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Il naufragio della Batavia di Gabriele Campagnano

livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVII SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: Batavia

 

Il Naufragio della nave olandese Batavia, e gli avvenimenti successivi, sono stati una manifestazione degli incredibili livelli di violenza raggiungibili dall’Uomo. A bordo della Batavia incagliata e tra le sabbie riarse di un pugno di isolotti deserti al largo dell’Australia occidentale ebbero luogo una lunga serie di orrori e sevizie che costarono la vita a centinaia di naufraghi.

Ho raccolto interessanti informazioni sul naufragio su Bazar Bizarro e sul sito del Western Australian Museum

La Batavia, commissionata dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali, è comandata da Francisco Pelsaert, che la porta fuori dal bacino di Harleem per seguire la costa occidentale africana fino a doppiare Capo di Buona Speranza. A bordo ci sono 341 tra passeggeri e marinai. Due di questi sono soggetti poco raccomandabili: Ariaen Jacobsz, comandante in seconda, e Jeronimus Cornelisz, un ex-farmacista in bancarotta già accusato di eresia e probabilmente afflitto da qualche tipo di psicopatia. Tra Jacobsz e Cornelisz nasce un’amicizia, forse corroborata dal comune odio per Pelsaert, che li porta a complottare contro di lui. Nelle lunghe settimane di navigazione, i due mettono a punto un piano per prendere il controllo della nave e dirigersi verso un qualche luogo inesplorato per ricominciare da zero (anche grazie all’oro e all’argento trasportati).

Gli ordini della Compagnia sono però diversi: la Batavia deve congiungersi ad altre navi in India e poi imbarcare spezie e altre merci. Jacobsz però devia dalla rotta prestabilita e continua verso est. Assieme a Cornelisz e ad alcuni loro accoliti, Jacobsz pianifica l’ammutinamento di tutti i marinai. L’idea è di stuprare la passeggera di più alto rango, Lucretia Jans (la 26enne moglie di un mercante di diamanti intenta a raggiungere il marito proprio a Batavia, odierna Giacarta), e attendere la punizione di Pelsaert, sperando che questa avrebbe esacerbato gli animi degli altri. Pelsaert però, dopo aver fatto arrestare i responsabili, non agisce in modo severo. A decidere il destino dei passeggeri sono quindi la corrente e la rotta impostata da Jacobsz, che portano a incagliare la Batavia nella barriera corallina delle Abrolhos Islands, un arcipelago corallino composto da 122 isole. Ben 268 persone sono bloccate a migliaia di chilometri dall’insediamento europeo più vicino. Francisco Pelsaert e altri 48 uomini (tra cui Jacobsz) si imbarcano alla ricerca d’acqua potabile, sperando di trovarla nelle isole vicine. Non trovano nulla, quindi salgono sulle scialuppe e si dirigono a Giacarta. Ci metteranno 33 giorni per raggiungere la città.

Nel frattempo, lo scafo della Batavia cede
Senza capitano e secondo in comando, una quarantina di persone affogano nel tentativo di raggiungere la riva. Il mattino dopo, sulla spiaggia, i sopravvissuti iniziano a fare i conti con la penuria di acqua e cibo.

l’isola del terrore in una foto aerea odierna

Parte delle già misere scorte della nave è andata perduta, e uno degli uomini, Cornelisz, sorride. Cavalcando la rabbia degli altri uomini, riesce a prendere il comando nonostante la presenza di diversi soldati. Anzi, una volta raccolti attorno a sé i sopravvissuti più brutali, propone a qualche decina di mozzi di andare a cercare acqua in un’isola vicina, promettendo di tornare a prenderli il giorno successivo, e fa lo stesso con un gruppo di soldati, guidati da Wiebbe Hayes. Entrambi i gruppi non riceveranno più alcun soccorso da Cornelisz.

Gli Olandesi e le Indie Orientali
Nel 1602 l’Assemblea degli Stati Generali delle Province Unite decise di riunire le società mercantili che operavano in Asia, per potenziare le loro energie al fine di conquistare l’egemonia nell’Oceano Indiano. Sorse così la Compagnia unita delle Indie Orientali, che in pochi anni strappò ai Portoghesi il controllo del Capo di Buona Speranza e dell’Oceano Indiano e pose basi commerciali soprattutto nelle isole: a Ceylon, in Indonesia e a Formosa (odierna Taiwan). A Giava fondò nel 1618 la città di Batavia (oggi Giacarta), sede del governatore della Compagnia. Da Formosa organizzò scambi commerciali con la Cina e il Giappone. Gli Olandesi sfruttarono con durezza le popolazioni delle terre sotto il loro dominio, imponendo pesanti tributi e riducendole in schiavitù nelle piantagioni. I costi delle guerre di conquista e della repressione delle rivolte erano così alti che spesso superavano i profitti delle attività commerciali. Nel 1799, dopo aver perso importanti territori ‒ come Ceylon e la Colonia del Capo ‒ nel corso di alcune guerre con gli Inglesi, la Compagnia fu sciolta e i suoi possedimenti passarono sotto il controllo diretto dello Stato olandese. (da Treccani.it)

Avendo a disposizione 30-40 fedelissimi, propone loro la sua ripugnante idea per sopravvivere più a lungo: uccidere tutti gli altri. Il massacro inizia quasi subito, e va avanti per settimane. Anziani e malati finiscono sgozzati per primi, seguiti da bambini e donne. L’isolotto dei sopravvissuti diventa una macelleria, e rimangono in vita solo alcune donne, divenute schiave sessuali degli ammutinati.

