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La regina dei mari, l’Amerigo Vespucci di Andrea Mucedola

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: OVUNQUE
parole chiave: Marina Militare italiana, Amerigo Vespucci
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Vespucci in banchina, photo credit marimare62

Si racconta che nel 1962 l’Amerigo Vespucci incrociò nel Mar Mediterraneo una portaerei statunitense, la U.S.S. Independence. Seguendo un’antica tradizione marinara, la plancia della portaerei inviò un messaggio a lampi di luce chiedendole l’identità di quella maestosa nave a vela. 

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L’incontro storico tra l’USS Independence e nave Vespucci

Alla risposta «Nave scuola Amerigo Vespucci, Marina Militare Italiana» la replica del comandante americano non si fece attendere, «Siete la più bella nave del mondo». Da quell’episodio deriva il meritato titolo, “the most beautiful ship in the world”, che l’Amerigo Vespucci detiene, simbolo dell’eccellenza navale italiana nel mondo. E’ forse la nave a vela più conosciuta e, dal 1931, solca gli oceani del pianeta, forgiando generazioni di ufficiali e marinai italiani nelle loro campagne addestrative.

Curiosità
Prima di scoprirne la storia e le caratteristiche dell’Amerigo Vespucci, voglio correggere un errore comune. Spesso i giornalisti impiegano in maniera errata il genere dell’articolo per le navi. Non tutti sanno che esiste un’antica regola per cui tutte le navi militari sono “maschili” (per cui si deve usare l’articolo “IL”) mentre quelle commerciali devono usare l’articolo femminile. Per cui è corretto dire “l’Amerigo Vespucci” o “IL Vespucci” (essendo una nave militare) e, per una nave passeggeri, LA Concordia, LA Queen Mary (essendo navi non militari). Questa distinzione è utile in caso di omonimia. La vignetta dell’ottimo Paolo Giannetti (tra l’altro un valente comandante della Marina Militare) gioca proprio su queste attribuzioni in quanto esiste una nave Andrea Doria militare ed una omonima “civile” … ecco quindi un modo semplice per differenziarle sulla … carta. Per cui IL o LA fa differenza.

La storia di una nave ormai … unica 
La decisione di costruire l’Amerigo Vespucci venne assunta nel lontano 1925, per sostituire l’omonima nave scuola della classe Flavio Gioia, un incrociatore a motore e a vela che fu posto in disarmo nel 1928 per essere adibito ad asilo infantile, riservato agli orfani dei marinai, nel porto di Venezia. L’Amerigo Vespucci fu progettato, insieme ad una nave gemella, il Cristoforo Colombo, nel 1930 dall’ingegnere Francesco Rotundi, tenente colonnello del Genio Navale e direttore dei cantieri navali di Castellammare di Stabia (Napoli). Rotundi nella progettazione riprese i disegni della nave ammiraglia della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, il Monarca, un vascello requisito dalla Marina piemontese dopo l’invasione delle Due Sicilie e poi ribattezzato Re Galantuomo. 

I progetti originali dell’Amerigo Vespucci furono prodotti dall’ingegnere navale napoletano Sabatelli e custoditi a Castellammare di Stabia (storica sede di grandi cantieri navali) insieme alle tecnologie necessarie per la costruzione di questa tipologia di imbarcazione.

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una rara foto dei due vascelli con gli equipaggi schierati sui pennoni per il tradizionale saluto alla voce

La nave scuola Amerigo Vespucci fu varata il 22 febbraio 1931 a Castellammare di Stabia e poi trasferita, il 2 luglio dello stesso anno, a Genova, città marinara per eccellenza. Fu proprio a Genova che il suo primo comandante Augusto Radicati di Marmorito, il 15 ottobre 1931, ricevette la bandiera di combattimento.

Per chi non lo sapesse, questa insegna ha un valore particolare. Essa non viene normalmente alzata a riva sull’albero di maestra ma viene custodita dal comandante della nave dentro un cofanetto o una teca vetrata. La bandiera è normalmente realizzata in seta o in altro materiale pregiato ed è di fattura particolarmente curata. La regola dice che dovrebbe essere issata solo in combattimento ed accompagna la nave in tutta la sua vita operativa, sia in tempo di pace che di guerra. È considerato il simbolo dell’onore della nave, delle sue tradizioni, della sua storia e del ricordo dei suoi caduti. Questo è il motivo per cui la consegna della bandiera è un evento fondamentale nella storia di una nave.

