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Il giacimento fossilifero di Monte Castellaro

Reading Time: 4 minutes

.
livello medio

.
ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: MESSINIANO 
AREA: MEDITERRANEO
parole chiave: fossili
.

Facciamo oggi un viaggio indietro nel tempo di milioni di anni fino al Messiniano, l’ultimo dei sei piani geologici in cui viene suddiviso il Miocene, un periodo compreso tra 7,246 e 5,332 milioni di anni fa. Aaronne Colagrossi ci accompagna in questo lungo periodo della storia del nostro pianeta durante il quale avvennero importanti eventi geologici come la chiusura dello stretto di Gibilterra, che provocò la quasi totale evaporazione dell’allora mare Mediterraneo e la formazione di vasti depositi sul suo fondale. Le testimonianze di quel periodo sono ancora visibili nel giacimento fossilifero del Monte Castellaro nelle Marche, che ci regala ancora interessanti reperti di quella lontana era.

castel 2

Il protomediterraneo nel Messiniano

Monte Castellaro
Tra Gabicce e Pesaro, nelle Marche, la falesia di Colle San Bartolo ha riportato alla luce tantissimi fossili di pesci, piante, molluschi, insetti, mammiferi ed uccelli. L’affioramento è conosciuto col nome di Monte Castellaro ed è stato oggetto di studi approfonditi sia da parte di università italiane che straniere. Il motivo di tale successo è da ricercare sia nell’abbondanza di ritrovamenti (risalenti al Tortoniano e al Messiniano), sia per l’ottimo stato di conservazione. Molti di quei reperti, rinvenuti alla base della falesia, hanno permesso di analizzare parecchi aspetti paleoclimatici e paleogeografici del settore centrale del Mediterraneo, tra cui la “Crisi di salinità del Messiniano“.

castellaro

Monte Castellaro

Sebbene Giambattista Passeri, naturalista pesarese, ne parlò per la prima volta nel 1775 gli studi successivi, almeno sino agli anni Ottanta del Novecento, non analizzarono la sequenza sedimentaria da un punto di vista puramente stratigrafico, paleontologico e cronologico se non per vie sommarie. Furono i fossili raccolti e collezionati nel museo di Rimini, in quello di Verona e in quello di Fiorenzuola di Focara (PU) a permettere, dal 1994, di dichiarare l’intera area Parco Naturale Regionale.

Gli aspetti geologici
La base della successione geologica è composta da marne a fucoidi del Tortoniano, tipicamente di mare profondo in cui sono stati rinvenuti resti di pesci pelagici e di ambiente nectonico. Per i non esperti, le marne sono rocce sedimentarie di tipo terrigeno, composte da una frazione argillosa e da una frazione carbonatica derivanti da sedimenti fangosi, di origine prevalentemente marina, sedimentati in condizioni di bassa energia del mezzo.

castel 3

Pesce lanterna Myctophum columnae

Tra i fossili ritrovati si annoverano il pesce lanterna (Myctophum columnae, Diaphus sp.), il sugarello (un carangide, Trachurus sp.), l’abissale maurolico (Maurolicus muelleri), varie sardine e il pesce ago (Syngnathus albyi).

il pesce ago (Syngnathus albyi).

il pesce ago,  Syngnathus albyi

Al di sopra della base si trova un sottile livello marnoso ricco di pettinidi mentre; verso il tetto della serie, si passa a depositi di stampo messiniano con numerosi ittiodontoliti e con numerose specie eurialine, che si adattarono a cambiamenti spesso molto accentuati della salinità. Le specie rinvenute includono l’Aphanius, l’Atherina sp. ed il Gobius sp.

Aphanius crassicaudus

Aphanius crassicaudus, un ciprinodontide, un relitto biogeografico della fauna della Tetide che popolava il Mediterraneo prima di essere estinta durante la crisi di salinità del Messiniano che comportò il quasi totale disseccamento del Mediterraneo alla fine del Miocene

Queste specie si adattarono alla spinta idrostatica derivante dall’eccessiva salinità delle acque (la già citata crisi di salinità avvenuta nel Messiniano a causa dell’evaporazione marina). Tale adattamento (ingrossamento) è vistosamente riscontrato nello scheletro di Aphanius crassicaudus, un ciprinodontide e di numerosi resti fossili dell’affioramento.

I livelli geologici, al tetto della successione sedimentaria, sono relativamente ricchi di resti scheletrici di uccelli e mammiferi a testimonianza delle vicine terre emerse.

Ma anche la botanica ha la sua parte e lo dimostra con specie di natura temperata, come pini, sequoie, querce, aceri, salici del genere Salix e alberi di noce. Meno frequentemente si rinvengono specie tropicali come Cinnamomum sp. e Ginkgo sp.

libellula messiniano

fossile di libellula Italolestes stroppai – photo credit Francesco Bedosti

Nel giacimento furono ritrovati anche insetti, in particolare ditteri, lepidotteri e coleotteri. Nel museo di Fiorenzuola di Focara è conservato un bell’esemplare di libellula (un olotipo) in perfette condizioni.

Tra i resti di uccelli si annovera il passeriforme Motacilla alba, il cranio di un roditore e lo scheletro completo di una specie di lepre. Un team di ricercatori dell’Università di Pisa e di quella di Urbino effettuò nuovi scavi paleontologici nell’estate del 2011, fornendo nuove indicazioni paleo ambientali sulla storia del Mediterraneo. In sintesi, un importante giacimento fossilifero, scrigno della vita del nostro lontano passato.

Aaronne Colagrossi

 

Riferimenti

I fossili del Monte Castellaro nel Parco San Bartolo di Nicoletta Bedosti

 

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1 commento

  1. Giuseppe Gentilini Giuseppe Gentilini
    14/09/2019    

    Il giacimento di Monte Castellaro è il più importante giacimento di insetti fossili messiniani esistente in Italia.

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