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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Il Polluce … un tesoro favoloso nei mari italiani di Andrea Mucedola

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA:MAR MEDITERRANEO
parole chiave: relitto

 

Uno splendido esemplare in oro da 100 lire di Carlo Alberto re di Sardegna concrezionato con altre monete dal relitto del Polluce (photo credit: H.D.S. Italia)

Chi dice che le navi dei tesori siano solo nei Caraibi o nei mari dell’Oriente?
Nel 1841, nelle tranquille acque dell’isola d’Elba, un piroscafo, il Polluce, affondò per cause ancora misteriose. Che cosa aveva di speciale? Il battello riportava nel suo manifesto di carico molti tesori e segreti. Si parlava di una carrozza d’oro, di valori preziosi destinati a finanziare i carbonari. Ma ci arriveremo. Il piroscafo era stato costruito, nel 1839, dai cantieri Normand di Le Havre ed acquistato dalla compagnia di navigazione De Luchi-Rubattino insieme all’unità gemella Castore.

Raffaele Rubattino

Raffaele Rubattino fu decisamente un protagonista della navigazione e dei commerci marittimi nell’Italia risorgimentale (ed alla sua compagnia appartenevano i piroscafi con i quali Giuseppe Garibaldi partì da Quarto per l’impresa dei Mille. Il Piroscafo Polluce possedeva un motore a vapore inglese che forniva una potenza di 160 cavalli per muovere le due ruote a pale laterali e consentirgli  una velocità di 10 nodi.

Il  suo arrivo a Genova avvenne il 13 aprile 1841 e dal 21 dello stesso mese iniziò la sua regolare linea Marsiglia – Genova – Livorno – Civitavecchia – Napoli, trasportando merci e circa novanta passeggeri divisi in due classi. Nella notte del 17 giugno 1841, alle ore 23,45, al largo delle coste di Capoliveri (isola d’Elba) il piroscafo Polluce fu  speronato dal Mongibello, un piroscafo passeggeri dell’Amministrazione Privilegiata della navigazione a vapore del Regno delle Due Sicilie. La collisione avvenne nei pressi dell’isola d’Elba a circa 2,9 km da Capo Calvo. Alla collisione seguì una dura vertenza processuale tra l’armatore del Polluce, Raffaele Rubattino, e l’Amministrazione della navigazione del Regno delle Due Sicilie.

Errore di navigazione, disgraziato accidente o qualcosa di premeditato?

Il fatto non fu mai chiarito ma esiste un’ipotesi, se vogliamo romanzesca, che sul Polluce si fossero dati appuntamento alcuni nobili carbonari con idee mazziniane, che trasportavano ingenti somme di denaro in monete d’oro. Alcuni pensano che l’oro conservato a bordo fosse diretto a finanziare la causa rivoluzionaria e che l’incidente fosse stato organizzato per impedire che tali somme arrivassero ai carbonari.

Sabotaggio, atto di pirateria o semplicemente un tragico incidente? In un modo o nell’altro la nave portò con se i suoi tanti segreti.

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È noto che nel drammatico evento perse la vita un passeggero; gli altri viaggiatori ed i membri dell’equipaggio furono tutti salvati dal Mongibello. Nelle concitate fasi dell’affondamento e del successivo salvataggio dei naufraghi il prezioso carico andò però perduto; i documenti di bordo, tra cui alcune lettere molto interessanti dal punto di vista storico, ed un ingente carico di monete e preziosi (70.000 columnario d’argento e 100.000 monete d’oro), oltre agli effetti personali dei viaggiatori e le merci trasportate (tra cui una carrozza d’oro) scomparvero negli abissi. Molti di quei tesori giacciono ancora nel relitto.

Mito o realtà?
Di fatto l’esistenza di un tesoro a bordo del Polluce era nota a molti; tanto che, nell’autunno dello stesso anno, l’armatore Rubattino tentò un audace quanto costoso recupero della nave. La missione fallì, complici il maltempo e le oggettive difficoltà tecniche di poter operare a oltre cento metri di profondità. Rubattino fece legare il relitto con delle catene e le agganciò a ben undici navi per riportare a galla il relitto ma il tentativo fallì per la rottura di una delle catene.

Successivamente, una società livornese cercò di individuare il relitto e recuperarlo utilizzando grosse barche da salvataggio (chiamate arrisicatori); il Polluce venne sollevato dal fondo con catene terminate da cavi di canapa ma, ad un certo momento, si ruppero i cavi facendo precipitare il relitto nuovamente sul fondo. Ci riprovò la Società livornese, “Lunardini e Bonatti“, mediante due rimorchiatori, ma senza risultato. Negli anni successivi si tentò di usare addirittura degli erpici, sempre con scarsi risultati (di fatto recuperarono solo una “formaggetta” di un albero di veliero).

