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La storia del sottomarino Halibut, protagonista di tanti misteri della guerra fredda

 

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: sottomarini, Regulus, K 129 

 

Tra i sottomarini nucleari più segreti della marina statunitense, l’USS Halibut è sicuramente tra quelli che possono vantare una vita operativa decisamente unica. Nato come sottomarino missilistico a propulsione nucleare fu trasformato in una piattaforma operativa speciale e in seguito ridisegnato come sottomarino d’attacco con distintivo ottico SSN-587.

L’Halibut, appartenente alla classe di sottomarini Gato, fu il primo battello progettato e costruito per trasportare e lanciare cinque missili Regulus II da un hangar integrato nello scafo. Curiosamente, il programma Regulus II fu terminato 17 giorni prima della messa in servizio dell’Halibut per cui fu inviato alle prove in mare nel sud Pacifico imbarcando i missili Regulus della I serie. 

Una lunga storia operativa
Impostato nel cantiere navale Mare Island di Vallejo, in California, l’11 aprile 1957, fu varato il 9 gennaio 1959, e consegnato alla Marina statunitense il 4 gennaio 1960 sotto il comando del capitano di corvetta Walter Dedrick.

Il battello nacque con una propulsione diesel-elettrica che fu poi trasformata in nucleare per aumentare la sua autonomia in immersione. Destinato a trasportare i missili da crociera a testata nucleare Regulus I e Regulus II, il suo ponte principale era alto sopra la linea di galleggiamento per fornire un “ponte di volo” asciutto. Il sistema missilistico era completamente automatizzato, con macchine idrauliche controllate da una stazione di controllo centrale.

Halibut partì per la sua campagna nel Pacifico l’11 marzo 1960. Il 25 marzo, in viaggio per l’Australia, divenne il primo sottomarino a propulsione nucleare a lanciare con successo un missile guidato. Ritornò al cantiere navale di Mare Island il 18 giugno 1960, e dopo brevi uscite di addestramento salpò il 7 novembre per Pearl Harbor per unirsi alla flotta del Pacifico.

Durante il suo primo dispiegamento lanciò con successo il suo settimo missile Regulus I durante una grande esercitazione congiunta con l’Organizzazione del Trattato del Sud-Est asiatico. Ritornato a Pearl Harbor il 9 aprile 1961, Halibut iniziò il suo secondo spiegamento in maggio.

lancio di un missile regulus, notare che il battello era in movimento

USSN Halibut si dispiegò per la terza volta nel Pacifico occidentale alla fine del 1961, stabilendo un modello di addestramento e operazioni di prontezza che furono perpetuate fino al 1964. Il 4 maggio 1964 Halibut lasciò Pearl Harbor per l’ultima attività missilistica Regulus che doveva essere effettuata da un sottomarino nel Pacifico. In totale, tra febbraio 1961 e luglio 1964, effettuò un totale di sette dislocamenti prima di essere sostituito nel Pacifico da sottomarini equipaggiati con Polaris della classe George Washington. In realtà il punto debole dei Regulus, nonostante le capacità supersoniche, era che dovevano essere lanciati emergendo in superficie.

L’SSM-N-8A Regulus o il Regulus I fu un missile da crociera di seconda generazione a turbogetto con capacità nucleare. Venne sviluppato presso la Naval Air Station Point Mugu in California sulla base del progetto del missile tedesco V-1. Nonostante le prestazioni supersoniche ed un tentativo di sviluppo con un modello successivo, Regulus II, il programma venne abbandonato essendo entrato in conflitto con il programma dei missili balistici sublanciati Polaris con i quali perse nettamente il confronto. I sottomarini realizzati per il suo impiego finirono i loro giorni come vettori di altre armi e i loro hangar venne impiegato per ospitare i mezzi speciali subacquei.

Una limitazione operativa non indifferente che portò un reimpiego di questi sottomarini per le operazioni speciali, utilizzando gli ex-hangar per i missili Regulus per gli incursori subacquei SEAL. A tutti gli effetti, i missili POLARIS resero superati gli SSGN e modificarono l’impiego dei sottomarini nucleari sia dal punto di vista tattico che strategico.

U.S. Navy Nuclear Submarine USS Halibut (SSN-587) al lancio di un missile Regulus, sullo sfondo la portaerei USS Lexington (CVA-16) – USN credit

Impiego operativo
Secondo il programma Regulus, l’obiettivo principale dell’Halibut, in caso di attacco nucleare, sarebbe stato di eliminare la base navale sovietica a Petropavlovsk-Kamchatsky. I dislocamenti operativi del SSN Halibut ebbero quindi un’importante funzione di deterrenza durante la guerra fredda, quando i due blocchi e i loro appartenenti vissero con il fiato sospeso nella paura di un attacco nucleare da una parte o dall’altra. Per i più giovani, che non hanno vissuto quel periodo nemmeno in parte, durante la guerra fredda si andò a volte molto vicini ad uno scontro tra i due blocchi che, tutti sapevano, non avrebbe avuto vincitori.