L’Amerigo Vespucci si affiancò quindi al gemello Cristoforo Colombo per l’addestramento degli equipaggi di bordo e venne inquadrato nella Divisione Navale Navi Scuola allo scopo di effettuare le crociere addestrative nel Mediterraneo e nell’Atlantico per gli allievi della Regia Accademia Navale di Livorno. Questo compito fu assolto da entrambe le navi fino allo scoppiare della seconda guerra mondiale quando, per ovvi motivi bellici, fu sospeso.

Il dopoguerra e la tragica fine del Cristoforo Colombo
Al termine della seconda guerra mondiale, per l’effetto degli accordi internazionali di Parigi, il Cristoforo Colombo dovette essere ceduto insieme ad altre unità della Regia Marina all’URSS, quale risarcimento dei danni di guerra, e gli venne cambiato il nome in Dunay (Danubio).  Dall’otto gennaio 1959, la nave passò all’Istituto Nautico di Odessa che lo utilizzò inizialmente come nave scuola militare lungo la costa sovietica del Mar Nero. Sembra che il Cristoforo Colombo, nei suoi ultimi anni di vita, fu utilizzato come nave da carico e subì danni a causa di un incendio. Nel 1961 tornò in cantiere per lavori di manutenzione, che non furono eseguiti perché ritenuti troppo onerosi. La Marina sovietica decise quindi di porlo in disarmo il 19 ottobre 1963 e fu demolito nel cantiere di Glavvtorcement finendo a Leningrado dove terminò la sua vita, purtroppo, come carboniera.

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le due navi scuola gemelle viste da poppa

Dopo la seconda guerra mondiale, l’Amerigo Vespucci continuò la sua attività di nave scuola effettuando numerose campagne d’istruzione in quasi tutti i mari del mondo. Dal 1946 fu l’unica nave scuola a vela della Marina Militare italiana fino al 1955. in quell’anno fu  affiancato da una nuova nave a vela, di dimensioni minori, che era stata acquistata dalla Francia e poi ribattezzato nave Palinuro. L’Amerigo Vespucci è ormai la nave più anziana ancora in servizio attivo della Marina Militare (86 anni nel prossimo ottobre). Per effettuare le campagne addestrative a favore degli allievi dell’Accademia Navale, la nave si è recata in Nord Europa ben trentasette volte, venti nel Mediterraneo, quattro nell’Atlantico Orientale, sette in Nord America, una in Sud America ed una circumnavigando il globo. In quell’occasione il Vespucci, al comando del capitano di vascello Gai Vassallo (da maggio 2002 a ottobre 2002) e poi del capitano di vascello Giuseppe Antonio Guglietta (fino al 26 ottobre 2003), dopo essere partita da La Spezia il 4 maggio 2002, percorse 33.776 miglia di navigazione, in gran parte a vela, attraverso l’oceano Atlantico, il canale di Panama, l’oceano Pacifico, l’oceano Indiano e il canale di Suez ritornando finalmente in Italia il 28 settembre 2003. Durante la lunga navigazione, in diciassette mesi toccò ventidue porti di quindici Paesi diversi. Un vero record per una vecchia signora.

sail amsterdam
Nell’ultimo decennio, il Vespucci ha svolto anche il compito di ambasciatore sul mare dell’arte, della cultura e dell’ingegneria italiana, toccando molti porti del mondo. Tra le tate voglio ricordare Auckland (Nuova Zelanda) nell’ottobre 2002 in occasione della 31ª edizione dell’America’s Cup, e, più recentemente, nel 2004 Atene per le Olimpiadi e Portsmouth, nel 2005, per la commemorazione della battaglia di Trafalgar. Nel 2006, a 75 anni dalla sua entrata in servizio, ricevette presso l’Arsenale Militare Marittimo della Spezia degli importanti lavori di manutenzione con la sostituzione completa dell’albero di trinchetto (ricostruito fedelmente all’originale ricorrendo alle tecniche artigianali dell’epoca) e di alcune lamiere a scafo che furono completamente richiodate.

