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La navigazione nel mondo antico – II parte

livello elementare

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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: II MILLENNIO a.C.
AREA: STORIA DELLA NAVIGAZIONE
parole chiave: Micenei, Greci, popoli del mare

Ritorniamo a parlare della navigazione nel tempo antico con storie di grandi marinai che navigavano, senza bussola, utilizzando il sorgere ed il tramonto delle costellazioni, spostandosi fra le isole, ma anche in mare aperto, in acque insidiose infestate da pirati e tempeste. Questo articolo non può ragionevolmente essere esaustivo ma vuole essere un viaggio sui quei mari in un tempo lontano. Per chi volesse approfondire l’argomento voglio segnalare i libri di Sebastiano Tusa, scomparso tragicamente nel 2018 nel tragico incidente aereo in Kenia. Ebbi la fortuna di assistere anni fa a Ustica alla presentazione di un suo libro “I Popoli del grande verde“, quando Sebastiano Tusa ci traghettò magicamente in quel tempo lontano, tra quei popoli che scelsero il mare come sorgente di vita e prosperità: il mare degli antichi..

Crete_Fresco_Naval Expedition from Akrotiri_02

Età del bronzo
Restando nell’area egea, nell’Età del bronzo si sviluppò a Creta la civiltà minoica, approssimativamente dal 1700 a.C. al 1450 a.C.. Questa civiltà, così chiamata in riferimento al re cretese Minosse, fu riscoperta tra il 1900 e il 1905, grazie agli studi dell’archeologo britannico Arthur Evans..

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affresco da uno scavo dell’età del bronzo a Akrotiri, Santorini, Greece. L’immagine mostra una città con il suo porto ed imbarcazioni. (Photo : Wikimedia Commons)

,In realtà, alcuni studiosi ritengono che la civiltà minoica incominciò a svilupparsi molto prima, a partire dal 2800 a.C.. Di fatto l’isola era abitata fin dal Neolitico da popolazioni d’origine non indoeuropea e, grazie alla  posizione centrale per i traffici marittimi commerciali nel Mediterraneo orientale, potette godere di grandi ricchezze. Le navi minoiche, costruite in legno di cipresso, solcavano quasi incontrastate le rotte verso il vicino Medio Oriente e tutti i mari conosciuti del mondo antico. Gli  scambi commerciali, testimoniati dai molti reperti ritrovati in l’Egitto, portarono un arricchimento artistico e culturale di grande valore e lo sviluppo di agglomerati urbani importanti. Tra le costruzioni più importanti i maestosi palazzi di Cnosso, Hanghia, Festo e Triada. A Creta gli archeologi hanno rinvenuto iscrizioni risalenti, in massima parte tavolette di argilla, che testimoniano tre diversi tipi di scrittura: quella geroglifica, simile a quella egizia, a partire dalla fine del III millennio a.C., ed era composta da segni ideografici (esseri umani, animali, piante, ecc.) e da segni geometrico-lineari, la cosiddetta lineare A del II millennio a.C. composta da circa 90 segni (con un andamento da sinistra a destra) e la più tarda del circa 1450 a.C., la lineare B, con chiari segni di derivazione dalla lineare A. La necessità di scrivere fa riflettere sul suo utilizzo legato ai maggiori scambi commerciali con gli altri popoli compresi i potenti Egizi. In sintesi, la vantaggiosa posizione geografica, al centro delle prime rotte commerciali, favorì il sorgere di quella che possiamo definire la prima civiltà mediterranea. La sua importanza era basata su un prospero impero marittimo che dal Mar Egeo poteva controllare con la sua potente ed aggressiva flotta (oggi li chiameremmo corsari) una rete commerciale che raggiungeva tutte le regioni del Nord Africa e del Medio Oriente. 

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Questo eccezionale affresco minoico raffigura delle navi in procinto di entrare in battaglia. Notare il delfini che saltano intorno alle navi.

I Minoici stabilirono le prime linee commerciali con la vicina Grecia, la penisola italica, l’Asia minore e il Nord Africa e forse furono tra i primi marinai ad utilizzare la navigazione celeste, osservando il  moto e la posizione di determinate stelle  e pianeti al sorgere ed al tramonto del sole. In particolare conoscevano la stella polare, una stella guida che appare ai naviganti fissa alla stessa altezza e direzione sulla volta celeste, che oggi sappiamo equivalente alla latitudine del punto di osservazione.

