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Krakatau … l’evento catastrofico del 1883 che sconvolse il mondo di Andrea Mucedola

livello elementare

 

ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: OCEANO PACIFICO
parole chiave: vulcano, Krakatau, Rakata, sismi

Era il 26 agosto 1833. Krakatau, un vulcano dell’isola indonesiana di Rakata, esplose a seguito di una violentissima eruzione. L’evento, che passò alla storia, sprigionò un’energia equivalente a 200 megatoni, provocando uno spaventoso tsunami e la morte di oltre 36 mila persone. L’esplosione ridusse in cenere l’isola sulla quale sorgeva il vulcano e scatenò un’onda di maremoto alta 40 metri che corse alla velocità di 300 km/h. I suoi effetti sull’atmosfera furono apprezzati anche in Europa ed è ancora oggi uno dei disastri conosciuti più spaventosi  avvenuti sul pianeta Terra.

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Cenni storici
La ricerca storica di eventi catastrofici può fornire indicazioni sulla vita dei vulcani e sulle loro possibili evoluzioni future. Nei testi antichi si ritrova una descrizione di attività eruttive del grande vulcano; sul Libro dei Re giavanese (Pustaka Raja) vi è testimonianza che nell’anno 338 Saka (416 d.C.) « Un rumore tuonante fu udito dalle montagne Batwara … e un rumore simile a Kapi … tutto il mondo fu fortemente scosso e si scatenò un violento tuonare, accompagnato da pioggia fitta e tempeste, ma non solo questa pioggia fitta non estinse l’eruzione di fuoco del monte Kapi, ma il fuoco aumentò; il rumore era spaventoso, alla fine il monte Kapi con un boato tremendo scoppiò in pezzi e affondò nelle profondità terrestri. L’acqua del mare si alzò e inondò la terra, la zona dall’est del monte Batwara al monte Raja Basa fu sommersa dal mare; gli abitanti della parte settentrionale della terra di Sonda fino al monte Raja Basa annegarono e furono trascinati via con tutte le loro proprietà … L’acqua si abbassò ma la terra, sulla quale Kapi sorgeva era diventata mare, e Java e Sumatra erano state divise in due parti. »

La prima menzione del  Krakatau si ritrova in una mappa del cartografo olandese Lucas Janszoon Waghenaer, che segnalava l’isola “Pulo Carcata” (Pulo per isola in lingua indonesiana). In realtà Krakatoa è la dizione più comune nell’uso occidentale mentre Krakatau è preferito dagli indonesiani. L’origine della parola Krakatoa è sconosciuta e si ritiene possa essere un errore tipografico fatto dai cartografi  britannici quando descrissero l’eruzione del 1883 oppure potrebbe  riferirsi ad un’eruzione precedente avvenuta nel 535 d.C.. E’ interessante considerare la relazione che alcuni scienziati, come David Keys e altri, hanno ipotizzato tra la violenta eruzione del 535 d.C. ed i cambiamenti climatici globali occorsi nel 535 e nel 536, periodo che coincide con l’inizio di una Piccola Età glaciale. Questo tenendo conto dell’analisi di Abbot et al. (2008) su gli ice core del plateau groenlandese GISP2. L’evento fu caratterizzato da una scarsa attività solare cui seguirono freddo, perdita di raccolti e scarsa crescita arborea. Stranamente il periodo è compreso fra i 535 e 550 d.C..

Lo scrittore Davis Keys ritiene che l’eruzione del VI secolo (come discusso nel suo libro “Catastrophe: an investigation into the origins of modern civilization”) comportò un semi oscuramento dei cieli che influenzò profondamente il clima causando la perdita di raccolti, epidemie, e profonde crisi sociali.  In tempi recenti è stato proposto che sarebbe stata l’eruzione del VI secolo a creare le isole di Verlaten e Lang ed a provocare la nascita di Rakata. In seguito, alcuni navigatori olandesi riportarono che le isole di Danan e Perboewatan furono viste eruttare nel maggio 1680 e nel febbraio 1681. Nel febbraio 1780, le flotte dell’HMS Resolution e dell’HMS Discovery, sulla via del ritorno dopo la tragica morte del capitano James Cook alle Hawaii, si fermarono per alcuni giorni alla fonda a Krakatoa. Trovarono due sorgenti sull’isola: da una sgorgava acqua fresca e dall’altra acqua molto calda.
Map_krakatauNel 1809, gli Olandesi stabilirono una colonia penale sulle isole e nel 1880, Rogier D.M. Verbeek compì un primo rilievo ufficiale delle isole e pubblicò un resoconto globale nel 1884/1885. Ciò si rivelò particolarmente utile nell’analisi dell’impatto geologico e biologico della successiva eruzione che avvenne nel 1883.

Prima dell’eruzione, l’arcipelago di Krakatoa era composto da tre isole principali: Rakata, Lang (“lunga”) che viene ora chiamata Rakata Kecil o Panjang e l’isola di Verlaten (per “abbandonata” o “deserta”) oggi Sertung. Le isole erano i resti di una precedente caldera vulcanica formata da un’antica eruzione di Krakatoa, un’isola di nove km di lunghezza e cinque km di larghezza. A Krakatoa erano presenti tre coni vulcanici: da sud a nord, Rakata (823 m), Danan (445 m) e Perboewatan (122 m).

