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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Quali sono le fonti di alcune delle bugie su Cristoforo Colombo? di Marco Mostarda

livello medio
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XV SECOLO
AREA: AMERICHE
parole chiave: Cristoforo Colombo

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La distruzione delle statue di Colombo non costituisce certo una sorpresa, perché da qualche tempo a questa parte – come noto – negli Stati Uniti,  Colombo è assurto a simbolo dell’inizio del processo di sterminio dei nativi americani: e non si tratta solo di una fallacia logica del genere “post hoc, ergo propter hoc”, per cui lo scopritore delle Americhe è responsabile ipso facto di tutto quel che la conquista ha portato seco. Si imputano a Colombo fatti ben più specifici, come l’inizio dello sfruttamento e dei massacri ai danni dei Taíno che segnarono la fondazione della colonia di Hispaniola; anche se, a ben vedere, ciò si dovrebbe ricondurre più alle disastrose manchevolezze di Colombo come amministratore ed al suo assenteismo – nella misura in cui volle esercitare la carica di governatore dei nuovi territori scoperti mentre seguitava i suoi viaggi di esplorazione – che non ad un progetto di sfruttamento seriamente meditato. Poi certo, Colombo era un uomo del suo tempo: qualcuno che da tutta quella impresa voleva cavare un utile anche mediante lo sfruttamento del capitale umano dei territori scoperti (leggasi, sfruttamento della manodopera schiavile).

incisione di Theodor de Bry dello sbarco dell’approdo di Colombo a Hispaniola –  databile al 1590 circa

A fronte di ciò vi sono, semmai, precisi elementi per sostenere che l’uomo Colombo fosse alquanto migliore, nei sentimenti nutriti nei confronti dei nativi, rispetto ai suoi contemporanei: ne è dimostrazione il “Memorial a los Reyes Catolicos” del 1501, in cui sostiene la necessità di inviare personale qualificato che amministri la giustizia tanto fra gli spagnoli che fra gli indios, osservando “que son tratados ansí los unos como los otros más siguendo la crueldad que la razón“.

D’onde deriva, pertanto, la leyenda negra su Colombo che sempre più frequentemente emerge nel mondo contemporaneo, soprattutto in coincidenza coi movimenti di protesta come quello cui stiamo assistendo? Essenzialmente dal dossier Bobadilla che avrebbe portato al suo incarceramento ed alla sua rimozione da governatore; ma a tal riguardo sarà opportuno fare prima un passo indietro.

Con le cosiddette Capitolazioni di Santa Fé del 17 Aprile 1492 Colombo aveva strappato alla Corona delle concessioni a dir poco esose, in merito a quelle che avrebbero dovuto essere le sue prerogative sulle terre nuovamente scoperte nel corso dei suoi viaggi: in breve, potremmo riassumerle in concessione del titolo (trasmissibile per via ereditaria) di Ammiraglio del Mar Oceano, esercizio del governatorato su tutte le terre scoperte, un decimo per sé di tutte le ricchezze estratte dalle colonie. Se Colombo avesse scoperto un arcipelago come le Azzorre la cosa sarebbe finita lì e nessuna si sarebbe degnato di rimettere in discussione questi diritti che le Capitolazioni solennemente gli riconoscevano: ma dal momento che le terre scoperte da Colombo erano immense, e le ricchezze di quelle terre promettevano di essere ingenti in proporzione, si pose il problema per cui dette Capitolazioni assegnavano ad un singolo uomo troppo potere e troppe ricchezze. A peggiorare il quadro concorrevano due fattori: in primo luogo, come qualsiasi imprenditore in terra straniera (perché a conti fatti con le Capitolazioni egli diveniva un asientista), Colombo aveva la tendenza a distribuire cariche e posti di responsabilità fra i propri amici e familiari, in primis il fratello minore Bartolomeo.

Cristoforo Colombo dipinto di Ridolfo Ghirlandaio, 1520

Ferdinando Magellano si sarebbe comportato allo stesso modo, al momento di approntare la sua spedizione di circumnavigazione (coinvolgendo ad esempio il cognato Duarte Barbosa, che sarebbe divenuto capitano della Victoria dopo l’ammutinamento di Puerto San Julian). Questa propensione a mantenere la gestione degli affari all’interno di un ristretto circolo, al momento di assegnare le cariche nella nuova colonia di Hispaniola, agli spagnoli non piacque punto, ingenerando in loro la convinzione di essere stati tagliati fuori – e da un forestiero – dallo sfruttamento delle risorse delle “loro” colonie. In seconda battuta, Colombo si dimostrò un governatore dispotico – anche se, col senno del poi, la sua decisione di accentrare e razionare tutte le risorse alimentari disponibili era probabilmente quella corretta, dal momento che i coloni di Hispaniola iniziarono a morire penosamente di fame quando contravvennero ai suoi ordini – assenteista (come già si è detto) ed inetto nel trattare coi propri sottoposti.

