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Come vivevano i marinai a bordo delle navi della US Navy nel XIX secolo – parte III di Andrea Mucedola

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: STATI UNITI
parole chiave: US Navy, vita di bordo

 

L’igiene di bordo
Inutile dire che in quelle condizioni l’igiene sulle navi era un grosso problema. Gli uomini erano incoraggiati a lavarsi due o tre volte alla settimana a seconda del clima e a cambiare la biancheria almeno due volte alla settimana. Nei velieri, sul castello di prua e in alcune tughe venivano usate grosse vasche da bagno dove potersi lavare con acqua a temperatura ambiente. Solo nel 1893 bagni e lavatoi furono riforniti di acqua calda e fredda e furono tenuti aperti la sera per consentire il lavaggio dell’equipaggio. Il capitano era incaricato di prestare particolare attenzione ai malati e ai feriti, per fornire loro un posto confortevole, con cuccette, culle, lettini con coperte ed altre comodità. I marinai con malattie contagiose dovevano essere tenuti separati dal resto dell’equipaggio e venivano assistiti da infermieri selezionati tra l’equipaggio dal chirurgo di bordo. Quando ammalati o feriti venivano trasferiti da una nave all’altra o in ospedale, dovevano essere accompagnati da un ufficiale e da un chirurgo o da uno dei suoi assistenti.

cofanetto chirurgico

Immaginerete che in quelle condizioni non era difficile ammalarsi.  Reumatismi, tisi e scorbuto erano le cause più frequenti di dimissioni mediche ma anche febbre gialla e vaiolo che erano prevalenti in certe stagioni e in certi climi. Anche la sifilide era molto diffusa a causa della promiscuità nei periodi a terra. Le navi più grandi, come le fregate, avevano un chirurgo e due o tre infermieri o giovani medici mentre le navi molto piccole semplicemente non ne avevano ed i malati ed i feriti venivano curati dal capitano o da un membro dell’equipaggio.

Tutte le navi erano però fornite di medicinali e strumenti chirurgici. Per prevenzione, i chirurghi e in seguito l’ufficiale in seconda erano tenuti a ispezionare i cuochi, gli utensili da mensa, le provviste e le bevande. Ogni giorno, alle 0900 del mattino, si teneva la chiamata dei malati, e il chirurgo (o chi per esso) eseguiva le visite mediche e la lista degli esonerati dai lavori veniva esposta al quadro delle comunicazioni di bordo. 

Il tempo libero
La vita in navigazione offriva pochi svaghi. Nei momenti liberi i marinai si riunivano fra loro per raccontare storie e cantare qualche canzone. La musica era molto gradita e vennero create le prime bande formate da marinai che svolgevano oltre alle loro funzioni queste attività ricreative. Gli strumenti o erano personali o venivano affittati. In quegli anni non c’erano attività ricreative organizzate a bordo o per gli ufficiali e gli uomini quando scendevano a terra. Intorno al 1825 le biblioteche furono messe a bordo delle navi, generalmente sotto la responsabilità del cappellano o di un addetto. Erano letture selezionate per l’educazione degli ufficiali ma disponibili anche per gli uomini, almeno per quelli in grado di leggere.

Quando possibile, veniva concessa la franchigia (libera uscita) agli ufficiali e uomini liberi dalla guardia. Le cronache del tempo riportano che mentre gli ufficiali si dedicavano al turismo, visitando i luoghi di sosta, accolti nelle case delle persone di rango della città (soprattutto nel Mediterraneo) per i marinai non era propriamente la stessa cosa. La maggior parte trascorreva il tempo disponibile nei locali dell’avamporto, bevendo e intrattenendosi con donne di malaffare, cosa che spesso li faceva tornare a bordo in condizioni penose. La rete ai lati della passerella è una reminiscenza di quei tempi per evitare che i marinai cadessero in acqua attraversandola.

A bordo era permesso fumare, ma anche per quello c’erano alcune restrizioni. I regolamenti del 1818 consentivano di fumare solo nella cambusa e vietavano il fumo nel resto della nave. Questo per evitare l’innesco di incendi. Nel regolamento del 1870 il Comandante poteva autorizzare che una lanterna accesa fosse appesa durante le ore dei pasti, o alla regolazione dell’orologio, da cui si poteva accendere pipe o sigari. Né pipe né sigari dovevano essere accesi in cucina o sul ponte della cuccetta.

ricostruzione della cabina del Comandante della USS Constitution

Sistemazioni di bordo
Il capitano dormiva da solo nella sua cabina della nave, a meno che non fosse un ammiraglio, nel qual caso condivideva la sistemazione della cabina con l’ufficiale di bandiera. Se c’erano due cabine, il commodoro ne sceglieva una per uso personale e il capitano prendeva l’altra. Se c’era una sola cabina il capitano aveva diritto a un terzo dello spazio diviso da una paratia a prua e a poppa. Gli ufficiali, tranne i guardiamarina, vivevano in locali che includevano mensa e stanze di rappresentanza sul cassero o sul castello. Le cabine venivano ovviamente assegnate in base al grado ed all’anzianità. Gli ufficiali più giovani di governo, che includevano i guardiamarina e gli aspiranti guardiamarina, dormivano in una parte del ponte di corridoio a prua, arredata con armadietti, mense e talvolta cuccette o amache.

Il personale di grado inferiore, che comprendeva i sottufficiali, dormiva su amache di tela appese sul ponte di corridoio. Quando sospeso il telo consentiva di ospitare un materasso ed una coperta; quando non in uso, l’amaca veniva rollata (arrotolata), legata con una cima e riposta in alcune reti sul ponte o in appositi bastingaggi. 

Penserete che queste abitudini siano state superate con il tempo. In realtà gli allievi ufficiali del I anno dell’Accademia Navale italiana, durante l’imbarco estivo di 120 giorni sulla nave scuola Amerigo Vespucci, continuano l’antica tradizione di dormire sulle amache, rollandole ogni giorno al loro risveglio e riponendole nei sacchi prima di iniziare una nuova giornata. 

Andrea Mucedola
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