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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Lo studio delle risorse ittiche di Luigi Piazzi

livello elementare
.
ARGOMENTO: biologia e ecologia
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: pesca, risorse ittiche

 

la pesca del tonno: un’economia importante e regolata … ma quanto sostenibile?

Un aspetto del monitoraggio marino fondamentale anche per la sua ricaduta in campo ambientale è quello legato all’attività di pesca.
Infatti, nell’ottica di ridurre gli impatti e mantenere l’attività economicamente valida, è fondamentale acquisire il maggior numero possibile di informazioni per permettere agli organismi gestori di impostare piani di sostenibilità a corto e lungo termine.

L’obiettivo della valutazione degli stock ittici non è quindi esclusivamente quello di stimare le abbondanze in mare delle diverse specie commercializzate o di fornire indicazioni gestionali per massimizzare le rese, ma deve anche garantire la sostenibilità nel tempo, individuando i quantitativi massimi da prelevare o i limiti dello sforzo di pesca che garantiscano buone rese pur mantenendo una biomassa riproduttrice sufficiente. L’Unione Europea e il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (MiPAAF) richiedono la valutazione degli stock ittici attraverso un programma internazionale di monitoraggio definito “MEDITS”.

Nell’ambito di questo programma vengono eseguite campagne specifiche di campionamento mediante reti a strascico da parte di unità operative locali: nei mari di Sardegna, Corsica e Toscana operano rispettivamente l’Università di Cagliari, l’IFREMER, l’ARPA Toscana e il Centro di Biologia Marina di Livorno. Parallelamente a questo monitoraggio, sono stati attivati altri programmi di raccolta di informazioni sullo sbarcato commerciale, su aspetti economici e di mercato, sulle zone di riproduzione delle specie ittiche e sullo sfruttamento di particolari risorse marine ad interesse locale. Le campagne scientifiche sono indirizzate principalmente a conoscere le specie presenti in ogni area di pesca, la loro abbondanza e la struttura delle loro popolazioni. Tali ricerche permettono anche la raccolta di molte altre importanti informazioni di carattere biologico, ad esempio su aspetti riproduttivi o trofici delle singole specie. Tutte le informazioni raccolte possono fornire indicazioni sugli effetti della pesca sull’ambiente, come la riduzione dell’abbondanza di certe specie, le modifiche della struttura per taglia, la sostituzione di specie, ecc. Inoltre, dall’analisi di serie temporali possono essere fatte previsioni a breve termine relative all’andamento delle catture. Queste informazioni possono essere utilizzate da un punto di vista gestionale.

Quando viene registrato un eccesso di prelievo si possono attivare provvedimenti indirizzati a ridurre la pressione, sia attraverso una riduzione dell’attività di pesca, ad esempio inserendo dei periodi di fermo, sia attraverso la riduzione complessiva della flotta peschereccia.
Un’altra importante informazione ottenuta dagli studi sugli stock ittici riguarda le aree e i periodi sensibili. Gli organismi, infatti, non si distribuiscono in modo casuale, ma sono condizionati dal tipo di fondale, profondità, salinità, correnti, ecc.

Spesso si osservano concentrazioni di individui di una specie in periodi e aree che risultano le più idonee per i loro bisogni in una ben definita fase vitale. È comune ad esempio trovare concentrazioni di individui adulti nei periodi di riproduzione o di giovani densamente concentrati in aree “di nursery”. Risulta quindi necessario definire queste aree e prendere speciali provvedimenti di protezione in modo da evitare eccessivi prelievi quando le popolazioni sono molto concentrate e vulnerabili.

Gli strumenti da pesca
I principali tipi di pesca commerciale sono lo strascico, la circuizione e la pesca artigianale.

Lo strascico viene effettuato grazie ad una rete a sacco collegata a delle strutture dette “divergenti” che consentono l’apertura della bocca della rete una volta che questa è trascinata in mare.

cala della rete nella pesca a strascico

Vi sono quattro principali tipologie di attrezzo: la tartana, la volantina, la francese e il rapido. La tartana è una rete asimmetrica che raggiunge un’apertura orizzontale di 5-20 m e un metro in verticale e mantiene uno stretto contatto con il fondo.

La volantina e la francese comportano un minor contatto con il fondo ma hanno aperture che in verticale variano da 2 a 4 metri. Il rapido ha un’intelaiatura rigida alla bocca con denti arcuati che consentono la penetrazione nel fondo ed è specificatamente indirizzato a specie legate ai fondi sabbiosi, come sogliole, rombi e razze. La volantina e la francese pescano specie quali naselli, cicale, seppie e triglie; la tartana, utilizzata in profondità, può permettere la pesca dello scampo, della mostella e del potassolo.

pesca a circuizione

La pesca a circuizione può essere effettuata sia per il pesce azzurro che per il pesce bianco. La prima si effettua col “cianciolo” e con l’ausilio di fonti luminose: la rete viene calata dal peschereccio con l’impiego di barche più piccole sui banchi di pesce attirati dalle luci. È utilizzata soprattutto per acciughe, sardine, sardinelle. La circuizione al pesce bianco viene effettuata senza fonti luminose e permette la pesca di orate, dentici, ricciole e palamite.

La pesca artigianale o piccola pesca utilizza reti da posta, palangari, sciabiche e nasse.

rete da posta

Le reti da posta possono avere un solo pannello di rete (imbrocco) o tre pannelli nel caso del tramaglio. La rete a imbrocco cattura i pesci che rimangono stretti nelle maglie a livello delle aperture branchiali.

 

Il tramaglio è costituito da due pannelli esterni a maglie grandi e uno interno a maglie piccole: la cattura avviene per ammagliamento alla rete interna dopo aver attraversato il primo pannello. Una variante del tramaglio è la rete incastellata, o ingarzellata, costituita da un tramaglio sormontato da una rete a imbrocco.

Palangaro fisso di fondale – da regione siciliana

Il palangaro è l’attrezzo ad ami più utilizzato a livello professionale: è costituito da una serie di lenze appese ad un cavo, ognuna portante un amo. La pesca con la sciabica è mirata alla cattura del rossetto (Aphia minuta): i pescatori calano la rete in modo da circondare i banchi di rossetto precedentemente individuati mediante l’ecoscandaglio.

una pesca antica: le nasse – fotografia di Ezio Quiresi, sempre scattata alla fine degli anni Cinquanta ad Aci Trezza

Le nasse sono realizzate secondo varie tipologie, il sistema di cattura è rappresentato da una struttura ad imbuto che permette l’entrata ma non l’uscita degli organismi. Al suo interno possono essere messe esche che attirano le prede. I molluschi lamellibranchi vengono pescati con i rastrelli, solitamente retini di metallo con denti o lama che si infossano nel substrato in acque di limitata profondità; possono essere azionate a mano o con imbarcazioni.

La pesca subacquea ai cannolicchi viene esercitata da operatori in immersione con l’utilizzo di un’asta lunga 40 cm che presenta alla sua estremità un’ogiva a forma di cono: l’ogiva viene introdotta nei sifoni del mollusco che appaiono come fori del fondale sabbioso, permettendo l’estrazione dell’animale.

 

Luigi Piazzi
Ricercatore e docente universitario Università di Sassari

 

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