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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Le unità di soccorso sommergibili: una risorsa al servizio della Marina Militare e degli interessi della collettività

livello elementare
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ARGOMENTO: MARINA MILITARE
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: NA
parole chiave: soccorso sommergibili

 

relitto del K 141 Kursk? Con i mezzi di oggi si sarebbe potuto salvare qualcuno? Difficile a dirlo, ma oggi abbiamo a disposizione un’organizzazione e mezzi migliori

Il 12 agosto 2000, un sottomarino russo a propulsione nucleare, il K 141 Kursk, durante l’esercitazione “Summer-X” nel Mare di Barents, subì l’esplosione di un siluro che provocò l’affondamento del battello. Nonostante alcuni membri dell’equipaggio fossero riusciti a sopravvivere all’esplosione, la Marina russa non fu in grado di soccorrerli adeguatamente, condannandoli ad una lenta agonia sul fondo. Il battello fu localizzato oltre 16 ore dall’incidente e dovettero passare altrettante ore prima di poter iniziare le prime operazioni di salvataggio.

Quello del Kursk non fu purtroppo l’ultimo incidente di sommergibili in mare e in tutte le Marine ci si domandò se questa importante componente di soccorso fosse stata nel tempo troppo trascurata.

SPAG in azione – foto Marina Militare Italiana

Una funzione sottovalutata? 
Fino a poche decine di anni fa, tale capacità operativa non era inserita nella pianificazione degli armamenti navali NATO che, demandavano la gestione di eventuali emergenze alle rispettive Nazioni parte dell’Alleanza. Il drammatico evento del Kursk portò a rivalutare il problema e nacquero gruppi di lavoro con lo scopo di condividere informazioni e definire standard reciprocamente accettati per la progettazione e il funzionamento dei sistemi di soccorso sommergibili. Tra di essi il Submarine Escape and Rescue Working Group (SMERWG), sponsorizzato dal Comitato Militare della NATO, che nacque nell’ambito dell’Organizzazione per la Standardizzazione della NATO (NSO) con lo scopo di sviluppare la standardizzazione  delle procedure. A questo gruppo partecipano tutte le nazioni NATO in possesso di mezzi subacquei con il concorso di altri Paesi tra i quali Argentina, Australia, Brasile, Cile, Malesia, Pakistan, Singapore, Sudafrica, Svezia, e Tailandia.

Oltre allo SMERWG va menzionato l’International Submarine Escape and Rescue Liaison Office (ISMERLO), un’ufficio nato per coordinare le operazioni a livello internazionale di ricerca e salvataggio di sottomarini. Fu istituito nel 2003 in campo NATO a seguito del disastro del sottomarino russo K 141 Kursk. L’Ufficio fornisce un servizio di collegamento internazionale per prevenire eventuali situazioni di pericolo in tempo di pace e per rispondere rapidamente qualora si verifichino. L’ISMERLO è composto da un team internazionale di esperti con sede a Northwood, nel Regno Unito. Uno degli scopi dello ISMERLO è anche quello di stabilire nuovi standard per la fuoriuscita ed il salvataggio dai sottomarini. L’organizzazione fornisce inoltre informazioni online sul Submarine Escape and Rescue (SMER) per un quanto più rapido impiego dei sistemi di salvataggio in caso di incidente. La partecipazione è aperta alle nazioni partner della NATO e alle nazioni non NATO che desiderino sviluppare questa capacità operativa. Come tale, vi contribuiscono tutti i Paesi che posseggono sottomarini e sommergibili, tra cui anche l’Argentina e Russia. Ogni anno vengono organizzati eventi ed esercitazioni di ricerca, evacuazione e salvataggio dei sottomarini come la Dynamic Monarch.

 

Da un punto di vista operativo, va menzionato il NATO Submarine Rescue System (NSRS), un progetto tri-nazionale (Francia, Norvegia e Regno Unito) per sviluppare un sistema internazionale di salvataggio per i sottomarini dotati di un’adeguata superficie di accoppiamento attorno ai portelli.

Il sistema comprende un sistema di salvataggio, il DSRV (Deep Submergence Rescue Vehicle) di base nel Regno Unito, attivo 24/24 e trasportabile via aereo sul luogo dell’incidente. Questa caratteristica è essenziale in quanto  il “Time To First Rescue” (TTFR) è un fattore estremamente vitale per poter portare in salvo i sopravvissuti. 