Sì, come qualsiasi uomo del tardo XV secolo, l’esercizio della violenza ed un rigido rispetto della gerarchia erano per Colombo condizioni imprescindibili nell’esercizio delle relazioni sociali.  Colombo non era più violento della media del periodo e l’uomo in sé non era particolarmente efferato. Il suo desiderio di evangelizzazione dei nativi era intimamente sentito, ad esempio, provenendo da un uomo profondamente religioso che amava firmare in calce le proprie lettere come Christus ferens; e ho già evidenziato come, nel memoriale del 1501, egli si battesse per una amministrazione più equa e razionale della giustizia nella nuova colonia, tanto per gli spagnoli che per i nativi (un ordine di problemi che non avrebbe mai sfiorato un uomo come Pizarro, tanto per dire).

Il malumore dei coloni degenerò presto in disordini nella nuova colonia, col clero che soffiava sul fuoco della rivolta per insofferenza alla condizione di subordinazione all’autorità governatorale sempre sancita dalle Capitolazioni di Santa Fé: per reazione la Corona inviò a Hispaniola un juez pesquisidor – nella persona di Francisco de Bobadilla – con l’incarico di esaminare la situazione e giudicare nel merito delle accuse che venivano rivolte a Colombo. Per inciso, i rapporti di forza fra il governatore e il giudice non erano affatto ben delineati, e non è chiaro se Bobadilla, all’atto di arrestare Colombo (che dalla sua si era rifiutato di riconoscere l’autorità del primo) commettesse un arbitrio o si conducesse entro i poteri connessi alla sua carica. Sta di fatto che Bobadilla raccolse su Colombo un notevole dossier accusatorio, collezionando tutte le lagnanze e le voci che potevansi raccogliere fra i coloni: e trattandosi di persone che avevano nei confronti del genovese specifici motivi di risentimento, ed in taluni casi ottime prospettive di cavare qualcosa dalla sua rimozione, tali accuse non possono certo essere considerate super partes. Si va da specifiche accuse – nel contesto credibili – di punizioni brutali comminate da Colombo nei confronti di spagnoli di libera condizione onde mantenere l’ordine, sino ad accuse meno credibili di efferatezze commesse su larga scala dall’odiato clan dei genovesi ed a voci incredibili e fantasiose tout court, come quella che voleva che Colombo fosse in procinto di tradire gli spagnoli e consegnare le nuove colonie nientemeno che alla Repubblica di Genova.

Per questo motivo ho sottolineato come il dossier Bobadilla, che ancora perseguita la valutazione storica dell’operato di Colombo, è da prendersi con le proverbiali pinze perché fonte parzialissima, ben più della generale parzialità che affligge qualsiasi fonte storica.

Va peraltro ricordato che Colombo, una volta tornato in Spagna, ottenne l’archiviazione delle accuse contenute nel faldone raccolto dall’inquisitore e l’esonero dello stesso Bobadilla dalla carica; ma le prerogative che le Capitolazioni gli riconoscevano caddero assieme alle accuse. Un buon indizio sulla natura strumentale di queste ultime che, a ben vedere, lo scopo lo avevano raggiunto: spogliare Colombo dei diritti sanciti dal suo contratto colla Corona. E questo processo era inevitabile, perché l’impresa avventurosa del genovese era in breve divenuta un vasto processo di assoggettamento e colonizzazione che non poteva essere gestito dalle mani e secondo gli interessi di un solo uomo.

Christoforo Columbo fu arrestato a Santo Domingo da Francisco de Bobadilla e riportato in Spagna con i suoi due fratelli in catene. (Source: Usuaris)

Il faldone d’accuse raccolto nel corso della sua inchiesta a Hispaniola e depositato da Bobadilla si ritenne per lungo tempo perduto, e le imputazioni rivolte a Colombo divennero note solo attraverso fonti secondarie coeve o di poco successive come nel caso del magnum opus De orbe novo decades di Pietro Martire d’Anghiera (invero simpatetico verso la causa dell’Ammiraglio); ma per quanto note in qualità di relata refero, continuarono – come detto – ad incidere sulla valutazione storica di Colombo.

frontespizio dell’edizione del 1530 del De orbe novo di Pietro Martire d’Anghiera

Tutto ciò è cambiato da un ventennio a questa parte, allorquando Consuelo Varela e Isabel Aguirre si sono casualmente imbattute in una copia superstite di questo faldone nell’Archivo General de Simancas. Ne è nato un libro ammirevole (La caída de Cristóbal Colón: el juicio de Bobadilla. Madrid: Marcial Pons, 2006) suddiviso in due parti: la prima parte, articolata in sette capitoli, fa minuziosamente il punto dell’opera di Colombo come governatore, degli attriti con i coloni spagnoli, con le autorità religione e da ultimo con il Bobadilla che ne affrettarono la caduta; la seconda presenta una trascrizione commentata della “Pesquisa [inchiesta] del comendador Francisco de Bobadilla“. Questa prima edizione è stata anche tradotta in italiano ed è oggi accessibile ad un più vasto pubblico: Isabel Aguirre, Consuelo Varela, Inchiesta su Cristoforo Colombo: il dossier Bobadilla. Genova: Fratelli Frilli Editori, 2008.

È un libro che chiunque volesse esprimersi su Colombo e sulla valutazione storica della sua figura dovrebbe premurarsi di leggere.

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