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Francis Drake, tra mito e realtà di Gianluca Bertozzi

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: Francis Drake, Spagna, Corsari

galeone spagnolo XVI secolo

La vita e le imprese di Francis Drake hanno riempito molte pagine della storiografia britannica e della narrativa popolare, però ritengo che le descrizioni soffrono di deformazioni interpretative dovute a un’elaborazione esclusivamente nazionale dei fatti nonché di una sua eccessiva mitizzazione nell’area dell’Europa protestante. Studi successivi, effettuati su fonti spagnole, danno una visione parzialmente diversa e molto meno eroica di quegli avvenimenti.

Sicuramente dotato come navigatore, Sir Francis Drake si fece una fama di grande condottiero per mare. In realtà, analizzando le fonti, la sua abilità dovrebbe essere ridimensionata. Drake, il Draco come lo chiamavano gli Spagnoli fu in realtà un abile opportunista. Il più delle volte seppe approfittare della debolezza dei presidi spagnoli oltreoceano, sfruttando l’effetto sorpresa ed attaccando le basi spagnole e le loro navi grazie alle sue navi in acque caraibiche e nel Pacifico ancor prima si fossero palesate minacce da parte inglese alla Spagna. Vedremo come, superata la sorpresa, gli Spagnoli seppero però reagire ed organizzare una efficiente difesa di insediamenti e traffici che permise di mantenere per secoli il predominio nell’area. La narrazione degli ultimi anni di vita di Drake dimostra sia la sua difficoltà operativa a contrastare gli Spagnoli sia che la guerra anglo spagnola non fu l’inizio della fine dell’impero Spagnolo, come spesso viene raccontato. Al contrario La Spagna seppe reagire alla sconfitta della Grande y felicissima armada, nel 1588, infliggendo poi pesanti sconfitte agli Inglesi tanto che, con la pace del 1604, la Spagna conseguì buona parte degli scopi che si era prefissa contro gli Inglesi con la dichiarazione di guerra. 

La conferenza di pace presso la Sommerset House di Londra, 1604. Il trattato che fu firmato ripristinò lo status quo ante bellum assicurando però alla Spagna una posizione leader nel mondo.

La verità su Drake vista dagli Spagnoli 
I limiti di Drake come capo militare apparvero evidenti già durante gli scontri del 1588, in cui il corsaro inglese ebbe un ruolo abbastanza secondario. Come annotato dal suo stesso comandante, Charles Howard, Drake eludeva i duri combattimenti e si preoccupava solo del suo beneficio personale, anche a scapito della flotta inglese. I suoi limiti però apparvero soprattutto l’anno successivo quando fu posto a capo di una spedizione navale, contro il Portogallo, la cosiddetta “Contra armada“; con i suoi errori (non mancarono aperte accuse di codardia) causò il più grande disastro navale inglese del tempo, 20 navi e più di 12000 uomini persi; una sconfitta comparabile con quella, ben più nota e celebrata nei libri di storia, che la Spagna aveva subito l’anno precedente perdendo 45 navi e 10000 uomini. La differenza era che l’Inghilterra, molto meno ricca e popolata della monarchia di Filippo II, non poteva permettersi una simile sconfitta e questo condizionò tutte le operazioni successive. Dopo la disfatta la regina Elisabetta Tudor, probabilmente molto delusa, relegò quello che era stato un suo favorito per cinque anni al comando delle difese costiere di Plymouth, senza dargli il comando di alcuna spedizione. 


Successivamente le difficoltà inglesi aumentarono in quanto la flotta spagnola con l’entrata in servizio dei cosiddetti Dodici Apostoli, dodici grandi galeoni, con una potenza di fuoco impressionante. La Spagna si dimostrò molto più efficiente di quanto lo era stata prima del 1588, realizzando un sofisticato sistema di convogli e scorte ed una migliorata rete di spie. Durante l’ultimo decennio del secolo XVI ciò ridusse la corsa contro le flotte spagnole che trasportavano in patria i tesori dell’America consentendo alla Spagna di trasportare in patria tre volte tanto oro ed argento, quanto trasportato nel decennio precedente. Quest’accresciuta disponibilità permise alla Spagna di mantenere eserciti e flotte e relative basi in Europa, nel Mediterraneo, nelle Americhe e in Estremo Oriente.

