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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Lo scafandro, i primi passi – parte 2 di Fabio Vitale

livello elementare
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ARGOMENTO: SUBACQUEA
PERIODO: XVIII-XIX SECOLO
AREA: STORIA DELLA SUBACQUEA
parole chiave: scafandri, subacquea

Nel precedente articolo abbiamo visto come, da Alessandro Magno al Borelli passando per Leonardo da Vinci, si siano piantati i semi che faranno germogliare lo scafandro elastico da palombaro a metà dell’ottocento. Pur se teorici ed in parte mai realizzati, ritengo sia interessante passare in rassegna alcuni dei progetti più famosi che spesso abbiamo visto sulle pagine dei libri senza magari renderci conto delle complicate soluzioni trovate dai loro inventori. 

La “Macchina Idrostatica” di Fréminet
Uno dei primi scafandri di tipo “moderno” lo ritroviamo nel 1772, fu la cosiddetta Macchina Idrostatica di Fréminet, composta da un vestito in cuoio fissato all’elmo in rame munito di due oblò e da una riserva di aria calata dalla superficie.

La “Machine hydrostatergatique” di Fréminet

Da questa “riserva di aria” partivano due lunghi tubi flessibili (nel diegno a lto descritti con la lettera C) collegati all’elmo A: uno serviva per la mandata dell’aria, che arrivava davanti alla bocca del palombaro, e uno di richiamo dell’aria viziata fissato al disopra del primo. Un meccanismo a molla faceva funzionare il mantice che provocava la circolazione dell’aria in andata e ritorno. Dopo aver sperimentato, sin dal 1771 la strana apparecchiatura in superficie, Sieur Frèminet ideò questa nuova strana macchina per assicurare la respirazione autonoma al palombaro, tramite un serbatoio. Fréminet chiamò la sua invenzione machine hydrostatergatique e la usò con successo per più di dieci anni nei porti di Le Havre e a Brest.

FIGURA 1BIS

Uno sviluppo dello scafandro di Fréminet con la riserva di aria posta direttamente sulle spalle

La cosa che ci meraviglia non poco è che con questo scafandro lo stesso Fréminet ed altri volontari riuscirono a immergersi svariate volte fino ad arrivare, secondo le cronache ben circostanziate del tempo, ad una permanenza di un’ora a 16,50 metri di profondità, svolgendo in alcuni casi anche dei recuperi di oggetti dal fondo (attrezzi, ancore, ecc.). Nonostante il funzionamento della machine hydrostatergatique di Fréminet fosse veramente empirico ed inefficace nella depurazione dell’aria, sembra che nessun incidente capitò durante gli esperimenti.

Lo scafandro di Klingert
Qualche anno dopo, nel 1797, forse “agevolato” dalle improbabili sperimentazioni di Fréminet, comparì lo scafandro di  Karl Heinrich Klingert, uno scienziato polacco  originario di Wroclaw (Breslavia). Lo scienziato era particolarmente interessato alla termodinamica, alla meccanica dei fluidi e alla fisica applicata, conducendo nuovi esperimenti con elettricità e aria. Tra le tante cose che inventò: una pompa che rilasciava ossigeno dall’acqua, un accendino ad aria compressa, lampada subacquea, scala antincendio, termometro e bussola per non vedenti, protesi del braccio, sedie per esercizi di riabilitazione ed a rotelle, compressore e cilindri. Klingert eseguì la prima serie di test l’anno successivo e, con il suo assistente F. W. Joachim, completò con successo diverse immersioni. Lo scafandro di Klingert ha molti punti in comune con quello di Frèminet, a partire dallo scafandro e dal vestito in cuoio collegato all’elmo in rame. Anche qui la circolazione dell’aria avveniva attraverso due tubi flessibili, uno di andata e uno di ritorno, ma il sistema venne perfezionato.

scafandro di Klingert – 1797

Infatti, il palombaro espelleva l’aria espirando in un boccaglio collegato al tubo di ritorno mentre inspirava nell’elmo dove arriva l’aria pura. 

