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Ritrovato il probabile relitto del USS Grenadier, una triste pagina della storia navale americana di Andrea Mucedola

Reading Time: 5 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: RELITTI SUBACQUEI
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: USS Grenadier, relitto

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In prossimità dello stretto di Malacca, in acque tailandesi, potrebbe essere stato scoperto il relitto del sommergibile statunitense USS Grenadier. Il battello è stato individuato da Jean-Luc Rivoir e Benoit Labori, due esploratori subacquei francesi che vivono a Singapore, e dall’australiano Lance Horowitz ed il belga Ben Reimenants, che vivono sull’isola di Phuket in Thailandia.

Un’immagine sonar mostra la sagoma di un sottomarino che giace sul fondo dell’oceano da qualche parte nello Stretto di Malacca il 21 ottobre 2019. Gli esploratori subacquei ritengono di aver trovato il relitto del sommergibile USS Grenadier della Marina degli Stati Uniti affondato 77 anni fa nel Sud-est asiatico, che riapre le ferite di una storia emozionante e poco conosciuta della seconda guerra mondiale. (proprietà immagine Jean Luc Rivoire tramite AP)

Dopo aver ricevuto informazioni dai pescatori locali, i subacquei, che da anni effettuano ricerche di relitti nell’area, hanno esplorato il fondale marino con un moderno sonar e hanno trovato il relitto di un sommergibile sconosciuto. A seguito delle prime immersioni hanno potuto valutare che il suo scafo è molto più grande di quanto avevano stimato dalle immagini ad alta definizione. Dopo la scoperta in mare è seguita l’analisi dei documenti inerenti i naufragi avvenuti in quelle acque durante la guerra seguita da verifiche sulla struttura del relitto che giace a 82 metri (270 feet) a circa 92 miglia a sud di Phuket, Thailandia.

da sinistra Jean Luc Rivoire, Lance Horowitz e Ben Reymenants durante un’immersione sul relitto

I subacquei sono tornati sulla torretta del battello e sono state effettuate sei nuove immersioni tra ottobre 2019 e marzo 2020, utilizzando DPV per fare una ricognizione completa dello scafo di oltre 300 piedi di lunghezza, e raccogliere misurazioni dettagliate, fotografie e video del relitto. Le dimensioni del sottomarino sembrano corrispondere agli schemi tecnici del USS Grenadier e Horowitz ritiene che il fatto che lo scafo sia intatto ed i portelli risultino tutti aperti confermano i resoconti dei sopravvissuti dello sfortunato sommergibile.

Cosa accadde?
Il 4 febbraio 1942, il USS Grenadier lasciò Pearl Harbor per una missione di pattugliamento nelle acque del sud-est asiatico. Il sommergibile americano aveva già condotto cinque pattugliamenti nell’area di Taiwan, nel Mar Cinese Meridionale e al largo della costa dell’Indonesia, affondando sei navi nemiche.

Foto del USS Grenadier il giorno del suo varo – US NAVY Archivies

Il 20 marzo 1943 salpò da Fremantle, Australia, per la sua sesta missione diretto  nello Stretto di Malacca. Nella notte del 20 aprile, il sottomarino individuò due piccole navi da carico e procedette per intercettarle ma, al mattino, fu avvistato un aereo giapponese. Il comandante del sottomarino, capitano di corvetta John A. Fitzgerald, diede immediatamente l’ordine di immergersi, ma sebbene l’azione fu tempestiva il velivolo nipponivo riuscì a  sganciare le sue bombe sul battello.

la sua ultima missione

Dopo 13 ore sul fondo l’USS Grenadier riuscì ad emergere dopo il tramonto per ispezionare i danni e si accorse che i danni al sistema di propulsione erano irreparabili. Tentando di portare il battello vicino alla riva in modo che l’equipaggio potesse, dopo averla affondata, rifugiarsi nella giungla, il comandante Fitzgerald costruì una vela improvvisata ma, nelle prime ore dell’alba del 22 aprile, furono avvistate due navi giapponesi dirette verso di loro. Nei rapporti post guerra, il Comandante dichiarò che non aveva ritenuto opportuno ritentare un’immersione sul fondo senza l’uso della propulsione ed ordinò  all’equipaggio di bruciare tutti i documenti riservati prima di abbandonare il battello. Un altro aereo giapponese attaccò nuovamente il sommergibile, ormai immobilizzato in superficie, ma la reazione disperata ebbe successo e l’aereo fu colpito al suo secondo passaggio.