Le eruzioni del 1883
L’eruzione iniziò con piccole emissioni di vapore il 20 maggio 1883 e queste continuarono per i tre mesi successivi. Il realtà il disastro del 1883  fu solo il picco di una serie di eruzioni iniziate due mesi prima, oscurando con i loro fumi il sole intorno a Rakata per molti chilometri. Questi movimenti furono percepiti addirittura a Rodrigues, un’isola situata a 7 mila e 725 chilometri di distanza. L’11 agosto tre aperture eruttavano in continuo dal vulcano. In quel periodo, si racconta, che le maree furono stranamente alte e precedettero l’inizio di un’eruzione più ampia con una colonna eruttiva carica di cenere proveniente da ben undici  aperture. Il 24 agosto l’eruzione si intensificò, e il culmine del cataclisma iniziò domenica 26 agosto verso mezzogiorno. Nuvole di cenere provenienti dall’eruzione raggiunsero un’altezza di 36 km, e si generò il primo tsunami. Il culmine fu proprio il boato del 26 agosto, poco dopo l’ora di pranzo, quando  un altro grande cratere  aprì delle fessure nella roccia del vulcano e l’acqua del mare si riversò nella camera magmatica causando la tremenda esplosione, dovuta al vapore surriscaldato, che distrusse due terzi dell’isola di Krakatoa. Gli scienziati  ritengono che nella camera magmatica all’interno del vulcano, composta da materiale di colore chiaro e relativamente freddo, penetrò dalla profondità del materiale più caldo e di colore scuro. Il nuovo materiale riscaldò la roccia fusa originaria emettendo gas disciolti che aumentarono la pressione e portarono all’esplosione. Il materiale emesso fu lanciato in tutta la zona per chilometri.
Le due isole Verlaten e Lang, di fatto, incrementarono la loro superficie e la cenere vulcanica continua a costituire una parte significativa della loro composizione geologica. Nel mattino del 27 agosto avvennero altre quattro violente eruzioni (alle 05:30, 06:42, 8:20 e alle 10:02 ora locale).

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Anak Krakatoa – il figlio di Krakatoa –  Copyright© Ed Wray 2009

Un boato mai sentito
L’eruzione del 1883 espulse circa 21 chilometri cubi di roccia, cenere e pietra pomice, generando un boato tra i più forti mai registrati dall’essere umano.  Il boato dell’esplosione fu avvertito fino in Australia (3500 km – 2200 miglia di distanza) e nell’isola di Rodriguez, nelle  Mauritius lontana 4800 km (3000 miglia), forse il suono più forte registrato nella storia del pianeta. Lo tsunami che venne generato provocò effetti disastrosi uccidendo oltre 36.400 persone e devastando 165 villaggi (tra cui Telok Batong a Sumatra, e Sirik e Semarang nell’isola di Giava). Migliaia di persone morirono per gli effetti dei fumi vulcanici e della cenere. I rapporti riferirono che dopo l’esplosione il Krakatoa rimase ancora in fase eruttiva per mesi. L’eruzione generò tramonti spettacolari in tutto il mondo per diversi mesi successivi,  e la Luna mantenne per anni un colore bluastro a causa del fatto che la luce solare si rifletteva sulle particelle di polvere sospese nell’aria, eruttate dal vulcano nell’atmosfera. Inoltre la temperatura media terrestre si abbassò di più di un grado (1,2 C). Il livello dell’acqua si alterò dall’epicentro fino al canale della Manica.

7618520_orig

http://volcanofacts101.weebly.com/krakatoa.html

Un’eruzione record
L’eruzione del 1883 fu tra le più dannose esplosioni vulcaniche nell’era moderna, classificata con VEI, Volcanic Explosivity Index,  pari a sei, equivalente a 200 megatoni  ovvero 200 milioni di tonnellate di TNT.

VEI Quantità di materiale emesso Classificazione  eruzione Descrizione Altezza della colonna eruttiva Durata ore emissione continua Periodicità (in anni) Iniezione troposferica Iniezione stratosferica
0 < 10,000 m³ hawaiana Non esplosiva < 100 m < 1 ora continua trascurabile nessuna
1 > 10,000 m³ stromboliana Leggera 100 m–1 km   giornaliera minore nessuna
2 > 1,000,000 m³ stromboliana-vulcaniana Esplosiva 1–5 km   settimanale moderata nessuna
3 > 10,000,000 m³ vulcaniana Catastrofica 3–15 km 1-6 ore mensile sostanziosa possibile
4 > 0.1 km³ sub-pliniana Cataclismica > 10 km   ≥ 1 sostanziosa sicura
5 > 1 km³ pliniana Parossistica > 10 km 6-12 ore ≥ 10 sostanziosa sostanziosa
6 > 10 km³ krakatoiana Colossale > 20 km   ≥ 100 sostanziosa sostanziosa
7 > 100 km³ ultra-pliniana Super-colossale > 20 km > 12 ore ≥ 1,000 sostanziosa sostanziosa
8 > 1,000 km³ mega-colossale Mega-colossale > 20 km   ≥ 10,000 immensa immensa

