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Isole Tremiti, perla geologica del mar Adriatico di Aaronne Colagrossi

 

colagrossi tremiti

Le isole Trèmiti sono un arcipelago del mare Adriatico sito  a nord del promontorio del Gargano e ad est della costa molisana. Amministrativamente, l’arcipelago costituisce il comune italiano di Isole Tremiti con circa 455 abitanti appartenente alla provincia di Foggia,Puglia. E’ sito turistico rinomato e fa parte del Parco Nazionale del Gargano. Dal 1989 una porzione del suo territorio costituisce anche una Riserva naturale marina (detta delle Isole Tremiti).

Io considero l’arcipelago delle isole Tremiti una magnifica “perla nel mare Adriatico” (parafrasando il grande Emilio Salgari) non solo perché si trova a due passi da casa mia (Campobasso), ma anche perché ho avuto modo, da ormai parecchio tempo, di apprezzarlo, innamorandomene letteralmente sia sopra che sotto il mare, anche grazie alla mia passione per la subacquea che trova in queste acque notevoli punti di immersione. Geograficamente l’arcipelago si avvicina maggiormente alla linea costiera italica anziché a quella balcanica. Nel suo complesso, questo gruppo di isole dista circa undici miglia nautiche dalla costa pugliese e ventiquattro miglia da quella molisana. L’arcipelago è composto da sei isole: San Nicola (sede storica), San Domino (la più grande del gruppo di isole), Capraia (detta anche Capperaia, proprio per la presenza del noto Capparis spinosa), il Cretaccio (isolotto molto piccolo, ma dai colori magnifici), la Vecchia (un grosso scoglio adiacente all’isolotto del Cretaccio) e l’isola di Pianosa. Quest’ultima è posta verso nordest, verso il mare aperto, e ha una forma pressoché tabulare. A Pianosa sono vietate molte attività (previa eventuale autorizzazione), come la balneazione e le immersioni subacquee, a causa della presenza nei fondali di ordigni bellici risalenti al secondo conflitto mondiale.

Geologia, paleontologia, geomorfologia e curiosità

colagrossi 8 architiello

l’architello

L’arcipelago delle Tremiti, di natura prevalentemente rocciosa, in particolare di tipo sedimentario, appartiene a lembi isolati della cosiddetta piattaforma apula.
La sequenza stratigrafica completa purtroppo non appare in maniera continua tra le isole e, quindi, l’osservazione e lo studio della stessa non è molto agevole. Negli anni passati autorevoli geologi e paleontologi hanno avuto grosse difficoltà nell’interpretazione dei vari pezzi del puzzle e, tutt’ora, alcuni meccanismi geologici non sono del tutto chiari.
Il mio articolo vuol essere solo una leggera introduzione geo-paleontologica di questo magnifico arcipelago che, mi auguro, possa anche invogliarvi a visitarlo magari evitando l’alta stagione (agosto) e preferendo i periodi tardo primaverili o inizio autunnali, che vi permetteranno di ammirarne la bellezza con maggiore tranquillità. I migliori punti di osservazione della successione geologica sono, come anche in altri posti, le falesie. Alle Tremiti, queste pareti scoscese di roccia raggiungono un’elevazione consistente di parecchie decine di metri nonché un’inclinazione di parecchi gradi dove osano avventurarsi solo le berte maggiori nei periodi di nidificazione.

colagrossi 9

formazione dello scoglio dell’elefante

Girovagando tra le isole e’ meglio iniziare da San Domino per poi andare a San Nicola; si distinguono innanzitutto i depositi olocenici di spiaggia, poi i detriti torrentizi (in cui si sono rinvenuti fossili di mammiferi quaternari) ed i detriti di falda cui seguono i depositi pleistocenici (più antichi) di loess. Come sapete, il loess è un sedimento limoso giallastro di natura eolica, principalmente derivante dal clima secco periglaciale da steppa.

Nelle isole il deposito di loess sembrerebbe ricco di quarzo eolico il che suggerirebbe un’ampia emersione delle piane oggigiorno sommerse a causa dell’abbassamento del livello marino. Altri depositi pleistocenici presenti sono dei crostoni rocciosi che, nella letteratura specialistica, vengono ascritti alla successione di varie fasi climatiche aride. In queste associazioni litologiche sono stati rinvenuti anche alcuni manufatti litici che rivelano la frequentazione delle isole in epoche preistoriche. Ad ogni modo le rocce più antiche dell’arcipelago affiorano sull’isola di San Domino, con la formazione rocciosa del Bue Marino; si tratta di dolomie calcaree e calcareniti organogene con abbondanti resti di coralli, echinidi, briozoi e crinoidi. In letteratura questa formazione viene ascritta al Paleocene superiore (circa 58 milioni di anni fa) ed è attribuita a un ambiente di tipo laguna interna (aree di retro scogliera corallina). A questa successione sedimentaria ne segue una più recente (geologicamente parlando) che viene ascritta all’Eocene inferiore (circa 55 milioni di anni fa). Si tratta della formazione di Caprara; queste rocce (dolomiti microcristalline) affiorano pochissimo e sono di difficile identificazione, anche per la quasi sterilità in macro fossili. Una caratteristica peculiare è comunque l’evidenza di sedimentazioni scompaginate, tipiche di aree in cui avvenivano frane sottomarine; quindi probabilmente l’ambiente di formazione era nelle aree di scarpata continentale. Una curiosità: le famose calette delle isole Tremiti (ambite dai subacquei) pongono la loro origine nell’attività tettonica che ha interessato le rocce delle isole, in particolare nelle direttrici nordovest – sudest. Il moto ondoso scarica la propria energia principalmente su questi punti rocciosi più deboli, creando queste forme morfologiche veramente particolari di cui, un famoso esempio, è Cala Tramontana. Proseguendo verso l’alto della colonna stratigrafica si incontra la formazione di San Domino (molto ben esposta nei settori occidentali dell’omonima isola). Sostanzialmente questa successione rocciosa è la vera spina dorsale dell’arcipelago (compone anche l’isola di Pianosa). I paleontologi la ascrivono, in letteratura, all’Eocene medio inferiore (tra i 40 e i 47 milioni di anni fa); si distinguono nettamente dolomie cristalline, calcareniti cristalline, calcareniti a Nummuliti (un macro foraminifero) e, infine, calcari organogeni biocostruiti (barriere coralline fossili). In queste rocce è possibile distinguere (cosa non sempre facile) i seguenti fossili: briozoi, litotamni, alghe corallinacee, macroforaminiferi come Assiline e Discocicline, molluschi vari, crinoidi ed echinidi.

