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Un evento storico, la sonda OSIRIS-REx si è posata sull’asteroide Bennu

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: ASTRONOMIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: RICERCA SPAZIALE
parole chiave: Osiris-REx, Bennu

 

I telegiornali hanno passato la notizia dell’atterraggio di una sonda, Osiris-REx, su un asteroide. Presi dall’emergenza attuale i media non hanno forse dato il giusto risalto all’evento che, sebbene non sia il  primo nella storia, ha qualcosa di straordinario.

Martedì 20 ottobre 2020, la sonda spaziale OSIRIS-REx della NASA ha toccato la superficie dell’asteroide Bennu, a più di 300 milioni di chilometri dalla Terra dopo un lungo viaggio durante il quale il velivolo spaziale ha dovuto schivare rocce delle dimensioni di grandi edifici per raggiungere la superficie dell’asteroide.

Perché fare un viaggio di quattro anni per spingersi fino a quell’asteroide?
Principalmente le ragioni sono due, una di carattere puramente scientifico e l’altra perché in qualche modo questo curioso asteroide ci interessa particolarmente perchè è stato che, verso la fine del 2100, esiste una probabilità di 1 su 2.700 che Bennu possa colpire il nostro pianeta.

Quindi capire come questo grande masso rotoli attraverso il sistema solare a più di 60.000 mph può aiutare gli scienziati a fare previsioni migliori e comprendere se l’asteroide (ma non solo lui) potrebbe schiantarsi sulla Terra. La possibilità di una collisione di un corpo celeste sul nostro pianeta non è remota in quanto è già avvenuta in passato, causando un’estinzione di massa sul pianeta. La ragione scientifica, non è meno importante, ed è invece legata alla convinzione che questi asteroidi possano essere dei vettori di sostanze organiche in grado di seminare i pianeti che incontrano creando la vita. Si parla di pangermia, una teoria secondo la quale la vita sulla Terra sarebbe nata da elementi organici arrivati sul nostro pianeta da un meteorite. 

Bennu è un asteroide carbonaceo con forma sferoidale ed un diametro medio di circa 500 metri. Per le sue caratteristiche fu in passato oggetto di approfondite osservazioni condotte con i radiotelescopi di Arecibo e di Goldstone. Il problema è che il nodo ascendente della sua orbita è prossimo a quella della Terra e l’asteroide ha ripetuti incontri ravvicinati con il nostro pianeta che, teoricamente, potrebbero condurre in futuro ad un impatto. Un’ipotesi che, sebbene remota, trova validità in uno studio di dinamica orbitale del 2009 di un italiano, Andrea Milani, già professore presso la Facoltà di Matematica dell’Università di Pisa e scomparso nel 2018, che con i suoi collaboratori aveva individuato una serie di otto potenziali impatti con la Terra tra il 2169 ed il 2199. Naturalmente la probabilità d’impatto dipenderà dalle proprietà fisiche dell’oggetto, al momento poco conosciute, ma non sarebbe superiore allo 0,07% per tutti gli otto incontri. Per una migliore e più accurata valutazione è però necessario acquisire maggiori informazioni sulla forma dell’asteroide e determinare la sua intensità dell’accelerazione. 

Bennu è stato quindi selezionato quale obiettivo della missione OSIRIS-REx della NASA con lo scopo di effettuare la raccolta di campioni di sabbie e rocce dalla sua superficie per il loro successivo trasporto a Terra. Il lancio è avvenuto il 9 settembre 2016 e l’arrivo sull’asteroide, con l’inserimento in orbita, è avvenuto il 3 dicembre 2018. Il primo tentativo è stato eseguito con successo il 20 ottobre 2020.


La NASA ha rilasciato una sequenza di belle immagini che mostrano la testa di campionamento che tocca la superfici. Dopo il suo breve tempo a contatto con la superficie, un meccanismo a molla ha spinto la sonda  all’indietro, prima che usasse i suoi propulsori per raggiungere una distanza di sicurezza sopra l’asteroide.  Una toccata e fuga, per soli sei secondi, in cui  il braccio ha avuto il tempo di sparare del gas (azoto) verso la superficie scabrosa dell’asteroide per penetrare lo strato superficiale di regolite” dell’asteroide, forse dopo essere riuscito a frantumarne alcune. Secondo la NASA. “I dati preliminari mostrano che il veicolo spaziale ha trascorso circa 5 dei 6 secondi di contatto per raccogliere il materiale di superficie e la maggior parte della raccolta dei campioni è avvenuta entro i primi 3 secondi.

Nei prossimi giorni, gli scienziati della missione misureranno la quantità di materiale raccolto dalla navicella nel sito di atterraggio prescelto, chiamato Nightingale (usignolo), facendo ruotare la navicella con il braccio esteso per effettuare altre misurazioni. Una volta raccolti sufficienti campioni (sarà necessario raccogliere almeno 60 grammi di polveri per compiere analisi approfondite) la sonda ripartirà per il suo viaggio di ritorno verso la Terra tornando a casa nel settembre 2023. In caso il quantitativo non sia sufficiente la sonda tenterà un secondo atterraggio entro la fine dell’anno, prima di iniziare il suo lungo viaggio di ritorno.

In totale la clip rilasciata corrisponde a 102,5 secondi di tempo reale, con 82 immagini prese ciascuna a 1,25 secondi di distanza e poi unite insieme. I dati raccolti suggeriscono che il veicolo spaziale ha colpito la superficie a 10 centimetri al secondo (0,2 miglia all’ora), prima di indietreggiare a 40 centimetri al secondo (0,9 miglia all’ora). In totale la clip rilasciata corrisponde a 102,5 secondi di tempo reale, con 82 immagini prese ciascuna a 1,25 secondi di distanza e poi unite insieme. I dati raccolti suggeriscono che il veicolo spaziale ha colpito la superficie a 10 centimetri al secondo (0,2 miglia all’ora), prima di indietreggiare a 40 centimetri al secondo (0,9 miglia all’ora).

Il vortice che si è generato causato dal campionamento sembra essere simile a quello generato dal veicolo spaziale giapponese Hayabusa 2, che ha eseguito con successo il campionamento dell’asteroide Ryugu l’anno scorso.

 

I punti segnati sull’immagine di Ryugu catturati dalla sonda Hayabusa 2 da un’altitudine di circa 6 km. L’immagine è stata scattata il 20 luglio 2018 tramite la Optical Navigation Camera – Telescopic (ONC-T). (Credito: JAXA, Università di Tokyo, Università di Kochi, Università di Rikkyo, Università di Nagoya, Chiba Institute of Technology, Università di Meiji, Università di Aizu, AIST)

Hayabusa2 è stata la seconda missione campione di asteroidi nella storia, dopo Hayabusa 1, che è tornata nel 2010 con campioni dell’asteroide Itokawa. Hayabusa 2 restituirà i suoi campioni sulla Terra il prossimo dicembre.

La missione di OSIRIS-REx è la prima effettuata dall’agenzia statunitense per raccogliere campioni da un asteroide e gli scienziati sono confidenti che l’analisi dei dati fornirà molte risposte ai segreti di questi corpi celesti lontani.

 

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