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La storia dei sistemi di navigazione: dalle origini al IV Secolo dopo Cristo – parte I di Andrea Mucedola

livello elementare
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ARGOMENTO: STORIA DELLA NAVIGAZIONE
PERIODO: ORIGINI – IV SECOLO DC
AREA: DIDATTICA
parole chiave: stelle, costellazioni, direzione, navigazione costiera

Avete letto sul nostro portale molti articoli sulla navigazione antica, un campo affascinante in cui c’è ancora molto da scoprire. Inizio oggi una serie di articoli sull’evoluzione della navigazione nei secoli attraverso quelle invenzioni e scoperte che di fatto furono epocali e portarono nel tempo prosperità alle civiltà. Scopriremo come gli antichi marinai erano già in possesso di importanti conoscenze nautiche che abbiamo in seguito perso, inseguendo l’evoluzione delle scienze e del pensiero. 

Un origine sconosciuta
Probabilmente tra i primi umani ad aver navigato in mare aperto furono i popoli polinesiani, circa 50.000, anni fa, prima ancora dell’ultima glaciazione. Nel Mediterraneo forse tutto iniziò circa 10000 anni fa, quindi dopo l’ultima glaciazione, quando i mari incominciarono a salire e, per necessità di spostarsi, i nostri antenati si ingegnarono per poter raggiungere per mare le nuove isole.

Costruirono piccole imbarcazioni inizialmente propulse da pagaie. Forse, osservando una foglia galleggiare sull’acqua, sospinta dal vento, ebbero l’idea di costruire delle superfici da esporre ai venti, che saranno poi chiamate vele. Le loro prime rotte furono costiere, identificando lungo la costa dei punti di riferimento che potevano essere di aiuto per potersi orientare.  Ed è con questo verbo che vorrei iniziare il nostro viaggio.

Orientamento
In tempi antichi i punti cardinali erano legati al sorgere ed al tramonto del sole, l’oriente era sinonimo di nascita del giorno per cui gli antichi guardavano a Est come punto di riferimento. Da questo semplice concetto nacque il termine orientamento ovvero trovare una posizione iniziale all’interno di un sistema di riferimento, la propria direzione. Se avessero voluto dare una direzione quale migliore definizione potevano trovare se non verso il sorgere del sole o verso la direzione del suo tramonto? I nostri antenati, superando la fase nomadica, incominciarono a pensare non solo dove andare ma come raggiungere una destinazione e poi ritornare al punto di partenza. Un concetto, quello della navigazione, che sembra banale ma che richiese secoli per potersi affinare.

nave della media età del bronzo, Acrotiri, Thera

I navigatori dell’età del bronzo
Nell’età del bronzo i commerci fra popoli diversi del Mediterraneo portarono alla nascita dell’organizzazione marittima moderna. I commercianti avevano bisogno di mezzi idonei per il trasferimento (le navi), di equipaggi addestrati a questa forma di lavoro (marinai), di basi logistiche dove rifornirsi e fare le manutenzioni (i porti) e, non ultimo, di apprendere l’arte dell’orientamento. Inizialmente attraverso l’identificazione di punti di riferimento cospicui, come montagne, isole o estuari dei fiumi, poi studiando il cielo notturno e l’alternarsi delle costellazioni sulla linea dell’orizzonte.

navicella sarda – museo archeologico di Cagliari

Il mistero del sorgere del sole e della luna affascinò sicuramente i nostri antenati che assegnarono una natura divina al loro comportamento. Presto si resero conto che anche quegli oggetti celesti, in particolare le stelle, potevano essere usati come riferimento per seguire una direzione. Omero, nell’Odissea (VIII secolo a.C.), fa raccontare ad Odisseo (Ulisse) la sua abilità marinaresca, nozioni maturate in migliaia di anni nell’età del bronzo.
Conoscenze tramandate tra i marinai che nel tempo furono consolidate nelle fonti storiche. Il poeta greco Aratos di Soli pubblicò il suo Phenomena intorno al III secolo a.C., descrivendo in dettaglio le posizioni delle costellazioni ed il loro ordine di ascesa e tramonto. Queste erano informazioni vitali per qualsiasi navigatore per mantenere una determinata rotta. Il punto fondamentale era sicuramente il punto dove sorgeva il sole (Oriente) e dove tramontava (Occidente). Inoltre, nell’emisfero boreale, gli astronomi avevano notato una stella che sembrava non tramontare mai, la stella polare, intorno alla quale sembravano danzare le costellazioni.

