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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti. Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile e che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo a raccoglierle con la speranza che la classe politica al di là delle promesse comprenda realmente l'emergenza che viviamo, ed agisca,speriamo, con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

  Address: OCEAN4FUTURE

Acqua di 20.000 anni ritrovata in alcune rocce profonde nell’arcipelago delle Maldive

tempo di lettura: 5 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: 20.000 ANNI ORSONO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: acqua fossile, carotaggi

 

Vi siete mai chiesti come era il nostro pianeta ventimila anni fa?
Ci si avvicinava alla fine di una lunga era glaciale, incominciata circa 110.000 anni fa che terminò all’incirca tra il 9.600 e il 9.700 a.C.; un epoca che viene chiamata l’ultimo periodo massimo glaciale (in inglese Last Glacial Maximum o LGM).

Se lo avessimo visto dallo spazio il nostro pianeta sarebbe apparso molto diverso dalla configurazione attuale; in quel periodo tutta l’Europa settentrionale, la maggior parte del Canada e la metà settentrionale della Russia, il Tibet e gran parte del Kashmir erano avvolti da enormi ghiacciai che ricoprivano la maggior parte dell’arcipelago britannico (esclusa l’estremità meridionale della Gran Bretagna), l’Islanda, l’area alpina, parte della Pianura Padana italica.

Altri ghiacciai di minori dimensioni si formarono in Africa sui monti dell’Atlante e sui Monti Bale in Etiopia. Nell’emisfero meridionale, il ghiacciaio patagonico ricopriva il Cile meridionale fino al 41º parallelo sud, oltre che l’altopiano andino. Attorno ai ghiacciai vi erano vaste distese di permafrost che ricoprivano l’Eurasia fino alla latitudine di Pechino. In Nord America l’estensione della copertura di permafrost non era invece così ampia e ricopriva pochi chilometri a sud dei ghiacciai. Inutile dire che è considerata un’epoca molto interessante e non solo per i paleontologi. 

Normalmente testimonianze di quel periodo si ritrovano nelle rocce antiche, sotto forma di fossili e sedimenti del fondale marino, ma oggi parliamo di qualcosa di ben diverso. Un gruppo di ricercatori ha trovato in un’antica formazione rocciosa dall’Oceano Indiano una testimonianza di quell’epoca lontana molto particolare, un deposito di acqua di mare di 20.000 anni. Secondo questi scienziati, che hanno descritto il ritrovamento in uno studio pubblicato nel numero di luglio 2019 della rivista Geochimica et Cosmochimica Acta, essa rappresenta il primo residuo diretto di un antico oceano esistente durante l’ultima glaciazione della Terra.

Come erano gli oceani durante l’ultimo periodo massimo glaciale?
Un osservatore avrebbe trovato una Terra ben diversa. Sia il livello del mare che la percentuale di carbonio nella atmosfera erano sostanzialmente inferiori a quelli che abbiamo oggi. Il livello del mare più basso di quello odierno portò ad un aumento della salinità delle acque. Di conseguenza avvennero cambiamenti nelle correnti oceaniche e nelle formazioni di ghiaccio marino.

In merito ai livelli del mare essi variarono moltissimo nelle ere geologiche. Per averne un’idea basta guardare il diagramma sottostante relativo agli ultimi 140.000 anni che mostra il minimo nell’ultimo periodo massimo glaciale.

Un aspetto fisico importante, potremmo dire fondamentale per la nostra sopravvivenza, fu l’assorbimento del carbonio, processo che è ancora in atto attraverso la cattura da parte dell’oceano del biossido di carbonio dall’atmosfera che lo segregano in forma solida o liquida nelle acque.

Una scoperta straordinaria
I ricercatori hanno trovato questa acqua fossile durante la Spedizione 359 del Programma Internazionale di Scoperta dell’Oceano, mentre prelevavano dei campioni di sedimento da dei depositi sottomarini di calcare che compongono l’arcipelago delle Maldive. I carotaggi raccolti sono stati poi introdotti in una pressa idraulica che ne ha spremuto l’umidità residua dai pori. Le analisi hanno sorprendentemente mostrato significative variazioni lineari della concentrazione di cloruro δ-O-18 e δ D con, rispettivamente, valori di 25 mM, 1,2‰ e 9‰. Inoltre, le concentrazioni di stronzio fluido nei pori e i rapporti isotopici di calcio sono risultati fortemente anti-correlati l’uno con l’altro.