Cornleisz tiene per il suo piacere Lucretia Jans, che stupra ripetutamente. Gijsbert Bastiaenz, un pastore protestante, assiste impotente all’uccisione di sua moglie e di tutti i suoi figli. Assieme a lui, sopravvive solo la figlia maggiore (che fa la fine delle altre ragazze). Dopo alcune settimane, gli ammutinati vedono che alcuni dei mozzi spediti sull’altro isolotto sono ancora vivi. Gli uomini di Cornelisz li osservano camminare avanti e indietro sulla spiaggia; passano poche ore, e Cornelisz ordina loro di andare a massacrare i derelitti. In completo delirio di onnipotenza, Cornelisz vuole fondare un suo regno. Ha il suo piccolo esercito, la sua regina, e un buon quantitativo di oro e argento trasportato sulla Batavia.

Non ha fatto i conti con Wiebbe Hayes
L’ufficiale olandese, abbandonato assieme ai suoi soldati nell’odierna West Wallibi Island, ha trovato l’acqua e fa i segnali di fumo prestabiliti. Un paio di uomini di Cornelisz si buttano in mare e lo raggiungono, avvertendolo che le cose sono (leggermente) sfuggite loro di mano. All’inizio, Cornelisz cerca un accordo con Hayes, ma questi rifiuta, dicendogli che lo farà impiccare per i suoi misfatti. A questo punto, Cornelisz invia i suoi tagliagole, armati con spade e moschetti, a massacrare i soldati. Questi però hanno ancora dei coltelli e hanno fabbricato un buon numero di lance. Sono riusciti anche a erigere un piccolo fortino.

A differenza degli ammutinati, hanno a disposizione acqua e cibo in abbondanza, e riescono a ucciderne abbastanza da convincere gli altri a tornare indietro. Si è trattato del primo scontro armato tra europei in terra australiana. Jeronimus Cornelisz è furioso e decide di guidare egli stesso una nuova spedizione. Si lancia contro Hayes, ma questi ha velocemente la meglio. Dei sei uomini catturati, Hayes ne fa uccidere cinque, tenendo in vita il solo Jeronimus. Dopo due mesi di orrori, il breve regno dell’uomo che voleva essere Re finisce.

Un paio di giorni dopo arriva anche il comandante Pelsaert con i rinforzi, cui Hayes consegna Cornelisz. Il tentativo, da parte di quest’ultimo, di far cadere la colpa di quanto accaduto sui suoi uomini è penoso e non ha esito positivo. A tutti gli ammutinati viene tagliata la mano destra (a Cornelisz entrambe) e, qualche ora dopo, finiscono impiccati sulla stessa isola in cui avevano instaurato il loro regno di terrore. Hayes, il soldato grazie al quale le nefandezze di Jeronimus non sono cadute nel dimenticatoio, lo guarda penzolare. Tenendolo vivo fino al processo, è riuscito a mantenere la sua promessa.

Epilogo
La Compagnia delle Indie Orientali promuove Hayes, mentre Pelsaert, dimostratosi inadeguato al comando, perde il lavoro. Solo 116 passeggeri su 341 sono sopravvissuti alla violenza di quei giorni. Tra di loro, due ammutinati, colpevoli di offese minori, che vengono abbandonati sulla costa occidentale australiana. Per una strana ironia del destino, sono i primi europei ad addentrarsi nel nuovissimo continente e a stabilirvisi (forse per pochi giorni).

Gli archeologi hanno scoperto uno scheletro della tragedia di Batavia del 1629 seppellito sull’isola di Beacon nelle isole Abrolohos al largo di Geraldton oggi. Il professore associato dell’UWA Center for Forensic Science, Daniel Franklin, è raffigurato con il cranio e la parte superiore del corpo The West Australian Fairfax and australian financial review – fotografia Nic Ellis, Feb 2014 

L’ultimo aggiornamento sui fatti della Batavia risale al 2017. Sono infatti iniziati i lavori di scavo nell’isolotto del massacro. 

Al momento, è stata trovata un’altra fossa comune con dieci scheletri. Si tratta probabilmente, di persone seppellite poco dopo il naufragio, prima, quindi, dell’inizio dell’orrore.

Gabriele Campagnano
storico e divulgatore di storia, ma non solo. Dopo 250 articoli specialistici e 3 libri, tra cui “I Padroni dell’Acciaio”, non si è ancora stancato di scrivere. È convinto che recuperare i testi antichi, arricchirli e renderli fruibili al lettore odierno sarà sempre più parte integrante del mestiere dello storico; le attuali tecnologie informatiche gli mettono a disposizione migliaia di testi che attendono solo un paziente lavoro di restauro. Scrive regolarmente per la rivista Medioevo Misterioso e altre pubblicazioni. Il ricco sito, dal quale sono stati tratti i suoi articoli, pubblicati da ocean4future è http://zweilawyer.com

articolo precedentemente pubblicato su zweilawyer.  L’articolo originale contiene altri approfondimenti interessanti.

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