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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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  Address: OCEAN4FUTURE

Reportage: Spedizione Malta 2015 – parte I

Reading Time: 9 minutes

livello elementare
.
ARGOMENTO: REPORTAGE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: Malta
,

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l’arcipelago maltese

.
Oggi vi porto a Malta, o meglio nell’arcipelago delle isole maltesi. Collocate al centro del Mediterraneo, queste affascinanti isole offrono ai visitatori la possibilità di effettuare un viaggio nella storia: dai templi dei Giganti (G’Gantija temples) a Gozo, la cui costruzione è precedente a quella delle piramidi di Egitto e rappresentano  un esempio di templi megalitici antichissimi, ai resti delle civiltà successive fenicie, greche, romane sparse nell’arcipelago fino alla dominazione araba che ha lasciato tracce indelebili nella lingua maltese e nella toponomastica locale. Malta fu probabilmente inizialmente abitata da coloni siciliani che si mescolarono alle varie civiltà per secoli. Con l’avvento dei Crociati, l’arcipelago divenne la spina nel fianco dell’impero ottomano sfruttando la sua vicinanza alle rotte commerciali.

Nel 1565, subì un assedio, noto come il grande assedio di Malta, stretto dall’Impero ottomano per conquistare le isole ed eliminare  il potente Ordine ospedaliero di San Giovanni; la strenua difesa dei cavalieri e dei Maltesi obbligò gli Ottomani a desistere dopo quasi quattro mesi di sanguinosi combattimenti. La sua posizione strategica, situata a sud della Sicilia e quasi equidistante dalle coste libiche e tunisine, le permise quindi di controllare il commercio tra le rotte occidentali e orientali del Mediterraneo, essendo dotata di eccellenti porti naturali che facevano dell’isola una roccaforte di notevole importanza strategica. Nel XVI secolo, il Mar Mediterraneo era sotto il controllo islamico, soprattutto dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453 e la sconfitta di Gerba.

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Turgut reis detto dragut corsaro di Barberia

I corsari barbareschi, guidati dai loro feroci comandanti Dragut e Occhialì, compivano razzie e depredavano i convogli navali con ingenti danni per i Cristiani che non riuscivano o forse non potevano trovare accordi con l’Impero di Solimano il magnifico.

La caduta dell’isola di Malta, ultimo baluardo della Cristianità nel Mar Mediterraneo, avrebbe potuto avere delle conseguenze disastrose per il futuro di tutta l’Europa. Per l’Impero ottomano la sconfitta di Malta fu un grave colpo anche sul piano finanziario poiché l’economia turca si reggeva in quel periodo principalmente sulle razzie e sui bottini di guerra. Meno di un terzo dell’esercito ritornò a Costantinopoli e si narra che la flotta ottomana fu fatta entrare nel porto in piena notte per evitare che il popolo si rendesse conto dei danni subiti nella sconfitta militare. Di fatto, gli Ottomani non attaccarono mai più Malta. L’eroica resistenza dei Cavalieri di Malta dimostrò all’Europa che era possibile sconfiggere l’Impero ottomano e, ancora più importante, si diffuse un comune sentimento di fiducia per il futuro del mondo occidentale.

L’assedio è considerato uno dei più grandi della storia militare e di maggior successo per i difensori. La stamina degli assediati e l’uso da parte dei difensori di armi micidiali come il fuoco greco e potenti granate ridusse il divario numerico con gli assedianti e fece la differenza. Non ultimo, le imponenti fortezze, costruite su disegni dei migliori ingegneri dell’epoca, fecero la loro parte creando un muro invalicabile per gli assedianti. Girovagando per Malta si possono ancora visitare i castelli che i cavalieri di San Giovanni eressero per proteggere l’arcipelago dalla minaccia ottomana.

Spedizione Malta  2015
La spedizione 2015 si è concentrata sulle aree costiere, ricche di suggestivi punti di immersione per accertare la presenza di esemplari marini endemici o comunque presenti in quella parte del Mediterraneo. Tenendo conto del ristretto tempo a disposizione ci siamo affidati all’esperienza del Centro Sub Castelli di Fabrizio Capaldo, subacqueo OTS di grande esperienza e professionalità con il quale ho collaborato da anni per importanti campagne come il censimento italiano delle praterie della Posidonia (1995). Il professor Paolo Mariottini, biologo docente presso l’università Roma 3, ha fornito il necessario supporto scientifico per il riconoscimento delle specie marine insieme al fratello Mario, ingegnere elettronico ma profondo conoscitore di biologia marina.

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Ma incominciamo il nostro viaggio, vi racconterò in breve la nostra spedizione. Come molti di voi sanno, le isole maltesi sono un ambiente ideale per le immersioni offrendo scogliere, grotte e relitti in prossimità della costa di grande interesse.
La possibilità di spostarsi in diversi punti  a seconda del moto ondoso permette di sfruttare al massimo il tempo disponibile. La visibilità è notevole e può arrivare ad oltre 20 metri per cui la fotografia dei numerosi relitti può dare molte soddisfazioni; inoltre  la grande biodiversità di flora e fauna marina si presta per la fotografia macro ed ambiente.

