If you save the Ocean You save the Planet

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

Le azioni che cambiarono la guerra navale – prima parte di Andrea Mucedola

livello elementare
.
ARGOMENTO: STORIA NAVALE
PERIODO: XX SECOLO
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: mezzi insidiosi

 


L’origine
L’idea di usare armi non convenzionali in campo navale ebbe origine nella Regia Marina Militare Italiana nella I guerra mondiale. Gli Italiani svilupparono ingegnosi sistemi offensivi per penetrare all’interno dei porti austro-ungarici che erano basati sull’utilizzo di armi segrete speciali. Il loro utilizzo contribuì agli esiti del conflitto mettendo le basi della guerra moderna  asimmetrica. L’azione navale più famosa fu l’affondamento della corazzata Viribus Unitis, avvenuto il primo novembre 1918 grazie ad un’arma rivoluzionaria che fu chiamata mignatta semi sommergibile.

download

la nave da battaglia Viribus Unitis

La mignatta
Dall’inizio della grande guerra, la base austriaca di Pola era uno dei principali obiettivi della Regia Marina italiana. La scelta tattica della marina austro-ungarica era di opporre al nemico una potente flotta con compiti di dissuasione, posta sempre alla fonda in porto e non impegnata in battaglie in mare aperto.

La Regia Marina Italiana decise di forzare il controllatissimo porto di Pola, protetto da numerosi sbarramenti, per affondare le possenti navi austriache che vi erano alla fonda. Considerando la sorveglianza continua del porto, l’unico modo possibile per penetrare nel porto ed attaccare le navi nemiche risultò l’impiego di unità d’assalto minori. Nel luglio del 1918, l’ingegnere, maggiore del Genio Navale, Raffaele Rossetti elaborò un piano di attacco basato sull’utilizzo di una torpedine semovente. Va specificato che fino ad allora il termine torpedine era usato per identificare delle armi subacquee indipendenti da usarsi all’interno di sbarramenti in mare sia difensivo che offensivi. In pratica le torpedini erano le antesignane delle mine navali moderne.

mignatta

disegno della mignatta

La mignatta di Rossetti era qualcosa di più; un siluro di otto metri di lunghezza e 60 centimetri di diametro motorizzato ad aria compressa e pilotabile in superficie da due operatori. La mignatta trasportava sulla sua estremità due cariche esplosive, sganciabili in modo da poterle fissare alla chiglia della nave bersaglio per mezzo di un elettromagnete ad accumulatori. 

images (1)

La mignatta fu costruita in due esemplari, denominati S.1 ed S.2., nell’Arsenale di Venezia basandosi su dei disegni di un prototipo elaborato nell’arsenale di La Spezia. Fu lo stesso inventore, Raffaele Rossetti, a condurre l’attacco, affiancato dal tenente medico Raffaele Paolucci. L’azione fu prevista il 31 ottobre 1918. Un M.A.S.  rimorchiò in maniera occulta  la mignatta fino all’imboccatura del porto di Pola, ad alcune centinaia di metri dalla diga foranea. I due ufficiali italiani, poco dopo le 22:00, puntarono verso il porto inizialmente trainati dalla mignatta che guidavano con un semplice comando manuale; il M.A.S. invece si allontanò in attesa di poterli recuperare. 

MAS_N9L’avvicinamento all’obiettivo fu molto rischioso; nelle ultime centinaia di metri Rossetti e Paolucci trascinarono la torpedine a motore spento superando lo sbarramento esterno e ben tre ordini di reti, eludendo l’attenta sorveglianza austriaca. Dopo circa tre ore gli antenati degli incursori moderni raggiunsero finalmente le navi ancorate ma solo dopo sei ore a mollo nelle gelide acque istriane riuscirono ad avvicinarsi allo scafo della Viribus Unitis.

Rossetti posizionò una delle cariche alla chiglia della corazzata mentre Paolucci continuò a lottare contro la forte corrente per mantenere il mezzo nella posizione. Alle 5.30 la carica da 200 kg fu agganciata alla carena dell’obiettivo e programmata ad esplodere alle ore 06.30. Ad un certo punto vennero individuati dalla luce di un proiettore. Prima della cattura, Paolucci riuscì però ad attivare la seconda carica di esplosivo mentre Rossetti affondò la mignatta che andò ad arenarsi nei pressi del piroscafo Wien ormeggiato a poca distanza.

