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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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La grotta dell’alabastro: aspetti geologici di Paolo Mario Gay

livello elementare
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ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: XX SECOLO
AREA: APPENNINI PENISOLA ITALICA
parole chiave: Grotta dell’Alabastro, Orogenesi, grotte, Appennini


La Grotta dell’Alabastro

Incominceremo oggi a parlare della grotta dell’alabastro, considerata una delle più belle e suggestive cavità dell’intera costa attorno a Marina di Camerota. La relativa facilità di accesso, le dimensioni e le morfologie presenti la rendono una meta di grande interesse. Essa si sviluppa addirittura in tre diversi ambienti: quello sub aereo, quello dell’acqua dolce e quello dell’acqua salata. Infatti, pur essendo l’ingresso posto al di sotto della superficie marina, gran parte del volume della grotta è sub aereo, fattore che permette di unire le bellezze di un antro ipogeo al fascino di una cavità sommersa.

L’origine della grotta è recente e il suo sviluppo maggiore avvenne sicuramente durante i massimi periodi glaciali, specialmente in quello finale del Quaternario, noto col nome di Wùrm (70.000-20.000 anni B.P.). Il suo processo di evoluzione fu indirizzato anche dai fenomeni geo-tettonici che fino a un milione di anni fa interessarono l’area del Monte Bulgheria e dei suoi dintorni. La maggior parte delle forme presenti possono a ragione essere considerate fossili o, quanto meno, non più attive, anche se qualche processo di deposizione è ancora in atto nella parte emersa della cavità. Moltissime concrezioni sono formate principalmente di alabastro, da cui il nome stesso della grotta.

L’alabastro
Con questo termine si definiscono in maniera generica due diverse varietà mineralogiche, rispettivamente calcite e gesso. La calcite è un carbonato di calcio (CaCO3), il gesso è invece un solfato di calcio (CaSO4).

Il minerale che costituisce le concrezioni delle grotte è l’Alabastro calcareo. Il processo di deposizione è sostanzialmente di tipo chimico, anche se altri fattori fisici, come la gravità, intervengono nella formazione dei più spettacolari depositi del minerale. Le concrezioni più note e comuni che si rintracciano nella grotta sono essenzialmente quattro: stalattiti, stalagmiti, colonne e le croste o colate.

esempio delle varie morfologie carsiche nella grotta di Nettuno (Sardegna) – foto credito andrea mucedola

Una stalattite comincia a formarsi da un sottile tubicino di calcite generato dalle prime gocce d’acqua, quando fuoriescono da una piccola fessura posta generalmente sul tetto della grotta, il processo prosegue poi con l’allargamento concentrico di questo embrione di stalattite che, contemporaneamente, si allunga anche verso il basso. Lo sviluppo della stalattite dipende dalla quantità d’acqua che arriva e dal suo contenuto in bicarbonato di calcio. Anche le variazioni di temperatura e di acidità che possono verificarsi col tempo all’interno della grotta possono modificare il ritmo di accrescimento della concrezione. Non esiste quindi una regola per determinare l’età di una stalattite, tuttavia la costruzione di una piccola colonna può richiedere anche centinaia o migliaia di anni. Questo è opportuno che sia a conoscenza soprattutto degli amanti dei souvenir; staccando anche una piccola stalattite si distrugge un lavoro portato avanti per secoli dalla natura. La sezione di una stalattite appare concentrica e questa struttura è dovuta ai meccanismi di accrescimento del minerale, al contrario delle stalagmiti che presentano una struttura paragonabile a quella di un insieme di cupole sovrapposte, generate dalle gocce che cadono dopo essersi staccate dal soffitto o, più spesso, da una stalattite, le colonne derivano dalla fusione delle stalattiti con le sottostanti stalagmiti.

