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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
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La minaccia delle cicche di sigarette

livello elementare
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ARGOMENTO: EMERGENZE AMBIENTALI
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: PLASTICA
parole chiave: Cicche di sigarette, microbeads

 


Microplastiche: una minaccia subdola per il nostro futuro
Torniamo ancora una volta su un argomento che c’è caro: la contaminazione ambientale da microplastiche (microbeads). Spero che non siano parole inutili ma che facciano riflettere su questa  grave emergenza che ha ormai assunto dimensioni globali.

In tutti gli oceani e nelle acque interne le microplastiche stanno crescendo significativamente in percentuale, e raggiungeranno nei prossimi 15-20 anni il doppio della percentuale attuale (circa l’8%). Le ricerche oceanografiche ed ambientali stanno restituendo dati significativi che mostrano come l’inquinamento da materiali plastici sia maggiore di quanto sospettato in passato. Dai Poli geografici all’Equatore, persino negli abissi più profondi, non esistono aree esenti da questa subdola  minaccia.

Le microplastiche sono  presenti nei tessuti di molti animali marini e spesso entrano, direttamente o indirettamente, nella nostra catena alimentare con conseguenze  sulla nostra salute che dobbiamo ancora comprendere a pieno. Certamente non fanno bene ed i loro livello di tossicità è ben conosciuto.

Sono fattori da considerare non solo per gli ovvi aspetti biologici ma anche ecologici ed economici
Mi spiego meglio. Il fatto che le risorse ittiche possano essere contaminate non vuol dire che dobbiamo smettere di consumare il pescato, causando danni economici a settori a volte esclusivi di alcune aree del mondo, ma deve essere uno stimolo ad azioni correttive di comportamenti errati che ci stanno portando all’estinzione.

Uno studio dell’Agenzia Nazionale per la Prevenzione con la Società Italiana di tabaccologia e l’Università La Sapienza di Roma, presentato al convegno “Marine Litter: Da emergenza ambientale a potenziale risorsa” (Roma, Accademia Nazionale dei Lincei, 1 dicembre 2017) ha affrontato uno degli inquinamenti da microplastiche, forse il più colpevolmente ignorato dai mass media, dovuto alle cicche di sigaretta abbandonate nell’ambiente.

Qualcuno potrà dire che sono solo cicche
E’ il caso di dirlo, non è una questione di dimensioni. Certamente sono piccole, tante e sicuramente insidiose per la nostra salute. Come sappiamo, ma vale sempre la pena di ricordare, se i rifiuti visibili all’occhio umano possono essere rimossi, quelli microscopici continuano ad accumularsi nei mari dove vengono ingeriti dagli animali marini con conseguente contaminazione della catena alimentare. Le microplastiche, a causa della loro conformazione morfologica, assorbono in maniera efficace gli inquinanti, sia chimici che biologici, dall’ambiente circostante e sono assorbite o ingerite da tutti livelli trofici marini (biota marino).  Studi sui bivalvi, in particolare sul Mytilus galloprovincialis (il mitilo comunemente chiamato cozza o muscolo) hanno mostrato che subisce un’interazione significativa con gli idrocarburi aromatici.

Che cosa avviene dopo la loro ingestione?
Nello studio sui Nuovi rischi eco tossicologici delle microplastiche nell’ambiente marino di Francesco Regoli (Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente, Università Politecnica delle Marche, Ancona) è emerso che microplastiche sono state rilevate nell’emolinfa, nelle branchie e nei tessuti digestivi degli animali marini, con un aumento significativo delle concentrazioni tossiche. Sebbene a ricerca sia ancora in corso, sembrerebbe che il nostro sistema immunitario possa risultare particolarmente sensibile a queste sostanze in relazione al tempo di esposizione e dei tessuti interessati. Questa influenza nociva non è a se  stante ma va a sommarsi con fattori ambientali come l’esposizione allo stress individuale aumentando quindi il rischio di patologie individuali.

