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L’immersione a tavolino, in coppia entro curva: quale pianificazione? – parte seconda

Reading Time: 10 minutes

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livello medio
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ARGOMENTO: SUBACQUEA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: decompressione, pianificazione
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Immersione in coppia entro curva
Facciamo un passo avanti nella pianificazione parlando ancora di una immersione entro curva di sicurezza, ma condotta in autonomia, ovvero senza una guida  che si assuma la responsabilità di condurre il gruppo o la singola coppia. In questo caso, pur trattandosi ancora di una tranquilla immersione, senza soste di decompressione ed entro profondità ricreative, abbiamo la necessità di fissare i criteri operativi da seguire, che devono essere fissati in una pianificazione di massima da rispettare una volta in acqua. I punti fondamentali sui quali accentrare la nostra attenzione e da stabilire con il nostro compagno sono i seguenti:

– la profondità massima;
– il profilo di immersione (immersione quadra o multilivello);
– i criteri per terminare la fase di fondo ed  iniziare la risalita;
– criticamente la pianificazione dell’immersione;
– le procedure di emergenza.

Vediamoli nei dettagli.

Profondità massima
In prima istanza sappiamo, qualunque sia il sito dove ci immergiamo, che non dobbiamo superare la profondità massima prevista dal nostro brevetto, riducendola eventualmente alla profondità alla quale ci sentiamo allenati e confidenti.   Occorre condividere esplicitamente questo limite con il proprio compagno, ed evitare di scendere a profondità maggiori delle quote di interesse del sito ove stiamo per immergerci.  La profondità rende tutto più critico: i consumi, la velocità di assorbimento di inerte, la narcosi di azoto, la durata della risalita, l’accumulo di CO2, la pressione parziale di ossigeno, specialmente se usiamo Nitrox, la durata di eventuali tappe deco se per errore eccediamo il limite di non decompressione.   Meglio quindi restare a quote tranquille a meno che ci sia qualcosa di specifico a profondità maggiore che valga la pena visitare, ma sempre entro la nostra certificazione.

Profilo quadro o multilivello
Fissata la profondità massima, riflettiamo sul percorso che stiamo per fare in immersione. E quindi, immersione quadra o multilivello?   E’ importante stabilirlo perché in base alla questa scelta, che a sua volta dipende dalla conformazione del sito di immersione o dallo scopo dell’immersione stessa, dipendono i criteri da adottare per il rispetto della curva di sicurezza e la gestione del gas respiratorio.  Tipicamente facciamo una immersione quadra quando l’obiettivo della nostra immersione si trova sul fondale, come ad esempio la visita di un relitto non in prossimità della linea di costa,  oppure riguarda proprio l’esplorazione di un fondale livellato.   Tipicamente l’immersione avviene tuffandosi da una barca la cui cima dell’ancora costituisce il riferimento e il supporto per la risalita.
Il profilo multilivello invece, il più gettonato nelle immersioni ricreative, consiste nel caso più virtuoso nel raggiungimento ad inizio immersione della profondità massima programmata, seguito da una risalita lenta e continua, che costituisce la vera fase utile dell’immersione, esplorando una parete verticale, una scogliera frastagliata o un fondale che risale verso la costa.   

Fissare i criteri per terminare la fase di fondo e iniziare la risalita
Qualunque sia il tipo di immersione scelta, quadra o multilivello, occorre fissare dei criteri di conduzione dell’immersione che ci garantiscano che essa si svolga entro curva di sicurezza, e che la nostra scorta di gas respiratorio sia sufficiente per tutte le fasi dell’immersione, con margini di sicurezza pre-determinati. I due obiettivi sono garantiti tenendo sotto controllo due parametri: tempo di no deco, letto sul display del computer, e pressione della bombola in bar, letta dal manometro collegato alle bombole. Quando uno dei due parametri raggiunge il valore limite pre-stablito è il momento di terminare la fase utile dell’immersione, ovvero iniziare la risalita verso la superficie.  L’obiettivo è il medesimo per immersione quadra e multilivello, tuttavia le modalità operative per raggiungerlo sono leggermente diverse nei due casi, per questo le  descriviamo separatamente.

