Ocean for Future

Ultima Clock Widget

  • :
  • :

OCEAN4FUTURE

La conoscenza ti rende libero

su Amazon puoi trovare molti libri sulla storia del mare (ma non solo) e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

i 100 libri da non perdere

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti. Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile e che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo a raccoglierle con la speranza che la classe politica al di là delle promesse comprenda realmente l'emergenza che viviamo, ed agisca,speriamo, con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

La politica ambientale degli Stati Uniti cambierà?

Reading Time: 6 minutes

 

1e1716e0-trump-4x3

Le polemiche in merito alla elezione di Donald Trump, 45esimo Presidente degli Stati Uniti, non si sono ancora dissipate e quotidianamente vengono pubblicati dalla stampa internazionale nuovi articoli sulle sue presunte azioni per modificare radicalmente le politiche perpetuate fino ad oggi dal suo predecessore. Se per noi Europei un cambio di regime così drastico possa essere un bene o un male ritengo sia ancora presto da dirsi e non mi va di entrare in questo gioco di specchi, di mezze verità, dove tutti hanno ragione e nessuno ha mai sbagliato.

water-pollutionLa situazione interna americana è critica, un enorme gigante che sta soffrendo alle radici e sta cercando di ricostruire un suo ruolo di guida mondiale in un mondo che sta diventando sempre  più multipolare. Di fatto, negli Stati Uniti si assiste ad uno strano palcoscenico dove tutti dicono il contrario di tutto non considerando che il benessere deve essere misurato non dalla floridezza dei conti in banca ma dai servizi che si danno ai cittadini. I danni fatti dalle politiche estere dei Governi precedenti hanno causato molti dei problemi che stiamo subendo oggi e la candidata Hillary Clinton, di fatto non convincente nemmeno agli occhi del suo elettorato, ne ha infine pagato le conseguenze (forse i Democratici avrebbero dovuto cercare un candidato più convincente?). Basta girare per gli States per vedere, specialmente nelle grandi città, tanta povertà ed incertezza, un tempo non così percettibile.

Trump, miliardario di successo, incurante dell’opinione pubblica, non è sicuramente un personaggio simpatico a molti; è stato definito narcisista, arrogante, difensore spesso dell’indifendibile, ma di fatto piace a molti americani che vedono in lui la possibilità di risalire la collina da cui sono scivolati a causa di politiche economiche discutibili. Trump fa leva su valori semplici che sono facilmente condivisibili dal ceto medio. Si può condividere la sua opinione negativa sulla cieca fiducia per la globalizzazione, un tempo ritenuta panacea di tutti i mali del pianeta, foriera  di prosperità per tutta l’Umanità. Di fatto, essa ha solo creato maggiori divari fra i Paesi fornendo ampi margini di guadagno solo a lobby multinazionali e causando false speranze agli abitanti di zone depresse. Il discorso  è molto lungo e articolato e meriterebbe una trattazione più esaustiva. Sebbene queste posizioni, se mantenute, continueranno ad influenzare le politiche marittime del futuro a livello globale, l’argomento che vogliamo trattare oggi sono le politiche ambientali del nuovo Presidente. Come sappiamo, in campagna elettorale le sue differenze di vedute con la Clinton furono piuttosto evidenti.

environment-graphic

Il suo rifiuto di accettare le prove concrete sui cambiamenti climatici lascia perplessa tutta la comunità scientifica mondiale. Attenzione, mi riferisco ai cambiamenti del clima non alle concause dovute all’impatto antropico. Il clima ha un andamento periodico che prevede in alternanza periodi di freddo estremo (glaciazioni) ad altri di siccità. Dalla analisi dei valori di CO2, si è valutato che l’apporto antropico, dall’era industriale ad oggi, sia stato significativo come elemento catalizzatore del cambiamento climatico, Gli scienziati ritengono che politiche condivise di controllo delle emissioni potrebbero mitigare questo cambiamento e dare un respiro al pianeta.

trump-tweet-climate

La loro opinione non sembra essere condivisa dalla nuova amministrazione. Che si tratti solo di politica elettorale o che Donald Trump ci creda veramente in quello che dice, è ancora da vedersi. Quello che lascia sconcertati è che molti americani sembrano credere veramente alla sua politica. Il celebre giornalista Dan Rather ha affermato che l’amministrazione Trump sta professando politiche ambientali che mettono in serio pericolo la risposta statunitense al cambiamento climatico  e minacciano di cambiare la direzione fondamentale della ricerca scientifica negli Stati Uniti.

Il nuovo staff ha più volte sottolineato che sta cercando un modo di fare un passo indietro sull’accordo di Parigi. Sono dichiarazioni che ci lasciano molto perplessi. Valerie Volcovici e Alister Doyle (fonte Reuters) hanno affermato che Trump è alla ricerca di modi rapidi di recesso da un accordo globale per limitare il cambiamento climatico mettendo in crisi il sostegno internazionale per ridurre le emissioni di gas a effetto serra.  Dal 7 novembre si è aperta a Marrakech la ventiduesima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite (COP 22,  COP sta per “conferenza delle parti”), alla quale stanno partecipando fino al 18 novembre più di 20.000 persone, in rappresentanza di 196 stati e centinaia di imprese, ONG, scienziati, enti locali, popolazioni autoctone e sindacati.