Mignatta (1)Catturati e portati a bordo della Viribus Unitis, appresero che l’alto comando austriaco aveva ceduto la flotta di Pola agli Iugoslavi e la nave non batteva più bandiera austriaca. Alle ore 06:00 avvisarono il comandante Vukovic che la corazzata poteva esplodere da un momento all’altro e questi ordinò di abbandonare immediatamente la nave e di trasferire i prigionieri a bordo della nave gemella, la Tegetthoff.

Immagine23

l’affondamento della Viribus Unitis

Ma l’esplosione non avvenne nel tempo previsto e l’equipaggio ritornò a bordo. In ritardo, alle 6:44, la carica esplosiva esplose e la grande corazzata austriaca, orgoglio della marina austro-ungarica, inclinatasi su di un lato cominciò rapidamente ad affondare. Vi furono oltre trecento vittime e dispersi, tra cui anche il comandante Vuković. 

In seguito, Rossetti e Paolucci, venuti a sapere delle precarie condizioni economiche della famiglia del comandante Vuković, decisero di devolverle una parte del premio di guerra ricevuto per l’affondamento. L’assalto occulto contro unità navali con mezzi subacquei non convenzionali fu la base dello sviluppo di un nuovo concetto operativo; un concetto rivoluzionario in un’epoca i cui i comandanti delle navi raggiungevano la plancia in alta uniforme con sciarpa e sciabola per condurre l’attacco.

Questa azione fu precorritrice di quelle della seconda guerra mondiale che rivoluzionarono il concetto di guerra navale aprendo di fatto la via alla guerra asimmetrica: degli uomini contro navi.

l’ammiraglio Domenico Cavagnari. Genovese, entrò in marina alla fine dell’Ottocento e partecipò alla guerra italo-turca e alla I guerra mondiale imbarcato su naviglio silurante. Promosso ammiraglio negli anni Venti, comandò l’Accademia navale e la 2ª Divisione Navale raggiungendo poi i vertici della Regia Marina nel 1933. Impostò un programma di sviluppo incentrato sulle navi da battaglia e sui sommergibili. Morì a Roma nel 1966.

Il progetto di Cavagnari
Le azioni degli uomini della seconda guerra mondiale furono il frutto di studi iniziati già nel 1935  quando il Capo di Stato di Maggiore della Regia Marina, l’ammiraglio Domenico Cavagnari, presentò al Capo del Governo il programma di sviluppo per la creazione di un team di assaltatori equipaggiato con armi non convenzionali. L’ammiraglio Cavagnari, che aveva partecipato al forzamento del porto di Pola il 1 novembre 1916, riteneva che tale capacità offensiva avrebbe fornito all’Italia un vantaggio preponderante se avesse dovuto confrontarsi con le altre Marine presenti nel Mediterraneo. Vennero quindi sviluppate una varietà di armi speciali, tra cui piccole barche a motore, imbottite di esplosivo, da dirigere contro le navi nemiche chiamate barchini esplosivi.  I piloti, giunti in prossimità della nave, si sarebbero dovuti lanciare in mare su un materassino che li avrebbe preservati dagli effetti dell’onda d’urto dell’esplosione. Furono studiati anche mini sottomarini (antenati dei midget) e motoscafi armati di siluri. Alcuni storici ritengono che Cavagnari, se da un lato promosse la costituzione di una flotta imponente, mancò nell’investire nelle nuove tecnologie (come ad esempio il radar) che si sarebbero rivelate poi predominanti durante la seconda guerra mondiale. 

Il siluro a lenta corsa
L’arma insidiosa che ebbe maggior successo fu il siluro a lenta corsa (S.L.C.), un mezzo subacqueo motorizzato di oltre sei metri di lunghezza che poteva trasportare due uomini verso gli obiettivi.  A differenza dei siluri normali, il S.L.C. poteva essere quindi guidato dai due operatori che, con strumenti elementari come una bussola ed un profondimetro, potevano avvicinarsi in maniera occulta verso il bersaglio navale. 