FIGURA 3

Lo scafandro di Klingert accoppiato al serbatoio idrostatico

A questa prima versione Klingert fece seguire un perfezionamento che vedeva lo scafandro accoppiato ad un ingegnoso sistema di rifornimento di aria che contemporaneamente fungeva da “ascensore idrostatico”. Per ironia della storia, Klingert progettò e costruì questo scafandro pur essendo nato e vissuto ben lontano dal mare, a Breslavia. Anche questo scafandro venne sperimentato con immersioni pratiche consentendo al “palombaro” di arrivare a segare un tronco sul fondo del fiume Oder. Dobbiamo dire che lo scafandro di Klingert rappresenta il primo esempio ben costruito di apparecchiatura da immersione pur essendo ancora lontani da qualcosa di veramente fruibile.

Triton
Nel 1808 comparve il famoso Tritone di M. Frédéric de Drieberg. Lo strumento, a differenza dei suoi predecessori, non fu progettato come scafandro da palombaro ma come una vera e propria “machine à plonger”, un prototipo di un sistema di autorespiratore subacqueo. Vediamo come era costruito: di massima si trattava di un “polmone” portato sulla schiena dal palombaro. Il “polmone” erogava aria per mezzo di un soffietto azionato da un delicato meccanismo mosso con i movimenti del capo (cinto da una strana corona). 

Tritone di M. Frédéric de Drieberg

Il “polmone” erogava aria per mezzo di un soffietto azionato da un delicato meccanismo mosso con i movimenti del capo (cinto da una strana corona). Sul Tritone ci fu anche uno strascico (abbastanza frequente per quei tempi) che potremmo definire di “plagio”. Drieberg accusò un certo Monsieur Coessin di aver presentato la sua invenzione al Ministro della Marina francese senza il suo permesso e senza sapere se lo stesso si fosse fregiato del titolo di inventore di detta macchina. Comunque fossero andate le cose, la storia consegnò la paternità del Tritone a M. Frédéric de Drieberg.

FIGURA 5

Il soffietto del Tritone evidenziato nei componenti principali dell’apparecchio

Di questa macchina non si hanno notizie di applicazioni pratiche e comunque, dalla sua struttura, siamo convinti sia stata di difficile applicazione pratica. La cosa “rivoluzionaria” fu l’idea del passaggio da “scafandro” , all’interno del quale veniva posto il palombaro, e l’apparecchiatura autonoma portata sul dorso, antesignana dell’apparato autonomo di Rouquairol e Denayrouze.

Lo scafandro di James
Arriviamo quindi al 1825 con lo scafandro autonomo di William Henry James, dove la riserva di aria compressa a trenta atmosfere veniva portata “in cintura” dal palombaro. Da questa riserva, attraverso il rubinetto (b) il palombaro la faceva affluire all’elmo.

FIGURA 6

lo scafandro di James

L’aria viziata veniva convogliata ad una valvola posta sulla sommità dell’elmo attraverso un tubo interno che era posizionato davanti alla bocca del palombaro. Lo scafandro autonomo di James fu un interessante progetto perché prevedeva una serie di soluzioni ingegnose. Ad esempio, lo scafandro era munito di una valvola di sfogo che poteva essere manovrata manualmente per far uscire l’aria in eccesso dallo scafandro nel caso si fosse generata una eccessiva positività idrostatica. James pensò anche di munire lo scafandro di una riserva di aria di emergenza, contenuta in una sfera caricata a 15 o 20 atmosfere e collegata direttamente all’elmo.

Deane helmet

la rivoluzione dei fratelli Deane

La rivoluzione di Charles Deane
Mentre James ideava questo scafandro, nel 1823 Charles Deane brevettò lo Smoke Helmet nel 1823 che descrisse come: an apparatus or machine to be worn by persons entering rooms or other places filled with smoke or other vapour, for the purpose of extinguishing fire or extricating persons or property therein’.

particolare dello scafandro Deane

Inizialmente fu progettato per uso terrestre, a corredo dei vigili del fuoco per entrare in ambienti pieni di fumo ma, nel 1828, fu sviluppato per l’uso subacqueo. Lo “Smoke Helmet” avrebbe dato il via al perfezionamento del moderno scafandro elastico da Palombaro di Augustus Siebe, vera rivoluzione copernicana nel lavoro e nella esplorazione sottomarina.

fine parte II

Fabio Vitale
storico della subacquea

 

 

 

 

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