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Mitogenomi antichi di Fenici della Sardegna e del Libano: una storia di insediamento, integrazione e mobilità femminile di E. Matisoo-Smith et alii.

Reading Time: 8 minutes

livello medio
.
ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA
PERIODO: NA
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: origini
,


Da dove veniamo?

Gli studi sulle prime migrazioni ipotizzano che i primi membri del genere Homo, ovvero Homo ergaster, Homo erectus e Homo heidelbergensis, migrarono circa due milioni di anni fa dall’Africa durante il Pleistocene inferiore e si dispersero nel continente europeo fino a sud-est asiatico. L’analisi dei mitogenomi, ovvero della somma delle informazioni genetiche contenute nel cromosoma del mitocondrio, possono indicare le correlazioni fra le diverse famiglie. Questo ausilio offre ai ricercatori una nuova possibilità per disegnare i flussi migratori e di valutare le interazioni fra le varie popolazioni. 

mappa, basata sul DNA mitocondriale, relativa alle grandi migrazioni umane (i cerchi indicano le migliaia di anni prima del presente, di solito rappresentato dall’anno 1950 era volgare)

Un recente studio, che riassumeremo di seguito in breve, descrive le interazioni fra i Fenici e gli antichi Sardi, risultanti dalle analisi genetiche di campioni scheletrici antichi recuperati in tre siti fenici in Libano ed in Sardegna ed un sito dell’età del Bronzo Medio in Libano

Fenici, una potenza marittima
I Fenici furono una delle più importanti antiche civiltà che di fatto misero in comunicazione Oriente ed Occidente attraverso le loro reti commerciali marittime e gli insediamenti che costruirono nel Mediterraneo.

La loro eredità è ancora fra noi. Ad esempio crearono un alfabeto su cui si basa la maggior parte di quelli del mondo occidentale odierno. Abili navigatori, i loro commerci si estendevano in tutto il bacino del Mediterraneo. Furono anche esploratori audaci che si spinsero oltre le colonne d’Ercole arrivando a circumnavigare l’Africa. Dal Libano, i Fenici si spinsero attraverso il Mediterraneo per commerciare e stabilire insediamenti a Cipro, Malta, in Sicilia, in Sardegna, ad Ibiza, nella penisola iberica e sulla costa nordafricana (Cartagine).

La mappa mostra l’espansione marittima fenicia attraverso il mar Mediterraneo dall’ottavo secolo prima di Cristo. Le frecce indicano il movimento marittimo. I punti blu indicano i siti costieri e le aree ombreggiate di rosa indicano l’estensione degli insediamenti fenici. Il loro dominio navale fu rispettato in tutto il Mediterraneo e fornirono supporto marittimo ai Persiani e agli Egiziani.

 

Nonostante la loro lunga influenza, esiste una scarsa documentazione storica attribuita direttamente ai Fenici. La maggior parte dei documenti storici furono scritti su papiro e non sono sopravvissuti o, forse, non sono stati ancora scoperti. Quello che sappiamo di loro è ciò che i loro avversari, greci, romani, egiziani scrissero su di loro. Non furono mai uno stato politico unitario o un’etnia distinta all’interno della loro patria. Nacquero città-stato costiere come Byblos e Sidon che prosperarono come centri di commercio marittimo durante il 3 ° e il 2 ° millennio a.C. come in seguito, la città di Tiro.

Durante il I millennio avanti Cristo vennero chiamati Fenici dai Greci (dal greco, Phoiníkē, o paese viola) in riferimento alla loro produzione della preziosa tintura porpora ricavata dalla cottura dei murici ed usata nella colorazione della produzione tessile.

Prima del loro arrivo la regione era occupata dai Cananei che, a causa di eventi politici a nord, sud ed est, erano confinati nella sottile fascia costiera tra le ripide montagne coperte di cedri del Libano ed il Mediterraneo orientale. Questo isolamento costiero comportò che i Fenici potevano espandersi solo verso ovest. La ricerca di metalli preziosi come l’argento e lo stagno favorì l’instaurarsi dei loro insediamenti in tutto il Mediterraneo, collegati da rotte commerciali sicure per secoli. A partire dalla metà dell’VIII secolo avanti Cristo gli Assiri intrapresero una guerra contro i Fenici soggiogandoli. Con il declino dell’influenza fenicia in Oriente, Cartagine, una città nord africana colonizzata dai Fenici in fuga da Tiro nell’813 a. C., divenne il centro del loro dominio in Occidente. I Cartaginesi, chiamati Punici, detennero il potere fino alla loro distruzione, nel 146 avanti Cristo, da parte dei Romani al termine della III guerra punica. 