Image14

Il motore elettrico poteva fornire un’autonomia di circa quindici miglia ad una velocità media di 2 nodi e con una velocità massima di 3 nodi. La carica esplosiva, di 300 chilogrammi di tritolo, era posta a prora del mezzo e poteva essere scollegata ed agganciata tramite un sistema di  “tenaglie” al di sotto delle navi. L’esplosione avveniva grazie a delle spolette con detonatori a tempo. Gli operatori subacquei per poter respirare sott’acqua, avevano in dotazione un sistema di respirazione a circuito chiuso ad ossigeno del tipo Davis che consentiva loro di non emettere bolle, garantendo così la loro invisibilità nell’avvicinamento.

SLC_2

schema di attacco con i S.L.C.

Il S.L.C. fu chiamato dagli operatori col nome di “maiale” a seguito di un curioso episodio. Si racconta che durante un’esercitazione nella loro base segreta, a Bocca del Serchio, il mezzo di Teseo Tesei si incagliò nella sabbia, mentre cercava di rientrare dal mare, a causa della bassa marea.Dopo numerosi sforzi riuscirono finalmente a disincagliarlo. Mentre veniva assicurato al pontile, il mezzo, mosso dalla risacca, fece uno strano rumore simile al grugnito di un maiale. Fu proprio Teseo Tesei a coniare, con il suo fiorito toscano, il termine con cui ècomunemente chiamato. Tesei, passando la cima al palombaro di assistenza disse “Prendi …  ormeggia tu il maiale”. Da quell’episodio il mezzo fu chiamato confidenzialmente maiale. Gli uomini del Serchio erano stati tutti selezionati accuratamente; dovevano essere ottimi nuotatori, riservati e affidabili. Essi venivano sottoposti ad un addestramento durissimo e pericoloso per oltre sei mesi di cui non potevano far partecipi nemmeno i familiari.

Lo spirito del Serchio

serchio

i giganti del Serchio

Nel suo libro “Vita di Marinaio“, l’ammiraglio Gino Birindelli descrisse così l’attività giornaliera degli uomini a Bocca di Serchio: ” Noi andavamo in mare al mattino assai presto ed alla sera a buio fitto, dedicando il lavoro nelle ore di luce al continuo perfezionamento di ogni strumento e quello notturno all’addestramento alle vere e proprie operazioni belliche, di cui studiavamo le tattiche. Al Serchio si era creata, in modo vero, profondo e sincero, quella “banda di fratelli che costituiva un ideale dei giovani allievi dell’Accademia Navale” ed essere uniti come consanguinei non era retorica, come non lo era il volere dare in ogni possibile modo tutto quello che si poteva ad un’Italia che amavamo sopra ogni cosa. Là si creò quello “spirito del Serchio” che nessuno di noi ha mai potuto dimenticare”.

Questi mezzi erano inquadrati in un reparto speciale, nato nel 1939 come Iª Flottiglia M.A.S., che cambiò ufficialmente la propria denominazione in “Xª Flottiglia M.A.S.” il 14 marzo 1941. Il loro motto era Memento Audere Semper per la 1ª Flottiglia MAS e fu cambiato con Per il Re e per la bandiera per la Xª Flottiglia MAS. Il loro compito l’attacco al naviglio nemico in rada e nei porti, tramite sabotaggio occulto tramite i mezzi insidiosi, ed in mare aperto con l’uso di mezzi veloci.

Nessuno era al corrente della loro esistenza, nemmeno alcuni vertici di Supermarina. Il loro comandante era il capitano di corvetta Junio ​​Valerio Borghese, un valoroso sommergibilista che troveremo anche comandante del sommergibile Scirè nell’azione di Gibilterra. Il concetto strategico originale era di essere pronti ad attaccare, in caso di guerra, simultaneamente tutte le basi principali britanniche  nel  Mediterraneo. Di fatto, quando l’Italia entrò in guerra, il 10 giugno 1940, il progetto si rivelò ancora immaturo data l’inaffidabilità delle apparecchiature sia di respirazione che di attacco. 

Il primo attacco
La prima azione fu  programmata nella notte tra il 25 ed il 26 agosto 1940, contro tre corazzate britanniche della Flotta del Mediterraneo.

iride

Il R. Smg Iride comandato da TV Francesco Brunetti

Il 12 agosto del 1940 il Regio sommergibile Iride, al comando del tenente di vascello Brunetti,  partì dalla Spezia e raggiunse il 21 agosto il Golfo di Bomba (in Cirenaica)  dove si trovavano ridislocati la torpediniera Calipso, che trasportava gli operatori dei maiali ed i mezzi, e la nave appoggio Monte Gargano.