In caso di profilo quadro scendiamo direttamente alla profondità prestabilita, ove restiamo fino al termine utile dell’immersione, detto tempo di fondo, per poi risalire alla velocità controllata di circa 9-10 mt/min, (o quella che il nostro computer richiede), fino alla sosta di sicurezza, per poi riemergere.  Nell’ipotesi di voler sfruttare tutto il tempo che la curva ci concede, il tempo di fondo è pari al tempo limite di non decompressione.  

Per evitare sconfinamenti accidentali possiamo prenderci un certo margine; supponiamo per semplicità che sia pari a a due minuti.  Quindi avremo che il nostro limite per rimanere in curva sarà NDL (limite di non decompressione) uguale a due.  Tuttavia, per ovvi motivi, se prima di tale istante la pressione della nostra bombola raggiungerà il valore minimo prefissato, sarà necessario risalire anche se l’NDL non è ancora sceso a due.   

Come fissare il limite per la pressione di bombola? 
Ragioniamo per approssimazioni. Stabilita a 40 mt la profondità massima per brevetti ricreativi, sappiamo che la risalita da 40 mt con una ventilazione di 25 litri al minuto (un valore piuttosto sostenuto) a 10 metri/minuto e una sosta di sicurezza di 3 minuto a 5 metri richiede circa 28 bar con una bombola da 15 litri, come è facile constatare con semplici calcoli. Aumentiamo questo valore del 20 % per tener conto di eventuali contrattempi o di una velocità di risalita eventualmente un pò inferiore, e otteniamo circa 34 bar.  Il valore va raddoppiato per consentirci di gestire una respirazione a due di emergenza, ottenendo 68 bar, e aumentato di 10 bar, pari al limite non utilizzabile di gas di una bombola a causa della pressione di taratura del primo stadio. Alla fine arriviamo a 78 bar che arrotondiamo per semplicità a 80.

Nel caso di profondità limite ricreativa di 40 metri inizieremo quindi a risalire in corrispondenza del primo dei due eventi: due minuti di NDL o 80 bar di pressione bombola. In condizioni nominali, riemergeremo con circa 50 bar.  Per profondità inferiori possiamo scalare 10 bar ogni 10 metri di profondità in meno. Il limite per ogni profondità può essere quindi ottenuto in modo approssimato aggiungendo 40 bar alla profondità in metri, conservando intatti i criteri di prudenza identificati. (ad esempio: a 30 mt 70 bar, a 20 mt 60 bar, etc.).

Quindi, quando leggiamo dal display del computer NDL=2 oppure il manometro indica il limite minimo di pressione, dobbiamo iniziare a risalire alla velocità prevista dal nostro computer, non più veloci né più lenti. Una risalita più lenta di quella stabilita, infatti, non dà maggiore sicurezza, ma rende la fase di desaturazione dei tessuti dall’inerte più lenta di quanto previsto dall’algoritmo del computer, potendo causare l’uscita di curva durante la risalita stessa.

Profilo Multilivello
Anche in questo caso stabiliamo per prima cosa la profondità massima. Questa volta tuttavia la risalita graduale che segue il raggiungimento della massima profondità è di fatto una vera e proprio fase di fondo, in quanto è effettuata a velocità inferiore a quella prescritta da computer o tabelle per la risalita alla superficie. Essa è cioè la fase utile dell’immersione.  Pertanto possiamo estendere a questa fase di lenta riduzione della profondità i criteri della fase di fondo elencati in precedenza: essa va interrotta per affrontare la vera e propria risalita ( che comporta una velocità specifica) al verificarsi di uno dei due criteri già illustrati: raggiungimento del limite inferiore stabilito per l’NDL  o per la pressione bombola.   

Mentre il criterio dell’NDL resta identico, quello della pressione può essere adattato alla profondità alla quale ci troviamo, via via che ci si avvicina alla superfice; ovvero pressione minima in bar pari alla profondità in metri + 40. Quindi durante la fase di lenta ascesa, di tanto in tanto occorre verificare, oltre il limite di non decompressione, che la pressione bombola in bar sia maggiore della profondità +40.  Ad esempio, ci troviamo a 22 metri di profondità, controlliamo il manometro  e leggiamo 79 bar; poiché 22 + 40 = 62, inferiore a 79, quindi possiamo continuare l’immersione).

