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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Vintage Video: Cousteau’s Rediscovery of the World – “acque di fuoco – Fire waters”

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le acque della Polinesia francese viste da Smartshot … un paradiso da difendere e preservare dalla pazzia umana … il documentario di oggi ce le racconta con gli occhi del secolo scorso … SAVE THE OCEAN

Tahiti … acque di fuoco

Nel documentario di oggi “Tahiti: l’eau de feu”, o Fire waters, girato nel 1988, Cousteau viaggia tra le 130 isole della Polinesia Francese, sparse nel Pacifico centro-meridionale.
Il comandante Cousteau ci accompagnerà dapprima alle Isole della Società dove scopriremo uno degli ultimi rifugi della tartaruga di mare. Poi ci accompagnerà più a Est, a Fakarawa e Marokao che ci daranno un terribile esempio della forza distruttiva dei tifoni che interessano quest’area. Navigando verso le isole australi scopriremo cos’è un hot spot e faremo tappa sull’isola di Rapa. Una realtà meno idilliaca e terrificante ci accoglierà nella visita all’atollo di Mururoa, sede del Centro di Sperimentazione Nucleare francese del Pacifico. L’atollo di Mururoa è quanto rimane di un vulcano estinto che si estende sotto il livello del mare fino a una profondità di 3000 metri. Il lento sprofondamento del vulcano, al ritmo di un millimetro all’anno, ha permesso la graduale crescita dei coralli nella zona di acque poco profonde, mentre la cima emersa del vulcano veniva erosa.

PH277-Sirius-Moruroa

esperimento nucleare PH277-Sirius Moruroa

 All’interno del vulcano, ad una profondità di circa 500 metri, sono state nel trentennio 1966-1996 ben 179 esperimenti nucleari di cui 41 atmosferici e 138 sotterranei. È stato calcolato (citazione su wikipedia) che ogni esplosione ha creato una sfera di roccia fratturata da 200 a 500 metri di diametro, a seconda dell’energia della bomba; per dare un’idea, la potenza accumulata dal 1975 a Mururoa corrisponde allo scoppio di 200 bombe del tipo di Hiroshima. Nonostante il governo francese abbia dichiarato che la zona della Polinesia francese sia priva di ogni rischio ambientale e di inquinamento da radiazioni, l’accesso all’atollo è ancora vietato. L’incidenza di tumori nella zona è relativamente elevata. Uno studio compiuto da un organismo ufficiale francese, l’Aven, che si batte da anni per il riconoscimento dei danni alla salute umana provocati dagli esperimenti nucleari, ha dichiarato che la tesi del ministero della Difesa francese e del governo su quelli che hanno sempre definito “esperimenti puliti non è sopportabile.

Ma il viaggio di Cousteau non poteva chiudersi se non con la visita all’atollo di Bora Bora, in quel mare straordinario che da sempre richiama, nell’immaginario collettivo, l’ultimo paradiso. Situato a 250 km a nord-ovest di Tahiti, Bora Bora sorge al centro di una laguna, circondata a nord ed a est da due lunghi motu (rilievi sabbiosi sul livello dell’oceano con un’altezza che va da poche decine di centimetri fino a qualche metro, sul margine delle barriere), chiamati Motu Mute e Motu Piti Aau. A nord-est la barriera  affiora con altri piccoli motu separati da brevi tratti di mare di poca profondità, e con l’isolotto di Tevairoa.
Infine a sud-ovest sorge un altro motu, Motu Toopua. Tra quest’ultimo e Tevairoa si trova un altro piccolo isolotto, Teavanui, in prossimità del quale è presente l’unico punto in cui la barriera corallina si interrompe e attraverso il quale la laguna può comunicare con l’Oceano. Per il resto la barriera corallina cinge Bora Bora come una diga, e questo anche a sud, ove non affiorano dall’acqua motu o isolotti. Questa caratteristica la rende unica.

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photo Smartshot, Tahiti

Certo Cousteau, negli anni in cui fu girato il documentario, non immaginava la creazione dei vortici di plastiche e l’imbiancamento delle barriere coralline che stanno ormai minacciando anche questi ultimi atolli. Ma godiamoci questo documentario e cerchiamo di essere positivi, sperando nel futuro.

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