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Mitologia e miti del mare: Il mistero degli USO, Unidentified Submarine Object – parte I

Reading Time: 7 minutes

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livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XVII SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: USO, UFO
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Un UFO in fondo al Baltico o uno scherzo geologico? illustration by vaghauk deviantart

Gli USO, acronimo inglese di Unidentified Submerged Object, non sono spesso citati nelle cronache. Con questo termine nell’ambito della ufologia vengono definiti quegli oggetti di origine sconosciuta che interagiscono con  la superficie del mare sia emergendo dagli abissi sia entrando nel volume d’acqua. Tali avvistamenti, spesso riconducibili a fenomeni naturali, sono ritenuti dagli ufologi oggetti di origine extraterrestre. Essendo un campo delicato, dove di sicuro non esiste nulla, fare speculazioni è sempre troppo facile. Proviamo a raccontare alcuni episodi del passato che riguardarono questi strani fenomeni lasciando poi ad ognuno le proprie convinzioni.

Quella strana luce sul mare
Non tutti sanno che questi avvistamenti, sebbene più rari di quelli celesti rari, furono descritti fin dall’antichità. Tralasciando i riferimenti mitologici agli dei che avevano la loro sede in fondo al mare o ai miti assiro babilonesi degli Annunaki, provenienti dal pianeta Niburu, che secondo la loro epopea ammararono nel golfo Persico, non può essere tralasciato un evento misterioso che ebbe un testimone di eccezione: Cristoforo Colombo.

Ci troviamo nel A.D. 1492. Cristoforo Colombo aveva iniziato il suo primo viaggio alla scoperta del Nuovo Mondo;  l’11 ottobre 1492 alcuni marinai della Santa Maria, della Pinta e della Niña avvistarono una strana luce oscillare sull’orizzonte. Colombo descrisse questa luce come una piccolo candela che si alzava dal mare e dirigeva verso terra. L’episodio fu tanto misterioso che Bartolomé de las Casas lo annotò sul diario di bordo. In particolare, riportò che un marinaio, Rodrigo de Triana, vide per primo quella luce dirigersi dal mare sulla terra. Colombo, alle 2200 di quella notte, mentre era sul castello di poppa, vide quella strana luce ma, essendo molto tenue, non si fidò dei suoi sensi e domandò conferma ad un notabile, Pero Gutierrez. Avuta conferma della presenza di quella luce, calcolò che essa si trovava nei pressi dell’isola di Watling (San Salvador).

Una prima interpretazione dello strano fenomeno fu proposta proprio da Bartolomé de las Casas che ipotizzò  fosse legata all’accensione di un fuoco sull’isola. Era infatti noto che gli indio, durante le notte, fossero usi ad accendere delle torce per muoversi da un punto all’altro.  Ma dai calcoli fatti, la geometria e le distanze non giustificarono tale ipotesi ed il mistero rimase scritto sulle pagine del diario di bordo. Nei secoli a venire, gli studiosi ipotizzarono che quella luce fosse stata causata dal fenomeno della bioluminescenza sulle rocce del vicino banco di Mouchoir. Anche questa ipotesi cadde in quanto la descrizione del fenomeno parlava di una luce puntuale, ben diversa da quella generate dai protozoi che spiaggiano in quelle acque lasciando lunghe strisce luminose. Che cosa fu allora quella luce che tanti marinai osservarono alzarsi e muoversi all’orizzonte verso terra? Un’altra cosa strana che Colombo annotò in quel periodo fu il comportamento anomalo della bussola, tanto anomalo da fargli scrivere di temere che non sarebbe mai ritornato a casa.

Fantasia o realtà?
Shag Harbour
Avvistamenti di USO si ripeterono nei secoli lasciando a volte tracce misteriose … anche nel ghiaccio.  Oggetti sommersi non identificati furono occasionalmente osservati  uscire o entrare dal pack lasciando grandi fori, di forma e dimensioni tali da non richiamare la possibilità di impatti violenti causati da meteoriti o da aeromobili. Alcuni studiosi, studiando le aperture nel ghiaccio, ipotizzarono  che fossero stati causati da oggetti volanti in grado di sciogliere in qualche modo il ghiaccio prima dell’impatto. Eventi simili furono verificati in Norvegia, Svezia e Russia dove poco prima erano stati avvistati degli oggetti volanti non identificati.