Revisione critica del piano
Facciamo ora una valutazione globale del profilo della nostra immersione, perché anche se abbiamo stabilito come restare in curva ed garantirci adeguate scorta di gas, potremmo non essere soddisfatti del profilo di immersione che ne risulta. Per valutare se il tempo di fondo a nostra disposizione è soddisfacente, entriamo nella modalità simulatore del computer subacqueo, impostiamo la profondità stabilita e troviamo il corrispondente tempo di non decompressione, diminuendolo di 2 minuti. Quello sarà il tempo massimo di permanenza alla quota di fondo. E’ un tempo che riteniamo soddisfacente per lo scopo dell’immersione?  In caso negativo, non ci resta che programmare e pianificare una immersione fuori curva, con criteri naturalmente del tutto diversi, o ridurre significativamente la profondità.   In entrambi i casi dovremo pianificare una nuova immersione.   Tuttavia, anche se il tempo di fondo è adeguato nel rispetto della curva, esso potrebbe essere abbreviato dal raggiungimento della pressione minima delle bombole.  Non sappiamo infatti quale sarà il primo dei due criteri ad intervenire.  In linea di massima nelle immersioni più profonde interviene prima il limite di no-deco, in quelle a profondità moderata è il limite della pressione di bombola che determina l’inizio della risalita.

Questa verifica, un pò più complessa, non è certo indispensabile ai fini della sicurezza, ma è utile per avere una visione più globale dell’immersione, e per mantenerci in allenamento nella pianificazione. Ovviamente occorrerà qualche semplice calcolo, ma nulla di troppo complicato. Dovremo infatti stimare il consumo di gas della fase di fondo, sottrarlo dalla pressione iniziale della bombola e verificare che quel che resta sia superiore al limite minimo prefissato per iniziare la risalita.  

Come stimare tale consumo?   Bisogna per prima cosa annotare i seguenti dati:

Tempo di fondo programmato, (TF)

Pressione ambiente alla max. profondità, (PA): si ottiene dividendo la profondità per 10 e sommando 1 al risultato

Ventilazione minutale, (VM): ognuno ha il proprio valore personale, un valore di sicurezza è 25 litri al minuto

Capacità della bombola, “C”

Il consumo in bar della fase di fondo è pari a:   (TF x PA x VM) / C

Per capirci, questi due semplici esempi vi chiariranno il concetto.

Esempio 1:
Stiamo pianificando una immersione a 27 metri di profondità massima con una bombola da 15 litri, caricata a 200 bar.   Il nostro computer in modalità simulatore fornisce per 27 mt un NDL pari a 20 minuti.  Tolti i due minuti di margine, il tempo di fondo sarà 18 minuti.  Ecco dunque la lista dei parametri per il calcolo del consumo.  

Tempo di fondo (TF) = 18 min.

Pressione ambiente, (PA) = 27/10 + 1 = 3,7 atm o bar

Ventilazione minutale VM = 25 litri/minuto;

Capacità bombola (C) = 15 litri

Moltiplichiamo i tre fattori ottenendo :

(18 x 3,7 x 25 ) / 15 = 111

I 111 bar ottenuti rappresentano il fabbisogno di gas della fase di fondo.   Sottraendolo alla pressione inziale si ottiene: 200 – 111 = 89.   Essendo superiore al valore limite di pressione (80 bar) siamo certi che il tempo di fondo programmato potrà essere rispettato. In caso contrario dovremo  modificare i parametri dell’immersione e ripianificare.