I relitti
Il primo giorno iniziamo a Wied iz Zurrieq, un villaggio nel sud di Malta. L’obiettivo è visitare un relitto tra i più noti nelle acque maltesi, l’Um el Faroud. La nave era una petroliera di 3147 tonnellate ed  una lunghezza di 110 metri, costruita dai cantieri Smith Dock Co. Ltd di Middlesbrough nel 1969, in Inghilterra, che operò, tra l’Italia e la Libia, fino al febbraio del 1995. Il 2 febbraio del 1995, mentre si trovava ancorata nel porto di Malta, subì una violenta esplosione che costò la vita a ben nove lavoratori e la rese irreparabile. Per tre anni rimase ormeggiata nel porto della Valletta finché, nel 1998, venne deciso di bonificarla ed affondarla nelle acque prospicienti Wied iz Zurrieq per trasformarla in un reef artificiale. L’Um el Faroud giace in due tronconi in posizione verticale su un fondale sabbioso a circa 35 metri di profondità e 200 metri dalla costa. Il relitto è completamente accessibile al suo interno ma, a causa delle dimensioni della nave, spesso è necessaria più di una immersione per esplorarlo completamente. Partiamo da terra in prossimità dell’approdo delle piccole barche che portano i turisti a visitare la vicina attrazione del Blue Grotto. 

Inizialmente troviamo un pò di corrente di superficie che però ci abbandona appena scendiamo oltre i quindici metri. Uscendo dal piccolo fiordo facciamo rotta 230; lungo la rotta troviamo un piccolo monumento rappresentante l’elmo di un palombaro posato dall’Atlam Dive Club in ricordo del loro cinquantenario che ci conferma la direzione verso il relitto. La distanza del relitto è circa 150 metri dall’uscita del piccolo fiordo di partenza; essendo spezzato in due, inizialmente ci appare solo la poppa che sovrasta l’unica elica che è ancora ben visibile fuori del sedimento.

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Sparisoma cretense – photo credit andrea mucedola

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Sulla tuga poppiera, intorno ai 28 metri, siamo circondati da coloratissimi pesci pappagalli, Sparisoma cretense (Linnaeus, 1758), pesci appartenenti alla famiglia degli Scaridae. Non ci appaiono assolutamente spaventati dalla nostra presenza. Oltre a saraghi fasciati (Diplodus vulgaris) di notevoli dimensioni, incontriamo un branco di barracuda (Sphyraena) che ruotano intorno all’albero di maestra.

La quantità di pesce è notevole significando il rispetto del luogo che è considerato protetto. Parlando in seguito con il diving di appoggio, lo Strand diving services, scopro che a Malta sono gli stessi diving a collaborare per la salvaguardia delle zone di immersione con la guardia costiera locale fornendo una sinergia che di fatto funziona contro i pescatori abusivi di qualsiasi tipo.  Non sarebbe male creare questa sinergia anche nel nostro  paese.

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Bursa scrobilator

Ci spostiamo sul lato dritto; nuotando verso prora lungo i corridoi esterni, scorgiamo nel blu il secondo troncone del relitto … ma l’aria comincia a scarseggiare (rimpiango di non avere un 18 litri per restare di più) e ritorniamo verso terra. L’occasione ci da la possibilità di ricercare una non comune se non rara conchiglia, la Bursa scrobilator,  endemica in alcune aree dell’Atlantico (Canarie, Coste africane) e la cui presenza nel Mediterraneo è stata segnalata nel golfo di Napoli ed a Malta.  Il nostro biologo, Paolo Mariottini, ce l’aveva descritta ma la ricerca non e’ facile; alla fine, Paolo riesce a ritrovarla in una cavità nascosta .. e sottolineo … ritrovarla perché, anni prima, nello stesso luogo ne aveva avvistato un esemplare. Non male per la nostra prima giornata.

Secondo giorno

Sveglia all’alba. Una colazione veloce prima di imbarcare il materiale per trasferirsi  alla vicina isola di Gozo. Risiedendo a Buggiba, Malta, dobbiamo trasferirsi a Cirkewwa e d attraversare il breve braccio di mare per arrivare a Gozo. Una curiosità, sul traghetto non si paga il biglietto iniziale da Malta a Gozo ….ovviamente si paga al rientro.

Ci aspettano due immersioni vicino al celebre Azure Window : la prima al Blue Hole e la seconda alle scogliere oltre l’arco naturale raggiungibili attraverso uno stretto passaggio nella roccia che parte da una laguna interna verso  il mare aperto. L’Azure window e’  un vero paradiso per le sue caratteristiche geologiche che ne hanno fatto un palcoscenico per molti film (non ultimo nella serie televisiva Game of Thrones). Vedere per credere.