Nel febbraio del 1965 Halibut entrò nel cantiere navale di Pearl Harbor per una grande revisione e il 15 agosto fu ridisegnato come sottomarino di attacco, ricevendo una nuova classificazione dello scafo, SSN-587. Halibut iniziò quindi operazioni di lotta anti sommergibili (ASW) nell’area, proseguendo fino all’agosto 1968 quando si trasferì a Mare Island per la revisione e l’installazione di propulsori laterali, di una sezione hangar, di argani di ancoraggio con ancore anteriori e posteriori, di un habitat per immersioni con saturazione, un ecoscandaglio laterale nonché attrezzature video e fotografiche. Queste furono solo le prime varianti per trasformare il battello in un sottomarino oceanografico e per missioni intelligence. Missioni covert che fecero la storia.

Ritornò a Pearl Harbor nel 1970 e operò con la flotta del Pacifico fino alla sua messa in disarmo nel 1976 .

Ma cosa aveva di tanto speciale l’Halibut?
Dopo il suo disarmo, incominciarono a circolare informazioni sulle sue operazioni covert effettuate durante la guerra fredda. Tra le più note l’ascolto clandestino di una linea di comunicazione sottomarina sovietica, dalla penisola della Kamchatka fino alla terraferma sovietica nel Mare di Okhotsk (Operazione Ivy Bells) e la ricerca del sottomarino  sovietico K-129 nell’agosto 1968. Raccontiamole in breve:

Operation Ivy Bells
Durante la guerra fredda, gli Stati Uniti volevano saperne di più sulla tecnologia dei sottomarini e dei missili sovietici, in particolare sui test ICBM (acronimo dell’espressione inglese Intercontinental Ballistic Missile) e sulla capacità di attacco nucleare. All’inizio degli anni ’70 il governo degli Stati Uniti venne a conoscenza dell’esistenza di un cavo di comunicazione sottomarino nel Mare di Okhotsk, che collegava la principale base navale della flotta del Pacifico sovietica a Petropavlovsk (penisola della Kamchatka) con il quartier generale della flotta del Pacifico a Vladivostok. A quel tempo, il Mare di Okhotsk era rivendicato dall’Unione Sovietica come acque territoriali ed era rigorosamente vietato alle navi straniere. Inoltre, la Marina Sovietica aveva installato una rete di dispositivi di rilevamento acustico (sonar passivi) sul fondo del mare per rilevare gli intrusi e svolto continue esercitazioni aeronavali nell’area.

sistema di ascolto posato dall’Halibut che fu in seguito recuperato dai Sovietici

Nonostante questi ostacoli, nell’ottobre 1971 gli Stati Uniti mandarono il sottomarino USS Halibut (SSGN-587) nel Mare di Okhotsk. I subacquei che lavoravano sull’Halibut trovarono il cavo a 120 metri di profondità ed installarono un dispositivo lungo 6,1 metri, intorno al cavo senza perforare il suo involucro, un sistema che permetteva di registrare tutte le comunicazioni.

K 129
Quest’ultima segretissima missione è raccontata nel libro del 1996, Spy Sub – A Top Secret Mission to the Bottom of the Pacific, del Dr. Roger C. Dunham, sotto falso nome. Per motivi di segretezza l’autore sostituì il nome del battello con USS Viperfish, assegnandogli tra l’altro un numero di fiancata fittizio, SSN-655, per poter superare le restrizioni di sicurezza del Dipartimento della Difesa per la sua pubblicazione. Una volta in zona l’Halibut utilizzò un mezzo subacqueo filoguidato, dotato di sonar e macchine fotografiche e, dopo alcune settimane, trovò il relitto del sottomarino sovietico. Il K-129 era adagiato sul lato di dritta ad una profondità di circa 5000 metri. Il battello presentava uno squarcio dietro la torretta, forse provocato da un’esplosione, e due dei tre missili nucleari apparivano gravemente danneggiati. Halibut in tre settimane raccolse oltre 20000 immagini ravvicinate del sottomarino sovietico. In seguito il suo recupero fu assegnato al miliardario Howard Hughes che fece costruire una nave di grandi dimensioni, la Hughes Glomar Explorer (HGE), per recuperare il sottomarino nella più elevata segretezza. La storia è raccontata con maggiori dettagli in un nostro articolo sulla storia dello sfortunato K129.

una delle rare foto del K 129 dalla quale si nota chiaramente uno dei missili nucleari .. Halibut in tre settimane di lavoro raccolse oltre 20000 immagini del relitto

L’Halibut fu messo in riserva il 30 giugno 1976 e trasferito a Keyport / Bangor Trident Base, Washington nel 1976, ma fu cancellato dal registro navale delle navi quasi dieci anni dopo, il 30 aprile 1986. Nel 1994 fu trasferito per il suo ultimo viaggio al cantiere navale Puget Sound , Bremerton, Washington, per la sua demolizione.

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Fonti:
articoli vari su Wikipedia
Fitzsimons, Bernard, ed. (1978). “Halibut”. L’Enciclopedia delle armi e della guerra del XX secolo. II. Londra: Phoebus. 
Adcock, Al (1993). Sottomarini missilistici balistici statunitensi. ISBN 978-0-89747-293-7.
“Sottotitoli segreti – USS Halibut”. Sponde nascoste. 2 gennaio 2015.
“Spy Sub – copertina rigida – di Roger C. Dunham”. Submarinebooks.com.
American Naval Fighting Ships.
Robert, Gardiner, ed. (1995). Le navi da combattimento di tutto il mondo dal 1947 al 1995. Londra: Conway Maritime Press, Ltd. p. 610.

Galleria fotografica di USS Halibut (SSGN-587) presso NavSource Naval History 
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