Questa stella è di fatto facilmente individuabile nella costellazione celeste dell’Orsa Maggiore. Poiché si trova quasi perfettamente sulla proiezione in cielo dell’asse di rotazione della Terra “sopra” il polo nord, la stella Polare è apparentemente ferma nel cielo, mentre tutte le altre stelle dell’emisfero boreale sembrano ruotarle attorno.

Conosciuta anche dagli Assiri è di fatto sempre stata un ottimo punto di riferimento per la navigazione celeste nell’emisfero nord della Terra. Il suo nome viene dal latino Stella polaris, letteralmente “Stella polare”. Anticamente veniva chiamata con diversi nomi: i greci la chiamavano Kynosoura o Cynosura, ovvero  “la coda del cane”, o anche Stella Fenicia. Essendo una stella visibile nell’emisfero settentrionale era conosciuta anche nell’antica Cina con diversi nomi (Pih Keih, Ta Shin e Tien Hwang Ta ti, “il gran governante del cielo“). Nel nord dell’India era conosciuta come Grahadhara, “l’appoggio dei pianeti”, mentre a Damasco la si conosceva come Mismar, “ago” o “chiodo” del cielo perché tutte le stelle e pianeti sembrano girarvi intorno. 

Micenei
L’influenza politica dei Minoici attirò le attenzioni dei Micenei, un popolo  proveniente da Micene, principale centro economico degli Achei. Facciamo un passo indietro. Intorno al 2500 a.C. alcune popolazioni indoeuropee stanziate nell’Asia centrale si spostarono in cerca di condizioni di vita più favorevoli, stabilendosi in diverse aree europee, comprese la penisola italica. Quelli che arrivarono nella penisola balcanica diedero origine ai Micenei, anche chiamati Achei o più genericamente Elleni. Parliamo degli stessi bellicosi eroi cantati nell’Iliade e nell’Odissea che vivevano di commerci  ma anche di razzie per terra e per mare.

Essi possono essere annoverati tra i Popoli del mare, potenti guerrieri che seminarono per secoli il terrore lungo le rotte e le coste del Mediterraneo.

Micene

Dapprima assoggettati al potere minoico-cretese, i Micenei riuscirono successivamente a conquistare l’isola di Creta facendone la propria base marittima per il controllo del mar Egeo. Dopo la conquista di Creta, che pose fine alla civiltà minoica, i Micenei continuarono il proprio piano di espansione fondando numerose colonie a Rodi, in Asia Minore (Cnido, Alicarnasso), nelle Cicladi e nella Magna Grecia (Siracusa). La storia raccontata nell’Iliade descrive in maniera epica la lunga campagna militare per la conquista di Ilio (Troia) importante e ricca città dell’Asia Minore condotta da diverse tribù Achee che, come abbiamo accennato, possono essere annoverate tra i Popoli del mare. Omero nell’Iliade racconta come i re Achei si vantavano di quante città avevano depredato. 

I Fenici
Oltre agli Achei, nei libri di storia antica, incontriamo i Fenici, spesso descritti dai loro avversari economici come commercianti avidi ed astuti che battevano le rotte del Mediterraneo (ma non solo) per vendere le proprie merci. I Fenici, probabilmente  un popolo  di origine medio orientale, si erano inizialmente stabiliti lungo le coste degli attuali Libano e Siria. La loro capacità nautica era indiscussa e le fonti parlano di campagne marittime al di fuori del Mediterraneo, che hanno alimentato non poche leggende. In seguito colonizzarono (anche se il termine non è politicamente corretto) in maniera capillare le coste del Mar Mediterraneo, assumendo in alcuni casi una loro specifica identità. Quelli di Cartagine vennero infatti definiti Cartaginesi o Punici e seppero costruire una potenza marittima indiscussa fino all’inevitabile scontro con i Romani. In realtà il termine “Fenici” ha origine non certe, per cui non si può nemmeno parlare di un popolo specifico; si pensa derivi dalla parola greca φοίνικες (Phoinikes) che probabilmente era un termine per designarli. L’origine di Phoinikes sarebbe da collegarsi al termine φοῖνιξ  ossia il colorante “rosso porpora” che ricavavano dalla cottura di alcuni molluschi, i murici, e che veniva usato per la colorazione dei tessuti. Di fatto divennero nel tempo i Signori del Mediterraneo.