I mozziconi di sigarette, oltre ad imbrattare l’ambiente che ci circonda, contribuiscono all’inquinamento globale con ben dodicimila fibre di acetato di cellulosa, una materia plastica NON BIODEGRADABILE.

Le fibre di acetato di cellulosa, a causa della loro foto/termo degradabilità, si disgregano nel tempo producendo migliaia di micro particelle potenzialmente tossiche.

I filtri delle sigarette sono da considerarsi al primo posto dei rifiuti che avvelenano il suolo ed i mari del mondo ed in particolare del Mar Mediterraneo. E’ stato stimato che solo nel nostro Paese vengono rilasciati nell’ambiente ben 51 miliardi di cicche, un numero enorme che potrebbe essere ridotto facendo solo una maggiore attenzione nei nostri comportamenti. 

Non ci sono scusanti
Basta un portacenere tascabile dove riporle ed avere l’accortezza di smaltirle intelligentemente in seguito. Le dodicimila fibre di acetato di cellulosa dei filtri di sigarette hanno un diametro dai 25 ai 50 nm e sono quindi impossibili da essere identificate dall’occhio umano. Si ritiene che a seguito della disgregazione producano almeno 60 mila micro particelle.

Secondo i dati DOXA-ISS risulta che la media nazionale italiana per fumatore è di circa 13 sigarette al giorno per cui si producono oltre 780 mila micro particelle di plastica. Un numero enorme che si aggiunge all’insieme drammatico delle altre fonti di inquinamento.

Penso che ci sia abbastanza per riflettere. Ancora una preghiera agli ancora “tanti e troppi” fumatori di una maggiore consapevolezza per i gravi danni che, spesso inconsapevolmente, causano abbandonando le apparentemente insignificanti cicche di sigaretta nell’ambiente. Come sempre basta poco per fare la differenza e per dare un futuro al nostro Pianeta. Si tratta di “una guerra silenziosa che stiamo perdendo” – “consumiamo ogni giorno senza pensare, senza accorgerci che il consumo sta consumando noi e la sostanza del nostro desiderio” come ha affermato Zygmunt Baumann.

Cosa fare?
Al fine di proteggere l’ambiente è necessario educare i cittadini, sin dalla più giovane età, a comportamenti ecosostenibili. È una battaglia che stiamo conducendo da tempo e che speriamo sia presto raccolta dal Ministro dell’Ambiente. In parallelo, bisogna inserire questo tipo di rifiuto nella filiera dell’economia circolare ricavandone, ad esempio, energia e materiali.

Si può fare ma come sempre bisogna volerlo. Be smarter, pensate al vostro futuro.

 

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2 commenti

  1. Anna Anna
    02/01/2019    

    Ricordo il d.d.L del 28/12/2015 n.221 pubblicata in G.U. del 18/01/2016 che prevede una sanzione da 30 a 300 EURO per chi abbandona un mozzicone a terra. Il 50% dell’importo della sanzione dovrebbe servire ai Comuni pe rl”installazione di raccoglitori in luoghi di aggregazione. Sono proprietaria di una cagnolina e spesso mi capita di guardare a terra quando la porto a passeggio. Purtroppo rilevo la presenza di mozziconi in ogni dove, dall’area antistante ai bar alle aree di ingresso delle scuole di ogni ordine e grado. Mai visto un vigile a controllare e dare multe. Certo sono fondamentali l’educazione e le campagne di sensibilizzazione, ma dato che le leggi che sono state progettate per far rispettare l’ambiente esistono,chi di competenza le dovrebbe applicare. Ma che ci vuole??

    • 02/01/2019    

      Sono pienamente d’accordo … come OCEAN4FUTURE facciamo continuamente conferenze per rendere partecipi tutti sui problemi relativi alle microplastiche e sulla minaccia delle cicche di sigarette. Non per difendere le forze dell’ordine, ma spesso combattono una battaglia impari contro la maleducazione diffusa … c’è bisogno dell’impegno di tutti per migliorare questo mondo … anche facendo esposti per l’inosservanza dei decreti legge a difesa dell’ambiente.

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