The world famous Azure Window in Gozo island - Mediterranean nature wonder in the beautiful Malta - Unrecognizable touristic scuba divers

il famoso  Azure Window di  Gozo in basso l’ingresso del Blue Hole

Entrambe i siti si trovano a Dwejra nel lato occidentale dell’isola di Gozo che si raggiungono attraversando i paesi di Victoria e Saint Lawrenz, per poi dirigersi verso la destinazione finale di Dwejra. Una piazzola molto attrezzata accoglie i visitatori, sub e non, che possono così osservare l’arco naturale dell’Azure Window e le incredibili scogliere e formazioni geologiche che lo circondano. Le rocce sedimentarie giallastre sono ricche di fossili e si riconoscono scheletri di echinodermi e bivalvi di epoche passate. La passeggiata è d’obbligo anche per comprendere come ci dovremo muovere lungo lo stretto sentiero che ci condurrà all’entry point.  Una curiosità, i pescatori locali raccontano che una coppia di delfini, in un tempo imprecisato, si stabilì nei pressi dell’arco azzurro, innamorata della bellezza e della limpidezza delle acque.

post_display_cropped_open-uri20131115-21528-tt2g5aLasciamo i nostri spartani furgoni in prossimità dei bagni pubblici essendo il posto più vicino alla prima immersione che effettueremo proprio al Blue Hole.
La distanza verso l’entry point non è molta ma accidentata ed avendo una trentina di chili di attrezzatura addosso non aiuta. La prudenza è d’obbligo, sia per evitare cadute accidentali che pregiudicherebbero il proseguo della vacanza sia per salvaguardare le apparecchiature fotografiche.

Arriviamo sulla verticale del buco e ci prepariamo in un tuffo verticale in un blu intenso di circa 20 metri. Alla sua base si apre verso l’esterno una ampia apertura dalla quale si può fuoriuscire verso l’esterno. La visibilità è straordinaria e vediamo esemplari di giovani cernie che non sembrano essere troppo infastidite dalla nostra presenza.  Nuotando all’esterno del Blue Hole, attraverso la sua apertura subacquea, giriamo a sinistra verso nord e scendiamo oltre i 30 metri … nuvole di castagnole (Chromis chromis) corrono veloci inseguite da dentici (Dentex dentex).

ocean DSC_9105 -1Scendo brevemente lungo la parete per osservare degli splendidi Labrus merula (tordo), saraghi di vario tipo e piccole cavità frequentate da nuvole di pesci cardinali (Apogon imberbis) … ma il tempo è tiranno: la profondità è oltre i 50 metri e, per non limitare troppo il tempo di immersione, risalgo intorno ai trenta metri per meglio sfruttare l’aria residua.

I colori delle pareti illuminate dalle torce sono bellissimi; guardando verso l’alto vediamo la bellezza degli effetti del moto ondoso che frange sulle scogliere emerse. Rientrando nell’apertura, che ci riporta al Blue Hole, osserviamo alcuni nudibranchi come il Peltodoris atromaculata, conosciuto come vaccarella di mare a causa della sua colorazione pezzata del dorso. Dopo una quindicina di minuti di necessaria decompressione, fuoriusciamo e torniamo ai pulmini per spostarsi verso la non lontana laguna, chiamata anche la inland bay, dove consumiamo, in un piccolo ma accogliente caffè, un ottimo hamburger. Fa caldo e ci domandiamo come in ottobre avanzato si possa avere ancora una temperatura superficiale dell’acqua di 26 gradi. Anche questo è un vantaggio offerto dalle acque maltesi che raramente scendono di temperatura sotto i 15 gradi.

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Dopo un paio di ore, effettuiamo la seconda immersione partendo dal molo della piccola laguna interna. Attraversiamo un tunnel semi sommerso da dove è possibile raggiungere nuovamente le scogliere esterne. Ci immergiamo poco prima dell’apertura, su una profondità di sei metri; percorrendo lo stretto tunnel si scende lentamente a 16 e poi 26 metri. Nella prima parte, bisogna fare attenzione al passaggio delle barche dei turisti che attraversano il tunnel sulla verticale.

All’uscita cernie e saraghi si incrociano, ma non è solo la vita acquatica ad attrarmi: l’eccellente visibilità consente di osservare la conformazione del fondale sottostante come da una galleria di teatro. Panettoni di roccia si susseguono fino ad un plateau intorno ai 50 metri resi ancor più evidenti dal bianco del sedimento sabbioso. Un paradiso per gli amanti di geologia marina che possono  apprezzare come le rocce di calcare (globigerine), che compongono il territorio circostante, siano state ritagliate nelle ere geologiche dagli effetti combinati del mare e del vento regalandoci fuori e dentro il mare uno scenario da favola. Non a caso il cinema e la televisione hanno preso spunto per ambientare in questi luoghi molti film ed fiction.

Per oggi mi fermo … il nostro reportage continuerà con le misteriose Saline, i relitti di Xlendi e di Cirkewwa.

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