Tra i tanti episodi, voglio ricordare quello forse più famoso, avvenuto il 4 ottobre 1967 in Nova Scotia quando fu riportato l’impatto di un oggetto di grandi dimensioni nelle acque nei pressi di Shag Harbour, un piccolo villaggio di pescatori. I rapporti sull’evento furono studiati da diversi organismi civili (Royal Canadian Mounted Police e Guardia Costiera canadese) e militare (Royal Canadian Navy e la Royal Canadian Air force) nonché da non ben precisate agenzie del governo del Canada e Statunitense.

Ufficialmente il governo canadese dichiarò che nessun incidente aereo  era stato riportato e la fonte dell’impatto restava ancora sconosciuta. L’oggetto osservato  da molti testimoni aveva le dimensioni di circa 60 piedi (18 m) di lunghezza con luci lampeggianti di colore arancione. Dopo aver sorvolato la baia si era inclinato con un angolo di circa 45 gradi ed era poi entrato in acqua.  Una luce gialla in movimento fu intravista sott’acqua lasciando dietro di se una strana scia di schiuma gialla. Almeno 11 persone avevano visto l’oggetto illuminato ed alcuni testimoni riferirono  di aver sentito un fischio come di una bomba, seguito da  un fruscio e, infine, da un forte scoppio. Alcuni riferirono di aver intravisto anche un lampo di luce quando l’oggetto entrò nell’acqua. Lo strano velivolo non fu  mai ufficialmente identificato e fu categorizzato come oggetto volante non identificato (UFO) nei documenti governativi canadesi.

L’evento fu  paragonato all’incidente UFO di Roswell  o a quello di Kecksburg, forse meno noto di quello di Roswell ma non meno misterioso.  Riguarda alla caduta di una palla di fuoco che fu  vista da migliaia di persone in almeno sei stati statunitensi e dall’Ontario, in Canada. Imputata dai media ad un meteorite, fu spiegata dalla NASA con il rientro in atmosfera del satellite sovietico Kosmos 96. Ma, secondo gli ufologi, si tratterebbe invece della caduta di un UFO, seguito dall’immediato recupero del relitto da parte dell’esercito americano.

shag harbourMa torniamo a Shag Harbour. Leggendo tra i vari documenti in rete, il rapporto iniziale riporta la testimonianza di una certa  Laurie Wickens che  vide un grande oggetto scendere nelle acque antistanti il porto. La visibilità era buona nonostante fosse  una notte senza luna e quello strano oggetto era ben visibile mostrando una luce gialla brillante nel suo lato superiore. Nel giro di mezz’ora dello schianto, le barche da pesca locali uscirono per cercare eventuali sopravvissuti ed i  pescatori osservarono una strana schiuma gialla, larga circa 80 piedi e lunga mezzo miglio, nella posizione presunta in cui l’oggetto era precipitato. Sia i pescatori sia la nave della guardia costiera, che arrivò solo un’ora dopo, non trovarono superstiti, resti o detriti di alcun genere. Nessun aereo risultò mancante al Rescue Coordination Center (RCC) e l’evento fu etichettato come “Report UFO”. La versione ufficiale dell’incidente finisce qui ma testimonianze non ufficiali attribuite a vari testimoni militari e civili  parlerebbero di una successiva ricerca militare, altamente segreta, che coinvolse una flottiglia di navi canadesi e statunitensi a circa 30 miglia a NE di Shag Harbour nei pressi di Shelburne. Secondo un testimone militare, l’oggetto era stato inizialmente scoperto al  radar, proveniente dalla Siberia. Dopo la caduta viaggiò  sott’acqua fino alla costa e si fermò nei pressi di Shelburne, dove fu presumibilmente raggiunto da un secondo veicolo. Sempre secondo questa testimonianza non ufficiale, le navi restarono in zona  per una settimana nel tentativo di recuperare l’oggetto. Un subacqueo americano, conosciuto come “Harry” dichiarò  che, a suo avviso, l’oggetto non era terrestre; un altro militare affermò che quella notte non caddero due oggetti bensì uno solo ed il secondo USO forse stava cercando di aiutare l’altro. Di fatto la ricerca navale terminò improvvisamente l’11 ottobre quando nella notte un UFO apparentemente identico al primo fu segnalato in partenza dall’area.