I marinai fenici compresero che quella costellazione, poi chiamata dell’Orsa Minore, orbitava attorno ad un punto, il polo nord celeste, in un cerchio più stretto rispetto all’Orsa Maggiore (il Settentrione dal latino septemtriones (septem triones) ovvero la costellazione dei “sette buoi da lavoro» identificati nelle sette stelle dell’Orsa). Gli astronomi avevano infatti notato che vi erano delle stelle e costellazioni che non tramontavano mai, le circumpolari. Tra di esse una stella, tra l’altro non particolarmente luminosa, era più fissa delle altre, la stella polare. L’angolo tra quella stella e l’orizzonte dipendeva dalla latitudine dell’osservatore, ma questo, probabilmente, non lo capirono subito. Sebbene il concetto di rappresentazione geometrica su carta della geografia non fosse ancora nato, la sua altezza fu da subito un riferimento importante. I marinai compresero che  mantenendo la sua altezza costante rispetto all’orizzonte potevano navigare con una direzione precisa,  quella che noi chiamiamo oggi latitudine.

Stelle e costellazioni
In caso di non visibilità della polare, gli antichi navigatori usavano altre stelle e costellazioni per determinare le direzioni cardinali per valutare la rotta della loro nave. Si resero conto che le posizioni in cui apparivano e scomparivano all’orizzonte le stelle erano costanti e non cambiavano nel tempo. Una nozione astronomica importante e molto complessa che richiedeva la memorizzazione del comportamento delle costellazioni principali durante le stagioni, conoscenza che fu nel tempo dimenticata per poi essere soppiantata dalla tecnologia. Interessante il fatto che la metodologia impiegata dai polinesiani e dagli antichi popoli mediterranei nella navigazione stellare non fosse molto diversa. Sicuramente i navigatori più esperti conoscevano a memoria i movimenti delle stelle e delle costellazioni più brillanti, conoscenza che ne facevano professionisti ricercati da non confondere con gli altri membri dell’equipaggio.

il cielo stellato ruota in torno alla stella polare, il sorgere ed il tramontare delle costellazioni sulla linea dell’orizzonte fu sfruttato dagli antichi per orientarsi in alto mare

Il navigatore doveva conoscere i testi geografici che contenevano le direzioni da seguire, i primi portolani. Non a caso le direzioni di navigazione da intraprendere all’interno del Mediterraneo (che noi chiamiamo rotte, o periploi in greco) furono probabilmente già mappate nel IV secolo a.C.. Nel I secolo dopo Cristo, esistevano portolani che coprivano le rotte atlantiche, dell’Africa nord-occidentale, del corno dell’Africa ed oltre il Golfo arabico verso l’India. Ovviamente ognuno aveva le sue informazioni che avevano la lor  segretezza commerciale e non erano ancora facilmente disponibili agli altri. Conoscere era come sempre potere. Lasciato il porto, quando la terra non era più visibile, gli antichi marinai, in condizioni di buona visibilità, stimavano di notte le indicazioni dalla stella polare mentre di giorno il sorgere o il tramonto del sole. Le navigazioni erano sicuramente perigliose e gli incidenti molto frequenti ma i guadagni economici erano sempre molto alti.

Nascita del potere marittimo
Roma ebbe la capacità di assimilare le conoscenze altrui ed utilizzarle per i propri scopi commerciali e militari. Molte delle abilità marittime dei Romani furono ereditate dalle esperienze maturate dagli altri popoli e non era raro che i navigatori delle loro navi fossero di origine greca o fenicia. Questo non ne diminuì la loro influenza nello sviluppo delle scienze nautiche e marittime. Roma creò il metodo, l’organizzazione necessaria per mantenere insieme una struttura marittima complessa che serviva un Impero che andava dall’Atlantico, fino alle isole britanniche,  alle lontane terre dell’Oceano Indiano.

Furono create basi con magazzini e depositi sempre più funzionali all’enorme flusso delle merci necessarie alla sopravvivenza di Roma. I comandanti delle navi onerarie percorrevano rotte sicure, protetti dalla flotta militare, e riportavano, oltre alle preziose merci, informazioni sui luoghi dove si recavano, nozioni di meteorologia e oceanografia che venivano inglobate in documenti nautici, i portolani, sempre più precisi che furono impiegati nei secoli successivi. In questo le fonti storiche sono ricche di spunti e il potere marittimo divenne elemento comune sulla monetazione romana.

Ma con quali conoscenze nautiche quegli antichi navigatori affrontavano gli spazi aperti? Non bastava conoscere le stelle, le si doveva capire. Plinio affermò che i Fenici furono i primi ad applicare l’apprendimento astronomico acquisito dai più grandi astronomi dell’antichità, i Caldei. Per poter sfuttare quelle nozioni era necessario possedere degli strumenti che scopriremo nel prossimo articolo.

 

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