La nave scuola Amerigo Vespucci è, tecnicamente parlando, una nave a vela che mantiene ancora vive le antiche tradizioni marinare. Le vele sono in tela olona, le cime sono tutte di materiale vegetale e tutte le manovre marinaresche vengono ancora rigorosamente eseguite a mano, seguendo gli ordini dati tramite serie di fischi corti e lunghi, effettuati dai nocchieri. Il fischio è un piccolo strumento metallico d’uso esclusivo del Nostromo, con il quale vengono ripetuti i comandi degli Ufficiali. Col fischio del Nostromo si possono dare ordini generali come l’”attenti” e il “silenzio”, e per dare il giusto ritmo per mettere in forza i cavi delle manovre di bordo. Mediante determinate serie di trilli e modulazioni vengono dati gli onori alla bandiera nazionale (quando si alza o si ammaina) e agli ufficiali ed alle autorità che salgono o scendono dalla nave. Questa è una caratteristica comune a bordo delle navi militari di tutto il mondo. Si tratta di una antica tradizione di origine britannica, nata nel medioevo, che dalla fine del Seicento fu adottata da Lord Height, ammiraglio delle flotta britannica, come segno di comando sui vascelli. Tutt’oggi i fischi alla banda (di numero diverso in funzione del rango salutato) sono usati per rendere onori al comandante, agli ufficiali e ai personaggi importanti, quando sono accolti a bordo o scendono a terra. 

Il Vespucci e l’Accademia Navale

modellino-amerigo-vespucci-1E’ tradizione della Marina Militare italiana che tutti gli allievi ufficiali dell’Accademia Navale debbano ricevere la loro prima formazione su questa nave. Per quanto sopra, dalla sua entrata in servizio la Nave nel 1931 ha sempre svolto campagne addestrative fermate solo  nel 1940, a causa degli eventi bellici, e negli anni 1964, 1973 e 1997, per lavori straordinari. Le campagne sono principalmente a favore degli allievi dell’Accademia Navale, ma vengono fatte mini campagne per gli allievi della Scuola Navale Militare “Francesco Morosini” di Venezia, degli allievi sottufficiali nocchieri, nonché di giovani facenti parte di associazioni veliche, quali la Lega Navale Italiana, la Sail Training Association – Italia. Queste campagne di Istruzione marinaresca, svolte nel periodo estivo, hanno una durata media di almeno tre mesi e toccano per lo più porti esteri; durante tali campagne la Nave svolge anche compiti di presenza e rappresentanza (Naval Diplomacy) contribuendo ad affermare l’immagine nazionale e della Marina Militare all’estero. Per quanto attiene la sua funzione educativa, gli allievi imbarcati durante le campagne addestrative apprendono le competenze specifiche di arte marinaresca, di condotta dell’Unità e navigazione (compreso l’utilizzo del sestante per effettuare il punto nave astronomico), di impiego degli apparati motore ed ausiliari, della gestione delle problematiche logistiche, amministrative e sanitarie, insomma di tutto il bagaglio che sarà fondamentale per la loro carriera futura. Oltre all’attività pratica, gli allievi ricevono lezioni tenute da insegnanti dell’Accademia Navale e da membri dell’equipaggio esperti di settore che vengono poi valutate a termine della campagna.

Architettura
La lunghezza al galleggiamento della nave è di 82 metri, ma tra la poppa estrema e l’estremità del bompresso si raggiungono i 101 metri. La larghezza massima dello scafo è di 15,5 metri, che arrivano a ventuno metri considerando l’ingombro delle imbarcazioni, che sporgono dalla murata, ed a 28 metri considerando le estremità del pennone più lungo, cioè il trevo di maestra.

downloadL’immersione massima (ovvero la distanza verticale tra il piano di galleggiamento e la linea di sotto chiglia) è di 7,3 metri. Il suo dislocamento a pieno carico è pari a ben 4100 tonnellate. Lo scafo presenta tre ponti principali, continui da prora a poppa (di coperta, di batteria e di corridoio), più vari ponti parziali (detti copertini). Possiede due sovrastrutture principali (tughe) ovvero il castello di prora e il cassero a poppa. Il caratteristico colore bianco e nero delle sue fiancate sottolinea il richiamo al passato della nave: le fasce bianche in corrispondenza dei ponti di batteria e corridoio ricordano infatti le due linee delle batterie dei cannoni presenti sui vascelli ottocenteschi. A prora della nave si trova la polena, che rappresenta Amerigo Vespucci, realizzata in bronzo dorato. Caratteristica della nave sono i fregi di prora e l’arabesco di poppa in legno ricoperti di foglia d’oro zecchino. Il fasciame è composto da lamiere di acciaio di vario spessore (da 12 a 16 mm.), collegate mediante chiodatura alle costole che costituiscono, assieme alla chiglia e ai bagli, l’ossatura della nave. Tale sistema garantisce la necessaria flessibilità al trave nave.