Abili marinai ma anche abili strateghi
Essendo dei navigatori, la creazione di basi navali opportunamente collocate per rifornire ed effettuare le manutenzioni alle loro imbarcazioni, fu una necessita strategica. La Sardegna, come Cipro, Malta, Sicilia e Ibiza, era in una posizione privilegiata lungo le rotte commerciali verso le coste iberiche e nordafricane e, in un secondo momento, cadde nella sfera di interazione punica. Gli insediamenti furono stabiliti soprattutto lungo la costa meridionale e occidentale della Sardegna, con due dei primi insediamenti sul Sulcis e, leggermente nell’entroterra, sul Monte Sirai. Come era comune nella Sardegna fenicia, il villaggio del Monte Sirai fu costruito accanto ad una precedente torre nuragica usata dai primi abitanti come santuario. La necropoli di Monte Sirai era uno dei più grandi siti di sepoltura punica in Sardegna e fu utilizzata tra la fine del VII e la prima metà del IV secolo avanti Cristo. Questo periodo di utilizzo coincide con il dominio cartaginese in Sardegna avvenuto a  partire dalla fine del VI secolo. a.C..

Come si integrarono con gli altri popoli? Una risposta viene dall’analisi del DNA
La domanda che gli studiosi si pongono è quanto questi insediamenti si integrarono con le popolazioni indigene. Sicuramente dai rapporti sociali leciti ed illeciti nacquero le nuove generazioni portando con se la loro origine nei cromosomi.

Cromosomi, piccoli corpi  in genere di forma bastoncellare, visibili nel nucleo della cellula durante la mitosi. La struttura base di un cromosoma  è costituita da un filamento a doppia elica di DNA avvolto intorno agli istoni (proteine basiche). Nella sequenza di basi del DNA è scritta tutta l’informazione genetica di una cellula per la formazione di proteine; una sequenza di basi, che codifica una proteina prende il nome di gene. Il loro costituente fondamentale è l’acido deossiribonucleico (DNA). I cromosomi  sono presenti, in numero, forma, grandezza costanti per ogni specie di animali o di piante, in coppie di elementi omologhi (nelle cellule dell’uomo le coppie sono 23), e rappresentano i vettori dell’eredità, i portatori dei geni, cioè dei fattori che determinano le caratteristiche ereditarie.

I genetisti sanno che queste affinità ereditarie si trasmettono attraverso i patrimoni genetici. Qualora identificati, gli scienziati pensano che i marcatori mitocondriali associabili agli insediamenti fenici potrebbero indicare l’integrazione che le popolazioni indigene ebbero con gli insediamenti fenici.

Nel DNA antico (aDNA) sono scritti i caratteri biologici di un organismo, che ne condizioneranno lo sviluppo embrionale e la capacità di crescere, adattarsi all’ambiente in cui si troverà a vivere e riprodursi. Non solo, il DNA conserva anche la testimonianza della storia naturale dell’organismo stesso. Attraverso il DNA, infatti, possiamo analizzare la struttura delle popolazioni umane o determinare la distanza evolutiva tra uomo e scimmie antropoidi. La possibilità di recuperare materiale genetico direttamente dai resti dei nostri progenitori e di studiarlo utilizzando i metodi dell’ingegneria genetica amplia le già vaste prospettive della ricerca molecolare. Negli studi genetici ha importanza l’analisi del DNA mitocondriale. Gli organuli cellulari chiamati ‘mitocondri’ possiedono infatti un proprio patrimonio genetico, parzialmente autonomo rispetto a quello racchiuso nel nucleo. La trasmissione del DNA nucleare e di quello mitocondriale dai genitori ai figli segue un meccanismo diverso. Nel caso del DNA nucleare ogni figlio riceve un uguale contributo da ciascun genitore; il DNA mitocondriale, al contrario, proviene esclusivamente dalla madre (eredità materna). Il fatto che il DNA mitocondriale si trasmetta per via materna implica che non andrà incontro a segregazione né a ricombinazione. Questo comporta che il DNA mitocondriale si trasmette inalterato attraverso le generazioni a meno di mutazioni. Due individui che abbiano in comune un’antenata presenteranno DNA mitocondriali tanto più divergenti quanto maggiore sarà il tempo che li separa dall’ava. 