Italia
In campo nazionale il ruolo di soccorso sommergibili è ancora affidato alla ormai vetusta nave di salvataggio Anteo. La nave fa parte del Gruppo Navale Speciale del COMSUBIN, comandato da un capitano di vascello (COMGRUPNAVIN), ed è equipaggiata sia per svolgere operazioni di soccorso e salvataggio di sommergibili, fino a 300 metri di profondità, sia per effettuare operazioni antincendio in caso di soccorso a navi incendiate.

I suoi compiti si estendono alla ricerca e localizzazione di scafi ed oggetti sommersi per l’appoggio alle operazioni subacquee, attività che svolge spesso in collaborazione con le unità di contromisure mine. In particolari occasioni l’Anteo è stato impiegato per operazioni di ricerca e recupero di scafi affondati e materiali a favore della comunità, dimostrandosi un unità particolarmente idonea al dual use.

La nave dispone di un ponte di volo per l’appontaggio e decollo di un elicottero e di un hangar telescopico. Per l’assolvimento dei suoi compiti di soccorso sommergibili la nave è dotata di una ormai vetusta campana McCann, costruita dall’Arsenale di La Spezia, che può connettersi sul portello di emergenza di un sommergibile fino ad una profondità massima di 120 metri. Come in un ascensore, i marinai soccorsi vengono portati a bordo dell’Anteo e fatti transitare in una camera di decompressione multipla per soccorso embolizzati.

La nave ha in dotazione un sommergibile tascabile SRV 300 (Submarine Rescue Vehicle) che permette agli operatori subacquei di spingersi sino a 300 metri di profondità per lo svolgimento di missioni di salvataggio ai sommergibili sinistrati, portando in salvo fino a 12 naufraghi per ogni corsa. Un’altra importante componente di bordo, vorrei sottolineare essenziale, è quella dei Palombari che, operando in saturazione, possono raggiungere profondità operative oltre i 250 metri, sia con miscele particolari sia  con scafandri rigidi A.D.S. (Atmospheric diving suit).

La nave utilizza per le sue investigazioni dati sonar, riprese video fotografiche e i veicoli subacquei filoguidati Pluto e Falcon.

In caso di allarme viene impiegato un nucleo di pronto intervento aviolanciato, lo SPAG (Submarine Parachute Assistant Group) del Gruppo Operativo Subacquei (GOS), supportato dallo SMERAT (Submarine Escape and Assistance Group), sempre dipendenti dal Comando Subacquei ed Incursori (COMSUBIN) di La Spezia. Gli operatori SPAG possono essere infatti paracadutati direttamente sulla posizione del battello al fine di organizzare una prima piattaforma di soccorso per i marinai fuoriusciti dal sommergibile.

SMEREX
Il soccorso ai sommergibili svolto dal COMSUBIN è stato per molto tempo una peculiarità unica nel contesto delle Marine del Mediterraneo e rientra nell’ambito delle molteplici capacità che la Marina Militare pone al servizio della collettività nell’ambiente marino. Un’attività che richiede un costante addestramento per gli operatori e i mezzi di soccorso. Questo avviene con esercitazioni di diversa complessità tra cui, voglio ricordare, la SMEREX (Submarine Escape Rescue Exercise), il cui obbiettivo è di verificare la catena di allarme, ricerca e soccorso basata sul sistema satellitare COSPAS-SARSAT.

Il sistema è costituito da una rete di satelliti, stazioni di terra, centri di controllo della missione e centri di coordinamento di salvataggio. Quando viene attivato un radiofaro di emergenza, il segnale viene ricevuto da un satellite e trasmesso alla stazione di terra più vicina. La stazione di terra, chiamata Terminale utente locale, elabora il segnale e calcola la posizione da cui ha avuto origine. La posizione viene trasmessa a un centro di controllo della missione che trasmette un messaggio di avviso al centro di coordinamento di salvataggio  più vicino al punto di distress. Il sistema SARSAT utilizza satelliti in orbite terrestri e geostazionarie per rilevare e localizzare aviatori, marinai e utenti terrestri in pericolo. 

La centrale COSPAS-SARSAT riceve il segnale di soccorso emesso da una boetta, SEPIRB, che viene rilasciata dal sottomarino in difficoltà. In campo nazionale la Centrale Operativa Sommergibili è inserita nella Centrale Operativa Aeronavale (COAN) del Comando In Capo della Squadra Navale italiana (CINCNAV) e gestisce l’emergenza attraverso il controllo operativo dei mezzi coinvolti.

