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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Il galeone di Firenze e l’Armada di Gianluca Bertozzi

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVI SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: Invincibile Armata
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Il 19 maggio del 1588 la Grande y Felicisima Armada partì da Lisbona alla volta della Manica dove avrebbe dovuto imbarcare l’esercito imperiale, al comando del duca di Parma, Alessandro Farnese, in un porto delle Fiandre. Secondo il piano di invasione dell’Inghilterra, Farnese, idoveva radunarvi un corpo di spedizione composto da circa 20000 uomini e 5.000 cavalieri, oltre ad un certo numero di navi da sbarco.

Al di là dei limiti del Capitán general del mar Océano (comandante dell’Armada), Juan Carlos de Guzmán y de Aragón, legati alla sua mancanza di esperienza di comando navale, in combattimento si comportò con coraggio ed intelligenza. L’errore maggiore di tutta l’operazione fu il non tenere conto dell’opinione del Duca di Parma, che aveva chiaramente avvisato che non sarebbe mai stato in grado di occupare in tempo un porto olandese, dove poter effettuare l’imbarco delle truppe e rifornire le navi da guerra delle munizioni consumate per aprirsi la strada.

Quando la flotta spagnola giunse nel porto neutrale di Calais nessun porto era disponibile e dei 20 galeoni da guerra, 4 galeazze, 69 mercantili e 31 navicelle che la componevano alla partenza, solo due mercantili erano stati persi e la flotta da battaglia era al completo (pur avendo quasi completamente esaurito le munizioni). Sebbene i Francesi fornirono immediatamente viveri e acqua, dato lo stato di neutralità, non poterono fornire polvere e palle di cannone. Questo comportò che l’attacco inglese notturno, poi noto come la battaglia di Gravelines, fu affrontato dagli Spagnoli in condizioni di grave inferiorità.  Sebbene Gravelines fu una vittoria per gli Inglesi, in realtà gli Spagnoli persero soltanto una galeazza e due galeoni da guerra.

A questo punto la consapevolezza che non vi sarebbe stato alcun porto ove imbarcare le truppe del Duca di Parma e rifornirsi, portò il comandante spagnolo a decidere di rientrare in Spagna. Dubitando che le sue navi, ormai prive di munizioni potessero far fronte alla flotta Inglese, che spadroneggiava per conoscenza dell’ambiente e vicinanza al proprio territorio, il Comandante dell’Armada decise, in base prudenziale, di circumnavigare le isole britanniche. Lungo la rotta una serie di violente tempeste colpirono l’Armada, causando la perdita di un galeone, di una galeazza e 36 mercantili prima del rientro in patria.

Il risultato di portare una flotta fin quasi all’obbiettivo non era stato cattivo in quanto le cifre erano tutte a favore dei Britannici. La regina Elisabetta, in vista dell’imminente pericolo, aveva mobilitato tutti i Lord ed i gentiluomini del paese per la preparazione allo scontro. Gli Inglesi sapevano che non avrebbero mai potuto reggere il confronto sulla terraferma, visto la soverchiante forza terrestre degli Spagnoli, ma riuscirono a schierare una imponente flotta da guerra.

La Royal Navy di Elisabetta poteva contare su 34 navi da guerra e su molti altri mercantili ben armati che le erano stati “donati” dalle città portuali del regno. Il totale degli uomini a disposizione dell’Ammiragliato inglese era di 17.500, mentre il totale delle navi era di circa 172 per 32.000 tonnellate. Di queste 172 imbarcazioni, 34 furono affidate a lord Howard d’Effingham, 64 mercantili armati furono posti al comando di Francis Drake, 36 unità a lord Seymour, mentre la squadra di navi da trasporto che contava 38  imbarcazioni fu affidata a lord Thomas Howard.

La flotta spagnola era composta da un totale di quasi 30.000 uomini (di cui solo 8.000 erano marinai) e circa 130 navi. Di queste ultime, solo 24 erano veri galeoni da guerra mentre gli altri erano imbarcazioni dotate di una discutibile potenza di fuoco. La gran parte delle navi spagnole infatti era stata destinata al trasporto truppe ed ai rifornimenti.
Per quanto riguarda l’artiglieria, le stime parlano di circa 1.972 pezzi d’artiglieria pesante da parte inglese e di 1.124 per il fronte spagnolo. Va comunque specificato che, il maggior numero di bocche da fuoco era presente sulle navi del re Filippo II, circa 2.600, ma di queste, ben 1.500 erano pezzi antiuomo come i falconetti.

Il grande vantaggio inglese era dovuto al numero di colubrine, gli unici pezzi d’artiglieria in grado di colpire fino a 800 metri di distanza. Ve ne erano ben 1.874 sulle navi britanniche e solo 635 su quelle spagnole e tra le colubrine del calibro massimo gli Inglesi disponevano di 251 pezzi da 16 libbre contro 126 analoghi pezzi spagnoli.