Al ritorno da una missione furono scoperti casualmente da alcuni aerei britannici. Il sommergibile e le navi furono attaccate a mezzogiorno da tre aerosiluranti inglesi Fairey Swordfish, proprio  nel momento in cui, dopo aver imbarcati i mezzi, il sommergibile  stava per immergersi. Uno dei velivoli sganciò un siluro da circa 200 metri che andò a segno sul sommergibile il quale spezzato in due affondò in pochi istanti seguito in breve dalla nave appoggio, a sua volta centrata da un altro siluro. Gli uomini dei maiali (fra cui Birindelli, Tesei, Toschi e Durand de La Penne) si tuffarono immediatamente e furono in grado di recuperare gli S.L.C. e sette marinai intrappolati nel relitto che giaceva  sul fondo a una profondità di circa quindici metri di profondità con molti caduti.

gondar

il regio sommergibile Gondar sul quale è visibile il contenitore del S.L.C.

contmaiali

Contenitori stagni per i S.L.C. aperti. Sullo sfondo la banchina Giovannini dell’arsenale di La Spezia

Il tentativo successivo fu l’esecuzione di una doppia operazione contro Alessandria d’Egitto e Gibilterra (colonia inglese a sud della Spagna) pianificata per la fine di settembre 1940. Per questa missione furono designati due sommergibili, il R. Smg Gondar ed il R. Smg Scirè, modificati per trasportare tre S.L.C. ciascuno in contenitori speciali (vedi foto). Questa modifica ai contenitori (presso-resistenti) poteva permettere ai sommergibili di potersi immergere più in profondità (l’Iride con a bordo i S.L.C. aveva una limitazione operativa ai 30 metri).

siluro

La missione, però, fu interrotta da notizie intelligence che avvisarono che che le navi da guerra inglesi si erano allontanate dal porto. Sfortunatamente, sulla rotta di rientro, il Gondar (al comando dello steso comandante dell’Iride, il  TV Brunetti) fu intercettato nel cacciatorpediniere australiano Stuart. Brunetti ordinò l’immersione rapida a 80 metri ma la nave individuò il sommergibile con l’ecogoniometro ed incominciò a lanciare le cariche di profondità. Alle 22.30 si unirono alla caccia il cacciatorpediniere H.M.S. Diamond ed una corvetta, cui si aggiunsero altre unità che saturarono l’area colpendo alla fine il battelloGravemente danneggiato il sommergibile dovette emergere. Una volta a galla, fu chiamato l’abbandono nave ma alcuni uomini, tra cui il comandante Brunetti, avviarono le manovre di autoaffondamento ed il sommergibile s’inabissò su un fondale di 2000 metri a circa 110 miglia da Alessandria.

L’equipaggio fu tratto in salvo dallo Stuart. A seguito dell’affondamento del Gondar i servizi segreti britannici iniziarono ad insospettirsi circa l’esistenza di un reparto speciale della Regia Marina italiana; in particolare si chiesero che cosa fossero quei tre strani cilindri presenti sul ponte del sommergibile e perché nell’equipaggio c’erano così tanti sommozzatori.

scire'

il R. Sommergibile Scirè

Nell’agosto del 1940 il sommergibile Scirè fu anch’esso modificato per il trasporto dei maiali rimuovendo il cannone prodiero ed riducendo la torretta. Sul ponte di coperta furono quindi installati tre cilindri (uno a proravia della torretta e due a poppavia affiancati), nei quali potevano essere contenuti i S.L.C.. Per migliorare la mimetizzazione fu pitturato con una tinta verdolina, più adatta per confonderlo col cielo notturno. Con il sommergibile Scirè la X flottiglia M.A.S. incominciò una serie di azioni straordinarie tra cui l’attacco ad Alessandria d’Egitto che vedremo più avanti. 

