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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti. Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile e che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo a raccoglierle con la speranza che la classe politica al di là delle promesse comprenda realmente l'emergenza che viviamo, ed agisca,speriamo, con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

  Address: OCEAN4FUTURE

Le specie aliene del Mediterraneo

tempo di lettura: 6 minuti

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livello elementare
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ARGOMENTO: BIOLOGIA MARINA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: specie aliene
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Autoctoni o alloctoni?
Non vi preoccupate … gli omini verdi non sono ancora arrivati … oggi parliamo di specie aliene nei nostri  mari. Se da un lato ci hanno incuriosito, queste specie animali e vegetali al loro arrivo hanno manifestato una certa invasività con conseguenze anche gravi sulla biodiversità e sugli ecosistemi originali. In pratica, queste specie “aliene” si adattano nel nuovo ambiente mostrando una elevata capacità di dispersione, reale o potenziale, talvolta con effetti negativi sulla diversità biologica e sugli ecosistemi. Di fatto le specie aliene sono considerate tra le cause di riduzione della biodiversità dovute all’alterazione degli equilibri preda-predatore ed ai meccanismi di competizione sulle risorse. In alcuni casi tali effetti possono avere anche ripercussioni economiche nei diversi settori produttivi. Sono definite autoctone le specie, sottospecie o popolazioni presenti sul territorio nazionale o su parte di esso, qualora vi siano giunte o si siano originate senza l’intervento (intenzionale o accidentale) diretto dell’uomo.

Le specie, animali o vegetali che, pur non essendo originarie del territorio italiano, vi siano giunte per intervento intenzionale o involontario dell’uomo – e quindi naturalizzate – anteriormente al 1500 d.C. sono definite para-autoctone. Arriviamo alle specie alloctone, giunte chiamate anche aliene, esotiche o non-native, introdotte al di fuori del loro areale originario, che si sono stabilizzate sostenendo le proprie popolazioni nel tempo.

L’Italia è uno dei paesi Europei maggiormente colpiti dalle invasioni biologiche, grazie anche alle favorevoli condizioni climatiche. I risultati di alcune ricerche indicano che nel nostro Paese sono presenti oltre duemila specie alloctone. Di queste, la maggior parte è terrestre e solo centoventi sono marine; tuttavia il Mediterraneo è uno dei bacini più colpiti dal fenomeno. Nel caso delle specie aliene, parliamo di specie “nuove” che hanno trovato nel Mediterraneo un ambiente congeniale  nel quale si sono adattate, talvolta in maniera invasiva. In alcuni Paesi è tassativamente vietato entrare in un porto con lo scafo incrostato di organismi (è il caso dell’Australia e della Nuova Zelanda). In Europa non esiste al momento una simile legislazione: in attesa di provvedimenti nazionali o comunitari, occorre però sensibilizzare chi pratica la navigazione e promuovere comportamenti “virtuosi”, come la pulizia frequente dello scafo, che possono aiutare a contrastare la diffusione di specie aliene potenzialmente  nocive.

Le specie aliene hanno ormai occupato il Mar Mediterraneo: più di 800 quelle segnalate e di queste circa 600 vivrebbero ormai stabilmente nel Mare Nostrum. Il motivo di questa crescente presenza, secondo l’Ispra è l’aumento delle temperature e della salinità del Mar Mediterraneo, per cui specie esotiche attraverso Suez e Gibilterra trovano una via facilitata di diffusione. Il numero dei ritrovamenti di specie alloctone nel Mediterraneo si è triplicato dal 1980, mentre è raddoppiato negli altri mari.

Lo scorso anno solo sulle coste della nostra Penisola sono state segnalate almeno 186 specie esotiche, di cui 55 vegetali e 131 animali, senza considerare gli orgasmi unicellulari.

Oltre ai pesci, alcune alghe invasive possono provocare impatti severi sugli habitat naturali ricoprendo i fondali e mettendo a rischio la salute degli ecosistemi costieri. Alcune alghe, introdotte tramite le acque di zavorra, possono incidere gravemente sulle risorse di pesca con seri impatti per il settore. A preoccupare particolarmente è la veloce espansione geografica del pesce scorpione (Pterois volitans), originario del Mar Rosso ed altamente invasivo. Questo pesce non ha difficoltà a riprodursi in quanto ha pochissimi predatori. La pericolosità è dovuta alla velenosità delle sue spine dorsali e pelviche che possono causare punture molto dolorose.

Pterois miles – photo credit andrea mucedola

Ha già raggiunto le coste tunisine e un individuo è stato osservato lungo le coste siciliane. Considerando la sua rapida diffusione sulle coste occidentali dell’Atlantico, probabilmente a causa del rilascio “accidentale”  di alcuni esemplari dagli acquari, si prevede che anche nel Mediterraneo si possa vere una simile diffusione espansione nei prossimi anni. Il rischio riguarda principalmente i possibili impatti ecologici di questo nuovo predatore. Inoltre, pescatori e sub che possono pescarli o avvicinarli durante le immersioni devono stare molto attenti a non pungersi.

