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Nuovi agguati a Bab el Mandeb, una minaccia alla maritime security? di Andrea Mucedola

Reading Time: 6 minutes

livello elementare
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: OCEANO INDIANO
parole: Hormuz, Aden,  terrorismo in mare

Il controllo degli stretti ha un’importanza strategica ed economica per tutti i paesi che necessitano un flusso continuo delle risorse necessarie alla loro sopravvivenza. Tra gli stretti strategicamente più sensibili al mondo abbiamo Suez, Hormuz, Panama ma anche Malacca e Bab al Mandeb. Oggi parliamo di quest’ultimo che ha subito, da un anno a questa parte, una crescente attenzione da parte di gruppi armati intenzionati ad ostacolare con l’uso delle armi il traffico mercantile internazionale. Un recente articolo (pubblicato su Haaretz) ha riportato la dichiarazione di un alto funzionario della marina israeliana in merito alla minaccia crescente da parte degli Houthi dello Yemen che  stanno acquisendo armi tattiche in grado di minacciare una delle rotte marittime più trafficate e sensibili del mondo, lo stretto di Bab el Mandeb. 

Gli Houthi, ufficialmente chiamati Ansar Allah (i sostenitori di Allah) sono membri di un movimento religioso-politico-islamico armato originatosi negli anni ’90 a Sa Dah nel nord dello Yemen. Gli Houthi fanno parte dei Zaidis e sono prevalentemente sciiti, anche se sembra che il movimento comprenda anche elementi sunniti. La tensione tra gli Houthi ed il Governo centrale yemenita crebbe costantemente negli anni ’90 fino alla guerra scoppiata nel 2004 contro il fondatore del gruppo, Hussein Badreddin al-Houthi (da cui il nome), che portò alla ribellione contro il presidente yemenita Ali Abdullah Saleh. Alla fine del 2014 gli Houthi hanno preso il controllo della capitale e gran parte del nord del Paese. A partire dal 2017 il gruppo è guidato da Abdul-Malik al-Houthi, fratello del primo leader, apparentemente ucciso dalle forze dell’esercito yemenita Saleh nel 2004.  Come molti gruppi filo iraniani, appoggiati dagli  Hezbollah, il movimento Houthi attrae i suoi seguaci Zaidi-sciiti in Yemen con slogan contro il rapporto USA-Israele e la collusione dei Paesi arabi con gli stessi. Nel tempo, i combattimenti hanno causato la morte di  almeno 10.000 persone, creando una crisi umanitaria di otto milioni di persone sull’orlo della carestia. Migliaia di altri soffrono di malnutrizione e malattie, incluso il colera.

Uno stretto marittimo strategico per il traffico internazionale
Bāb al-Mandab (ﺑﺎﺏ ﺍﻟﻤﻨﺪﺏ‎, Bāb al-Mandab) è lo stretto marittimo che congiunge il Mar Rosso con il Golfo di Aden e quindi con le rotte dell’oceano Indiano.  Ai due lati delle sue sponde si fronteggiano Gibuti, sulla costa africana, e lo Yemen, estremo paese della penisola arabica.

Nel punto più stretto il Bab el-Mandeb ha una larghezza complessiva di circa 30 km. Nello stretto si trova l’isola di Perim che divide il canale in due sezioni di ampiezza notevolmente differente. Il canale più piccolo, orientale, è detto Bab Iskander ed è largo solo tre chilometri con una profondità massima di 30 metri. Il più largo, quello occidentale, viene utilizzato dal traffico mercantile per il transito delle navi; viene chiamato Daqqat al-Māyyūn ed ha una larghezza di circa 25 km con una profondità massima di 310 metri. Ho inserito questi dati non a caso. Essi rappresentano distanze che consentono spostamenti rapidi, anche con mezzi leggeri, dalla costa yemenita per scopi offensivi militari. Inoltre le basse profondità potrebbero essere usate per la dissemina di ordigni subacquei di sbarramento.

screen di dati AIS (Automatic Informatiom systems) sul traffico mercantile nell’area di Aden

Non dimentichiamoci che tutta l’area presenta una grave instabilità politica e fenomeni illegali come la pirateria e contrabbando. Se confermato, il radicamento iraniano in Yemen con il trasferimento di armi alle forze Huthi costituisce una grave minaccia per le navi mercantili in rotta verso il Mar Mediterraneo attraverso lo stretto di Bab al-Mandab. Le autorità saudite hanno recentemente affermano che gli Houthi stanno usando i corridoi umanitari per ricevere i missili iraniani, creando “una minaccia per la sicurezza regionale e internazionale“. Alla fine di gennaio, i separatisti del sud dello Yemen stanno cercando di sottrarre la città al controllo delle forze dell’ex presidente Abdel Rabbo Monsour Hadi, alleato dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi, i due grandi sponsor dell’operazione militare scattata nel 2015 che sta cercando di riconquistare la fascia settentrionale del paese dal controllo degli Houthi. Il portavoce israeliano rivela che sistemi avanzati non vengono trasferiti solo agli Houthis [nello Yemen] ma anche agli Hezbollah [in Libano], e questa è una minaccia per le navi mercantili e le piattaforme petrolifere israeliane.