Le onde d’aria generate dall’esplosione “viaggiarono” sette volte intorno al mondo ed il cielo si oscurò per  le settimane successive. Successivamente non si evidenziò alcun segno di attività fino al 1913, quando venne ipotizzata una nuova eruzione; le indagini non trovarono alcuna evidenza che il vulcano si stesse risvegliando e giunsero alla conclusione che il secondo arco della scogliera di Rakata si fosse creato a causa di una frana di grosse dimensioni.

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da www.swissedu.ch – Foto di Marco Fulle – attività stromboliana

Il geologo olandese Roger Verbeek, nel suo celebre resoconto sull’eruzione, previde che ogni nuova attività si sarebbe manifestata nella regione che si trovava tra Perboewatan e Danan. Ciò si avverò nel 1927, quando nel mese di giugno si manifestò un’eruzione sottomarina proprio in quell’area. Alcuni giorni dopo, una nuova isola vulcanica, chiamata Anak Krakatau (“Figlio del Krakatoa”), incominciò ad emergere dal mare.

anakkrakatau2_sInizialmente l’eruzione fu solo di pomici e ceneri e l’accumulo di materiale fumante fu velocemente eroso dalle onde dell’oceano; in seguito Anak Krakatau cominciò a produrre dei continui flussi di lava sempre più importanti per poi emergere definitivamente nell’agosto del 1930, suscitando un nuovo interesse da parte dei vulcanologi. L’isola vulcanica, dagli anni ’50, ha continuato a crescere di circa due centimetri al giorno (secondo stime effettuate tra il 2005 e 2010 di circa sette metri l’anno). 

Le eruzioni sull’isola sono tuttora attive e l’episodio eruttivo di maggior significatività si è verificato nel 1994. Da allora periodi di breve calma si sono alternati ad eruzioni pressoché continue, intervallate occasionalmente da esplosioni stromboliane di maggiori dimensioni.

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Nel 1927, le eruzioni hanno causato la nascita del piccolo Anak Krakatau che continua a crescere ad un tasso medio di 2 cm al giorno. L’ultima eruzione del Anak Krakatau è iniziata nel aprile del 2008 e continua ancora oggi. In questa splendida foto di Marco Fulle, Anak Krakatau è visto in eruzione da Rakata, l’isola principale del gruppo Krakatoai. da www.swissedu.ch – Foto di Marco Fulle

Da un punto di vista scientifico, le eruzioni di Anak Krakatau hanno carattere alternante stromboliano e vulcaniano ovvero sono eruzioni vulcaniche considerate di livello relativamente basso e consistono nell’espulsione sporadica di scorie incandescenti come lapilli e bombe laviche da decine fino a centinaia di metri di distanza. Ad esempio, l’attività di Anak Krakatau nel novembre 2007 fu caratterizzata da eruzioni stromboliane moderate (ma ricche di cenere) al ritmo di una ogni uno-tre minuti, con rari periodi di riposo, che innescavano però esplosioni vulcaniane più violente. In quel periodo una bocca ampia cento metri era ancora molto attiva sul fianco sud del cono posto a trecentocinquanta metri di quota.

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Anak Krakatau mostra la colonna eruttiva di un’eruzione vulcaniana . La foto e’ stata scattata da Palau Rakata. Si notano a sinistra le isole Palau Sertung ed a destra Palau Panjang, che con Rakata formano il bordo della caldera del Krakatau. Fra Anak Krakatau e Panjang appare lontano il vulcano Sebesi. Foto di Marco Fulle – www.swissedu.ch

Nell’aprile del 2009 Anak Krakatau ricominciò un periodo di intensa attività stromboliana che divenne,  nel giugno dello stesso anno, molto variabile, con un’attività molto bassa per lunghe ore, seguita da un’intensa attività stromboliana di alcune ore e poi periodi di violente eruzioni vulcaniane, con un ciclo di una ogni dieci-venti minuti ma che duravano circa un’ora. Anche se le eruzioni non presentano un pericolo per le isole circostanti, gli scienziati consigliano tuttora di mantenersi ad una distanza di tre chilometri dall’isola.

Per seguire i continui monitoraggi e studi su Krakatau si consiglia di seguire l’ottimo link. ed il sito www.swissedu.ch che contiene molte informazioni ed immagini scattate da Marco Fulle (utilizzate per corredare questo articolo educativo).

In questo video la ricostruzione dell’evento del 1883.

Fonti:
http://vulcan.wr.usgs.gov/Volcanoes/description_krakatau_1883_eruption
http://www.volcanolive.com/krakatau1883.html
http://doc.studenti.it/appunti/scienze/esplosione-krakatoa.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Krakatoa
http://www.swissedu.ch

   


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