Lungo le pareti si possono costituire delle forme laminari, piuttosto sottili e dall’aspetto fragile, che disegnano veri e propri ornamenti. Sono trasparenti alla luce naturalmente artificiale, (vedi figura) fatto che contribuisce ad aumentare la loro bellezza, accentuando dunque il loro ruolo fondamentale di ornamenti ipogei, queste strutture, conosciute col nome di vele si formano quando una goccia scorre in modo obliquo, deponendo la calcite in forma di nervature. Altre forme simili derivano da specie di colamenti lamellari di acqua che cristallizzano il minerale calcareo in forme assolutamente fantasiose, ricordando a volte mensole o altari, sculture di dimensioni anche limitate ma assolutamente affascinanti per quanto sono in grado di evocare. Un’altra forma ancora è data dalle vaschette di grotta, piccole pozze riempite di acqua limpida e delimitate da piccole dighe di sbarramento disposte a festoni, le quali possono formare le perle di grotta piccole formazioni a birilla di dimensioni diverse. Nella Grotta dell’Alabastro tutte queste forme vi sono rappresentate.

Grotta dell’alabastro – foto credito Paolo Mario Gay

La Grotta dell’Alabastro è senza dubbio una tra le più interessanti mete dell’esplorazione speleologica e subacquea, anche per la grande varietà di forme in essa presenti che contribuiscono a rendere tale ambiente davvero entusiasmante. La visita ha una valenza culturale notevole in quanto attraverso la conoscenza delle cause che hanno portato alla formazione della grotta e delle sue strutture si possono conoscere tutte le dinamiche geologiche e climatiche che si sono susseguite nel tempo: insomma un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta delle sue origini. Di primo acchito potrà sembrare strano il richiamo all’evoluzione del clima, specialmente considerando la posizione geografica di queste grotte, poste sulle sponde di un mare che sembrerebbe aver risentito molto poco degli sconvolgimenti ambientali succedutisi durante la storia più recente del pianeta. Tuttavia è ben nota l’esistenza di una relazione tra le grotte che si aprono al di sotto della superficie del mare ed i grandi avvenimenti climatici che portarono alla formazione delle grandi calotte ghiacciate sopra i continenti, riempiendo di neve e ghiacci le valli alpine.

Cosa avvenne nel Quaternario?
La conoscenza della più recente storia del nostro pianeta consente di ricostruire la dimensione dei grandi cambiamenti del clima che hanno caratterizzato l’ultima e più breve delle Ere geologiche: Il Quaternario. Durante questo periodo, che ebbe una durata complessiva di 1.800.000 anni (che si considera concluso solo 10.000 anni or sono), per almeno cinque volte si verificarono diminuzioni di temperatura di così grandi dimensioni che sulla parte settentrionale dei continenti e sulle catene montuose anche a latitudini minori si formarono estese glaciazioni. Enormi masse d’acqua, frutto dell’evaporazione degli oceani, furono immobilizzate al di sopra delle terre emerse sotto forma di neve e ghiaccio determinando, di conseguenza, un abbassamento della superficie dei mari fino a valori prossimi ai 120 metri.

Il piano Messiniano rappresenta un periodo di tempo molto breve nella scala geologica (meno di due milioni di anni) nella parte terminale del Miocene, durante il quale la regione Mediterranea fu soggetta a cambiamenti paleogeografici drastici, ma effimeri. Rimasto isolato dall’Atlantico, il Mediterraneo si disseccò quasi completamente. da L’angolo della geologia

Questo inusitato ritiro delle acque fu tale da provocare l’emersione di estesi fondali, fenomeno questo particolarmente evidente in tutti i mari di piattaforma quali, ad esempio, il mar Adriatico si ritirò completamente, lasciando in secca tutto il settore centro-settentrionale. Ancora più vistoso fu il fenomeno in altre parti del mondo, come nell’Europa del Nord che vide prosciugato il Mare del Nord e lo stesso Canale della Manica. Meno evidenti furono le conseguenze per le coste alte e rocciose, come quelle attorno a Marina di Camerota dove, comunque, si ebbe un incremento del fenomeno carsico per l’intera fascia emersa. L’ultimo dei periodi glaciali che caratterizzarono il Quaternario (o Pleistocene) ebbe la sua massima intensità all’incirca 20.000 anni or sono, quando si diffusero in questa regione alcuni insediamenti umani dei quali rimangono importanti testimonianze in diversi siti archeologici, principalmente nelle grotte del comune di Camerota.

la costa di Camerota da link

Tra di esse le grotte del Poggio, della Serratura e delle Noglie. Gli abitanti di quell’epoca furono perciò testimoni diretti di tali eventi e non si può escludere che alcune delle grotte, ora sommerse fossero adibite a loro dimora.

