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Evoluzione della minaccia subacquea: quando i grandi possono temere i piccoli – parte II di Andrea Mucedola

Reading Time: 6 minutes

livello elementare
.
ARGOMENTO: MARINE MILITARI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: sottomarini, sommergibili
,

Eravamo arrivati alla tipologia di sottomarini denominata SSK (submarine submarine killer), battelli subacquei convenzionali con propulsione elettrica-diesel o indipendente dall’aria (AIP). Questi sottomarini sono caratterizzati da minori dimensioni e grande silenziosità a fronte di una minore autonomia ed un carico bellico limitato.

Inizialmente furono studiati per cacciare i sottomarini maggiori e per attaccare i bersagli navali più paganti sfruttando le loro caratteristiche peculiari di silenziosità. Sebbene questi battelli subacquei non possano essere confrontati con i grandi sottomarini nucleari, che abbiamo descritto nella prima parte, non bisogna farsi ingannare dalle loro dimensioni in quanto la loro letalità antinave e antisommergibile non può essere trascurata. 

Upholder class Attack SSK Submarine della UK Royal Navy

Di dimensioni minori ma più versatili
Il concetto operativo marittimo del III millennio ha dato enfasi al contrasto delle minacce asimmetriche che trovano in sistemi d’arma solo apparentemente meno sofisticati dei validi strumenti offensivi. Nel campo subacqueo hanno trovato nuova dignità i sottomarini convenzionali, che avevano dimostrato la loro validità durante l’ultimo conflitto mondiale.

Fino a poco tempo fa, questa tipologia di unità subacquee non aveva suscitato interesse da parte della US NAVY, creando di fatto un gap capacitivo ed addestrativo. Questa divario ha assunto un maggiore peso a seguito dei mutati equilibri mondiali. La US Navy, rivalutando la minaccia causabile da sommergibili SSK, si è resa conto della difficoltà se non impossibilità di addestrare le sue forze navali contro questa tipologia di battelli che sono presenti in molte marine potenzialmente avversarie.

L’acquisizione di un eventuale SSK, qualora di interesse per il Pentagono, vedrebbe la US Navy costretta a rivolgersi a battelli di costruzione estera con propulsione API (Air Independent Propulsion), come i battelli giapponesi classe SORYU, oppure i Shortfin Barracuda Block 1A francesi (scelti recentemente anche dalla Marina australiana) o gli eccellenti sottomarini  tedeschi e italiani (classe U212/214) a propulsione AIP. 

il sottomarino “Pietro Venuti” della Marina Militare italiana,  classe “Todaro” tipo U212A, fa parte di una serie di quattro unità gemelle costruite da Fincantieri per la Marina Militare Italiana. Il sottomarino è stato interamente realizzato in materiale amagnetico con l’applicazione delle più moderne tecniche di silenziamento per la riduzione della segnatura acustica. “Venuti” ha un dislocamento di superficie di 1.509 tonnellate, una lunghezza fuori tutto di 55,9 metri, un diametro massimo di 7 metri e può raggiungere in immersione una velocità superiore ai 16 nodi. L’equipaggio è composto da 27 persone.

La Marina russa, proseguendo di fatto la sua dottrina di impiego navale e subacquea, anche dopo la guerra fredda ha mantenuto una componente di sottomarini convenzionali. Tra i più famosi SSK russi la classe Kilo, composta da sottomarini diesel-elettrici Progetto 877 Paltus, dispiegati a partire dai primi anni ottanta. A seguito del suo successo internazionale, ne è stata creata una versione aggiornata, riclassificata Progetto 636 Varšavjanka/ Granay, adesso arrivata alla versione 636.3. Il loro doppio scafo resistente in acciaio assicura una resistenza alle esplosioni elevata, in quanto un eventuale danno allo scafo esterno viene assorbito dal contenuto dell’intercapedine tra i due scafi. Lo scafo interno è diviso in sei compartimenti stagni e la galleggiabilità è assicurata anche con uno di essi allagato. La silenziosità su questi battelli è stata molto curata, e la superficie esterna è rivestita di piastrelle anecoiche, per ridurre l’effetto di riflessione delle onde emesse dai sonar; inoltre abbatte anche la quantità di rumore che esce dal sottomarino. La sua silenziosità alle basse velocità è tale che la US Navy lo ha soprannominato il buco nero

Le dimensioni compatte rendono i KILO adatti ad operare in acque relativamente basse, nelle quali diventa ancora più difficile localizzarli, a causa della riflessione delle onde dei sonar attivi (specialmente quelli a bassa frequenza) sul fondale. Un’altra classe di sottomarini convenzionali interessante è l’aggiornamento della classe Lada che potrebbe in futuro utilizzare una propulsione AIP. Di questa ne parleremo in un prossimo articolo.

sottomarino russo classe Lada

Perchè i sottomarini convenzionali sono in dotazione a molte Marine ma non alla US Navy?
Una domanda che viene spesso chiesta è perchè questo tipo di battelli siano ancora in auge in numerose Marine militari ma non nella USN. La ragione non può essere limitata al fatto che sono relativamente più economici e non comportano l’impiego di una tecnologia (quella nucleare) che può essere vista come politicamente scorretta, interferendo in alcuni casi con le politiche nazionali sull’impiego di tale tipo di energia. Tutto va invece riferito alla magnitudine dei teatri di operazione delle Marine. La US Navy ha un impiego globale per cui necessita di più flotte dislocate intorno al mondo. Una componente fondamentale di ogni flotta è quella subacquea che necessita di mezzi veloci, principalmente operanti in immersione, con capacità offensive di deterrenza strategiche.