i-fenici-1-638Il termine Phoinikes indicava il popolo mentre Phoinike la regione dove vivevano. Essi furono inizialmente mercanti che utilizzavano il Mar Mediterraneo per esportare il legname (il famoso cedro del Libano) ed altri oggetti da scambiare con altri popoli (come le stoffe color rosso porpora che loro ottenevano dalla bollitura di alcune conchiglie, i murici). Conoscevano e sapevano tracciare delle rotte e sembra che fossero in grado di navigare di notte riferendosi alla Stella Polare. Anche loro praticavano la navigazione costiera utilizzando i remi per potersi spostare agevolmente tra un porto e l’altro e commerciare con le popolazioni locali, un pò come fanno ancora oggi i venditori ambulanti. Le soste notturne lungo la costa consentivano di fare il rifornimento di acqua dolce, viveri e, naturalmente, per riposarsi o per saccheggiare i villaggi. Abili carpentieri, i Fenici utilizzavano il legno di cedro per costruire navi molto robuste ed adatte per contenere grandi quantità di merci. La linea di confine tra marinai e pirati era molto sottile per cui, in tempi di magra, l’opzione abbordaggio non era poi così da scartare.

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La loro potenza marittima ebbe inizio probabilmente nel XII secolo a.C. con la decadenza della potenza cretese. Le reti commerciali fenicie coprirono tutto il Mediterraneo e si spinsero fino in Atlantico. I Fenici fondarono colonie attrezzate per il supporto logistico delle loro navi che possono essere ancora viste in Sicilia (Motia) ed in Sardegna (Tharros, Sulci, Bithia, Nora e Caralis); basi navali che negli anni diventarono delle città potenti. La più importante colonia fu Cartagine, nella attuale Tunisia, che divenne in breve la potenza marittima centrale del Mediterraneo. E’ evidente che, almeno in un primo tempo, i popoli indigeni non si opposero a quegli insediamenti che per loro non costituivano sempre una minaccia bensì la possibilità di ricevere merci preziose da terre lontane. Solo Roma, per ovvi motivi politici,  ebbe il coraggio di sfidarli.

Antico Egitto
Ai tempi dei Fenici, nel Nord Africa orientale, coesisteva un’antichissima civiltà nata lungo il Nilo, un fiume le cui radici partivano dal cuore dell’Africa orientale. Grazie alla fertilità delle terre, bagnate periodicamente dalle sue acque, gli Egizi acquistarono in breve una grande prosperità, eccelsero nelle arti e nelle scienze, crearono forse la più antica scrittura, e naturalmente costruirono le piramidi, grandi opere architettoniche che ancora oggi ammiriamo. Lo studio delle scienze e l’uso di una scrittura geroglifica creò un polo di conoscenze che influenzò lo sviluppo scientifico di tutti paesi limitrofi. Dal punto di vista delle scienze nautiche dobbiamo agli Egizi il disegno delle prime mappe e importanti nozioni di matematica.

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Essendo interessati allo sfruttamento delle proprie risorse interne, gli Egizi svilupparono la navigazione fluviale e costiera; quest’ultima limitata dalla natura delle loro navi, poco robuste ed inadatte ad affrontare il mare aperto. Ciò nonostante il loro apporto alle scienze nautiche fu degno di nota.

Il faraone Ramses II (1333 – 1300 a.C.) dispose il rilievo sistematico di tutto il territorio creando di fatto la prima cartografia organizzata. Ma fu lo sviluppo della scienza dell’astronomia a porre le prime basi  scientifiche per la navigazione. Va premesso che nell’Antico Egitto questa disciplina rivestì un ruolo di casta importante sia nell’osservazione delle stelle sia delle congiunzioni dei pianeti e del Sole e delle fasi della Luna. Le loro conoscenze astronomiche furono riportate sui coperchi dei sarcofagi dell’Antico regno sui quali compaiono i decani, stelle singole e costellazioni, accompagnati dai loro geroglifici. Nei sarcofagi del Medio Regno furono rappresentati anche orologi stellari, vere e proprie effemeridi che riportavano le culminazioni allo zenit delle stelle principali, e strumenti di misura come la clessidra ad acqua ed il merkhet, uno strumento astronomico formato da una foglia di palma con un intaglio sulla sommità ed una squadra col filo a piombo.

