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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Orogenesi degli Appennini di Paolo Mario Gay

livello medio
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ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: 
AREA: APPENNINI PENISOLA ITALICA
parole chiave: Orogenesi, grotte, Appennini

 

Orogenesi appenninica
Il sistema Alpino Himalayano, di cui fanno parte anche gli Appennini, iniziò a formarsi oltre 50 milioni di anni fa (Era Terziaria) durante l’orogenesi Alpina. Il  processo, che non si è ancora arrestato, prese il via in seguito allo scontro tra le placche africana, araba indiana e la placca eurasiatica.

Il lineamento che dai Pirenei giunge all’Himalaya attraverso le Alpi, Appennino, Balcani, Turchia e Pakistan si formò quando le piccole placche mediterranee (iberica, adriatica ed egea) e l’India si scontrarono rispettivamente contro l’Europa e l’Asia, determinando la chiusura del paleo oceano Tetide. Il blocco Iberico, che fungeva da limite occidentale dell’oceano Ligure-Piemontese, nel Cretaceo inferiore si distaccò dalla placca europea, lungo la faglia nord pirenaica, e cominciò a muoversi verso est insieme al blocco africano ma ad una velocità minore.

Quando l’oceano atlantico cominciò ad aprirsi, nel Cretaceo Superiore, l’Africa variò la sua traiettoria, dirigendosi verso nord-est provocando la chiusura dell’oceano Ligure-Piemontese e successivamente la sua collisione con il continente europeo. L’origine della formazione della catena appenninica è quindi la conseguenza di una serie di rotazioni e torsioni conseguenti allo scontro tra placca europea Corso-Sarda e la placca adriatica o Adria. Gli effetti di questa rotazione hanno determinato un assottigliamento crostale, nella zona occidentale tirrenica, ed un ispessimento in quella orientale adriatica.

La catena appenninica presenta due archi principali: uno settentrionale, che va dal Monferrato al Lazio ed all’Abruzzo, e l’altro meridionale, che giunge fino alla Sicilia ed in cui dominano strutture embricate. Questa conformazione superficiale sarebbe da attribuire allo sprofondamento della microplacca adriatica che, andando in subduzione verso ovest lungo un piano piuttosto inclinato, ha prodotto lo scollamento della copertura sedimentaria. Questa accavallandosi in falde con vergenza adriatica (verso est) ha dato origine alla catena appenninica stessa.

La formazione del mar Tirreno e del mar Adriatico
La catena, tuttora in fase di sollevamento, solo pochi milioni di anni fa, era costituita da pochi rilievi isolati, emergenti dalle acque. Ad ovest della catena, la tettonica distensiva, caratterizzata da faglie normali, produsse un bacino di retroarco, il mar Tirreno, mentre sul fronte della catena si generò un bacino di avanpaese, il mare Adriatico. Si sviluppò cosi una serie di strutture distensive e compressive, parallele e contigue, che caratterizzano in tutta la sua lunghezza l’Appennino.

La fine di questo ciclo comportò grossi problemi soprattutto nell’Appennino Meridionale, dove l’arresto dello sprofondamento della placca adriatica provocò un rimbalzo elastico con l’attivazione di nuovi fenomeni distensivi, responsabili probabilmente dei terremoti che hanno interessato ultimamente il sud Italia. L’Appennino Meridionale consta di due parti: l’Appennino detto Campano Lucano e l’Appennino Calabrese, separati dal passo dello Scalone (744 m). Tra i rilievi di maggior rilevanza dell’Appennino Campano sono il monte Miletto, il monte Mutria, il monte Cervialto e il monte Alburno.

L’Appennino Campano-Lucano
A sud l’Appennino Campano si estende in una catena di 50-60 km che corre lungo la costa tirrenica (catena costiera) e scende ripida fino a 6-7 km dal Tirreno, culminando a sud col monte Cocuzzo, questi altipiani sono costituiti da rocce cristalline, presentanti alla base serie carbonatiche di età terziaria. Generalmente i rilievi presentano fianchi profondamente incisi da corsi d’acqua temporanei, particolarmente violenti nella stagione piovosa, le cosiddette fiumare, caratteristiche delle regioni con scarsa piovosità e con terreni impermeabili privi di vegetazione in grado di trattenere il flusso dell’acqua.

