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Il relitto della Arturo Volpe … da prua a poppa di Vincenzo Striano

Reading Time: 7 minutes

livello elementare
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ARGOMENTO: RELITTI
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO 
parole chiave: M/N Arturo Volpe, relitti. stretto di Messina

 

Un altro percorso virtuale, come in un unico tuffo, su un relitto, la motonave Arturo Volpe, moderno ma comunque ricco di interesse, adagiato in linea di navigazione lungo un declivio sul fondo sabbioso ad ovest di Mortelle, all’imboccatura dello Stretto tra i 50 e gli 80 metri di profondità.

Un’altra di quelle discese nel blu che in questa zona sono sempre condizionate e vissute dalla corrente che spesso limita la fruizione estesa del relitto. Ricordo le prime immersioni su questa nave fatti tre anni fa dove la corrente mi costringeva sempre ad una visita limitata ed abbastanza veloce della zona della coperta e del cassero di poppa. Quest’anno con la disponibilità di scooter subacquei e miscele adeguate sono riuscito invece ad avere una visione d’insieme abbastanza completa del relitto, costruendo un breve racconto visivo nel quale presentare questo relitto, nella consapevolezza che ancora molti particolari e dettagli del relitto mi attendono per essere riscoperti.

Un pò di storia
La motonave Arturo Volpe fu costruita in Germania nei Cantieri Navali Flensburger Schiffbau-Gesellschaft di Flensburg sul Baltico e varata il 21 marzo 1950 con il nome Jupiter. Faceva parte di un’unica commessa per cinque navi di circa 86 metri di lunghezza, 13 di larghezza e 1500 Tonnellate di stazza lorda, con propulsione a vapore del tipo compound da 1200 CV, ordinata dalla compagnia Flensburger Trampreeder-Gesellschaft di Jacob e Nissen per il trasporto di merci.

la Arturo Volpe in navigazione ancora con il nome Jupiter – foto di Giovanni Peditto (AFS Messina)

Le motonavi furono battezzate Flensau, Jupiter, Schwennau, Pallas e Krusau e facevano parte di un gruppo di Potsdam-Schiffe, ovvero di un particolare tipo di nave da carico, piccola e lenta, con la quale la marineria tedesca cominciò a ricostituire la flotta mercantile dopo la Seconda Guerra Mondiale in accordo con i trattati di Potsdam che ne avevano stabilito dei limiti di stazza (1500 Tons) e di velocità (12 nodi). Dopo anni di servizio sotto diverse bandiere, solo la Flensau e la Jupiter sopravvissero alla demolizione e furono vendute, tra il 1969 ed il 1970, alla compagnia di navigazione napoletana Alberto M. Volpe. La Flensau, ribattezzata Alfonso Volpe, venne demolita nel 1979 ma la Jupiter venne poi ribattezzata con lo stesso nome, restando in servizio per quattro anni fino al naufragio del 1973.

Racconto ora il suo ultimo viaggio
L’Arturo Volpe lasciò il porto di Novorossiysk, Mar Nero, con un carico di legname russo destinato al porto di Pozzuoli (Napoli) ma, all’alba del 26 febbraio 1973, si imbattè in una tempesta con mare 8 uscendo dallo Stretto di Messina. Lo scafo fu travolto dalla forza delle onde e nel tentativo di invertire la rotta per dirigere verso la baia di Paradiso, lo spostamento del carico, sistemato, come consueto in questo tipo di navi, anche in coperta fin oltre il passamano delle paratie, fece capovolgere la nave…  alle 04:15 ad ovest della località Mortelle ad un miglio al largo del margine esterno della secca di Capo Rasocolmo si compiva il destino della nave.

l’affondamento dell’Arturo Volpe, completamente rovesciata – photo credit Gazzetta di Sicilia 27 febbraio 1973

L’equipaggio si gettò in mare nella tempesta che chiese il tributo di tre dei diciassette uomini dell’equipaggio e che causò, quello stesso giorno, l’affondamento al largo di Milazzo della nave Island Creta … ma questa è un’altra storia. Nel 2009, la società Ecosfera ha richiesto ed ottenuto dalla Soprintendenza del Mare, un provvedimento di tutela del relitto che rappresenta l’unico reperto storico della nascita di alcune società armatrici tedesche nell’immediato dopoguerra.

Vola il pedagno nel Blu
Dopo aver raccontato la sua breve vita ci immergiamo verso il relitto. Guadagniamo profondità lasciando i 27-28 gradi di temperatura in superficie per trovare il termoclino già intorno ai 10 metri fino a raggiungere i 14-15 gradi in quota … una volta giunti in prossimità della coperta di poppa, a 50 metri, cominciamo il nostro percorso tra le attrezzature ed i rottami sparsi tutt’intorno.