Il 25 luglio 1935, infatti, il “Foglio Annunzi” della Provincia di Livorno pubblicò un avviso della Direzione Marittima della città, dove si rendeva noto: “Che con istanza in data 25 marzo e 31 maggio 1935 – XIII, la Società recuperi Marittimi ha chiesto di poter recuperare il carico di un veliero spagnolo (?) denominato Polluce naufragato oltre 120 anni or sono nella rada di Portolongone (Isola d’Elba). In applicazione alle leggi in vigore invita tutti coloro che ritenessero di avervi interesse a prestare per iscritto alla Capitaneria di Porto di Livorno, entro 10 giorni a datare dal 23 luglio 1935, quelle osservazioni che ritenessero opportune a tutela dei loro eventuali diritti, avvertendo che trascorso il termine stabilito non sarà accettato alcun reclamo, e si darà ulteriore corso alle pratiche inerenti alla concessione richiesta“. 

Nel dicembre dello stesso anno, due rimorchiatori,  l’Artiglio II ed il Rostro della famosa Società So.Ri.Ma. di Genova arrivarono in zona suscitando in tutta l’isola e nel continente un grande interesse. I palombari dell’Artiglio erano famosi, quasi un vanto nazionale, da quando avevano individuato il relitto dell’Egypt in Atlantico con il primo Artiglio (vedi foto).

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Con l’Artiglio II, grazie anche alle invenzioni e alla organizzazione creata da Alberto Gianni, venne recuperato parte del favoloso tesoro dell’Egypt, costituito da monete, barre e lingotti d’oro nonché numerose barre d’argento. Il recupero avvenne ad una profondità per l’epoca ritenuta impossibile da raggiungere da dei palombari, che impiegarono una torretta butoscopica (inventata dal Gianni) e calata alla profondità di 130 metri per dirigere i lavori delle benne manovrate da bordo dell’Artiglio.

Ma torniamo al relitto del Polluce, l’Artiglio II iniziò la sua opera di ricerca in un punto che era stato segnalato precedentemente segnalato con due boe (poste a Longitudine 10,30 Est e Latitudine 32,47 Nord). Sebbene i lavori di recupero furono fortemente ostacolati dal maltempo, gli intrepidi palombari viareggini non si persero d’animo e ripresero a lavorare con la benna. Negli ultimi giorni di gennaio l’Artiglio dovette nuovamente sospendere i lavori di recupero a causa delle avverse condizioni meteorologiche. Fu deciso quindi di sospendere. 

XXI secolo
Quasi 70 anni dopo, nel 2000, una compagnia di recuperi inglese chiese il permesso di recuperare il carico d’alluminio del Glenlogan, un cargo inglese affondato nel 1916 nei pressi delle Eolie, in prossimità di Stromboli, ma … stranamente …  i tombraider anglosassoni nella richiesta inserirono le coordinate del relitto del Polluce. Nelle trafile burocratiche nessuno (sembra) si accorse dell’errore per cui l’autorizzazione al recupero fu concessa.

La compagnia affittò un rimorchiatore dotato di gru ed incominciò a demolire il relitto con la benna portando indiscriminatamente in superficie sabbia, legno, monete e gioielli. Una parte della razzia venne quindi messa all’asta a Londra l’anno seguente. Uno sfregio che venne bloccato da un’azione congiunta dei carabinieri e dalla polizia inglese. I tombraider vennero bloccati ed i beni, di inestimabile valore, furono restituiti all’Italia. Tra di essi  gioielli,  preziosi e circa tremila monete d’oro e d’argento.

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Grazie all’Historical Diving Society (HDS), nel 2004, fu effettuato il recupero di alcuni resti tramite la ditta Marine Consulting di Ravenna in collaborazione col Ministero dei Beni Culturali, della Soprintendenza della Toscana e del Comune di Porto Azzurro.

Nell’ottobre del 2005 il recupero fu continuato con l’ausilio di subacquei in saturazione e richiesto il supporto della Marina Militare Italiana. Dopo due missioni, nel 2007 e nel 2008, in cui furono recuperate oltre cento monete dai palombari di nave Anteo, il 25 settembre 2014, in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT), venne  recuperata una nuova serie di monete provenienti dal “tesoro” del relitto. L’operazione fu condotta sempre da Nave Anteo e dal Gruppo Operativo Subacquei (GOS) del Comando Subacquei ed Incursori (COM.SUB.IN.) “Teseo Tesei” lavorando in saturazione ad una profondità di oltre 100 metri. 

 

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Le monete recuperate, dei colonnati spagnoli d’argento da 8 reali, sono risultate di grande interesse storico e numismatico. La scoperta dei nuovi reperti fu facilitata  dal nuovo ROV (Remoted Operative Vehicle) PEGASO, in dotazione a COM.SUB.IN., un sofisticato sistema robotico filoguidato dotato di potenti bracci manipolatori, telecamere ad alta definizione e sonar di ultima generazione che può raggiungere i 2.000 metri di profondità.

materiale fotografico e video Marina Militare Italiana


Non sappiamo se il Polluce ci nasconda altri segreti … ma il fascino della sua storia va oltre i suoi tesori, nei sogni di generazioni di marinai che ne hanno inseguito la leggenda.

Andrea Mucedola

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