Le navi italiane a seguito della flotta Spagnola
La presenza di italiani nella armada spagnola era notevole; le quattro galeazze, che furono tra le navi più efficienti, venivano da Napoli dove erano stati reclutati gli equipaggi e imbarcavano il Tercio Vejo di Naples, parimenti reclutato nell’Italia meridionale. Inoltre, il galeone San Francisco era  in realtà il Florencia del granduca di Toscana.

modellino del Florencia

Raccontiamo la sua storia: il galeone San Francisco iniziò la sua esistenza con il nome di Florencia, nome che fu mantenuto in numerosi testi. Il Florencia apparteneva al Duca di Toscana, che la fece costruire per il commercio delle spezie che intendeva acquistare nelle Fiandre e poi smerciare, in concorrenza con Venezia, in Italia e nel Mediterraneo.
La nave, di 961 tonnellate, fu costruita senza risparmio e armata con 52 ottimi cannoni in bronzo e un equipaggio formato da esperti marinai al comando di Niccolò Bartoli, uno sperimentato capitano. Dopo essere arrivata a Lisbona nel 1586, la Florencia fu trattenuta dalle autorità spagnole e alla fine fu requisita a metà del 1587. Durante la loro permanenza a Lisbona, molti capitani e ammiragli visitarono la Florencia ammirando i suoi 52 cannoni e come fosse stata ben costruita. Dopo essere stata requisita, la Florencia fu quindi ribattezzata San Francisco (o San Francesco) e fu aggregato allo Squadrone del Portogallo che comprendeva le migliori navi.

Il tipo di cannoni che il San Francisco imbarcava è interessante. Durante la fine del XVI secolo la produzione di armamenti navali comprendeva l’uso di materiali come ghisa, ottone, bronzo e ferro battuto.

Sulle navi erano prevalentemente impiegati cannoni in ferro, piuttosto pesanti ma anche pericolosi, data la tendenza a scoppiare perché costruiti con barre o strisce di ferro tenute insieme con cerchiature  in ferro.

I suoi cannoni in bronzo, fusi in unica colata, erano invece le armi migliori disponibili all’epoca; armi rare e costose che dimostrano la grandezza dell’investimento del duca di Toscana. La dinamica degli ingaggi successivi sembrerebbe dimostrare che il suo equipaggio avesse buona pratica nell’uso delle artiglierie, ponendo il San Francisco tra le migliori unità di combattimento. Teniamo conto che era un’epoca di passaggio in cui si stavano modificando le tattiche navali, passando dalle procedure di abbordaggio ai cannoneggiamenti a distanza con l’uso delle artiglierie di bordo. La maggior parte delle fonti riporta che il San Francisco aveva 52 cannoni; questo numero includeva tutti gli armamenti, dai cannoni girevoli alle artiglierie pesanti, e costituiva una dotazione di tutto rispetto.

Dopo la requisizione, il San Francisco conservò l’equipaggio italiano compreso il capitano Bartoli, e come comandante militare arrivò il capitano Gaspar da Sousa. Questo assunse il comando in quanto le navi spagnole erano sotto il controllo del comandante dei soldati non del capitano. È noto che il Florencia prese parte attiva a tutti gli scontri causati dai ripetuti infruttuosi tentativi inglesi di spezzare lo schieramento spagnolo, effettuati tra il 31 luglio e il 5 agosto. Il 5 agosto funse da nave di bandiera dell’ammiraglio Diego Flora de Valdes, partecipando con altre navi portoghesi alla messa fuori combattimento del galeone inglese Trumph da 1100 tonnellate. Quest’ultimo riuscì a salvarsi solo perché undici imbarcazioni a remi lo rimorchiarono in patria (il Triumph, la più potente nave da guerra inglese, era stato appena riparato dai danni subiti il 2 agosto dopo un combattimento con le Galeazze napoletane che lo avevano quasi disalberato). Di fatto il San Fransisco  respinse assieme al San Mateo l’attacco della divisione di Drake. Durante la battaglia di Gravelines, si distinse danneggiando gravemente, con un tiro lento e preciso per risparmiare munizioni, il galeone Revenge, trapassandolo con palle di ogni calibro.

La fine
Alcune fonti (i libri sulle navi del tesoro) affermano che il San Francisco (talvolta citato come Florencia) affondò nella Tobermory Bay sull’isola di Mull, in Scozia, dove stava riparando i danni riportati dopo una tempesta. In realtà la nave della Armada che affondò nella Tobermory Bay era probabilmente la San Juan de Sicilia, un mercantile requisito nel 1586, in quanto il San Francisco riuscì a tornare a Santander (Spagna), con altre nove navi tra cui l’ammiraglia.

i cannoni ritrovati a Tobermory Bay

Sfortunatamente la nave era così danneggiata che fu successivamente demolita per recuperare artiglierie e il legname. Il capitano Bartoli morì il giorno dopo il rientro, presumibilmente per le ferite riportate durante i combattimenti contro gli Inglesi. Dopo il ritorno dell’Armada, il Capitano Gaspar da Sousa e Juan Carlos de Guzmán y de Aragón, conte di Medina Sidonia, nei loro rapporti menzionarono spesso il comportamento valoroso del San Francisco durante i combattimenti. In particolare, il Medina Sidonia scrisse una lettera al duca di Toscana per elogiare la nave e il suo equipaggio mentre da Sousa confermò che nessuna nave dalla flotta si era comportata meglio. 

Gianluca Bertozzi

Fonti
Gli Italiani dell’invincibile armada di Enrico Cernuschi
Gran Pavese di Enrico Cernuschi
Wikipedia voci: la guerra anglo spagnola e Invincibile Armada
Ascesa e declino della potenza navale britannica di Paul Kennedy
La rivoluzione militare di Geoffrey Parker

 

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