If you save the Ocean You save the Planet

Eventi

OCEAN4FUTURE

La conoscenza ti rende libero

su Amazon puoi trovare molti libri sulla storia del mare (ma non solo) e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

i 100 libri da non perdere

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

Il tentativo di attacco dei chariot alla nave da battaglia tedesca Tirpitz di Andrea Mucedola

Reading Time: 5 minutes

livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: Tirpitz, chariot, SOE

Su OCEAN4FUTURE abbiamo spesso descritto le eroiche missioni degli uomini Gamma della X Mas durante la seconda guerra mondiale. Non molto si conosce dei tentativi attuati in seguito dai sommozzatori britannici. 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è tirpitz-trodheniheim.jpg

Oggi raccontiamo la storia di una missione operativa, denominata OPERATION TITLE, che fu tentata nel 1942 da un commando del British Special Operations Executive (SOE) per affondare la corazzata tedesca Tirpitz su ordine diretto di Winston Churchill. L’operazione doveva essere condotta con due chariot, sistemi di trasporto subacqueo simili ai siluri a lenta corsa italiani. In realtà, dopo le imprese dei siluri a lenta corsa italiani, la Royal Navy era entrata in possesso dei relitti di due SLC, il primo scoperto dopo un fallito attacco al porto di Gibilterra il 29 ottobre 1940 e l’altro dopo la sfortunata azione contro Malta del 26 luglio 1941. 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Mk_I_Chariot_WWII.jpg

Chariot Mk 1

La Royal Navy decise allora di assegnare al Comando sommergibili britannico lo sviluppo di un mezzo subacqueo offensivo dalle caratteristiche operative simili a quelle degli Italiani. L’arsenale di Gosport sviluppò il primo prototipo del mezzo d’assalto nel giugno 1942 e il mezzo, denominato chariot (biga), entrò quasi subito in servizio in un’ottantina di esemplari ed in due successive versioni diverse. Sebbene non ci siano molte informazioni sul loro impiego, i chariot furono usati in varie operazioni dai frogman britannici contro porti europei e del Sud-est asiatico. Queste azioni non furono sempre coronate da successo anche a causa della non ottimale messa a punto del mezzo, in particolare per le frequenti avarie che colpivano l’apparato elettrico. Alcuni chariot della Royal Navy furono impiegati dopo l’8 settembre da operatori di MARIASSALTO appartenenti alla Marina Cobelligerante Italiana.

Un mezzo simile al siluro a lenta corsa ma non altrettanto prestante
Questi mezzi erano lunghi circa 6,8 metri con un diametro massimo di 533 mm (il diametro della maggior parte dei siluri); la profondità massima raggiungibile era di 27 metri, una quota che comunque gli operatori subacquei difficilmente toccavano a causa dell’ossigeno puro che respiravano. L’apparato propulsivo era costituito da un motore elettrico da 2 hp alimentato da una batteria di accumulatori elettrici da 60 volt, con quattro regolazioni di marcia in avanti e due di marcia indietro; la velocità massima era di 2,9 nodi, con un’autonomia di 6 ore o 17,4 miglia nautiche alla massima velocità. Sulla prua era alloggiata una testata contenente 245 chilogrammi di tritolo che poteva essere sganciata per essere collocata sotto lo scafo nemico. La carica veniva poi azionata da una spoletta a tempo. Il peso totale del mezzo si aggirava sui 1.500 chilogrammi. I due operatori vestivano una muta stagna del tipo Sladen Suit (mai particolarmente amata dagli equipaggi britannici) e di autorespiratori adattati dal modello Davis Submerged Escape Apparatus fornito come dotazione di emergenza agli equipaggi dei sommergibili.

Chariot Mk 1 da S I HUTTON

I due frogman sedevano a cavalcioni del mezzo, seduti su dei sedili ed erano protetti sul davanti da una sorta di “parabrezza” dietro il quale si trovavano gli strumenti di guida.