Alberatura e vele


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Dal punto di vista tecnico-costruttivo l’Amerigo Vespucci è una Nave a Vela con motore; dal punto di vista dell’attrezzatura velica è “armata a Nave“, quindi con tre alberi verticali, trinchetto, maestra e mezzana, tutti dotati di pennoni e vele quadre, più il bompresso sporgente a prora, che può essere a tutti gli effetti considerato un quarto albero. L’altezza degli alberi sul livello del mare è di 50 metri per il trinchetto, 54 metri per la maestra e 43 metri per la mezzana; il bompresso sporge per 18 metri.  I tre alberi verticali (trinchetto, maestra e mezzana) portano ciascuno cinque pennoni, dal caratteristico nome, comune anche alla vela relativa. Sul trinchetto si trovano, dal basso verso l’alto: il trevo di trinchetto, il parrocchetto fisso, il parrocchetto volante, il  velaccino ed il controvelaccino.  Sull’albero di maestra si parte dal più basso, il trevo di maestra, salendo con la gabbia fissa, la gabbia volante, il velaccio (che ricordo molto bene essendoci stato assegnato durante la mia crociera nel 1978)  ed il controvelaccio. Infine,  sulla mezzana, il trevo di mezzana, la contromezzana fissa, la contromezzana volante, il belvedere ed il controbelvedere. Una curiosità, il trevo di mezzana è normalmente senza vela (in quanto toglierebbe vento al trevo di maestra) e prende quindi il nome di “verga secca“.

In ciascun albero i due pennoni inferiori sono fissi (ovvero possono solo ruotare sul piano orizzontale), mentre i tre superiori possono scorrere sull’albero e vengono alzati al momento di spiegare le vele o abbattuti in caso di passaggi particolari. Gli alberi sono mantenuti in posizione grazie a cavi di acciaio (chiamate manovre fisse o dormienti) che li sostengono verso la prora (stralli), verso i lati (sartie) e verso poppa (paterazzi). Sugli stralli sono inferiti i fiocchi e le vele di strallo. Tutti gli alberi della nave, compreso il bompresso, sono costituiti da tre tronchi, di cui i primi due in acciaio, il terzo è in legno (Douglas) e viene denominato alberetto per gli alberi verticali o asta di controfiocco per il bompresso. I pennoni seguono la medesima filosofia costruttiva: i tre inferiori sono in acciaio, i due superiori in legno. Per quanto attiene la randa, il boma è in acciaio mentre il picco è realizzato in legno. La superficie velica totale è di circa 2635 metri quadri.

Le vele sono realizzate in tela olona (un robusto tessuto di canapa) di spessore compreso tra i 2 e i 4 millimetri, realizzate unendo mediante cucitura più strisce di tessuto (ferzi). Per quanto attiene le vele di taglio, l’armamento prevede cinque vele a prora (augelletto, controfiocco, fiocco, gran fiocco e trinchettina), quattro vele di strallo (di gabbia, di velaccio, di mezzana, di belvedere) e la randa.

Il Vespucci transita nel canale navigabile di Taranto

Il Vespucci transita, nel 1965, a vele spiegate il canale navigabile di Taranto

Con la Nave completamente invelata si possono raggiungere velocità ragguardevoli,  in relazione al peso della stessa; il record, di 14,6 nodi, fu ottenuto nel 1965 dal Comandante Agostino Straulino, olimpionico di vela, che al comando della nave passò alla leggenda grazie all’uscita a vele spiegate dal porto di Taranto attraverso il canale navigabile.
La manovra delle vele (ovvero il posizionamento delle vele) viene attuato per mezzo di cavi (chiamati manovre correnti o volanti) di diverso diametro, per un totale di circa 36 chilometri. Ogni cavo (e non corda come erroneamente alcuni dicono) hanno nomi caratteristici il cui uso si perde nel tempo, come le drizze, usate per alzare i pennoni mobili e le vele di taglio, i bracci per orientare i pennoni, le scotte e le mure per fissare gli angoli bassi delle vele quadre (rispettivamente sottovento e sopravvento), gli imbrogli per raccogliere le vele sui pennoni.