Esempio 2:
Stiamo pianificando una immersione a 18 metri, sempre con VM=25 e bombola da 15 litri caricata a 200 bar.  
Il nostro computer per una profondità massima di 18 metri prevede un NDL di 46 minuti. Il tempo di fondo (TF) sarà quindi 44 minuti, mentre la pressione ambiente (PA) a 18 metri di profondità è pari a 18/10 + 1 = 2,8 bar.  Abbiamo dunque il seguente consumo in bar per la fase di fondo:     

                 (44 x 2,8 x 25 ) / 15 = 205 bar 

Sottraendolo alla pressione inziale si ottiene: 200 – 205 , addirittura un valore negativo, il che significa che non possiamo sfruttare tutto il tempo di non decompressione mantenendo una bombola da 15 litri, perché non contiene sufficiente gas.   Non appena giungiamo al limite inferiore di pressione bombola per 18 metri, che con la regola empirica della profondità + 40 bar è di circa 58 bar, dovremo quindi risalire.  Si può tuttavia riflettere sul fatto che convenga modificare qualche parametro per permetterci di sfruttare tutto il tempo di fondo.   Ad esempio, se scegliamo una bombola da 18 litri e riusciamo a caricata a 230 bar, otteniamo:

                (44 x 2,8 x 25 ) / 18 = 171 bar 

Il consumo di 171 bar è compatibile con una 18 litri caricata a 230 bar, infatti 230-171= 59 bar, proprio il margine che ci serve.

Ci saremo ben accorti che il calcolo dipende da ciò che abbiamo chiamato ventilazione media, ovvero il nostro consumo minutale medio di gas respiratorio in immersione, che negli esempi abbiamo fissato a 25 l/min. Ricordiamo tuttavia che un subacqueo responsabile deve conoscere il proprio valore di consumo minutale in immersione. E’ un dato facile da stimare, ma che la maggior parte dei computer esistenti in commercio forniscono al termine di ciascuna immersione e inseriscono nel log.   

Il tragitto da compiere
Abbiamo parlato di come determinare l’istante di inizio della risalita. Ma non di come trovarsi in tale istante sul punto giusto per effettuarla. La fase utile dell’immersione, ovvero la fase di fondo, può essere infatti spesa su una area limitata o esplorando una zona estesa del sito di immersione. Nel secondo caso, dovendo allontanarsi dal punto di discesa per ritornavi ad iniziare la risalita, occorre fare attenzione a trascorrere un tempo di allontanamento pari a circa la metà del tempo di fondo a disposizione. Fa eccezione il caso in cui il viaggio di andata sia a favore di una corrente apprezzabile, in tal caso infatti occorre ridurre il tempo a disposizione per il tragitto di andata, a favore del tempo da riservare per il ritorno, durante il quale si dovrà fronteggiare la una corrente contraria.    In ogni caso, il monitoraggio dei consumi durante il tragitto di andata può portare ad anticipare la via del ritorno quando la metà del gas a disposizione della fase di fondo è ormai consumato.

Gestione delle emergenze
Occorre condividere con il proprio compagno la strategia con la quale gestire le principali emergenze, in particolare come segnalarle in modo non equivoco. E’ utile essere ben affiatati tra compagni di immersione, capirsi al volo con pochi gesti convenuti, e spendere di tanto in tanto un tuffo o due per allenarsi nella soluzione di qualche problema che può capitare in immersione e che se non gestito correttamente può trasformarsi in una criticità vera e propria. Peraltro, poiché in qualunque istante dell’immersione ci si troverà all’interno della curva di sicurezza, sarà sempre possibile, per emergenze non riconducibili a semplici contrattempi, interrompere l’immersione e risalire in superficie. Salvo casi di emergenze particolarmente severe, ciò è compatibile con la normale gestione della risalita: controllo della velocità, effettuazione della sosta di sicurezza, riemersione. Poiché però in questo caso la risalita avverrà probabilmente lontano dal punto previsto, e quindi senza una cima di risalita,  occorre essere in grado di gestirla in libera, eventualmente lanciare il pallone vincolato al mulinello tramite sagola, segnalare la propria presenza una volta riemersi e prestare attenzione ad eventuali natanti di passaggio, quindi cercare di recuperare il contatto con chi ci aspetta in barca e segnalare eventuali necessità di aiuto o supporto. Esploreremo nel prossimo articolo le principali modalità di pianificazione di una immersione fuori curva, che quindi prevede tappe di decompressione. 

fine II parte – continua

Luca Cicali

 

 

 

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