Data la situazione ormai senza molte prospettive, Elisabetta decise di dare a Sir Francis Drake, ritenuto da molti un comandante capace ancora di radunare molti volontari, un’ultima possibilità: il comando di una flotta diretta contro i Caraibi spagnoli, con la missione di conquistare Panama, tagliare in due i domini spagnoli e accedere al Pacifico, aprendo la strada a vittorie ancora più grandi e ad una penetrazione nelle Americhe. Certo, i tempi erano cambiati dai tempi delle facili vittorie sugli ignavi coloni spagnoli, e la regina Elisabetta, che non si fidava più totalmente del corsaro, decise di dividere il comando tra lui e il suo vecchio amico e socio John Hawkins, assegnando però il comando della forza da sbarco al generale Thomas Baskerville. La spedizione era notevole per l’epoca, non meno di 28 navi, tra cui sei galeoni reali, grandi navi costruite per la guerra, e numerose unità corsare, con quasi cinquemila uomini tra marinai e soldati; di fatto la più grande spedizione inviata contro l’America spagnola fino ad allora. Il 7 settembre del 1595 la flotta partì da Plymouth ma presto si scoprì che mancavano i rifornimenti e si decise di attaccare le Canarie per procurarseli.

La città di Las Palmas fu attaccata il 6 ottobre 1595 ma, sebbene fosse difesa da pochi e cattivi cannoni, da una manciata di soldati regolari e da molti civili mobilitati per l’occasione, tra l’altro senza disciplina o organizzazione ed armati sommariamente, l’attacco fu respinto. Sebbene Baskerville avesse affermato che avrebbe potuto prendere la città in quattro ore, gli Inglesi decisero di ritirarsi senza ottenere nulla di concreto. Così si limitarono a caricare acqua e legna da ardere in località disabitate delle isole, subendo attacchi e perdite a causa delle pattuglie spagnole.

Fatta vela per i Caraibi, Drake decise quindi di attaccare Puerto Rico (anche se non era previsto dai piani della Regina), sperando di catturare il tesoro di un galeone, il “Begoña”, che era immobilizzato in porto a causa dei danni inflitti da una tempesta. Ma l’allarme della flotta inglese era stato dato in tempo e a Portorico era stato inviato in rinforzo uno squadrone di fregate spagnole (navi minori veloci e ben armate) sotto il comando di Don Pedro Téllez de Guzmán.

Le fregate non solo arrivarono a San Juan da Porto Rico prima di Drake, ma nella traversata catturarono una nave leggera della squadra inglese, sulla quale scoprirono i lineamenti del piano d’attacco che permisero loro di rinforzare ulteriormente le difese. Nel frattempo Hawkins era morto di malattia, lasciando Francis Drake come unico comandante navale della spedizione. Giunto a Portorico, scoprendo le navi spagnole alla fonda, organizzò un attacco notturno con le barche della squadra per incendiare le loro fregate. Il vantaggio era ancora suo in quanto, tra la guarnigione della piazza e gli equipaggi del galeone danneggiato e delle cinque fregate, gli Spagnoli avevano potuto raccogliere appena 1.200 uomini contro i quasi cinquemila inglesi. Ciononostante l’attacco notturno finì in un disastro; delle trenta barche ne furono affondate almeno nove, con la morte di circa 400 uomini, contro la perdita di una fregata e 40 morti per gli Spagnoli.
Ancora una volta, Drake dovette ritirarsi prima di un fallimento completo, e le quattro fregate rimanenti portarono indisturbate il tesoro in Spagna.

Le successive incursioni di Drake contro piccoli insediamenti spagnoli non portarono frutto perché la popolazione, ricevendo in tempo l’allarme del suo arrivo, grazie a un efficiente sistema di avvistamento, riusciva ad allontanarsi in tempo, portando via oggetti preziosi viveri e beni. Inoltre la flotta inglese cominciava ad essere indebolita dalla diffusione delle malattie tropicali. Con molto ritardo, Drake decise infine di attaccare il suo obiettivo principale: Panama.