colagrossi 4 isola di cretaccio vista da san domino

formazione del Cretaccio vista da San Domino

Nella spiaggia di San Domino (unica degna di tal nome) si riscontra il contatto trasgressivo con la formazione rocciosa del Cretaccio (irregolare su superficie di esposizione carsificata). Queste rocce sono quelle che affiorano maggiormente nel dedalo di isole (specialmente sull’isola del Cretaccio) ma, soprattutto, anche lungo i fondali prospicienti l’arcipelago. La successione del Cretaccio (22 milioni di anni fa) è composta da doloareniti fossilifere (arenarie, da tenere a dure, a granulometria grossolana con elementi calcarei talvolta quarzosi), conglomerati torbiditici (le correnti di torbida generano una sequenza ben precisa che noi geologi chiamiamo sequenza di Bouma, dal nome del geologo olandese Arnold Bouma, scomparso nel 2011) e da marne (anch’esse riccamente fossilifere).

colagrossi 2 denti squalo

denti di squali ritrovati nel sedimento

Questa formazione rocciosa è quella che mi ha affascinato di più, in particolare per i colori che variano dal giallo al rosso (settore settentrionale dell’isolotto del Cretaccio), ma specialmente per la presenza di denti di squalo fossili (un esempio nella foto). In genere i denti di squalo sono il fossile di vertebrato relativamente più comune. Ad ogni modo i denti ritrovati (grandezza massima di un centimetro) appartenevano tutti a esemplari molto giovani e mancavano di radice. Su cinquanta dei reperti rinvenuti sono riuscito a identificare solo i generi Odontaspis e Isurus con certezza e quattro denti probabilmente ascrivibili al Parotodus benedeni (Le Hon, 1871), ovvero il falso mako (squalo che raggiungeva anche i nove metri di lunghezza con un peso di circa quattro/cinque tonnellate). Non tutti sanno che i reperti fossili di questa specie sono abbastanza rari in tutti i giacimenti del globo. Altri fossili presenti in queste antiche rocce sono i Pettinidi e gli Ostreidi, che si ritrovano in livelli fossiliferi molto fitti. La famosa composizione rocciosa dell’Elefante è costituita dalle rocce suddette.

Altra curiosità per gli amanti della subacquea: correnti permettendo, è consigliabile fare almeno un’immersione all’estremità orientale dell’isola di Capraia (Punta La Secca). Sul pianoro sommerso della falesia fino al drop (composto dalla formazione del Cretaccio), le guide locali vi porteranno in un magnifico mondo sommerso in una di quelle immersioni che vengono definite tra le più belle del Mediterraneo. In quanto non manca nulla della fauna e della flora mediterranea.

In quest’area l’immersione forse più bella, ma impegnativa, definita “Gli Archi”, si sviluppa a partire dai 30 metri circa, con pareti foderate da magnifici rami di gorgonie. A circa 48 metri si possono osservare le porzioni superiori di due archi naturali di roccia davvero imponenti, che si spingono fino a circa 60 metri di profondità. Le pareti e il fondo sono ricoperti di gorgonie multicolori e, a circa 54 metri, vi è una piccola colonia di corallo nero (Antipathella subpinnata) e una di “falso” corallo nero (Gerardia savaglia) a circa 50 metri. Ad ogni modo durante l’immersione è possibile osservare aragoste, musdee, cernie, nonché predatori come ricciole e dentici. Punta Secca è quindi un immersione subacquea altamente consigliata per tutti gli appassionati.
Un esemplare di falso corallo nero presente alle isole Tremiti (sito d’immersione “Galapagos”) è stato stimato di un’età non inferiore ai 2500 anni (ad una profondità di 48 metri).

colagrossi 5 san nicola vista da san domino

San Nicola vista da San Domino

L’ultima formazione rocciosa che oggi voglio descrivervi è quella dell’isola di San Nicola. Essa affiora esclusivamente sulla parte sommitale dell’isola omonima (al tetto della serie), risulta trasgressiva sulla precedente (formazione del Cretaccio) e viene ascritta, anche se con molti dubbi, al Pliocene (4.5 milioni di anni fa). Ad ogni buon conto risulta composta da dolomie fossilifere, calcari dolomitici (anch’essi fossiliferi) e calcareniti organogene. Al termine di questo mio veloce reportage geologico delle isole Tremiti, desidero ringraziare il piccolo Giacomo Turtù, per l’occhio attento nel riconoscere i denti di squalo, e l’amico Paolo Smargiassi per la pazienza durante le nostre operazioni geologiche.

Articolo e foto di Aaronne Colagrossi.

per maggiori informazioni su questo splendido arcipelago visitate il sito http://www.tremiti.eu

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