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Sampling the Abyss, un viaggio in un mondo di … gelatina e zanne

livello elementare

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ARGOMENTO: BIOLOGIA MARINA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: abissi

 

il pesce lucertola di profondità, forse il predatore più profondo esistente – Immagine Dianne Bray.

Campionando gli abissi
Nel 2017, un team internazionale di quaranta scienziati si era avventurato in un viaggio oltre il mondo conosciuto per studiare l’abisso marino orientale dell’Australia, un habitat oscuro e in gran parte inesplorato nelle profondità dell’oceano. La campagna oceanografica, durata circa un mese sulla nave di ricerca Investigator, investigò la costa orientale dell’Australia, tra cui sette Riserve Marine del Commonwealth (CMR), effettuando la prima esplorazione di queste profondità abissali.

Le profondità abissali sono quelle aree dell’oceano situate a circa 4.000-6.000 metri di profondità. Sono ambienti remoti e alieni che, a causa della loro profondità, sono generalmente poco studiati.

Lo scopo della missione fu quello di far luce sulla vita abissale degli oceanici, partendo dall’Australia, in una ricerca che per il momento ha coinvolto scienziati di tutto il mondo, (Regno Unito, Russia, Malesia, Francia, Belgio, Austria e, naturalmente, dell’Australia). Chief Scientist è stato il dottor Tim O’Hara dei Museums Victoria. 

Dr Tim O’Hara sulla tuga poppiera dell’Investigator fra reti e slitte impiegate per la campionare la vita abissale – Immagine Matthew Newton/Marine Biodiversity Hub.

Tim O’Hara aveva affermato che “Gli animali abissali sono in circolazione da almeno quaranta milioni di anni ma fino a poco tempo fa solo una manciata di campioni sono stati raccolti dagli abissi oceanici australiani. Useremo il sonar multibeam per mappare la struttura del fondale marino e le slitte, i grabber, le telecamere e le reti per raccogliere campioni di animali, inclusa la sperimentazione di quella che riteniamo essere la più grande rete da pesca mai dispiegata negli abissi. La rete è dotata di galleggianti in grado di sopportare più di 400 volte la pressione sulla superficie del mare e dispositivi elettronici per monitorare la sua posizione. Se tutto andrà bene, catturerà un volume più grande e una varietà di specie diverse “.

Sloane’s Viperfish è una specie aliena che vive negli oceani profondi – foto David Paul.

Gli scienziati hanno avuto così modo di raccogliere una gamma di specie mai osservate prima: da pulci di mare, granchi, gamberetti, vermi e lumache, esemplari di  rana pescatrice, e squali. Molte di queste creature sono gelatinose e trascorrono la loro vita fluttuando nel volume mentre altre vivono sul fondo. Esse sono dotate di spine e paurose zanne e restano in attesa nell’oscurità fino a quando le prede non gli si avvicinano.

L’abisso è un mondo di gelatina e zanne, con mostri in miniatura che scivolano su e giù in attesa di prede, dice Tim.”Molti animali non hanno occhi, o producono la propria luce attraverso la bioluminescenza“.

Animals from the Sampling the Abyss Vogaye. Top: Spiny King Crab, Facless Cusk, Monkey Brittle Star. Bottom: Smooth-head Blobfish, Flesh-eating amphipod and Threadfin Dragonfish – Photographer: Robert Zugaro – Source: Museums Victoria

La campagna è stata molto impegnativa e gli scienziati hanno lavorato 24/24 per la raccolta ma anche lo studio degli esemplari portati a bordo, cercando di mappare i modelli di biodiversità ed evoluzione negli abissi e analizzando la chimica e il DNA dai campioni di tessuto per cercare di ricostruire  i collegamenti tra le popolazioni di quelle acque profonde.

In Australia, le acque abissali coprono un terzo del territorio, rendendolo un enorme habitat marino. La spedizione Sampling the Abyss (15 maggio – 16 giugno 2017), guidata dal Museo di Victoria e sostenuto da CSIRO Marine National Facility e NESP Marine Biodiversity Hub, è stata di fatto la prima spedizione dedicata a esplorare la biodiversità delle acque abissali australiane. Per 31 giorni un team internazionale di scienziati, tecnici e membri dell’equipaggio a bordo dei siti campionati R/V Investigator ha mappato il fondale marino lungo l’abisso dell’Australia orientale dalla Tasmania al Queensland, compresa una serie di riserve marine del Commonwealth.

La nave è partita da Bells Bay vicino a Launceston il 15 maggio 2017 e ha percorso 3489 miglia nautiche da latitudine 42 gradi sud nella Riserva Marina del Commonwealth di Freycinet, a 24 gradi latitudine sud nel Mar dei Coralli. I campioni sono stati prelevati dal fondale marino utilizzando slitte, carotatori e reti mantenute alle due profondità principali di 2500 me 4000 m. A tali profondità c’è poco cibo, nessuna luce se non quella generata dalla bioluminescenza; la pressione assoluta arriva a oltre 400 atmosfere (ovvero 400 volte quella atmosferica) e le temperature sono molto basse. Non c’è da meravigliarsi quindi che in tali condizioni le forme viventi si siano dovute adattare, assumendo forme e caratteristiche strane e meravigliose.

il decisamente inquietante Humpback Blackdevil utilizza una luce bioluminescente per attrarre le sue prede – Immagine David Paul.

Oltre a studiare gli animali che vivono nell’abisso australiano, alcuni progetti di ricerca  comprendevano l’esame della bioluminescenza, l’analisi degli isotopi e l’esame del modo in cui le popolazioni animali sono collegate fra di loro in diverse aree, usando il campionamento del DNA. Gli scienziati hanno anche campionato gli effetti dell’impatto umano su questo ambiente estremo, in particolare quello tristemente noto delle microplastiche.

Gli esemplari raccolti sono ora ospitati nelle collezioni del Museo di Victoria, del CSIRO e di altri musei statali australiani, dove saranno esaminati e identificati e continueranno a essere conservati e studiati per la ricerca futura nei decenni a venire. La ricerca continua.

 

 

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