Le inversioni in queste proprietà geochimiche hanno un particolare significato perché indicano l’esistenza di diverse masse d’acqua interstiziali fra le rocce.

Queste variazioni sono interpretate come rappresentative delle diverse età e delle storie reattive delle acque giovani (Pleistocene e Olocene) che avanzarono attraverso le formazioni sedimentarie molto più antiche. In particolare, le elevate concentrazioni di cloruro e i rapporti isotopici dell’acqua suggeriscono che l’acqua marina dell’ultimo periodo massimo glaciale si sia preservata nel sottosuolo, dove occupa oltre 400 metri della colonna di sedimento imprigionata nei sedimenti del medio-tardo Miocene.

Quando i ricercatori hanno testato la sua composizione sono rimasti sorpresi dalla scoperta di quest’acqua estremamente salata; molto più salata rispetto a quella dell’odierno Oceano Indiano. Tutti i test effettuati hanno indicato che i componenti provenivano da un periodo in cui l’oceano era significativamente più salato, più freddo e più clorurato, esattamente come si pensa fosse durante l’ultimo periodo massimo glaciale quando i livelli del mare si trovavano ben al di sotto dei livelli attuali.

In precedenza, tutto quello che dovevamo ricostruire l’acqua di mare dell’ultima era glaciale erano indizi indiretti, come i coralli fossili e le firme chimiche dei sedimenti sul fondale marino“, ha affermato a Phys.org Clara Blättler, assistente professore di scienze geofisiche all’Università di Chicago, che studia la storia della Terra usando la geochimica degli isotopi. “… da tutte le indicazioni, sembra abbastanza chiaro che ora abbiamo un campione reale di questo oceano di 20.000 anni” ha sottolineato Blättler.

Il team di ricerca è supportato dalla nave di ricerca oceanografica JOIDES RESOLUTION, equipaggiata con una trivella che può estrarre carotaggi di roccia lunghi più di un miglio da un massimo di tre miglia sotto il fondo marino.

La ricerca mira a ricostruire l’ultima era glaciale per meglio comprendere la circolazione, il clima e le condizioni meteorologiche di quel periodo geologico che, essendo molto diverse dalle attuali, ci potrebbero aiutare a comprendere come il clima del pianeta potrebbe cambiare in un prossimo futuro.

Curiosità
Non ultimo vale la pena di ricordare che un italiano, Cesare Emiliani, considerato il padre della paleo-oceanografia, nel 1955 pubblicò un articolo sul Journal of Geology intitolato “Pleistocene Temperatures“.

Questo articolo, che lo rese famoso in tutto il mondo, presentava le sue ricerche sulle temperature degli oceani durante i periodi glaciali. Emiliani ipotizzò che le ere glaciali dell’ultimo milione e mezzo di anni furono un fenomeno ciclico, supportando l’ipotesi di Milanković sulle oscillazioni periodiche del clima (cicli di Milanković) che danno una possibile spiegazione del ripetersi delle glaciazioni avvenute nella storia della Terra. 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Milankovitch-cycles.png

Secondo questa teoria tre fattori astronomici relativi ai movimenti della Terra nel suo percorso astrale, quando in fase, possono dare luogo a glaciazioni. Secondo la teoria questi eventi avrebbero una periodicità di circa ogni 100.000 anni. Sebbene la teoria di Milanković sui cambiamenti climatici non sia provata, essa rivoluzionò le idee relative alla relazione tra gli oceani e le glaciazioni ed aprì molte ipotesi sulla lettura dei cambiamenti climatici. 

Riepilogando, la scoperta di queste acque rappresenta un archivio unico della storia del pianeta che offre la possibilità di analizzare attraverso le analisi dell’acqua di mare glaciale più antica le variazioni climatiche al termine dell’ultima glaciazione.

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Fonte
Clara L. Blättler et al. “Advected glacial seawater preserved in the subsurface of the Maldives carbonate edifice“, Geochimica et Cosmochimica Acta (May 9, 2019).  doi.org/ 10.1016/j.gca.2019.04.030

 

Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, pur rispettando la netiquette, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo

 

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