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Fourni, un’importante scoperta nell’Egeo potrebbe far rivedere molte posizioni sui traffici nell’antichità

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livello elementare
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ARGOMENTO: ARCHEOLOGIA DELLE ACQUE
PERIODO: VII – IV SECOLO A.C.
AREA: MAR MEDITERRANEO
parole chiave: relitti

 

Fourni, recupero di un anfora africana nel 2017


Mediterraneo da scoprire: i ritrovamenti di Fourni

Un’importante scoperta di un gigantesco cimitero di navi antiche nell’Egeo potrebbe far rivedere molte posizioni scientifiche in merito alle rotte dell’antichità ed alle navi che solcavano quei mari oltre duemila anni fa. Di fatto i media la hanno dichiarata la scoperta archeologica subacquea  più importante del 2015.

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Al largo dell’Egeo, nell’arcipelago di Fourni, composto da tredici isolette greche situate tra Samos e Ikaria, a non molta distanza dalla Turchia,  è stato rinvenuto un cimitero di navi di grandi dimensioni. Sono relitti di epoca classica ed ellenistica, databili tra il 700-400 avanti Cristo e il sedicesimo secolo, che terminarono la loro vita in quel braccio di mare esposto alle tempeste ma obbligato per le rotte commerciali dell’epoca. 

Gli archeologi autori della scoperta (Peter Campbell e George Koutsouflakis) fanno parte di una spedizione mista greco-statunitense, coordinata dall’Università di Southampton, che stava analizzando le antiche rotte navali in quel braccio di mare. La sorpresa per il ritrovamento di un così grande  numero di relitti si aggiunge alla fortuna di aver scoperto un’inaspettata rete commerciale nel Mediterraneo orientale, lontana dai grandi porti dell’antichità e lungo delle rotte non ben conosciute e considerate secondarie.

 

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Penso che siamo rimasti tutti scioccati“, ha dichiarato Peter Campbell, co-direttore del progetto della RPM Nautical Foundation. “Ci aspettavamo tre o quattro relitti, e invece …”.

Eì ancora da scoprire il numero esatto dei relitti affondati nelle acque circostanti  questo minuscolo arcipelago, tra le isole di Samos e Ikaria. La spedizione ha ritrovato numerosi vasi di età arcaica (700-480 a.C.) fino al periodo tardo-medievale (XVI secolo d.C.), giacenti sul fondo da una profondità di 55 metri fino a soli tre metri. Il fatto clamoroso è che questa prima spedizione ha esplorato solo diciassette miglia quadrate (circa 44 chilometri quadrati) di quella zona di mare ovvero solo il 5 per cento della costa dell’arcipelago. Gli archeologi hanno ribadito che in passato si era a conoscenza di 180 relitti antichi in tutte le acque greche per cui questo ritrovamento di ventidue relitti, aggiungendo il 12 per cento del numero totale dei relitti conosciuti, può essere considerato tra le scoperte archeologiche subacquee più importanti del 2015. 

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Ciò che ha sorpreso maggiormente gli archeologi è la varietà dei carichi trasportati: non solo ceramiche (come anfore, piatti o orci) ma anche materiale preziosissimo di studio che potrebbe fornire maggiori notizie sulle soluzioni ingegneristiche navali dell’epoca. Ora gli archeologi sono al lavoro per creare una mappa a tre dimensioni del sito. Man mano che le navi verranno riportate in superficie i reperti saranno collocati nei musei per il loro restauro e gli studi. Insomma l’avventura è incominciata e le sorprese sono dietro l’angolo.

Ma come è nata l’idea di questa spedizione?
Generazioni di pescatori locali, raccoglitori di spugne, erano al corrente dei resti copiosi di ceramiche antiche sparsi sul fondo marino. Gli archeologi pianificarono quindi una missione per meglio comprendere il traffico mercantile dell’antichità in quell’area geografica tra oriente e occidente. Il team subacqueo della spedizione, proprio il primo giorno, ritrovò con grande sorpresa i resti di una nave tardo romana in acque poco profonde, ma le sorprese erano dietro l’angolo. Nei cinque giorni seguenti furono ritrovate altre nove navi affondate e quindi altre sei. In pratica, nelle due settimane di campagna archeologica i ricercatori subacquei identificarono i resti di ben ventidue relitti.

Giorgos_KoutsouflakisGeorge Koutsouflakis (nella foto a lato) , della Soprintendenza alle Antichità subacquee greche, ha riferito alla rivista Science: “Sapevamo che Fourni era un centro in navigazione nel Mar Egeo, così ci aspettavamo qualche ritrovamento, ma i risultati ci hanno sorpresi. L’importanza di questo luogo nell’antichità è stata sottovalutata“. Anche se nell’antichità Fourni non ospitò  città di primaria importanza, era comunque conosciuta nel mondo antico per la sua posizione strategica lungo le rotte di attraversamento del Mar Egeo. Le fonti imperiali romane narrano che Fourni era molto prospera con una popolazione numerosa ed aveva delle  miniere di marmo che veniva esportato. 

Del periodo tardo romano non sappiamo nulla … “, ha aggiunto Koutsouflakis. “Fourni era appena accennata nelle fonti di quel tempo.”  Finora, i relitti che sono stati trovati portano poche tracce degli scafi delle navi essendo i loro legni andati in decomposizione ma futuri scavi subacquei,  al di sotto del sedimento,  potrebbero portare nuove sorprese. Il fango potrebbe avere preservato le strutture dall’attacco “famelico” dei litofagi e dall’effetto distruttivo del moto ondoso, in particolare sui bassi fondali. Ciò che ha intrigato gli archeologi sono stati i cumuli di reperti disordinatamente distribuiti sul fondo provenienti dai carichi delle antiche navi da trasporto.

 

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Peter Campbell ha detto che dei ventidue relitti, tre hanno carichi “unici” ovvero che non sono mai stati trovati prima nei relitti dei naufragi mediterranei: un tesoro di pentole da Samos,  un gruppo di enormi anfore del II secolo d.C. provenienti dalla regione del Mar Nero ed altre anfore a forma di carota provenienti da Sinop (a sinistra), sulla costa del Mar Nero della Turchia. 
Koutsouflakis e Campbell hanno dichiarato che intendono ritornare presto a Fourni con robot subacquei ed altre tecnologie per la ricerca dei relitti in modo da poter pianificare i futuri scavi subacquei ottimizzando le risorse. Ma non è finita qui. Altri ventitré relitti sono stati  scoperti a giugno 2016, portando il totale a 53 relitti con l’aggiunta di altri 8 nel giugno 2017. Il progetto continua a lavorare a stretto contatto con la comunità locale, in particolare con i pescatori di spugne, per individuare e documentare i relitti.

Andrea Mucedola

Ed ora un breve  video sul ritrovamento …

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