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  Address: OCEAN4FUTURE

Un protagonista del mare: Claudio Carpano Mocchegiani

Reading Time: 6 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: PROTAGONISTI DEL MARE
PERIODO: ODIERNO
AREA: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE
parole chiave: Claudio Carpano Mocchegiani, archeologia delle acque, Colosseo, multidisciplinarietà 
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Un grave lutto ha colpito il mondo della subacquea scientifica italiana. E’ recentemente scomparso Claudio Carpano Mocchegiani, “decano” e pioniere dell’Archeologia Subacquea italiana.

A seguito dell’accordo con la Marina Militare italiana (MMI) la STAS incominciò una fattiva attività di ricerca nei mari italiani, il primo esempio per la MMI di dual use degli assetti operativi a favore della comunità archeologica italiana – nella foto Claudio Mocchegiani a bordo di un cacciamine durante una delle prime uscite

Un pioniere dell’archeologia delle acque
Claudio Carpano Mocchegiani
nasce il 13 aprile 1942 a Roma.  Da giovane assistente archeologo inizia a studiare gli strati geologici che formano il Palatino, ormai trasformato in una gruviera. Nella ricerca intravede la necessità di esplorarne i pozzi allagati, profondi anche 40 metri. In quegli anni, nell’ambito dell’archeologia classica, nasceva una nuova disciplina, l’archeologia subacquea che portava l’Uomo a diretto contatto con i manufatti antichi negli abissi dei mari e nelle acque interne. Un passo avanti che si inseriva in un processo multidisciplinare che avrebbe presto coinvolto discipline scientifiche come la geologia, l’antropologia, la biologia, la georeferenziazione elettronica, e tante altre. 

In quegli anni nasceva la subacquea ricreativa e sportiva ed il pullulare di nuovi subacquei che, se da un lato ponevano nuovi rischi per la depredazione dei siti sommersi, dall’altro fornivano nuovi strumenti agli archeologi marini e fluviali.

Nel 1986, su proposta di Claudio Carpano Mocchegiani, fu creato nell’ambito del Ministero dei Beni Culturali lo STAS, ovvero il Servizio Tecnico di Archeologia Subacquea. Un Servizio che Moccheggiani diresse fino al suo pensionamento. Lo STAS era una struttura operativa di tecnici e archeologi che lavorava per e con le Soprintendenze in collaborazione con i reparti subacquei dello Stato (Carabinieri, Polizia di stato, Guardia di finanza, Vigili del fuoco, Capitanerie di Porto e, non ultima, la Marina Militare italiana). Ricordo che, all’inizio degli anni ’90, iniziò una fattiva corrispondenza con lo Stato Maggiore che portò ad un accordo che permise la collaborazione della Marina Militare Italiana nel campo archeologico con l’impiego delle unità cacciamine.

a bordo di un cacciamine classe Lerici, archeologi e tecnici della Marina Militare intorno ad un ROV di ricerca

Questi  mezzi,  dotati di sofisticati mezzi sonar di ricerca si dimostrarono strumenti estremamente efficaci per l’esplorazione di presunti relitti e di aree archeologiche subacquee. Si ipotizzò anche un corso di archeologia a favore del personale della Marina Militare. La collaborazione continuò negli anni e si estese all’uso di unità con palombari di alta profondità su relitti come il Polluce e, attività recentissima, sui cannoni della battaglia di Noli. Tutto questo non si sarebbe mai potuto realizzare senza la visione di Claudio Carpano Mocchegiani.

Tante le attività della STAS in questo ramo dell’archeologia che potrebbe essere definito senza ombra di dubbio una sua creatura. Insieme al collega e amico Luigi Fozzati, realizzò Archeomar, un progetto che è ancora ancora in corso ed è finalizzato ad inventariare i siti archeologici sommersi nel mari, nei laghi e nei fiumi italiani. Forse, nella sua lunga carriera, la ricerca che più gli rimase nel cuore avvenne nel 1974,  esplorando i collettori allagati degli ipogei del Colosseo (che oggi sono visitabili). Al loro interno fu ritrovata l’antica “spazzatura” prodotta degli spettatori.

Si ritrovarono ossa di animali feroci e residui alimentari degli spettatori. Una scoperta che avviò una ricerca interdisciplinare decisamente pionieristica per quel tempo. Analizzando i resti del tempo, come moderni profiler, gli archeologi riuscirono a documentare la vita e le attività dell’Anfiteatro Flavio, da tutto il mondo conosciuto come Colosseo. Fu la prima prova di episodi di vita comune, un tempo conosciuti soltanto attraverso le fonti storiche.