Nei primi anni dopo la fine della guerra fredda, l’interesse verso la componente dei sottomarini subì in ambito occidentale, in particolare negli Stati Uniti, un interesse minore (al Pentagono si diceva “if I heard submarine I slam the door”), venendo di fatto a meno la necessità di mantenere un alto numero di costosissimi sottomarini in funzione di deterrenza strategica contro quel principale possibile anniversario che a stento era sopravvissuto al collasso dell’Unione sovietica. Ma fu solo una parentesi. Pochi anni dopo si assistette ad una lenta ma decisa rinascita della Marina russa e la crescita qualitativa di altre potenze regionali in possesso di flotte sempre più efficaci. Dopo anni di confronto bipolare, i nuovi attori mostravano la volontà di dotarsi di strumenti per il controllo della situazione marittima e affrontarsi sul mare.

Le Marine regionali incominciarono a studiare come ottenere “di più avendo sempre meno (fondi)“. Il battello subacqueo si dimostrò ancora una volta un’arma appetibile che poteva essere letale in caso di conflitto e nello stesso tempo poteva fornire una capacità di ricognizione e raccolta di dati intelligence occulta di relativo basso costo, tra l’altro impiegabile in una varietà di scenari operativi.

Dopo l’8 settembre, il mondo si svegliò meno sicuro; la minaccia asimmetrica in mare portò a rivalutare forme di lotta erroneamente considerate minori come l’impiego di mine navali e delle forze speciali. In questo contesto la funzione intelligence diventò prioritaria, scegliendo come vettori sottomarini di minori dimensioni ma caratterizzati da estrema silenziosità e letalità. Una minaccia che poteva mettere a rischio i gruppi navali in transito in acque ristrette (choke point). Nell’ambito della USN emerse quindi una certa attenzione verso quei sottomarini convenzionali il cui sviluppo era stato volutamente ignorato nel dopo guerra, dando priorità a sistemi subacquei da impiegare con compiti di deterrenza globale. Inoltre, emerse la consapevolezza che l’impiego di sottomarini di attacco mal si adattava alla protezione delle aree di interesse economico. In questo caso l’utilizzo di battelli convenzionali presentava molti vantaggi rispetto ai fratelli maggiori a propulsione nucleare. 

Una rivalutazione della minaccia subacquea
In questi ultimi anni, l’aumento del rischio sulle rotte commerciali marittime orientali ha comportato la necessità di rivalutare il pericolo che potrebbe essere causato da silenziosissimi sommergibili convenzionali, in grado di avvicinarsi indisturbati ai gruppi portaerei, penetrando gli schermi delle formazioni navali per effettuare il loro letale attacco. Di fatto questi battelli subacquei, oltre alle missioni offensive, possono effettuare azioni covert di sorveglianza, ricognizione e di supporto alle forze speciali con il rilascio di operatori e droni subacquei per la ricerca informativa. Non ultimo, hanno anche la possibilità di posare mine navali sofisticate per interdire rotte, accessi portuali o passaggi obbligati. 

il mar cinese meridionale è una vasta area marittima in cui sussitono interessei politici ed economici tra diversi Paesi. La politica di Pechino si è dimostrata molto aggressiva nelle Spratly islands. Le caratteristiche oceanografiche ne fanno un’area favorevole per l’uso di sottomarini convenzionali 

Questo comporterà che la lotta contro i sottomarini tornerà in auge per contrastare questi mezzi sempre più silenziosi e letali al fine di preservare la sicurezza della libera navigazione. Certamente la rivalutazione della minaccia subacquea richiederà un cambio di mentalità nelle dottrine di impiego per la protezione delle vie marittime commerciali.

Non siamo molto lontani
Pensiamo a Bab el Mandeb, Hormuz, lo stretto di Malacca e il mar cinese meridionale dove è già in atto una pericolosa situazione di tensione geopolitica in cui la Cina ha trovato un valido strumento politico e militare nell’impiego di nuovi sommergibili convenzionali, realizzati con il supporto della Russia. Una partnership che va oltre un rapporto commerciale.

Torneremo presto su questo aspetto ma voglio chiudere ricordando questa frase dello scrittore francese Julius Verne (1828 – 1905) “Nel lontano futuro i sottomarini potrebbero causare un completo stallo della battaglia, perché le flotte diverranno inutili; e poiché anche gli altri armamenti continuano a migliorare, la guerra diverrà impossibile.

Andrea Mucedola

 

Si ringrazia per la consulenza il contrammiraglio ITN (ris) Fernando Cerutti

 

 

 

 

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