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L’ultima battaglia del Bismarck di Andrea Mucedola

Reading Time: 6 minutes

 

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OCEANO ATLANTICO
parole chiave: guerra in Atlantico, Bismarck

 

La corazzata tedesca Bismarck – da wikipedia

Il 24 maggio 1941, la HMS Hood e la nave da battaglia tedesca Bismarck si incontrarono in Atlantico in uno dei duelli più epici della storia della guerra marittima moderna. Fu l’inizio della fine per queste due signore del mare.

L’inizio della fine
Tutto iniziò in una notte scura. Era ancora buio quando, il 19 maggio 1941, la corazzata tedesca iniziò il suo viaggio inaugurale nel Baltico. La Bismarck era il frutto della nuova politica della Marina da guerra tedesca che voleva realizzare le corazzate più potenti del suo tempo. In effetti, per le sue caratteristiche, questa corazzata tedesca era straordinaria  e venne superata solo in seguito con l’entrata in servizio delle corazzate classe Yamato giapponesi. Al suo livello erano presenti le corazzate americane e inglesi, e quelle italiane classe Littorio i cui cannoni, pur avendo lo stesso calibro della Bismarck, la superavano con una gittata superiore. Il Bismarck, per volontà della Kriegsmarine, era stata la prima corazzata costruita dalla marina tedesca dopo la prima guerra mondiale.

Nel suo viaggio inaugurale, scortata dall’incrociatore pesante Prinz Eugen, la possente nave da guerra si spinse nelle gelide acque del Nord Atlantico in una missione top-secret, nome in codice Operazione Rheinübung, per attaccare i convogli alleati che attraversano l’oceano tra gli  Stati Uniti e la Gran Bretagna e spezzare  la linea di rifornimenti degli alleati. Il 18 maggio 1941, le due navi da guerra salparono dal porto polacco di Gdynia, diretti verso Bergen, in Norvegia. Dopo il rifornimento, continuarono il loro viaggio dirigendosi in Atlantico, attraverso lo stretto della Danimarca tra la Groenlandia e l’Islanda.

La loro rotta non passò però inosservata come avevano sperato. Durante il viaggio verso Bergen, un incrociatore svedese li individuò e l’informazione arrivò all’addetto militare britannico a Stoccolma. A seguito di questi rapporti intelligence, il 21 maggio un aereo da ricognizione britannico individuò le navi da guerra ancorate in un fiordo norvegese. Sebbene fossero presenti nell’area gli incrociatori britannici HMS Norfolk e HMS Suffolk che pattugliavano il mare tra la Groenlandia e l’Islanda, l’Ammiraglio Sir John Tovey, comandante in capo della Flotta britannica, inviò le corazzate HMS Hood ed il HMS Prince of Wales, scortate da ben sei cacciatorpediniere, alla sua caccia. In particolare, l’HMS Hood, varato nel 1918, era considerata la più grande nave da battaglia della Gran Bretagna.

L’incrociatore da battaglia Hood, orgoglio della Royal Navy tra le due guerre mondiali, poi affondato dalla corazzata tedesca Bismarck il 23 maggio 1941 nel canale di Danimarca (da Wikimedia)

La sera del 23 maggio, l’HMS  Suffolk avvistò la Bismarck mentre navigava  attraverso dei banchi di nebbia. Immediatamente la sua presenza fu segnalata al Hood e al Prince of Wales, che erano allora a circa 300 miglia di distanza. All’alba del 24 maggio, le navi britanniche si avvicinarono a tutta velocità verso il nemico all’interno dello Stretto della Danimarca tra la Groenlandia e l’Islanda. Da 14 miglia di distanza, l’HMS Hood iniziò a sparare i primi colpi contro il Bismarck.

Il Comandante della nave da battaglia Bismarck, Ernst Lindemann

A bordo del Bismarck, l’ammiraglio Gunther Lutjens, comandante della flotta tedesca, sorpreso dalla situazione, non reagì al violento fuoco nemico.  Il Comandante della nave da battaglia, Ernst Lindemann, ruppe l’indecisione del suo superiore, e prese la manovra. Iniziò quindi una battaglia tra titani. Il Bismarck e l’HMS Hood si scambiarono per quattro lunghi ed interminabili minuti una serie di colpi di cannone di grande calibro finché i tedeschi non trovarono il loro bersaglio. I proiettili della Bismarck squarciarono il ponte dell’incrociatore e colpirono la sua torre principale. Poi un proiettile perforante penetrò in profondità in un deposito munizioni dell’HMS Hood, scatenando una massiccia esplosione che lanciò una colonna di fuoco a seicento piedi di altezza. I marinai a bordo del Prince of Wales osservarono con orrore la scena. L’HMS Hood si spezzò in due ed affondò sotto le onde. Solo tre dei 1421 membri dell’equipaggio si salvarono facendo dell’accaduto la più grande perdita di vite della Royal Navy su una sola nave.

