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Il genio di Taccola, un ingegnere senese del XV secolo

livello elementare
.

ARGOMENTO: INGEGNERIA NAVALE
PERIODO: XV SECOLO
AREA: ITALIA
parole chiave: Taccola

 

Tra i tanti geni italiani del passato oggi ricordiamo Mariano Danniello noto come Mariano di Jacopo detto il Taccola, probabilmente per il suo naso aquilino. Questo eclettico ingegnere del Rinascimento si distinse per le sue opere corredate da disegni accurati. frutto della frequentazione della bottega di Iacopo della Quercia dove trasse l’abilita di disegnatore che si riscontra nella sua opera ingegneristica.  

un elemento fantastico nell’opera di Taccola, l’Archimede di Siena

Nato a Siena il 4 febbraio 1382 fu geniale architetto, scultore nonché scrittore e uno degli ingegneri senesi più eminenti del XV secolo.  I lavori del Taccola furono studiati da molti ingegneri ed artisti del Rinascimento, tra cui Francesco di Giorgio Martini e, molto probabilmente, anche dal grande Leonardo da Vinci. Il Taccola, pur essendo una figura eclettica della sua opera, è ricordato principalmente per i suoi trattati di tecnologia, il De ingeneis e il De machinis.

Praticamente nulla si conosce dei suoi primi anni e del suo apprendistato. Da adulto, intraprese le carriere di notaio, segretario universitario, scultore, sovrintendente ai trasporti ed ingegnere idraulico. In quel periodo numerosi suoi scritti, rimasti inediti, sono dedicati a studi ed applicazioni di ingegneria idraulica. Nei manoscritti del Taccola, come in altri trattati di altri ingegneri senesi a lui contemporanei, gli studi sulla regolamentazione delle acque rispecchiano l’esigenza di dotare la città di Siena, sprovvista di corsi d’acqua naturali, di un sistema di approvvigionamento di acque potabili, che ovviasse alle carenze del territorio.

Tra il 1424 e il 1433 si sposò con una donna di nome Nanna, figlia di un Giacomo, conciatore, dalla quale ebbe una figlia che chiamò  Alba. Negli anni ’40 del XV secolo, si ritirò da tutti i ruoli ufficiali grazie ad una pensione statale. Si sa, inoltre, che entrò nell’Ordine di San Giacomo della Spada intorno al 1453, anno nel quale probabilmente morì. In un periodo storico di grande vivacità intellettuale, Taccola lasciò due importanti trattati, il De ingeneis (incentrato sui macchinari) ed il De machinis. La prima è un’opera in quattro volumi cominciata nel 1419 che fu completata nel 1433 (anche se l’autore continuò ad arricchirla di note e disegni fino al 1449). In quello stesso anno, pubblicò il suo secondo manoscritto, il De machinis,  contenente numerosi disegni effettuati con inchiostro nero su carta, su macchinari di notevole ingegno, tra i quali macchine idrauliche e le macchine da guerra.

Gli interessi degli studiosi per i lavori del Taccola cessarono durante il XVI secolo e sono stati rivalutati solo di recente negli anni sessanta del XX secolo attraverso la riscoperta dei suoi manoscritti identificati nelle librerie statali di Firenze e di Monaco. Ne seguì una pubblicazione che comprendeva le sue due opere principali, il De ingeneis e il De machinis. In particolare, in uno dei manoscritti rinvenuti a Monaco, vi è il più antico disegno finora conosciuto di un palombaro con scafandro. Vediamo ora alcuni dei suoi disegni.

De ingeneis, esemplare conservato alla Bayerische Staatsbibliothek di Monaco di Baviera
Composto di 136 carte e scritto in latino, il manoscritto cartaceo autografo documenta un trentennio di attività di Taccola. Dominano temi e problemi di ingegneria civile e militare, analisi di tecniche e strumenti per la misurazione delle altezze e delle distanze, studi di impianti idraulici, oltre a citazioni dagli autori antichi (soprattutto Filone, Vegezio e Frontino).

Maschera subacquea con tubo respiratore

Pesca notturna con lampara

Sistema di protezione portuale con una  catena di sbarramento

Dispositivo sfonda carene a contrappeso, un sistema per creare delle falle alle navi in avvicinamento 

Scene di pesca

Mulino a marea con saracinesche per controllare l’ingresso e l’uscita delle acque

Barca che risale il fiume sfruttando la forza della corrente

 
 

Cassone impermeabile per fondare in acqua

De machinis conservato alla Bibliothèque Nationale, Parigi
Un’opera composta da 83 carte, il codice cartaceo autografo ma mancante delle prime dodici, ricostruibili da copie che ne furono tratte quando era integro. Presenta disegni di macchine illustrati da un breve testo latino. Prevalgono i temi di soggetto militare (sia le tecniche tradizionali, sia le ‘nuove armi da fuoco) ma è comunque significativa la presenza di macchine d’impiego civile e di impianti azionati dall’energia idraulica. Questo codice membranaceo di 166 carte costituisce la copia più completa e più bella delle numerose pervenuteci del De machinis di Taccola. Le vignette sono ben eseguite e finemente colorate. Il codice fu nelle mani di Maometto II, il potente Sultano al quale fu inviato come sontuoso dono, probabilmente dall’umanista Ciriaco d’Ancona, che era in rapporti di familiarità con Taccola.

Barca con arpioni da assalto

Imbarcazioni con scale da abbordaggio e con antenne armate di fuoco greco

Curioso il fatto che Taccola inseriva nelle sue invenzioni elementi fantastici. Questo ingegnere del XV secolo unì una visione metodica e funzionale alla fantasia dell’artista che sicuramente albergava in lui. Forse la fama dell’Archimede senese fu offuscata nel tempo dai lavori di Leonardo che nacque l’anno della sua morte.

 

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