Un altro episodio USO interessante accadde nel 1963 coinvolgendo un sottomarino della US NAVY nei pressi di Portorico. Durante una missione di pattugliamento, il sonar intercettò un oggetto sconosciuto che si muoveva sott’acqua a forte velocità ed alla profondità di 20000 piedi. Tenendo conto che i sommergibili operano a profondità massime decisamente minori, gli operatori diedero l’allarme ed il comandante ordinò di mantenere il contatto. Il sommergibile americano lo tracciò per quattro giorni fino a quando l’oggetto non identificato scomparve ad una velocità prossima a 150 nodi. Una nuova arma segreta sovietica o qualcosa di diverso? Di fatto fu caratterizzato come un USO.

Ma avvenne anche ai russi
In tempi di guerra fredda anche le unità navali e subacquee sovietiche ebbero degli incontri non identificati.  V. V. Krapiva, un ricercatore e scrittore ucraino, riportò di aver parlato con molti veterani che avevano servito in sottomarini nucleari. Essi riferivano che operatori sonar avevano seguito le tracce acustiche di oggetti presenti a grandi profondità che sembravano avvicinarsi ai sottomarini cambiando la loro velocità a piacimento; velocità che, come nel caso di Portorico,  erano molto più alte di quelle ottenibili da qualsiasi altro mezzo subacqueo conosciuto.

Navy-9-314598Un’altra interessante osservazione di un USO fu riportata dall’equipaggio di un sottomarino nucleare sovietico nel 1965. Il sommergibile doveva incontrarsi con una nave appoggio nell’Oceano Atlantico. Arrivati ​​al punto d’incontro, un’ora e mezza prima del rendez-vous, il capitano consentì all’equipaggio di salire sul ponte esterno per respirare un pò di aria pulita. Non vi erano navi in zona ed il cielo era stellato e senza nuvole. Improvvisamente la vedetta scorse un oggetto a forma di sigaro muoversi silenziosamente attraverso il cielo. Anche se il sottomarino era in acque internazionali, i sovietici assunsero che lo strano oggetto poteva essere statunitense e decisero di prepararsi ad immergersi immediatamente. Nonostante la scoperta ottica, il radar di bordo non registrò nessuna presenza ed il capitano del sottomarino decise quindi di restare in superficie. L’oggetto misterioso, visto da molti testimoni, era lungo tra i 200 ed i 250 metri e non aveva appendici, nè timoni orizzontali o verticali.

Poi l’UFO scese lentamente verso la superficie del mare, a circa mezzo miglio dal sottomarino, e si immerse sott’acqua. I sonar del sottomarino registrarono uno strano e intenso sibilo con una durata molto breve, poi più nulla. Forse non fu il primo avvistamento da parte di un sommergibile russo ma nemmeno l’ultimo. I file russi declassificati rivelano resoconti di UFO e oggetti sommersi individuati sopra e all’interno degli oceani terrestri. Uno dei più inquietanti fu il caso del sottomarino sovietici K-222 nell’Oceano Pacifico meridionale che intercettò oggetti sommersi non identificati (USO) che viaggiavano in formazione sott’acqua ad una velocità superiore a 265 miglia orarie. 

Yargora
Nel luglio del 1978 un’altra nave russa, la Yargora, osservò tra le 7:30 e le 8:40 un  oggetto nel Mediterraneo. Una fonte anonima russa riferì che il capitano della nave, Cherepanov, inviò immediatamente una segnalazione alla Accademia Sovietica delle Scienze segnalando l’avvistamento ma non ebbe mai risposta.

Le coordinate dell’avvistamento erano approssimativamente latitudine 37 gradi Nord, longitudine 3 gradi 40 primi Est, praticamente a nord della costa algerina. L’oggetto osservato dai marinai sovietici aveva la forma di una sfera appiattita di color perla e c’erano tre strutture sporgenti nella parte inferiore del UFO che assomigliavano ad antenne. Questo avvistamento fu menzionato in un articolo del 2001, scritto da Valentin Psalomschikov, che venne pubblicato sulla rivista russa NLO, trascrizione dal russo  НЛО, per Невероятное, Легендарное, Очевидное (Incredible, Legendary, Evident), un settimanale russo che si occupa di paranormale; il giornale, fondato nel 1994, allude chiaramente all’abbreviazione russa dell’acronimo UFO (НЛО). Ma non finisce qui … torneremo presto con altri strani avvistamenti.

fine prima parte – continua

 

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PARTE I PARTE II
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