Secondo lo studio, dall’analisi dei genomi mitocondriali del DNA antico (aDNA), estratti da tre siti fenici in Libano e in Sardegna ed un sito dell’età del Bronzo Medio in Libano su resti scheletrici, sono emersi importanti risultati.

In estrema sintesi, sono stati confrontati i dati sul genoma mitocondriale delle popolazioni libanesi attuali con quelli del mitogenoma sardo pre-fenicio al fine di identificare possibili aplotipi mitocondriali fenici/punici e tentare di ricostruire la storia delle loro interazioni.

La ricerca genetica sulle popolazioni moderne in Libano e nel Levante ha mostrato che gran parte della struttura genetica della regione è oggi influenzata dalle migrazioni storiche associate alla diffusione delle principali religioni: cristiani, musulmani e drusi. La ricerca sul DNA del cromosoma Y di uomini che attualmente vivono in luoghi dove,storicamente vi fu la presenza fenicia confrontata con quello di individui maschili provenienti da località vicine senza evidenza di contatto fenicio, ha permesso di identificare possibili marcatori cromosomici Y.

Aplotipo: Combinazioni di varianti nella sequenza del DNA su un particolare cromosoma, in prossimità di un locus di interesse o all’interno dello stesso locus, che tendono a essere trasmessi in blocco (come un unico segmento). La presenza di aplotipi con alte frequenze all’interno di una certa popolazione è un dato che si può rivelare estremamente significativo: potrebbe per esempio indicare che quella particolare combinazione è stata oggetto di selezione positiva, perché vantaggiosa dal punto di vista evolutivo. 

Questi marcatori erano presenti in oltre il 6% degli uomini che vivevano in luoghi influenzati dai Fenici nel Mediterraneo e in oltre il 30% degli uomini libanesi. Le analisi comparative dei marcatori genetici nei moderni libanesi indicano diverse storie genetiche tra maschi e femmine, con un numero significativamente maggiore di linee europee evidenti nel DNA mitocondriale ereditato per via materna (mtDNA) rispetto a quello osservato per il cromosoma Y ereditato paterno.

Due popoli che si integrarono
La Sardegna è stata oggetto di numerosi studi genetici a causa del suo importante isolamento geografico. La popolazione sarda è spesso descritta come la migliore rappresentazione degli antenati degli agricoltori primitivi. La loro possibile interazione si è ritrovata nei campioni fenici di Monte Sirai che presentano probabili ceppi di mtDNA (DNA mitocondriale) dei primi agricoltori combinati con altri del Mesolitico sud-occidentale / centro mediterraneo. 

Astarte, Monte Sirai

I risultati della ricerca indicano prove di continuità di alcuni lignaggi delle popolazioni esistenti prima dell’arrivo dei Fenici che suggeriscono l’integrazione dei nuragici, gli antichi sardi, nella comunità fenicia del Monte Sirai. Sono state trovate anche prove dell’arrivo di nuovi ed unici lignaggi mitocondriali, che possono suggerire l’arrivo di esemplari di sesso femminile dal Vicino Oriente o Nord Africa verso la Sardegna, ma anche afflussi femminili dall’Europa verso i siti fenici in Libano. Matrimoni misti o schiave non è dato sapere ma queste evidenze suggeriscono una mobilità femminile ed una diversità genetica nelle comunità fenicie in Sardegna, riflettendo la natura inclusiva e multiculturale della società sarda.

In sintesi, le analisi degli antichi mitogenomi fenici, in campioni provenienti dal Libano e dalla Sardegna, forniscono importanti indizi sull’espansione culturale, l’assimilazione e la mobilità della popolazione nel Mediterraneo tra il V e il III secolo a.C.. E’ importante sottolineare il riscontro di un certo grado di continuità della discendenza demografica tra le popolazioni fenicia e pre-fenicia in Sardegna, che è coerente con le prove archeologiche di integrazione tra le due culture. 

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