Le grotte subacquee
Esse si formarono in un ambiente esclusivamente sub aereo in quanto il processo di dissoluzione della roccia può avvenire esclusivamente in presenza di aria, cosi come la stessa deposizione di stalattiti e stalagmiti e di tutte le concrezioni calcaree che abbelliscono le grotte. L’esistenza di grandi colonne di alabastro al di sotto della superficie del mare, fatto di per se apparentemente anomalo, è spiegabile solamente conoscendo la storia geologica di queste grotte, e vedremo come nella grotta dell’Alabastro si può trovare un vero e proprio campionario di forme e strutture diverse, ognuna in grado di raccontare una propria storia. Un insieme di morfologie ormai fossili che finiscono per richiamare alla mente un grande relitto che riposa nelle profondità del mare.

Non è soltanto all’interno delle grotte, ma anche sui bassi fondali tutto intorno che si possono osservare forme tipiche imputabili ai processi di erosione carsica, verificatesi allorquando quelle rocce erano esposte agli agenti atmosferici e al ruscellamento. Con l’ausilio di una semplice maschera subacquea, nuotando in superficie, si possono riconoscere a qualche metro di profondità solchi, fori, crepacci: tutti reperti di un paesaggio totalmente diverso. Naturalmente non fu solo la variazione del livello del mare determinata dalle glaciazioni a rendere possibile la formazione delle grotte, dato che contemporaneamente si verificarono movimenti di innalzamento dovuti a processi orogenetici. Alzando lo sguardo sul lungo ed impervio versante tra Porto Infreschi e Scario si può osservare un antico livello di base (linea di costa) ad una quota attorno ai 400 metri, sotto al quale si rinvengono terrazzi formatisi a causa dell’abrasione marina, appartenenti probabilmente già al Pleistocene Inferiore, e che testimoniano dunque un sollevamento recente che ha interessato l’intera zona.

L’area del Cilento può essere considerata molto giovane dal punto di vista geologico, non tanto per l’età delle sue rocce, quanto perché i movimenti crostali si sono verificati anche in tempi recenti. I geologi sono concordi nell’affermare che l’ultimo e più recente sollevamento, dell’ordine di alcune decine di metri, si ebbe nel Pleistocene Medio, cioè nemmeno un milione di anni or sono, una frazione di tempo quasi insignificante se misurato secondo la scala geologica dei tempi.

Restate con noi 

 

Paolo Mario Gay 
istruttore federale CMAS ed operatore tecnico iperbarico, dal 1993 è Titolare di due centri e scuole sub a Marina di Camerota
Ha collaborato con i media Italiani e stranieri nel campo delle Video riprese effettuando partecipazioni a trasmissioni televisive con RAI 1 – RAI 2 – RAI 3 – MEDIASET – RETE 7 –  TV  Svizzera 
Dal 1980 effettua attività di protezione dell’ambiente  per la salvaguardia dei fondali marini. Ha pubblicato diversi manuali tra cui si segnalano:
Introduzione agli ambienti ostruiti – Livello Cavern, Ediz. EDS, 2005
Cilento Sub 75 immersioni tra fauna marina e reperti storici, Ediz. Area Blu, 2018 

Esperto cavern diver (Cave Instructor EDS) ha effettuato numerosi rilievi nelle grotte del Cilento.

Notizie utili per visitare la grotta dell’alabastro:
E’ possibile visitare la grotta tutto l’anno. Unico problema è la temperatura dell’acqua, che all’interno raggiunge i 10 gradi. Questo comporta un lasso di tempo superiore ad un immersione e la necessità di affrontarla con un’adeguata copertura. E’ possibile essere accompagnati nella visita dal Diving Center Marina di Camerota 84059, Marina di Camerota, telefonando al numero cell. 3331521015 per prenotare la visita, oppure essere inseriti nelle visite guidate settimanali.
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1 commento

  1. 17/06/2020    

    Rosario me l’aveva descritta come un’immersione incantevole, in cui sembra di entrare in un mondo fatato scivolando sulle venature lucenti di questa morbida roccia translucida…. Grazie Paolo per avermi accompagnato in questa immersione strabiliante con la professionalità e le competenze che ti caratterizzano!

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