Schema tettonico dell’appennino campano-lucano . estratto da Unità stratigrafico strutturali e schema tettonico dell’appennino meridionale di F. Ippolito et alii – edito da IGG dell’Università di Napoli

La piattaforma carbonatica Campano-Lucana, è una delle unità stratigrafico strutturali che costituiscono le coltri di ricoprimento dal cui impilamento ha avuto origine la catena sud-Appenninica. Essa è rappresentata da una potente serie carbonatica di natura calcareo-dolomitica, accanto ad essa si individua la serie del Gruppo del Cilento (flych del Cilento) costituita da sedimenti torbidici ed infine una unità con caratteri transizionali fra le due sopradette, quella del Monte Bulgheria. Alle due serie, realmente dominanti il territorio cilentano, quella carbonatica e quella di natura flyscioide (ovvero costituite da una successione di rocce sedimentarie clastiche, tipicamente da alternanze cicliche di livelli di arenaria, e di argilla o marna) corrispondono necessariamente differenti morfologie di paesaggio.

Questa differenziazione attribuibile alle diverse caratteristiche meccaniche delle due rocce determinerà, nel primo caso, passaggi aspri, caratterizzati da pareti subverticali alte ed estese (costa degli Infreschi), incise localmente da profonde forre, nel secondo forme più dolci ma non meno scenografiche (Arco Naturale) e versanti più acclivi (monte Centaurino 1.433 m slm) determinati dalle arenarie o dalle siltiti e argille del flych del Cilento. I calcari e le dolomie triassiche presenteranno poi spinti fenomeni di carsismo. Essi sono numerosi e comprendono manifestazioni di varia natura come ipogei, sorgenti, grotte riccamente ornate, epigei, karren (solchi profondi anche parecchi metri, larghi pochi centimetri, che intagliano le superfici rocciose calcaree in modo da dividerle in lastre sottilissime), doline ed inghiottitoi. 

Questa descrizione dei processi geologici è necessaria per comprendere quello che leggerete nei  prossimi articoli sulla formazione della meravigliosa grotta dell’Alabastro del Cilento. 

Restate con noi 

 

Paolo Mario Gay 
istruttore federale CMAS ed operatore tecnico iperbarico, dal 1993 è Titolare di due centri e scuole sub a Marina di Camerota.
Ha collaborato con i media Italiani e stranieri nel campo delle Video riprese effettuando partecipazioni a trasmissioni televisive con RAI 1 – RAI 2 – RAI 3 – MEDIASET – RETE 7 –  TV  Svizzera. 
Dal 1980 effettua attività di protezione dell’ambiente  per la salvaguardia dei fondali marini. Ha pubblicato diversi manuali tra cui si segnalano:
Introduzione agli ambienti ostruiti – Livello Cavern, Ediz. EDS, 2005
Cilento Sub 75 immersioni tra fauna marina e reperti storici, Ediz. Area Blu, 2018 

Esperto cavern diver (Cave Instructor EDS) ha effettuato numerosi rilievi nelle grotte del Cilento.

Notizie utili per visitare la grotta dell’alabastro:
E’ possibile visitare la grotta tutto l’anno. Unico problema è la temperatura dell’acqua, che all’interno raggiunge i 10 gradi. Questo comporta un lasso di tempo superiore ad un immersione e la necessità di affrontarla con un’adeguata copertura. E’ possibile essere accompagnati nella visita dal Diving Center Marina di Camerota 84059, Marina di Camerota, telefonando al numero cell. 3331521015 per prenotare la visita, oppure essere inseriti nelle visite guidate settimanali.
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3 commenti

  1. anna anna
    10/06/2020    

    bellissimo lavoro Paolo, grazie per il suggerimento

  2. Umberto Lardieri Umberto Lardieri
    10/06/2020    

    Grazie per avermi messo a conoscenza di questo sito e complimenti per l’esaustivita’ dell’articolo. Ci vediamo per una visita alla grotta dell’Alabastro
    A presto Umberto

    • Paolo Paolo
      10/06/2020    

      Grazie, per il tuo commento, ma ti consiglio di seguire anche il resto dell’articolo che si compone di 4 pubblicazioni, questo per capire meglio la Grotta dell’Alabastro e per vedere alcune foto del sito. ciao Paolo

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