Le manovre correnti sono per la maggior parte in manilla (fibra vegetale) ad  eccezione delle scotte dei trevi che, per sostenere l’elevato sforzo, sono realizzate in nylon. Inoltre, l’attrezzatura velica comprende circa 400 bozzelli in legno e 120 in ferro, specie di carrucole impiegati per trafficare i cavi. Una nave in ferro ed in legno .. e che legno … Oltre ad alcuni alberi, molte altre parti della nave sono realizzate in legno a seconda delle caratteristiche richieste. Legni pregiati come  il teak per il ponte di coperta, la battagliola e la timoneria, il mogano, il teak ed il legno santo per le attrezzature marinaresche (pazienze, caviglie e bozzelli), il frassino per i carabottini, ed il rovere per gli arredi del Quadrato Ufficiali e per gli alloggi Ufficiali. Di particolare rifinitura e pregio è la splendida Sala Consiglio realizzata in noce e mogano. Nella Sala Consiglio del Vespucci sono esposti due quadri ad olio, rappresentanti lo sbarco di Colombo a San Salvador e il suo rientro in Spagna, pitture che originariamente si trovavano sulla “gemella” Cristoforo Colombo.

Equipaggio
L’equipaggio dell’Amerigo Vespucci è composto da circa duecento sessantaquattro militari di cui quindici Ufficiali, trenta Sottufficiali, trentaquattro Sergenti e cento ottanta cinque tra Sottocapi e Comuni, suddivisi nei Servizi di bordo. Durante la Campagna di Istruzione l’equipaggio raddoppia venendo integrato dagli Allievi e dal personale di supporto dell’Accademia Navale raggiungendo quindi oltre 450 unità. Aver fatto una campagna sul Vespucci lascia un segno indelebile per tutta la vita. Una scuola di vita dura che non regala niente, le guardie seguono i ritmi di bordo e le manovre alla vela avvengono in tutte le ore del giorno e della notte.

vespucci atlantico 1978

di vedetta in Atlantico, settembre 1978 – foto di famiglia

I momenti di riposo sono molto pochi ed ogni occasione è buona per recuperare il sonno perso, spesso all’interno di un bastingaggio, avvolti negli ferzi di tela olona per proteggersi dall’umidità.  I giovani allievi effettuano le pulizie della nave: dalla lucidatura degli ottoni, alle pitturazioni dell’opera morta, fino al lavaggio del ponte: così possono rendersi conto dei sacrifici che la vita futura potrà richiedere e che loro dovranno, da comandanti, richiedere ai loro equipaggi. Nelle campagne addestrative hanno modo di visitare molti paesi e conoscerne gli usi e costumi.

Non ultimo voglio ricordare il fascino di questa nave che lascia, è il caso di dirlo, un piacevole ricordo per chi ha avuto modo di visitarla. Molti allievi, al termine dell’Accademia, si sposarono con ragazze conosciute proprio durante queste campagne. E’ il caso di dirlo il Vespucci fu galeotto.

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fotografo sconosciuto, partenza dell’Amerigo Vespucci, Livorno 1963

L’attuale motto della nave, ufficializzato nel 1978, è «Non chi comincia ma quel che persevera» ed esprime la vocazione alla formazione ed addestramento dei futuri ufficiali e sottufficiali della Marina Militare. Di fatto di ufficiali, sottufficiali e marinai il Vespucci nella sua lunga vita ne ha ospitati tanti. 

Termina oggi questa visita virtuale al Vespucci, orgoglio della Marina Militare e dell’Italia. Perché non chiudere quindi con un SEI ALLA BANDA, onore riservato agli ammiragli, per questa regina dei mari?

Andrea Mucedola

 

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4 commenti

  1. Giuseppe Bianca Giuseppe Bianca
    11/04/2020    

    Caro Andrea, sto scrivendo le mie memorie e, spulciando tra i diversi articoli in giro, solo oggi ho letto il tuo bellissimo scritto sul Vespucci. Sai quanto ti stimo e mi congratulo ancora una volta con te per quanto fai per far conoscere al “VULGO” le nostre tradizioni. Un abbraccio e Buona Pasqua. Pino Bianca.

    • 12/04/2020    

      Carissimo Ammiraglio, Giuseppe, augurandoti i migliori auguri di Buona Pasqua a te e famiglia, ti ringrazio per il gentilissimo commento. Spero di leggere presto il tuo libro. di memorie .. un acaro saluto

  2. Carla MARIANI Carla MARIANI
    06/10/2018    

    GRAZIE PER AVERLO PUBBLICATO!

    • 22/02/2019    

      Raccontare la storia di questa signora del mare è sempre un piacere. Grazie di seguirci.

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