Questo grande evento è organizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e previsto dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite (Accordi di Rio/il trattato ambientale internazionale che ha come principale obiettivo quello di ridurre le emissioni dei gas serra, nell’ottica di un possibile riscaldamento globale).

us-pollutionSegue la conferenza delle parti 21, più conosciuta come Accordo di Parigi, che fu poi adottato il 12 dicembre 2015 segnalando l’inizio di una nuova era basata su una risposta globale per mitigare i cambiamenti climatici del Pianeta. I Paesi firmatari si accordarono per effettuare delle riduzioni significative dell’emissione dei famigerati gas serra,  proponendo  un meccanismo di monitoraggio.

Un accordo formalmente importante che è ancora in fase di ratifica da parte di molti Stati … ma si sa che senza la ratifica non c’è un impegno vero. E’ importante comprendere che tale accordo fu raggiunto tenendo conto delle gravi implicazioni sulla salute umana derivanti dall’aumento delle temperature stabilendo il diritto alla salute dell’Umanità attraverso l’assicurazione di fattori primari quali l’acqua potabile, necessaria anche per un’igiene adeguata, e le risorse alimentari.

Ma quale sarà la posizione statunitense dopo che Trump, in campagna elettorale, aveva definito il riscaldamento globale una bufala e promesso di ritirarsi dall’accordo di Parigi?
Pur riconoscendo che l’acqua sia un fattore fondamentale per il futuro, i suoi proponimenti in politica energetica si distolgono in maniera fondamentale dalla road map del suo predecessore. Sembrerebbe che la nuova Amministrazione voglia recedere dalla convenzione del 1992 su cui iniziò questo processo o addirittura emettere un ordine presidenziale che cancelli la firma degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi. Ciò che Trump vorrebbe fare è di puntare sulle industrie del carbone e del petrolio degli Stati Uniti abbandonando il piano del presidente Barack Obama, da lui considerato avventato, di ottemperare al protocollo di Parigi tagliando le emissioni di gas serra del 26-28 per cento rispetto ai livelli del 2005 entro il 2025.

accordo-di-parigi

Per memoria, l’accordo di Parigi  fu raggiunto con la firma di quasi 200 nazioni nel mese di dicembre e formalmente ratificato da ben 109 paesi i quali sono responsabili del 76 per cento delle emissioni di gas che influenzano l’effetto serra. L’uscita degli Stati Uniti dall’accordo toglierebbe circa il 18 per cento a questo potenziale vantaggio.

Va sottolineato che il rispetto dell’accordo non risolverebbe certamente  il problema delle emissioni totali ma darebbe un contributo non indifferente al rallentamento dell’aumento delle temperature. In caso contrario, gli scienziati ritengono che gli effetti sarebbero catastrofici provocando estinzioni di massa di animali e piante, ondate di calore e siccità, inondazioni a causa sia di manifestazioni meteorologiche estreme sia dell’innalzamento del livello del mare che porterebbero ad un allagamento di vaste aree geografiche. Su questo ultimo punto va fatta una riflessione geo-economica.  La perdita di vaste aree, attualmente devolute alla agricoltura, causerà migrazioni di massa numericamente importanti (si è calcolato di circa 500 milioni di persone solo in Asia) con conseguenti aperture di nuove aree di crisi geopolitiche.

Trump, alla domanda sulla sua politica ambientale, in campagna elettorale, rispose: “We’ll be fine with the environment. We can leave a little bit, but you can’t destroy businesses”. La frase si commenta da sola con la parola business ma purtroppo l’emergenza climatica non è una bufala. Se il business deve essere il solo fattore guida per il futuro, abbandonando politiche di crescita sostenibile, allora sarà il caso di dire  “ God Save America and  … the Planet”.

print
(Visited 133 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 42 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della traduzione

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro, e la pubblicazione per qualunque utilizzo degli articoli e delle immagini pubblicate è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore degli stessi che può essere contattato tramite la seguente email: infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettetemi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

15 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Filter by Categories
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
Biologia
Cartografia e nautica
Chi siamo
Climatologia
Conoscere il mare
Didattica
Didattica a distanza
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
Letteratura del mare
Malacologia
Marina mercantile
Marine militari
Materiali
Medicina
Medicina subacquea
Meteorologia e stato del mare
nautica e navigazione
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Personaggi
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
Sicurezza marittima
Storia della subacquea
Storia della Terra
Storia Navale
Storia navale del Medioevo (post 476 d.C. - 1492)
Storia Navale dell'età antica (3.000 a.C. - 476 d.C,)
Storia navale dell'età moderna (post 1492 - oggi)
Storia navale della prima guerra mondiale (1914-1918)
Storia navale della seconda guerra mondiale (1939 - 1945)
Storia navale Romana
Subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uomini di mare
Video

I più letti di oggi

 i nodi fondamentali

I nodi fanno parte della cultura dei marinai ... su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

> Per contatti di collaborazione inviate la vostra richiesta a infoocean4future@gmail.com specificando la vostra area di interesse
Share
Translate »