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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Il polpo dagli anelli blu e la sua temibile tetrodotossina di Francesco Fontana

Reading Time: 4 minutes

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livello elementare

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ARGOMENTO: BIOLOGIA MARINA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: DIDATTICA
parole chiave: Cefalopodi, polpo, tetrodotossina
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Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non fit. (Paracelso, Opera Omnia)

Con la bassa marea, lungo le coste australiane, un piccolo bellissimo invertebrato, il polpo dagli anelli blu (Hapalochlaena lunulata), si aggira tra le rocce in cerca di piccoli crostacei. 

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Polpo dagli anelli blu perfettamente mimetizzato (World Atlas of Marine Fauna)

Le ridotte dimensioni, circa quelle di una palla da tennis (7 cm per 60 gr di peso), ed i colori accattivanti non fanno presagire la sua pericolosità, dovuta alla possibilità di inoculare il più potente delle neurotossine, la tetrodotossina (TTX) mediante il morso del suo becco. Quest’ultimo è formato da quattro denti fusi (non a caso appartiene alla famiglia dei Tetraodontidae) che possono attraversare anche la muta di un subacqueo.

Se disturbato il polpo avvisa facendo “lampeggiare” i suoi anelli che si colorano di un blu intenso. Nel caso, subito dopo, può inoculare la sua neurotossina in grado di uccidere anche un essere umano. Il suo veleno è termostabile, prodotto da batteri simbiontici localizzati nelle ghiandole salivari. Il veleno ha un LD 50 * di 0,004 mg/Kg, uno dei più letali presenti negli animali, cento volte più potente del cianuro di potassio.

Gli attacchi nei confronti degli Umani sono quasi sempre accidentali e capitano inavvertitamente quando non visto viene toccato (le sue doti di mimetizzazione sono eccezionali) o ancora peggio quando si cerca di prenderlo in mano non conoscendone la pericolosità.

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il polpo si mimetizza perfettamente tra le rocce, diventando un pericolo serio per coloro che inavvertitamente ci si avvicinano

Il veleno è lo stesso presente nel pesce palla (ingrediente contenuto in un piatto tipico giapponese, il fugu, che può essere consumato solo a seguito di una preparazione appropriata e con una dose non mortale, è la dose che fa il veleno”, Paracelso). Una volta entrato in circolo il veleno produce una paralisi muscolare che può portare alla morte per arresto respiratorio. I sintomi iniziali (dopo 5’–10’) comprendono: dolore nel punto di inoculazione, formicolio e tremore alle labbra e lingua, salivazione abbondante, contrazioni muscolari, sudorazione, dolori pleurici, senso di costrizione in gola, afonia, convulsioni, ipotensione, bradicardia.

La vittima, nonostante sia completamente paralizzata, può essere cosciente e in alcuni casi completamente lucida fino a poco prima della morte; infatti, la tossina non attraversa la barriera ematoencefalica per cui il cervello e il cuore non sono inizialmente interessati. In seguito, la progressiva ipossia, produrrà danni anche a questi organi.

La zombie powder contenente tetrodotossina si utilizzava in rituali vudù ad Haiti per far cadere gli adepti in stato di trance. La morte in genere può avvenire dopo alcune ore.

Non esiste ancora un antidoto, anche se sperimentalmente sono stati fatti passi avanti sulle cavie. Dati ancora insufficienti per determinare l’efficacia sugli esseri umani. La terapia contro la tetrodotossina consiste nel sostegno delle funzioni vitali e, nel caso di ingestione di fugu, con l’effettuazione della lavanda gastrica. ** 

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bello ma letale

Se da un lato questa potente tossina è una pericolosissima insidia mortale, dall’altro sono in corso studi scientifici per verificarne l’utilizzo in vari ambiti della medicina, come per la terapia del dolore nei pazienti oncologici e il trattamento della fotofobia (per ora) nei ratti con lesioni corneali.

La conoscenza deve rappresentare non soltanto il faro della ricerca, ma anche di chi si appresta ad ammirare questa meravigliosa creatura nel suo habitat naturale: conoscerne la pericolosità, soprattutto per la comunità subacquea, è imperativo per evitare le drastiche conseguenze del suo morso.

Francesco Fontana

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* Con LD 50 si intende la dose letale media in mg di una sostanza in grado di uccidere la metà di una popolazione campione misurata in kg di ratti adulti esposta ad essa. La dose letale media della tetrodotossina per un topo (LD50) specificata dalla scheda di sicurezza è di 334 µg per kg.  Assumendo che la dose letale per gli umani sia simile, 25 milligrammi di tetrodotossina possono uccidere una persona di 75 kg. La quantità necessaria per raggiungere una dose letale per iniezione è molto più piccola, pari a 8 µg per kg.

** Material Safety Data Sheet Tetrodotoxin. Sigma-Aldrich Version 1.6 updated 10 March 2007.

estratto e adattamento dell’articolo originale pubblicato da www.simsi.it il 22 dicembre 2016 

 

 

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