In quell’autunno del 1942, la nave da battaglia Tirpitz, “la solitaria regina del Nord” come la chiamavano i Norvegesi, era in agguato nei fiordi norvegesi dove avrebbe dovuto prendere parte alle missioni contro i convogli che rifornivano la Russia, In particolare, stava effettuando alcuni lavori di manutenzione nel fiordo norvegese di Trondheim, ben lontano da possibili attacchi nemici. Si trattava di un bersaglio importante per gli Alleati, soprattutto dopo l’affondamento della prima unità della stessa classe, il Bismarck.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è arthur.jpg

il peschereccio Arthur usato com nave appoggio per l’operazione

Per l’operazione fu scelto un peschereccio di altura, l’Arthur, di 19 metri, comandato da un ufficiale norvegese, Leif Andreas Larsen (soprannominato Shetland Larsen). Larsen, noto per il suo sangue freddo, faceva parte della “Norwegian Naval Independent Unit“, un’unità delle Special Operations Executive (SOE), inizialmente indipendente dalla Royal Norwegian Navy. Il peschereccio fu quindi segretamente attrezzato per trasportare i due chariot con l’intento di sabotare la nave da battaglia Tirpitz nel Fættenfjord ad est di Trondheim.

Il piano prevedeva che l’Arthur si avvicinasse più possibile, risalendo il lungo fiordo, al fine di facilitare l’avvicinamento dei mezzi subacquei nella loro missione di sabotaggio. Sul peschereccio fu imbarcato un carico di torba sul ponte per nascondere i due mezzi subacquei. Inoltre, aveva una falsa paratia dotata di una porta segreta tra la sala macchine e la stiva, e in questo spazio di 60 cm di larghezza si erano nascosti i sommozzatori che li avrebbero dovuti guidare in questa missione.

Dopo un viaggio non scevro di pericoli e problemi (si ruppe anche il motore del peschereccio), il 31 ottobre 1942, l’Arthur arrivò in zona di operazioni e si portò sull’imboccatura del lungo fiordo dove vennero calati in acqua i due mezzi subacquei. Per il loro trasporto furono rimorchiati di poppa con una speciale attrezzatura che permetteva il loro mantenimento sotto il pelo dell’acqua. La nave riuscì ad avvicinarsi ad una distanza di circa dieci chilometri dalla Tirpitz, ma un’improvvisa tempesta ruppe i cavi di rimorchio, e i mezzi affondarono prima che i sommozzatori britannici potessero riprenderne il controllo. Alcune fonti riportano che uno dei chariot urtò l’elica del peschereccio e dovette essere quindi abbandonato mentre il secondo mezzo subacqueo era già andato perso probabilmente a sedici chilometri dal bersaglio.

Di fatto la missione fu abortita e, nelle prime ore della mattina del 1° novembre, l’equipaggio abbandonò l’Arthur, ma non prima di averlo affondato. Quindi, con l’aiuto dei combattenti della resistenza norvegese, contattati da Larsen, riuscirono a raggiungere la Svezia neutrale. A Larsen fu assegnata la Conspicuous Gallantry Medal, il primo marinaio di naionalità non inglese a riceverla.

Una missione audace ma sfortunata che appartiene alla storia del mare.
.


.

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

PAGINA PRINCIPALE
print
(Visited 198 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Translate:

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 42 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della stessa

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro e la pubblicazione e qualunque altro utilizzo degli articoli e delle immagini pubblicate è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore degli stessi che può essere contattato tramite

infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettetemi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

8 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Filter by Categories
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
Biologia
Cartografia e nautica
Chi siamo
Conoscere il mare
Didattica
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
Malacologia
Marina mercantile
Marine militari
marine militari
Materiali
Medicina subacquea
Meteorologia e stato del mare
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Relitti Subacquei
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
Sicurezza marittima
Storia della subacquea
Storia Navale
subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uncategorized
Uomini di mare
Video

I più letti di oggi

 i nodi fondamentali

I nodi fanno parte della cultura dei marinai ... su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

> Per contatti di collaborazione inviate la vostra richiesta a infoocean4future@gmail.com specificando la vostra area di interesse
Share