Operazione B.G. 1:  attacco a Gibilterra
Il 24 settembre 1940 il sommergibile lasciò la base di La Spezia per l’operazione B.G. 1, un attacco di tre S.L.C. contro la base britannica di Gibilterra. Ma il 29 settembre, ad una cinquantina di miglia da Gibilterra gli fu ordinato di interrompere la missione essendo la forza inglese fuoriuscita. Il 21 ottobre fu lanciato un nuovo attacco, sempre contro Gibilterra, l’operazione B.G. 2. Il sommergibile salpò dalla base di la Spezia con tre team di operatori: il capitano del Genio Navale Teseo Tesei con il sergente palombaro Alcide Pedretti, il TV Gino Birindelli con il secondo capo Damos Paccagnini ed il TV Luigi Durand de la Penne con il secondo capo palombaro Emilio Bianchi.

l1vol5-gibilterraIl 30 ottobre 1940 arrivò in prossimità;della base inglese ed il sommergibile rilasciò con successo i tre S.L.C.. Il primo mezzo, con la coppia de la Penne e Bianchi, venne subito avvistato da una motovedetta che, senza comprendere che cosa fosse,  lanciò una carica esplosiva nelle loro vicinanze; il maiale riportò dei danni, tra cui la bussola necessaria per effettuare l’avvicinamento finale, e fu fatto precipitare verso il fondo. I due assaltatori si diressero quindi a nuoto verso la costa spagnola. Il secondo maiale, con a bordo Teseo Tesei e Alcide Pedretti, arrivò in superficie fino all’entrata del porto. Gli operatori, al momento dell’immersione per l’avvicinamento occulto, si accorsero che i loro respiratori ad ossigeno non funzionavano per cui furono costretti ad affondare il mezzo e nuotare verso la costa spagnola. 

sommLa terza coppia, composta da Birindelli e Paccagnini, nonostante una grave avaria al respiratore di Paccagnini ed una perdita nel vano batteria del mezzo, proseguì verso il bersaglio riuscendo faticosamente a superare le reti antisiluro del porto. A lentissimo moto i due operatori si avvicinarono alla corazzata Bahram ma, a circa 70 metri di distanza, improvvisamente, il motore del S.L.C. si fermò ed il mezzo discese verso il fondo. Birindelli, restato solo a causa dell’impossibilità di Paccagnini di seguirlo per il malfunzionamento dell’ARO, sganciò la carica (ricordiamoci che pesava ben 300 chilogrammi) e cercò di trascinarla da solo verso la nave inglese. Uno sforzo titanico che dovette però sospendere, stremato dallo sforzo, a poche decine di metri dall’obiettivo. Attivò quindi il timer e raggiunse Paccagnini in superficie. Insieme raggiunsero terra ma furono catturati dagli inglesi prima di ricongiungersi, come da pianificazione, con gli altri quattro operatori sulla costa spagnola. Poco dopo, la carica del S.L.C. esplose ma, a causa dell’eccessiva distanza dalBahram, non causò danni alla nave da battaglia.

Così si concluse la prima missione di attacco a Gibilterra. L’insuccesso, dovuto ad una tecnologia non ancora matura, provocò una battuta d’arresto nel programma suggerendo numerosi miglioramenti tecnici del sistema … ma di questo parleremo nel prossimo articolo.

fine prima parte

Andrea Mucedola

        

PAGINA PRINCIPALE - HOME PAGE

print

(Visited 780 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Translate:

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 42 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della stessa

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro e la pubblicazione e qualunque altro utilizzo del presente articolo e delle immagini contenute è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore che può essere contattato tramite

infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettimi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

15 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Filter by Categories
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
Biologia
Cartografia e nautica
Chi siamo
Conoscere il mare
Didattica
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
Malacologia
Marina mercantile
Marine militari
marine militari
Materiali
Medicina subacquea
Meteorologia e stato del mare
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Relitti Subacquei
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
Sicurezza marittima
Storia della subacquea
Storia Navale
subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uncategorized
Uomini di mare
Video

For English readers

 


Do you like what you read and see on our site? OCEAN4FUTURE is a free blog, totally  independent, followed by million of people every year. Although mostly written in Italian Language,  ALL posts may be read in English, and other 36 languages.


We consistently publish Ocean news and perspectives from around the World that you may don’t get anywhere else, and we want to be able to provide you an unfattered reading.

Support us sharing our post links with your friends and, please consider a one-time donation in any amount you choose using one of the donation link in the portal.

Thanks  and stay with us.

OCEAN4FUTURE

 i nodi fondamentali

I nodi fanno parte della cultura dei marinai ... su Amazon puoi trovare molti libri sul mare e sulla sua cultura :) clicca sull'immagine ed entra in un nuovo mondo :)

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

Share