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Nuovo sisma sulla costa occidentale turca. Cosa sta succedendo?

Reading Time: 4 minutes

ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR EGEO
parole chiave: Izmir, sisma, tsunami

Un nuovo terrificante terremoto ha colpito la costa nord occidentale della Turchia. Almeno 36 persone sono morte e più di 1.607 sono state ricoverate in ospedale. I rapporti preliminari dicono che il terremoto è durato 40 secondi ma, in seguito, sono state avvertite altre quindici scosse di assestamento. Secondo l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) l’epicentro del sisma è stato registato tra le isole del Dodecaneso, ad una profondità di circa 10 chilometri, fattore che ha aumentato gli effetti avvertiti in superficie. Al terremoto è seguito uno tsunami, per fortuna non importante, che ha riversato l’acqua di mare attraverso le strade e i porti della regione. L’allarme tsunami ha comunque interessato l’Egeo in particolar modo per le isole di Ikaria, Kos, Chios e Samos. Il distretto di Seferihisar è tra i luoghi colpiti dallo tsunami.

La faglia dell’Anatolia settentrionale ha prodotto sette grandi terremoti (MS) 7.0 nel periodo dal 1939 al 1999. Questi terremoti hanno di fatto interrotto la faglia progressivamente da Est verso Ovest. Questa faglia, lunga 900 km, ha caratteristiche molto simili alla faglia di San Andreas in California. 

I terremoti anatolici sono causati dal movimento verso nord della placca araba contro la placca eurasiatica, schiacciando la microplacca turca verso ovest. Inoltre, la compressione in questa regione è dovuta al movimento verso nord della placca africana, che produce fenomeni di subduzione negli archi ciprioti ed ellenici.

Geologicamente parlando la Turchia è delimitata ad Est dalla zona di faglia dell’Anatolia orientale (Eastern Anatolian Fault Zone), a nord dalla zona di faglia dell’Anatolia settentrionale (North Anatolian Fault Zone), a Ovest da una zona di deformazione diffusa che circonda la regione dell’Egeo maggiore, e a Sud dagli archi ellenico e cipriota, dove si possono generare altri sismi indipendenti dalle faglie citate.

Il terremoto del 30 ottobre
Il sisma può essere considerato un evento interplacca a seguito di un processo di rottura delle rocce della crosta terrestre lungo determinati piani di frattura chiamati faglie. È proprio durante questo processo che si originano e si sviluppano le faglie stesse e con esse i terremoti e gli tsunami. L’energia, rilasciata sotto forma di onde elastiche, è proporzionale alla superficie di rottura e all’entità dello scorrimento (rigetto), determinando la grandezza o (magnitudo) del terremoto. Quando la rottura giunge sino alla superficie terrestre si parla di fagliazione superficiale (surface faulting). Il dottor Piccin ci ha specificato che il mar Egeo, dove si è avuto l’epicentro, è ubicato in corrispondenza di una microplacca separata dall’Eurasia e caratterizzata da una geodinamica molto complessa. L’area dove è avvenuto il sisma è una zona in distensione, dove la microplacca si sta assottigliando e sono presenti faglie normali (o dirette). Un tipo di attività analogo alle faglie appenniniche che hanno dato i terremoti recenti in italia.

L’energia, rilasciata sotto forma di onde elastiche, è proporzionale alla superficie di rottura e all’entità dello scorrimento (rigetto), determinando la grandezza o (magnitudo) del terremoto. Quando la rottura giunge sino alla superficie terrestre si parla di fagliazione superficiale (surface faulting). Il recente terremoto di Izmir è quindi legato ad una normale rottura generatasi ad una profondità relativamente superficiale all’interno di una micro placca separata dalla placca tettonica dell’Eurasia nel Mar Egeo orientale, a circa 250 km a nord del confine della placca principale più vicina, dove la placca africana si sposta a nord ad una velocità di circa 10 mm / anno rispetto all’Eurasia. 

la complessa geologia delle faglie anatoliche – © Mike Norton / CC-by-sa 3.0

Terremoti recenti in Turchia
Nel 1999 la Turchia fu colpita da due violenti terremoti in meno di tre mesi. Il primo, il 17 agosto 1999, con una magnitudine di 7,4 gradi della scala Richter e durò 45 secondi con epicentro ad Izmit una città industriale di oltre 1,2 milioni di abitanti nella Turchia occidentale. Il bilancio ufficiale delle vittime fu di 17.480, con circa 44.000 feriti, quasi 300.000 case danneggiate o crollate e più di 40.000 locali commerciali colpiti in modo simile. Il disastro fu poi seguito, dopo oltre 1.300 scosse di assestamento, il 12 novembre 1999 in una seconda scossa a circa 100 chilometri a est di Izmit. Nuovamente una scossa sismica di 7,2 scala Richter sconvolse per 30 secondi la regione e fu avvertita ad oltre 300 chilometri di distanza dall’epicentro.

siti di terremoti, suddivisi per intensità, avvenuti dal 1900 al 2017 nella regione anatolica. Notare la densità di eventi sismici nel mar Egeo. Quelli indicati con palline rosse ebbero un’intensità della Forza (magnitudine) Richter superiore a 7

Altri terremoti si susseguirono negli anni a seguire come quella del 2003 che colpì la città di Bingöl, ancora nella parte orientale della Turchia, uccidendo 176 persone (per lo più bambini delle scuole elementari che stavano dormendo nel loro dormitorio). La scossa durò circa 17 secondi con una scala Richter di 6.4. Altri sismi importanti si ebbero nell’ottobre del 2011, con magnitudo 7,2, nell’Anatolia orientale, e nel gennaio del 2020 di magnitudo 6.8 nelle province di Elazig e Malatya, uccidendo 38 persone e ferendone oltre 1600.

Una terra tormentata da sempre, al limite orientale del Mediterraneo, che ci richiama quanto instabile sia il nostro pianeta e tutta la nostra solidarietà al popolo turco così duramente provato dal sisma.

 

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