Nel frattempo la nave da battaglia tedesca, danneggiata dai colpi della nave inglese, cercò di defilarsi, cercando di raggiungere un porto francese occupato dai tedeschi. Tovey, infuriato per la perdita della HMS Hood, ordinò alla flotta britannica di dare la caccia alla Bismarck per impedirgli di raggiungere il porto francese.

Il 26 maggio, la situazione divenne critica. La Bismarck aveva raggiunto un’area che non consentiva la protezione da parte della Luftwaffe. La portaerei britannica HMS Ark Royal, che operava in prossimità della penisola iberica, lanciò i suoi bombardieri Fairey Swordfish, armati di bombe e siluri antinave. Nonostante le pessime condizioni atmosferiche, gli aerei decollarono e si diressero verso l’obiettivo in mezzo alle nubi temporalesche. Attraverso la burrasca, i vecchi biplani si diressero su quello che ritenevano fosse il  loro bersaglio,  lanciando i loro siluri che, solo per un fortuito caso, non esplosero. Non si resero conto che quella sagoma fra le nubi non era la Bismarck ma un’altra nave inglese, l’HMS Sheffield.

La foto mostra il Bismarck che spara una salva contro il HMS Principe di Galles poco dopo l’affondamento del HMS Hood

Faticosamente i bombardieri tornarono alla portaerei per riarmarsi per un secondo attacco contro il vero obiettivo. I biplani attaccarono quindi la nave tedesca. I siluri britannici dei vecchi bombardieri riuscirono a colpire il punto più debole della nave da battaglia ovvero i suoi timoni. Il siluro creò un’enorme feritoia nello scafo della Bismarck, disabilitando il meccanismo di governo. A questo punto la Bismarck, non più in grado di navigare, incominciò a ruotare in grandi cerchi, circondata dal nemico.

I Britannici, per ridurre il rischio di fuoco amico, attesero fino al mattino per continuare l’attacco. All’alba del 27 maggio, tre navi da guerra britanniche si avvicinarono alla corazzata ormai paralizzata ed aprirono il fuoco devastandola. In poco più di un’ora, tutti i cannoni della Bismarck furono distrutti. In tutto, la Royal Navy sparò 2.876 proiettili contro la Bismarck, colpendola 400 volte.

l’affondamento della Bismarck

Dopo un’ora e mezza, con la Bismarck ancora a galla, l’ammiraglio Tovey ordinò all’incrociatore HMS Dorsetshire di lanciare i suoi siluri contro il nemico. Le armi colpirono il bersaglio e, intorno alle 10:40, la nave da battaglia tedesca, a seguito dell’ultima salva britannica o per autoaffondamento, iniziò ad affondare. Centinaia di marinai tedeschi si buttarono in mare e le navi britanniche recuperarono solo 110 naufraghi in quanto l’operazione di salvataggio fu interrotta da un allarme causato dalla presenza di sommergibili tedeschi.

Epilogo
Meno di dieci giorni dopo l’inizio del suo viaggio inaugurale, la corazzata Bismarck, la nave da battaglia considerata inaffondabile dallo Stato Maggiore tedesco, scomparve tragicamente negli abissi dell’Oceano Atlantico, portando con se quasi duemila marinai. L’affondamento della Bismarck per mano della Royal Navy fu doppiamente paralizzante per la flotta tedesca, perché dopo la vittoria britannica del 26 maggio l’altrettanto imponente nave gemella del Bismarck, il Tirpitz, non osò avventurarsi fuori dal porto, passando gran parte della guerra in un fiordo norvegese.

Il ritrovamento
L’8 giugno 1989 il relitto del Bismarck, ancora in ottime condizioni, fu localizzato da una spedizione statunitense condotta da Robert Ballard. L’enorme corazzzata giace ai piedi d’una catena montuosa sommersa alla profondità di 4791 metri, circa 650 chilometri a ovest del porto francese di Brest, Bretagna, ma … del suo ritrovamento parleremo in un prossimo articolo.  Nel frattempo potete vedere questo documentario di James Cameron trasmesso da Discovery Channel.

Andrea Mucedola

 

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