Dopo aver aperto tutte le prese d’aria ed i portelli, l’equipaggio abbandonò il sommergibile e lo guardò affondare dalle zattere di salvataggio verso quella che sarebbe stata la sua ultima dimora. Un mercantile giapponese raccolse gli otto ufficiali e i 68 uomini dell’equipaggio e li portò a Penang, Malesia, dove furono interrogati e torturati prima di essere inviati nei campi di prigionia. Fu l’inizio di un incubo per molti di loro. Durante la prigionia subirono un trattamento brutale e disumano per il loro rifiuto di rivelare informazioni sulla loro missione.

Una prima notizia che vi erano stati dei superstiti all’affondamento del USS Grenadier arrivò in Australia il 27 novembre 1943 ma solo dopo la guerra si seppero i dettagli della loro agonia. Tutti, tranne quattro membri dell’equipaggio, sopravvissero dopo due anni di prigionia ed i loro racconti ed il rapporto ufficiale sono le uniche fonti che descrivono cosa accadde quel tragico giorno. 

Una ricerca complessa
Dopo aver avuto più segnalazioni da parte dei pescatori locali, furono effettuate delle strisciate sonar ad alta definizione dalle quali emerse nitida la sagoma del sommergibile svettante da un fondale abbastanza desolato. Dopo tanti anni si è creato un incredibile reef artificiale che, agli occhi dei subacquei, è apparso pieno di vita. Il riconoscimento del l’identità del relitto non è stato comunque facile e, tutt’ora, sebbene sia probabile non è ancora certo.

sul relitto a 82 metri di profondità. Notare uno dei portelloni aperti per l’autoaffondamento

I sottomarini della seconda guerra mondiale non avevano numeri sullo scafo, per ovvi motivi di sicurezza, per cui bisogna rifarsi alle caratteristiche strutturali degli stessi. Ciò è facilitato dal fatto che la struttura metallica persiste per lungo tempo negli abissi. Al fine di avere una conferma della scoperta il materiale fotografico e video è stato inviato dagli scopritori del relitto alla Divisione di archeologia subacquea del Naval History and Heritage Command.

Il dottor Robert Neyland, capo della sezione di archeologia subacquea, pur non potendo ancora confermare l’identità del relitto, ritiene che potrebbe in effetti trattarsi del sommergibile USS Grenadier che scomparve proprio in quelle acque. Se identificato definitivamente il relitto. pur restando di proprietà della US Navy, sarà co-gestito con la Marina tailandese. “Probabilmente incoraggeremmo [il governo tailandese] a provare a monitorare il sito nella misura in cui potrebbe essere in grado di farlo“, afferma Neyland, “ed a prevenire qualsiasi tipo di attività illegale che si verifichi su di esso“, come il saccheggio dei rottami metallici, un problema da tempo ricorrente in tutta la regione. Il sommergibile potrebbe in futuro essere lasciato disponibile per le immersioni ma, vista la profondità, sarà appannaggio di subacquei avanzati.

Nel frattempo le ricerche nel sud est asiatico si sono interrotte, a causa delle restrizioni del COVID 19, ma Horowitz e gli altri subacquei hanno interrotto le loro esplorazioni e prevedono di riprendere la caccia ai relitti quando la situazione si alleggerirà. I loro prossimi obiettivi sono l’HMS Stonehenge e l’HMS Porpoise, due sommergibili britannici della seconda guerra mondiale che ancora aspettano di essere trovati nei fondali dello Stretto di Malacca.

Andrea Mucedola

 

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2 commenti

  1. 21/10/2020    

    Buongiorno
    nella stessa zona, Stretto di Malacca, si trova anche il relitto del Reginaldo Giuliani, sommergibile classe Liuzzi della Regia Marina Italiana, affondato il 14 Febbraio 1944 in seguito a siluramento dal smg, Tally Ho inglese.
    La posizione riportata é 04°27′ N ; 100°11′ E
    Cordiali saluti
    Antonio Bottiani

    • 21/10/2020    

      Grazie, interessante vediamo di scoprire qualcosa … un buon spunto per un prossimo articolo

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