Quando due merkhet venivano allineati con la stella polare, formavano un meridiano celeste nel cielo. L’orario poteva quindi essere determinato, anche in ore notturne, contando quante stelle avevano attraversato questa linea. Questo strumento veniva usato anche per determinare l’asse delle piramidi, per osservare il transito al meridiano delle stelle e per effettuare misure agrarie. Non a caso la parola merkhet veniva tradotta anche come lo strumento della conoscenza.

Vi ricorda qualcosa?
Il Merkhet era l’antenato dell’astrolabio, che avrebbe assunto un importanza fondamentale secoli dopo. In sintesi, gli Egizi, pur non essendo dei grandi navigatori, posero le basi scientifiche che furono poi sfruttate dagli altri popoli.
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trireme greca, nave simbolo della potenza ellenica sui mari

Gli Elleni
Ma torniamo nel Peloponneso, nel VIII secolo a.C.. Una popolazione, chiamata Elleni, sviluppò una civiltà basata sul potere marittimo, che sconvolse gli equilibri politici ed economici dell’epoca. Gli Elleni erano degli eccellenti navigatori e sapevano utilizzare molte stelle per dirigersi nell’alto mare. L’Odissea di Omero ci ha lasciato molte testimonianze scritte sulla loro capacità marinaresca e nella conoscenza della navigazione celeste. Ad esempio, nell’Odissea la bellissima ninfa Calypso raccomanda a Odisseo (il mitico Ulisse) per dirigersi verso Itaca, la sua terra natia di lasciare l’Orsa Maggiore sempre sul suo lato sinistro e, allo stesso tempo, osservare la posizione delle Pleiadi, Boote e Orione, navigando verso Oriente (ovvero da dove sorge il sole). Odisseo ci fornisce un’ulteriore prova della conoscenza degli allineamenti costieri come strumenti di posizionamento. Egli descrive la posizione della sua casa utilizzando dei riferimenti costieri osservabili dal mare: “ la mia casa è sotto il chiaro cielo di Itaca e il nostro riferimento è un picco boscoso”..

r0822hNell’antica Grecia, grazie alle conoscenze scientifiche orientali degli astronomi babilonesi ed egizie, vennero sviluppate le scienze matematiche e la cartografia, fondamentali per lo sviluppo della nautica moderna. Ricordo gli studi di grandi matematici e cartografi come Talete, Eudosso di Cnido, Ecateo o anche di filosofi come Aristotele che, intorno al 350 a.C., fu in grado di formulare per primo la sfericità della Terra. Se ci pensate il concetto di una Terra sferica è fondamentale per sviluppare un metodo di navigazione “per longitudine” ovvero navigando verso Occidente o Oriente (ovvero Ovest o Est).

Ad Anassimandro di Mileto (610 – 546 a.C.), filosofo ionico discepolo di Talete, si dice sia dovuta la prima mappa del mondo. Si dice che Anassimandro abbia introdotto l’uso dello gnomone, uno stilo la cui ombra veniva usato per  segnareil tempo nelle meridiane,  per misurare l’altezza del Sole sull’orizzonte e per determinare, concetto importantissimo in cartografia,  l’istante del mezzogiorno locale. La sua scoperta è attribuita ai Babilonesi. In seguito, la prima opera geografica greca scritta fu la Periegesi (Viaggio intorno al mondo) di Ecateo di Mileto (550 – 480 a.C.), che costituisce quello che oggi potremmo definire un portolano, ovvero una guida per i naviganti alle zone costiere del Mediterraneo. La Periegesi era posta all’illustrazione di una carta si pensa basata su una riproduzione di quella di Anassimandro. 

.Fu un suo discepolo, Dicearco di Messina, che introdusse il concetto, ancor oggi utilizzato, di “reticolato geografico” da applicare alle carte nautiche. Il suo disegno  mostrava un sistema di riferimenti ortogonali passanti per l’isola di Rodi, intersecanti ortogonalmente il “parallelo di Rodi”, da lui chiamato diaphragma perché divideva in due l’ecumene ovvero la terra abitata. Notare in lato a sinistra un isola, la mitica Thule, identificabile con l’Islanda o altre isole nordiche. Questo significa che quegli antichi navigatori si erano spinti anche nell’Oceano ed erano arrivati e ritornati da quelle terre lontane.