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Lago di Mezzano (VT), Mocchegiani con Lamberto Ferri Ricchi e futura moglie. 1974

Mocchegiani amava raccontare che le sue prime esperienze subacquee furono decisamente avventurose. Aveva personalmente effettuato numerose immersioni sul Tevere, esplorato la Cloaca Maxima di Roma per poi iniziare la perlustrazione metodica di tutti i laghi del Lazio, fino al mare.  Il suo capolavoro, realizzato insieme a Luigi Fozzati, fu una carta archeologica subacquea dei beni archeologici sommersi d’Italia: mari, laghi, fiumi, lagune, ipogei. Nel tempo fu nominato Soprintendente a Roma e  molti ricordano che si recava a controllare personalmente, anche nelle ore notturne, gli impiegati per assicurarsi che svolgessero adeguatamente il loro compito di sorveglianza al Palatino, ai Fori Imperiali e negli altri monumenti di Roma.

Immersione nel Tevere sui resti dei piloni di ponte Sublicio. 1988

Per la sua correttezza umana e professionale che non accettava compromessi, non fu una persona facile con cui lavorare e si scontrò a volte con colleghi che, per competizione o invidia, tentavano di ostacolarlo. Nel 1977-78, alla prima riunione di Archeologia Subacquea, effettuata in quella fucina di pensiero che è ancora oggi la Libreria Internazionale Il Mare, non fu invitato, perché gli altri giovanissimi archeologi subacquei non approvavano le sue idee politiche viste come troppo conservatrici. La politica era entrata nei Palazzi e condizionava cariche e attività, impedendo a chi non era allineato di portare avanti i propri progetti. Ciò nonostante, nel 1979, grazie al lavoro di operai, restauratori e custodi della Soprintendenza Archeologica di Roma, riuscì a riaprire gli ipogei e ad inaugurare il piccolo antiquarium nei sotterranei di Roma. La sua visione ed impegno vinsero sulla inerzia e burocratizzazione del Ministero … ma non per molto. Nonostante tutto lo STAS fu cancellato. Nulla valsero i progetti ed i successi, anche internazionali, ottenuti con tecnici e archeologi subacquei “ufficiali” in migliaia di interventi per le Soprintendenze, ed avvenne la sua chiusura per “ una perversa, non so quanto intenzionale, volontà“.  

Mocchegiani (a destra) seguito da Sebastiano Tusa a Ugla, in Cirenaica

Solo la Regione Sicilia creò una Soprintendenza del Mare, diretta da Sebastiano Tusa, altro grande archeologo subacqueo, che ne ha proseguito gli intenti fino alla sua prematura scomparsa. Mocchegiani diceva amaramente che “col vuoto creato dal ministero siamo tornati agli anni sessanta, quando però esisteva la struttura creata dal pioniere prof. Lamboglia“. 

Un uomo corretto, d’altri tempi al quale nessuno poteva obbiettare la sua professionalità, sempre scevra da ogni condizionamento politico o di palazzo. L’anno scorso alla presentazione di un libro all’Ara Pacis sulla sua opera, quasi un testamento della sua lunga vita professionale, scherzosamente si volle togliere qualche sassolino dalle scarpe. Nelle sue parole c’era l’orgoglio per i tanti risultati ottenuti ma anche molta amarezza.

Nell’estate 2017, durante una riunione conviviale a Trevignano, raccogliendo gli amici fidati, lanciò l’idea di creare un’Accademia dell’archeologia marina e fluviale, che fu denominata Istituto Internazionale di Archeologia Subacquea. Un ultimo sogno, in seguito partito con non poche difficoltà grazie all’impegno di Andrea Balestri, e che purtroppo Claudio Mocchegiani purtroppo non vedrà mai completamente realizzato. Molte le sue opere scientifiche, veri capolavori, tra cui il bellissimo volume Archeologia Subacquea – Note di viaggio nell’Italia Sommersa e tanti articoli e studi che Mocchegiani scrisse negli anni di ricerca sul campo, sempre in prima linea.

Questo è un breve ricordo di Claudio Carpano Mocchegiani, un grande archeologo, un Uomo di altri tempi, dotato di uno spirito visionario, pioniere dell’archeologia subacquea moderna, che aprì una nuova Era per la ricerca scientifica archeologica delle acque.

A lui il ringraziamento da parte di tutti coloro che hanno avuto l’onore di conoscerlo e con lui hanno condiviso il sogno di una nuova archeologia. Ciao Claudio, che la terra ti sia lieve.

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