Il Golfo Persico ed i paesi della penisola arabica tornano quindi al centro dell’attenzione internazionale ed a fianco di Riad si schierano gli Stati Uniti e Israele. Teheran smentisce che quel missile provenisse da un suo arsenale ma Washington ritiene che questi armamenti siano stati dati dall’Iran ai miliziani Houthi, come affermato con veemenza dall’ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, Nikki Haley. La decisa dichiarazione della rappresentante statunitense è stata appoggiata dall’ambasciatore d’Israele Danny Danon che ha sottolineato che la minaccia missilistica iraniana si estende dal Golfo Persico allo Yemen, alla Siria, al Libano e a Gaza. Le Nazioni Unite – conclude il diplomatico israeliano – dovrebbero agire immediatamente per contrastare questa minaccia. Di fatto la coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha deciso di chiudere temporaneamente tutti i porti marittimi, aerei e terrestri del paese, dopo che un missile balistico lanciato dagli Houthi era stato intercettato il 4 novembre dalle forze militari dell’Arabia Saudita.

Nello specifico, la chiusura si applica ai porti sotto il controllo dei ribelli Houthi, ovvero i porti del Mar Rosso di Hodeidah e Saleef mentre il porto di Aden è stato escluso dalla chiusura temporanea perché è ancora sotto il controllo yemenita supportato dalla coalizione guidata dai sauditi.  In risposta a questa crescente minaccia nel Mar Rosso meridionale e a Bab al-Mandeb, la BIMCO, International Chamber of Shipping and INTERTANKO hanno pubblicato delle linee guida per la sicurezza marittima nell’area. Angus Frew,  Secretary General e CEO della BIMCO ha dichiarato che We’ve been advised that these threats are real, and therefore decided to provide guidance for ships operating in the area. We have seen two incidents in January, and we want to make sure owners and operators are aware and advise their crews accordingly, Company security officers and ship Masters need to be informed of the threats, as the patterns and mitigating measures differ from the more familiar regional threat of piracy ..“. 

Non si tratta di una preoccupazione eccessiva
Il 25 ottobre 2016, una petroliera mercantile di bandiera spagnola, il Galicia Spirit, fu colpita da un razzo (RPG) sparato da un piccolo motoscafo che aveva interdetto la nave. La petroliera fu poi attaccata con armi leggere. La nave mercantile riuscì comunque a sfuggire all’attacco e continuare il suo viaggio in avanti. Tuttavia, solo due giorni dopo, una petroliera LNG, la Melati Satu, fu  attaccata nella stessa area. L’equipaggio di Melati Satu, battente bandiera di Tuvalu, inviò una chiamata di soccorso, raccolta da una nave della marina saudita e successivamente fu scortata in salvo. Entrambe le navi avevano attraversato lo stretto di Bab el-Mandeb tra lo Yemen sud-occidentale e il Gibuti nord-orientale. Altri episodi simili si sono ripetuti fino ad oggi confermando la pericolosità dello stretto. Sebbene gli attacchi non furono rivendicati, non è importante che si sia trattato di pirati o fazioni politiche, la gravità dell’evento non cambia.

una nave logistica saudita, HSV-2 Swift ,gravemente danneggiata in seguito ad un attacco al largo della costa yemenita

A febbraio 2017, l’amministrazione marittima degli Stati Uniti ha comunicato che le milizie di Houthi erano sospettate di aver piazzato mine navali nelle vicinanze del porto di Mokha. A marzo 2017 l’ufficio di intelligence navale degli Stati Uniti (ONI) aveva avvertito le navi mercantili del pericolo di mine navali a Bab Al Mandeb, vicino all’ingresso del porto. Nei giorni scorsi, gli Houthi hanno attaccato le truppe degli Emirati Arabi Uniti nella zona di Mokka ed hanno annunciato di aver lanciato un missile, uno Scud modificato Burkan-2, con gittata teorica di 1400 chilometri, verso Dubai, con obiettivo una centrale nucleare. Questa notizia non è però stata confermata dagli Emirati. Gli Houthi hanno ribadito che se il blocco dei porti dello Yemen, imposto dalle monarchie del Golfo, non sarà cancellato, l’Arabia Saudita ed i suoi paesi alleati saranno colpiti dai loro missili. A quel punto la guerra arriverebbe sulla rotta di Suez creando una crisi internazionale pari a quella delle mine libiche dell’estate del 1984. Una situazione esplosiva che potrebbe causare una crisi economica e politica difficilmente gestibile se non con un intervento politico militare dell’ONU o di una coalizione internazionale. 

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