SRV 300 in azione durante la SMEREX

La SMEREX è un’esercitazione annuale che si svolge in due fasi: una “fase seriale”, in cui vengono testati i singoli mezzi di soccorso e consente l’addestramento specifico degli operatori coinvolti nelle attività, ed una “fase reale” durante la quale un battello subacqueo, dopo aver verificato che non ci siano ostacoli o pericoli sul fondo, vi si posa simulando un’emergenza. Posato sul fondo il battello rilascia la boetta che lancia il segnale di emergenza. La catena di allarme culmina con l’ordine all’Anteo di raggiungere il punto di distress (Distress Submarine o DisSub), effettuare la ricerca, e incominciare le operazioni di soccorso per dare aria al battello e far evacuare l’equipaggio.

tuta per fuoriuscite di emergenza MK 11

Nel caso in cui le condizioni a bordo non consentano di attendere i soccorsi dall’esterno, esiste la possibilità di far evacuare l’equipaggio del sommergibile, con fuoriuscite individuali, dalla garitta. I marinai indossano una tuta speciale, la MK 11, che protegge il loro corpo durante la risalita d’emergenza. Una volta indossata dal personale, i marinai entrano nella garitta provvedono ad aprire la valvola di allagamento chiudendo lo sfogo d’aria. Attraverso una struttura chiamata “gonna” viene creata una bolla d’aria al di sotto della garitta. Il personale si infila sotto la “gonna” e risale in superficie. Le Mk 11 incorporano in una borsa anche un piccolo battello gonfiabile che, in superficie, può unirsi ad altri mini battelli creando una sorta di “isola” facilmente individuabile dall’alto. Questa isola sarà la base di soccorso dei marinai fuoriusciti quando saranno supportati dallo SPAG.

Fattori critici
Come avevamo premesso il Time To First Rescue (TTFR) è un fattore vitale per poter portare in salvo i sopravvissuti. Nel corso degli anni molte cose sono state migliorate ma esistono delle limitazioni legate alla vetustà dell’Anteo, che ha raggiunto ormai i suoi cinquant’anni di vita, ed al suo progetto originale. Fra di esse la sua velocità di intervento, la limitazione del numero di assistiti per ogni corsa dal sommergibile alla nave, e l’architettura delle camere di decompressione (che non consentono un trasferimento rapido degli assistiti dal mini sommergibile alle strutture decompressive interne).  Questo ha portato la Marina Militare italiana a sviluppare un nuovo progetto per sostituirla con una nave di nuova concezione.

La nuova unità, che si spera trovi un reale finanziamento nei prossimi bilanci della Difesa, dovrebbe assicurare le seguenti capacità:
– un impianto propulsivo che consenta una velocità continuativa di almeno 20 nodi, un’autonomia di 5.000 miglia, un’elevata capacità di manovra ed un sistema di posizionamento dinamico;
– un impianto di immersione con attrezzature che raggiungano la profondità di 600 metri, tra le quali: un veicolo sottomarino da soccorso (SRV) con possibilità di aggancio diretto all’impianto iperbarico;
– una nuova campana per operare fino a 300 metri;
– un impianto iperbarico per il trattamento iperbarico di almeno 60 naufraghi;
– la possibilità di imbarcare mini-sottomarini di soccorso internazionali, compatibili con i sistemi NATO e USA;
– sistemi ADS evoluti (ad esempio l’ADS 2000 EXOSUIT) per l’ispezione subacquea e messa in sicurezza a quote profonde, di siti di importanza strategica quali piattaforme petrolifere, oleodotti e condutture marine;

ADS EXOSUIT

– ricerca, rimozione o neutralizzazione di ordigni esplosivi, manufatti e relitti contenenti sostanze pericolose per l’ambiente fino a 1.000 metri di profondità;
– sistema sonar con capacità di scoperta fino a una profondità di 1.000 metri e sistemi radar di navigazione (anticollisione) e di scoperta di superficie (controllo situazione navale) allo stato dell’arte integrati in un sistema informativo geografico;
– sistema modulare di imbarco di materiali per missioni ad hoc.

Quando sarà disponibile?
Dopo lo sblocco di 7,2 miliardi di euro da parte del MiSE in favore dei programmi pluriennali della Difesa, un precedente Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio Girardelli, aveva dichiarato che sarebbe stato finalmente possibile avviare il progetto NFS (Near Future Submarine), per la sostituzione degli ultimi quattro battelli della classe SAURO; la nuova nave oceanografica che dovrà sostituire il MAGNAGHI e la nuova unità per il soccorso sommergibili e per le attività subacquee, destinata a rimpiazzare l’ANTEO. Aspettiamo a vedere che succederà.

 

     

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