schierare la flotta subacquea più numerosa nel mondo, composta da oltre 90 sottomarini. Resi famosi da numerosi libri di fiction, i sottomarini della marina sovietica furono sviluppati da numerosi “progetti” numerati, che venivano identificati in ambito NATO dal nominativo alfabetico radiotelefonico di una lettera dell’alfabeto, seguito nel caso da un numero di serie. Ad esempio VICTOR I per la prima serie, VICTOR II per la seconda, etc. 

in primo piano sottomarino russo classe Borei

Nonostante la superiorità quantitativa, gli analisti militari concordano però che i sottomarini russi non ebbero mai sistemi d’arma paragonabili a quelli americani, portando a bordo un numero di missili nettamente inferiore di quelli trasportati dai sottomarini a stelle e strisce ed una tecnologia di Comando e Controllo e Comunicazione (C3) non comparabile. Un altro serio problema era legato alla logistica. Ogni classe aveva in dotazione un missile diverso, con una notevole dispersione di risorse e competenze. In seguito al crollo dell’Unione Sovietica, la situazione a bordo delle unità della Voyenno-morskoy flot divenne drammatica e mostrò tutte le lacune esistenti. Le foto delle navi e dei sottomarini, desolatamente fermi nei porti, fecero il giro del mondo. La nuova Marina russa iniziò da subito una razionalizzazione dei programmi, concentrandosi sulla logistica e sui sistemi di armamento sia subacquei che missilistici, e fu in grado in pochi anni di ricostruire una Marina di tutto rispetto.

sottomarino russo classe Typhoon – Progetto 971 Akula

Veniamo ai giorno nostri. I progetti più interessanti in linea sono la classe Typhoon – Progetto 971 Akula e la nuova classe BoreiI sottomarini classe Typhoon hanno un doppio scafo in acciaio amagnetico al fine di evitare il più possibile, in caso di incidente, danni allo scafo interno.

un sottomarino classe Akula Progetto 941 in navigazione nel Baltico

La classe Typhoon fu sviluppata nell’ambito del Progetto 941 – classe Akula (che in russo significa squalo) ma, nella nomenclatura NATO, sono inquadrati nel Progetto 971 Shchuka-B. Essi furono costruiti con materiali e tecnologie pensate appositamente per rendere minima la traccia acustica. L’armamento di questi sottomarini prevedeva inizialmente otto tubi lanciasiluri, mentre le versioni successive ne hanno dieci (6 da 533 mm e 4 da 650 mm). La dotazione antinave comprende 28 missili SS-N-15 Starfish e SS-N-16 Stallion. Per quanto riguarda le armi balistiche, dovrebbero essere sostituiti i SS-N-20 Sturgeon (un’arma paragonabile al Trident D5 statunitense) e gli gli SS-N-21 Relief con i modernissimi SS-N-30 Bulava, la versione navale del più avanzato missile balistico russo, l’SS-27 Topol-M. Una curiosità: Lo sviluppo del Progetto 971 iniziò nel 1976, quando i responsabili della pianificazione militare sovietica si resero conto della difficoltà ad approvvigionare le enormi e costosissime quantità di titanio necessarie per la costruzione dei sommergibili classe Sierra (Progetto 945). Il risultato di questo sviluppo fu la realizzazione di una nuova classe con lo scafo in acciaio, di prestazioni paragonabili ai classe Sierra ma notevolmente più economici. Nacque così la classe Akula.

test missilistico di un SS-N-30 Bulava – fonte Russia Beyond

Questo potente sistema d’arma missilistico rappresenta la punta di diamante dell’equipaggiamento degli SSBN russi e sarà imbarcato sui sottomarini classe Borei (che potranno imbarcare fino a 16 missili), e ovviamente ai classe Typhoon (sempre che Mosca ne decida l’aggiornamento).

sottomarino Borei class

I sommergibili nucleari di attacco
Nel panorama dei mezzi subacquei delle due grandi potenze, oltre ai sommergibili balistici SSBN, dobbiamo citare i sommergibili d’attacco nucleari (SSN). Questi sommergibili, a differenza dei precedenti, hanno lo scopo “più tradizionale” di attaccare le forze navali e terrestri nemiche, sfruttando la loro invisibilità fino al momento dell’attacco.

sottomarino USN classe Virginia

Fra di essi la classe Virginia è il frutto dell’ultima evoluzione tecnologica statunitense nel campo. Nata come successore della classe Los Angeles, sarà realizzata in diversi blocchi di costruzione il cui completamento è previsto per la fine di questo secolo. Per ridurre i costi, i sottomarini classe Virginia utilizzano molti componenti “commercial off-the-shelf” (COTS), specialmente per i loro computer e reti di dati. Il loro armamento prevede missili Tomahawk e siluri pesanti Mk 48.

lancio di un missile Tomahawk dal USS Florida

La Marina Russa sviluppò, negli anni novanta, una nuova classe di sottomarini di attacco, la classe Granei, la cui costruzione andò però molto a rilento, a causa della bassa priorità e dell’assenza di finanziamenti. L’ingresso in servizio del primo esemplare avvenne solo nel 2014 ma le unità successive furono in grado di godere di un design modificato al punto che furono riclassificate classe Yasen-М.

sottomarino russo classe Yasen

L’armamento principale della classe Yasen è costituito da 24 missili antinave P-800 Oniks (SS-N-26), sistemati in otto tubi di lancio verticali ed hanno, come armamento secondario, circa 24 armi tra missili e siluri. L’Oniks (SS-N-26) è un missile da crociera supersonico anti-nave di produzione russa, con una portata di 300 km, progettato per colpire gruppi navali di superficie o singole navi anche in presenza di forti contromisure elettroniche. In successivi sviluppi, al P-800 Oniks è stata data la capacità di neutralizzare anche bersagli terrestri.

P-800 Oniks

In sintesi, nel campo dei sommergibili d’attacco, la marina russa e quella statunitense stanno sviluppando sottomarini multiuso, con tecnologie sempre più avanzate, dotati di armi missilistiche e subacquee sofisticate di nuova generazione. La nuova classe Yasen russa e la classe Virginia statunitense sono un classico esempio. Queste classi di sottomarini trovano come nemici naturali, i temibili SSK (submarine submarine killer), battelli subacquei convenzionali con propulsione elettrica-diesel o indipendente dall’aria (AIP), caratterizzati da minori dimensioni e grande silenziosità. Ne parleremo nella seconda parte dell’articolo.


fine I parte – continua

Si ringrazia per la consulenza il contrammiraglio ITN (ris) Fernando Cerutti

 

 

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