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La maschere gran facciale – parte I di Giorgio Caramanna

livello medio
.
ARGOMENTO: SUBACQUEA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: attrezzatura, metodo, maschere, immersione commerciale, immersione scientifica

 

Con il termine gran facciale si intende un tipo di maschera che, a differenza delle usuali maschere subacquee, copre tutto il viso. In realtà ne esistono diversi tipi che possono avere diverse caratteristiche. Questi tipi di maschere offrono un livello di protezione ed isolamento più elevato rispetto alle maschere comuni e, sebbene orecchie e testa rimangano esposte, proteggendo occhi e naso dagli agenti inquinanti presenti in acqua, offrendo comfort in acque fredde e permettendo la comunicazione subacquea, sono particolarmente adatte in immersioni specifiche come quelle professionali.

Usando una maschera gran facciale il subacqueo può anche respirare attraverso il naso e può anche usare un sistema di comunicazione vocale integrato nella maschera. Questa caratteristica incrementa la sicurezza in immersione ed è un punto chiave per le operazioni che richiedono uno scambio di informazioni complesse che non possono essere veicolate con il solo uso dei segnali subacquei.

In generale le maschere gran facciale sono dotate di un erogatore “a domanda” che si attiva quando la pressione all’interno della maschera diminuisce a seguito della fase inspiratoria. L’aria viene poi scaricata attraverso la valvola di scarico dell’erogatore o, in alcuni, modelli, attraverso un’apposita valvola installata nella maschera. Per evitare che il visore si appanni il gas emesso dal secondo stadio viene fatto passare contro la superficie interna del vetro. A volte un erogatore a “pressione positiva” consente di mantenere una pressione interna della maschera superiore a quella ambientale esterna attraverso un flusso continuo di gas respiratorio. Questa caratteristica riduce la probabilità di ingresso d’acqua nella maschera e garantisce un continuo ricambio della miscela respiratoria ma necessita di larghi volumi di gas respiratorio. In diverse maschere è possibile aggiungere una “valvola atmosferica” costituita da una specie di “tappo” che può essere aperto per consentire al subacqueo di respirare l’aria ambientale mentre si trova in superficie od in attesa di entrare in acqua risparmiando i gas respiratori contenuti nelle bombole. 

Dal punto di vista della sicurezza se un subacqueo perde conoscenza indossando una maschera gran facciale continuerà a ricevere gas respiratorio, incrementando quindi la probabilità di essere soccorso con successo. Va da sè che diverse tipologie di immersione possono trarre vantaggio dall’uso di una maschera gran facciale sia in termini di sicurezza che di confort del subacqueo ed efficienza operativa.

Immersioni in acque fredde
L’uso di una maschera gran facciale in acque fredde ha il duplice vantaggio di isolare meglio il viso del subacqueo e di limitare molto la probabilità che il secondo stadio dell’erogatore possa congelarsi innescando un flusso incontrollabile di gas che esaurirebbe in breve tempo la bombola. In ambienti estremamente freddi, come nel caso di immersioni sotto il ghiaccio, è importante che la maschera gran facciale rimanga asciutta e protetta fino all’ultimo momento.

Il subacqueo indosserà la maschera poco prima di entrare in acqua evitando di respirare finchè il secondo stadio è sommerso. In questo modo si limiterà il rischio che la condensa possa formare ghiaccio nel secondo stadio. Il corretto funzionamento dell’erogatore andrà perciò verificato alla superficie ma con la maschera immersa.  Al termine dell’immersione la maschera deve essere prontamente rimossa e messa a riparo dall’ambiente esterno freddo per evitare si congeli. Nel caso si formi ghiaccio nella maschera questa andrà posta in un ambiente caldo per consentire lo scongelamento. In nessun caso si deve versare acqua calda sulla maschera perché lo sbalzo di temperatura potrebbe danneggiarne alcuni componenti.

Immersioni a miscela
Per essere utilizzata con miscele multiple, come nel caso di immersioni tecniche, la maschera gran facciale deve essere collegata ad un connettore che consenta il passaggio da una miscela all’altra. Il vantaggio è che il subacqueo evita di dover rimuovere e rimettere diversi secondi stadi in funzione del gas respirato.

L’uso di un sistema di comunicazione vocale inoltre consente di essere in contatto con altri subacquei e con la squadra di superficie durante fasi critiche dell’immersione come ad esempio la decompressione. L’uso di elio nelle miscele respiratorie causa una distorsione del suono che potrebbe rendere più difficile comprendere le parole dei subacquei che usino un comunicatore; inoltre parlare causa un aumento, anche rilevante, del consumo di gas.  Nel caso si voglia utilizzare la maschera per respirare una miscela con contenuto in ossigeno superiore al 40% la maschera andrà appositamente trattata per l’uso in atmosfera di ossigeno.

Acque inquinate
La protezione offerta da una maschera gran-facciale è limitata perché la maschera potrebbe essere involontariamente rimossa e per la potenziale ingressione d’acqua dal bordo maschera. Per questo motivo il suo uso in acque potenzialmente inquinate è limitato a quelle situazioni nelle quali se un subacqueo dovesse venire in contatto con gli agenti inquinanti il loro effetto sarebbe minore senza rischi di danni seri o permanenti.

Al termine dell’immersione la maschera, come il resto dell’attrezzatura, deve essere decontaminata utilizzando adeguate procedure in funzione del tipo di inquinanti e in base alle istruzioni del produttore per evitare di usare sostanze che possano danneggiare i materiali. In genere la prima fase prevede il risciacquo immediato con abbondante acqua dolce pulita seguito dall’immersione della maschera in una soluzione sterilizzante per un tempo adeguato ed un risciacquo finale. La maschera andrà poi lasciata asciugare all’aria in un ambiente pulito ed al riparo da estremi termici e dall’esposizione diretta ai raggi UV. Esporre la maschera ad alcuni agenti chimici, come ad esempio tracce di idrocarburi o composti dello zolfo, può innescare fenomeni di invecchiamento precoce delle parti in gomma.

Nella tabella seguente sono riassunti i principali punti di ingresso degli inquinanti e le possibili cause:

Per ora mi fermo qui ma tornerò presto per approfondire il tema.

fine parte I 

 

Giorgio Caramanna
ricercatore WHOI e Tridente d’oro

 

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