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Come è cambiata nel tempo l’opinione pubblica statunitense sul riscaldamento globale?

Reading Time: 4 minuteslivello medio

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ARGOMENTO: CLIMATOLOGIA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: STATI UNITI
parole chiave: approccio sul riscaldamento globale, Stati Uniti

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Comprendere l’approccio dell’opinione pubblica verso problemi importanti come i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale può aiutare a indirizzare le strutture governative e amministrative verso misure di contrasto più efficaci e meno impattanti dal punto di vista sociale.

Una ricerca condotta nell’ambito dello Yale Program on Climate Change Communication e dal George Mason University Center for Climate Change Communication ha stabilito che l’opinione pubblica statunitense sul riscaldamento globale può essere classificata in sei gruppi distinti, che sono stati denominati Six Americas in base alle loro convinzioni ed a loro approccio diversi nei confronti del cambiamento climatico.

Questi sei gruppi, definiti in relazione al loro approccio Allarmati, Preoccupati, Cauti, Non impegnati, Dubbiosi e Negazionisti, di fatto, rappresentano una visione di sei popolazioni statunitensi che fanno comprendere quali possano essere gli orientamenti politico economici futuri. In seguito sono stati condotti dei sondaggi da gennaio 2010 ad aprile 2020 tramite un questionario on line inviato ad un gruppo rappresentativo di adulti statunitensi (18+). 

I risultati dell’inchiesta Climate Change in the American Mind, un’indagine semestrale rappresentativa a livello nazionale dell’opinione pubblica sui cambiamenti climatici negli Stati Uniti condotta dal Yale Program on Climate Change Communication e dal George Mason University Center for Climate Change Communication sono stati poi elaborati rivelando un interessante punto di vista. Lo studio è interessante perchè l’approccio verso questo problema influenzerà le decisioni future statunitensi in merito che avranno sicuramente delle ricadute socio economiche nei prossimi anni.

Le sei popolazioni raccolgono comportamenti dalle caratteristiche comuni e potrebbero essere usate a livello globale. Gli Allarmati (Alarmed) sono la fascia di popolazione più impegnata nel fronte della lotta ai cambiamenti climatici e sostengono fortemente le azioni politico economiche per affrontarli. I Preoccupati (Concerned) pensano che il riscaldamento globale sia una minaccia significativa, ma gli danno meno priorità a fronte di altri problemi; sono meno motivati ​​a far prendere decisioni che potrebbero essere inpopolari. I Cauti (Cautious) sono consapevoli del riscaldamento globale ma sono incerti sulle sue cause e non sono particolarmente preoccupati. I Non impegnati (Disengaged) sono in gran parte inconsapevoli del riscaldamento globale e non interessati al problema. I Dubbiosi (Doubtful) dubitano che stiano accadendo e che siano causati dall’Uomo, considerando che questi effetti avranno un rischio basso per il futuro. I Negazionisti (Dismissive) non credono che il pianeta si stia riscaldando o che il riscaldamento sia causato dall’Uomo, e si oppongono alla maggior parte delle politiche di mitigazione degli effetti climatici.

Valutazione
Dall’ultimo sondaggio è emerso che gli Allarmati (26%) sono più numerosi dei Negazionisti (7%) con un rapporto di quasi 4 a 1. Più della metà (54%) degli Statunitensi sono Allarmati o Preoccupati, mentre i Dubbiosi e Negazionisti sono solo il 18% della popolazione. Tuttavia, poiché le organizzazioni dei media conservatori presentano in modo prominente politici, esperti e funzionari dell’industria negazionista, la maggior parte degli Americani sopravvaluta la prevalenza di convinzioni negazioniste tra gli americani.

Come è cambiata l’opinione pubblica negli anni?
Dall’analisi dei dati sembrerebbe che ci sia stato un cambiamento significativo nella distribuzione dell’opinione pubblica negli ultimi cinque anni. Il segmento Allarmato è più che raddoppiato in termini di dimensioni (dall’11% al 26% della popolazione adulta degli Stati Uniti), mentre il segmento negazionista è diminuito di quasi la metà (dal 12% al 7%). Nel complesso, gli Statunitensi stanno diventando più preoccupati per il riscaldamento globale, più coinvolti con la questione e più favorevoli alle soluzioni climatiche.

Facendo un raffronto negli ultimi dieci anni si apprezza che il gruppo più numeroso, i Preoccupati, è cresciuto rapidamente dal 2013 al 2015, ma da allora è leggermente diminuito. Gli Allarmati, al contrario, hanno registrato una crescita più rapida negli ultimi cinque anni rispetto a qualsiasi altro gruppo. Nel frattempo, i Cauti e i  Dubbiosi  si sono percentualmente ridotti negli ultimi anni.

Sfide di comunicazione
L’aumento nella comprensione degli Americani sui rischi e sulle soluzioni del riscaldamento globale sta crescendo. In particolare, la crescita del segmento degli Allarmati è un forte segnale sulla volontà di cambiare per contrastare gli effetti del cambiamento climatico con azioni forti e coordinate. Tuttavia, per vedere risultati sono necessarie azioni ancora più coordinate.

I Preoccupati e i Cauti (popolazioni che comprendono quasi la metà degli adulti statunitensi intervistati) tendono a vedere il cambiamento climatico come un problema principalmente futuro perché molti non sono completamente consapevoli del fatto che il riscaldamento globale sta già danneggiando le comunità in tutta l’America, compreso il clima sempre più estremo, con impatti crescenti sulla salute umana e disastri economici dovuti ad incendi e uragani. Nonostante ciò, vi è anche un crescente consenso – tra le linee di partito – sul fatto che investire in energie pulita al 100% sia la strada giusta per la prosperità americana.

Lo studio è stato finanziato da numerose Fondazioni tra cui: The Energy Foundation, The 11th Hour Project, The Grantham Foundation for the Protection of the Environment, The MacArthur Foundation, The High Tide Foundation and The Endeavor Foundation.  Esso viene attualmente utilizzato da educatori e comunicatori climatici in tutti gli Stati Uniti, inclusi uffici governativi, sia statali che nazionali, istituzioni accademiche, organizzazioni ambientaliste, imprese, gruppi religiosi, medici e scienziati e media.

Sarebbe interessante proporre uno studio simile a livello Europeo, suddiviso per Regioni, al fine di comprendere i reali intendimenti a porre freno alle attività non virtuose che stanno soffocando il Pianeta.

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