Nel 250 a.C. circa Eratostene di Cirene (276 ca. -194 ca. a.C.) misurò la circonferenza della Terra ed un arco di meridiano e disegnò  un migliore reticolato per determinare la posizione dei luoghi della Terra basandosi sempre sulla mappa di Dicearco. Il grande navigatore greco Pitea di Massalia (ovvero di Marsiglia) utilizzò queste conoscenze per un viaggio ai confini dell’allora mondo conosciuto. Da astronomo competente e geografo, Pitea si avventurò dalla Grecia attraverso lo stretto di Gibilterra verso l’Europa occidentale e poi verso le Isole Britanniche. Egli descrisse il sole di mezzanotte, il ghiaccio polare, le tribù germaniche e forse, anche Stonehenge. Pitea raccolse poi le sue esperienze di viaggio in un libro “intorno all’Oceano” affermando che le maree erano causate dalla Luna. Teniamo conto che Pitea non aveva a disposizione bussole, sestanti e sistemi cronometrici e tutto veniva fatto osservando il moto di alcune stelle e calcolando il tempo con delle semplici clessidre. Probabilmente aveva a disposizione delle mappe rudimentali, solo vagamente descrittive e non certo utilizzabili per navigare.

Ma questa è solo un’ipotesi. Ci sono molti misteri in merito alle conoscenze antiche ed il loro patrimonio cartografico andò completamente distrutto con l’incendio della biblioteca di Alessandria causato dei Romani.

 

Prima di chiudere questo secondo appuntamento sulla navigazione nell’antichità, voglio ricordare il misterioso meccanismo di Antikythera, recuperato in un relitto nei pressi di un isola greca (Antikythera o Anticitera) e si pensa costruito intorno al I secolo a.C.. Si trattava di un sofisticato strumento astronomico, mosso da ruote dentate, in grado di calcolare il moto degli oggetti celesti, il sorgere del sole, le fasi lunari, i movimenti dei cinque pianeti conosciuti, gli equinozi, i mesi e i giorni della settimana.

La sua scoperta
Esaminando i reperti recuperati dal relitto fu scoperto un blocco di pietra che presentava un ingranaggio inglobato al suo interno. Dopo un più approfondito esame si scoprì che si trattava di un meccanismo fortemente incrostato e corroso di cui erano sopravvissute solo tre parti principali e decine di frammenti minori che facevano parte di una serie di ruote dentate, ricoperte di iscrizioni, facenti parte di un elaborato meccanismo a orologeria. La macchina era in origine costruita in rame e originariamente montata in una cornice in legno ed era ricoperta da oltre 2.000 caratteri di scrittura. Il meccanismo risultò essere un antichissimo calcolatore per il calendario solare e lunare, le cui ruote dentate potevano riprodurre il rapporto di 254:19 necessario a ricostruire il moto della Luna in rapporto al Sole (la Luna compie 254 rivoluzioni siderali ogni 19 anni solari). Insomma un gioiello della tecnica, la cui precisione era ottenuta con l’utilizzo di una ventina di ruote dentate ed un differenziale al fine di ottenere una rotazione a velocità pari alla somma o alla differenza di due rotazioni date. Incredibile non solo dal punto di vista tecnologico ma anche perché basato su conoscenze astronomiche sofisticate, superiori a quelle oggigiorno in possesso di uno studente delle superiori.

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Il nostro viaggio con la navigazione antica proseguirà presto con i Romani.

 

  

 

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2 commenti

  1. Padrin Gianni Padrin Gianni
    24/08/2019    

    Manca tutta la parte della navigazione arcaica, la meno conosciuta
    Divisa in navigazione monoxile e di barche fluviali e la loro crescita in naviglio
    Manca la possibile navigazione dei popoli del Mare e degli Shardana

    • 24/08/2019    

      Grazie per la segnalazione, ma come avrà letto nella prima parte dell’argomento http://www.ocean4future.org/archives/7685 et alii lo scopo di questi articoli è di dare un’idea della navigazione in quei tempi antichi. Dei popoli del mare abbiamo parlato sia nella I e II parte (citando le opinioni delle fonti più autorevoli tra cui il libro di Sebastiano Tusa sui popoli del grande verde). L’argomento della navigazione monoxile e delle barche fluviali non ci è stato ancora proposto dai nostri collaboratori. Saremo lieti di pubblicare un suo contributo sull’argomento.

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