Altra specie potenzialmente pericolosa è il pesce palla maculato, di origine tropicale e altamente tossico al consumo. Si riconosce dalla presenza di puntini scuri sul dorso e la banda argentea sui fianchi. Le mandibole sono provviste di due grandi denti molto taglienti. Avvistato per la prima volta nel Mar Mediterraneo nel 2003, in Paesi come Grecia, Cipro, Turchia, Libano, Israele ed Egitto si sono registrati diversi casi di intossicazione alimentare, alcuni dei quali letali. Nel 2013 è stato rinvenuto il primo esemplare in acque italiane, a Lampedusa.

Ma non è il solo; altre specie ittiche aliene,  come il pesce flauto (Fistularia commersoni) e il pesce coniglio  (Siganus luridus) anch’esso dotato di spine velenose, sono giunte nelle acque mediterranee. Oltre ai pesci, alcune alghe invasive come la Caulerpa cylindracea e la Lophocladia lallemandii possono provocare impatti severi sugli habitat naturali ricoprendo i fondali e mettendo a rischio la salute degli ecosistemi costieri. Altre, come lo ctenoforo Mnemiopsis leidyi, introdotto tramite le acque di zavorra, possono comportare seri impatti per il settore commerciale.

Il fenomeno va quindi monitorato non solo per le sue ricadute biologiche ed ecologiche ma per i risvolti economici sulla pesca. 

Per mare e per … terra
Ma anche nell’ambiente terrestre abbiamo lo stesso problema. tutti ricorderanno i danni perpetuati dal terribile punteruolo rosso. Per rispondere a questa crescente minaccia le istituzioni nazionali e europee hanno adottato diverse normative, regolamenti e risoluzioni. In particolare voglio ricordare, il Regolamento 1143/2014 “recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive”, approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea nel 2014 e poi entrato in vigore dal 1 gennaio 2015. Il Regolamento prevede che i Paesi Membri attuino una serie di misure gestionali per le specie aliene invasive più dannose, che comprendono “il blocco del commercio, del possesso e del trasporto, il rilascio nell’ambiente, il divieto di allevamento e riproduzione, il rilevamento precoce e la rapida rimozione, l’identificazione delle principali vie di introduzione sulle quali concentrare gli sforzi di prevenzione“.

Queste misure si applicano alle specie presenti in una specifica Lista di specie aliene invasive di rilevanza unionale, adottata ufficialmente nel luglio 2016 ed integrata una prima volta nel luglio 2017 da parte della Commissione Europea. Attualmente la lista si compone di 49 specie di cui 33 già presenti in Italia ma la crescita delle nuove specie fa presupporre che debba essere aggiornata periodicamente. Va ricordata anche la convenzione dell’Organizzazione Internazionale Marittima (IMO) delle Nazioni Unite) che dall’ottobre 2017 ha reso obbligatorio anche il trattamento delle acque di zavorra.

Anche ogni singolo cittadino può contribuire attraverso l’adozione di comportamenti responsabili, evitando il rilascio nell’ambiente di specie marine acquistate per il proprio acquario e poi dismesse in mare.

Nicola Di Battista 
Psicologo / Psicoterapeuta, Assistente alla comunicazione per sordi e ciechi con l’uso del Braille e della Lingua Italiana dei Segni – Dattilologia, Mediatore Familiare, Specializzato con Master in Psicologia Oncologica. Non ultimo Presidente dell’Organizzazione di Volontariato Care The Oceans.
Contatti: Pagina Facebook 
Indirizzo di posta elettronica: caretheoceans@gmail.com – Skype e Telegram: Care The Oceans – Instagram: Care The Oceans – Numero telefonico e Whats App: 327/5941319

CARE THE OCEANS
L’organizzazione di Volontariato Care The Oceans nasce per difesa della flora e fauna acquatica dei mari dei fiumi e dei laghi, promuovendo pulizie coste e fondali, formazione sensibilizzazione per grandi e piccini, progetti educativi nelle scuole, programmi di ricerca e di integrazione e sensibilizzazione per persone in svantaggio bio – psico – sociale, attraverso il coinvolgerli nelle nostre attività e presentandogli in nostro operato.
Non ultimo utilizza audio – interviste, il Braille, la Lingua Italiana dei Segni (LIS) / Dattilologia e la Comunicazione Aumentativa Alternativa per sensibilizzare al rispetto sia della flora e fauna acquatica e che della biodiversità quante più persone possibili, adattandoci, noi, alle loro modalità comunicative. Collabora con Comuni, Enti nazionali, Enti locali, Associazioni, Didattiche subacquee, Diving Center, Scuole pubbliche e private, Agenzie di Promozione Sociale e Circoli subacquei. Potete contattarli per unirvi alle loro attività per la difesa diretta della flora e fauna acquatica su caretheoceans@gmail.com.

in anteprima Caulerpa taxifolia – da Fish&Dive
Frondes pennées.jpg – Wikimedia Commons

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Alcune delle foto presenti in questo blog possono essere state prese dal web, citandone ove possibile gli autori e/o le fonti. Se qualcuno desiderasse specificarne l’autore o rimuoverle, può scrivere a infoocean4future@gmail.com e provvederemo immediatamente alla correzione dell’articolo
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