Alonso de Sotomayor, governatore di Panama

Arrivato sulla costa trovò la città di Nombre de Dios deserta, e decise di inviare una forza da sbarco via terra guidata da Baskerville mentre lui risaliva il fiume Chagres per attaccare dal mare gli insediamenti spagnoli. In altre parole un attacco da terra e dal mare che avrebbe dovuto far collassare le difese spagnole. Ma Drake non ottenne nulla. I quasi mille di uomini di Baskerville, dopo una dura e massacrante marcia nella giungla, si trovarono di fronte ad un fortino difeso, a loro insaputa, da soli 70 spagnoli comandati dal capitano Enríquez. Il primo assalto inglese fu respinto. Nel frattempo un piccolo contingente di 50 uomini al comando del capitano Lierno Aguero rinforzò la guarnigione.

Gli Inglesi, non essendo al corrente di quanti fossero gli Spagnoli, furono ingannati da Enriquez che ebbe l’idea di suonare trombe e tamburi, come se vi fosse all’interno del fortino un gran numero di soldati. Questo ingannò gli Inglesi che si ritirarono, inseguiti dagli Spagnoli e dagli indiani. Durante la fuga persero quattrocento uomini tra morti, feriti e dispersi, prima di ricongiungersi con Drake sulla costa.

Quadro di Thomas Davidson, Sepoltura dell’ammiraglio Drake; Consiglio comunale di Plymouth –  Museum and Art Gallery

Scoraggiato, malato e sconfitto, Drake pochi giorni dopo morì nella sua cabina, mentre, si dice, i suoi uomini litigavano fra loro per i suoi beni durante la sua agonia. Da marinaio fu seppellito in mare con indosso la sua armatura in una bara di piombo nei pressi di Porto Bello. 

A questo punto, le epidemie, la fame e le perdite in combattimento avevano portato alla morte dei due comandanti: Hawkins e Drake, di 15 capitani e altri 22 ufficiali, oltre a numerosi uomini. Baskerville restato solo al comando decise di tornare in Inghilterra. Durante una sosta sull’isola di Pinos, fu però sorpreso da una squadra di navi spagnola comandata dal comandante Avellaneda, che con solo tre galeoni attaccò la flotta inglese, affondando una nave e catturandone altre perdendo solo una nave spagnola. Solo otto navi inglesi, delle ventotto partite un anno prima, riuscirono a raggiungere l‘Inghilterra, con appena un quarto degli equipaggi e senza bottino.

Il mito di Drake va rivisitato?
Con questo disastro finì la carriera di Drake e Hawkins, cominciata con un altro disastro a San Juan de Ulúa dove di fatto Drake aveva disertato abbandonando lo scontro. Uomini che furono contrabbandieri, in particolare di schiavi, e che agirono più da pirati che da corsari. I loro più grandi successi furono ottenuti quando la Spagna e l’Inghilterra erano ufficialmente in pace e gli ambasciatori spagnoli erano in Inghilterra cercando un accordo pacifico. Successi per di più ottenuti contro popolazioni e navi poco difese e prese di sorpresa. Al di là della sua grande capacità marinara Francis Drake fu quindi un opportunista che raccolse i suoi successi in un momento particolare, e trovò invece un’amara sconfitta quando di fronte a se trovò forze organizzate e capaci. Un mito che dovrebbe quindi essere rivisto al ribasso.

Lo scrittore Felix de Lope de Vega y Carpio, che era stato imbarcato come soldato nella campagna di Terceras e poi nella Flotta del 1588, dove aveva perso anche il fratello, raccontò l’ultima e disastrosa campagna di Drake nella sua “Dragontea” una bel poema epico. Sulla sua copertina, un’incisione mostra l’aquila degli Asburgo spagnoli che uccide un drago (Drake) con il motto: “Tandem Aquila Vincit“, ovvero “Finalmente l’aquila ha vinto”.

Gianluca Bertozzi

 

Bibliografia
Derrotas y muerte de Drake di Agustín Ramón Rodríguez González università di Madrid

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