La visibilità non è delle migliori e, come avevo programmato, mi dedico a riprese in campo lungo con l’obiettivo di cogliere il panorama complessivo del relitto … per i particolari e le riprese ravvicinate ci saranno altre occasioni. Non ci soffermiamo intorno al cassero di poppa e percorriamo la coperta della Nave per la sua lunghezza; con lo scooter mi stacco dalle fiancate per riprendere la discesa verso la mezza nave … ed è in quel momento che la corrente mi dà il benvenuto … laggiù nel blu. Con la sinistra dirigo lo scooter e con la destra voltandomi indietro, inquadro la plancia di comando, intorno ai 60 metri, e la galoppata dei miei compagni di immersione lungo la discesa verso la prua … il tempo sembra scorrere più lento, quasi a fermarsi, ma è solo il procedere frenato dalla corrente che mi dà l’impressione di essere quasi fermo!

Quando arriva la prua?
Do potenza per giungere per primo, la visibilità è ancora diminuita e decido di scendere lungo il tagliamare a fianco delle reti rimaste impigliate nell’estremità della prua fino ai 77 metri. Intanto mi raggiunge Alberto mentre il respiro della corrente si fa sentire più forte … lo spettacolo del tagliamare con le ancore è di grande emozione … l’ombra della prua crea un fantastico scenario. Un attimo di indecisione per accendere i fari … ma un rapido giro sugli strumenti mi dà già un minuto a qualche metro sotto la massima stabilita. La discesa verso l’obiettivo principale del tuffo è stata rallentata troppo dalla corrente per cui rinuncio e risalgo staccandomi dal relitto per godermi lo spettacolo, ai 72, dell’attraversamento della prua da parte di Corrado Sasso.

Tempo di ritornare
Risaliamo lungo la coperta, tralasciando del tutto le stive di prua. Ci fermiamo per dare uno sguardo intorno alla plancia di comando, che inquadro prima dal basso, e poi, anticipando i compagni per riprendere la stiva di poppa, anche dall’alto. La stiva è piuttosto insabbiata e lascia intravedere solo una piccola parte dei resti del carico di legname trasportato dalla nave. Ci fermiamo intorno al cassero di poppa e con attenzione ci addentriamo lungo le passeggiate di sinistra e di dritta … ulteriori penetrazioni non sono consigliabili e ci soffermiamo a contemplare le forme dell’elica di rispetto ancora rizzata in coperta.

Un balzo nel blu fuori bordo e ci ritroviamo lungo la fiancata di sinistra, diretti giù a poppa dove intorno ai 58 metri le pale dell’elica incontrano il fondo … Mi soffermo ad inquadrare da diverse angolazioni elica e timone che sono ancora in buone condizioni, sfruttando qualche gioco di luce tra l’ombra ed il blu, e dal controcampo del mio amico e grande buddy Corrado con il quale anche quest’anno abbiamo condiviso immersioni emozionanti. Inquadro infine il grande giro di poppa della nave e mi rendo conto di quanto sia stato calzante l’appellativo che Stefano Ruia le diede ai tempi delle immersioni di documentazione con il team di Ecosfera: Acrobatica Volpe! La Nave infatti è affondata completamente rovesciata in superficie, ma evidentemente, nel suo ultimo viaggio, verso il fondo effettuò una vera acrobazia, rovesciandosi di nuovo ed atterrando in perfetto assetto di navigazione. Alla prossima.

Vincenzo Striano con Edilberto Calopresti e Corrado Sasso presso Ecosfera Diving.

Vincenzo Striano

Sono nato a Napoli nel 1963, dove vivo e lavoro occupandomi di pianificazione e controllo di gestione aziendale. Ho da sempre dedicato tutto il mio tempo libero alla fruizione del Mare di cui sono amante appassionato, alla fotografia ed alla video ripresa amatoriale. Con maschera e pinne fin dai primissimi anni, apneista e pescatore subacqueo fino al 1979 quando cominciando ad usare una reflex in una custodia flessibile in plastica, la mitica ewamarine, decido di appendere il fucile al chiodo. Il passaggio all’ARA con il primo brevetto Arci-Uisp nel 1981, Naui Advanced nel 1989 , Divemaster Ssi nel 1993 fino al Wreck Diver e Trimix (hipoxic) diver Pss conseguiti ad inizio 2019. Dopo aver visitato numerosi siti al di fuori del Mediterraneo, negli ultimi anni mi divido tra il Golfo di Napoli e lo Stretto di Messina del quale mi sono profondamente innamorato. Ed è proprio nello Stretto che, grazie a Domenico Majolino, ho cominciato il percorso della subacquea tecnica per divertirmi a raccontare con le immagini le sue meraviglie sommerse con maggiore consapevolezza e sicurezza. La partecipazione a progetti di studio, ricerca e documentazione sui relitti sommersi con il team di Ecosfera, rappresenta un ulteriore valore di arricchimento nel praticare questo splendido hobby. Condivisione, conoscenza e rispetto ispirano da sempre il mio rapporto con l’attività subacquea che ho sempre considerato un mezzo per vivere a pieno il Mare mai fine a se stessa.

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