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Recensioni librarie: Diario di bordo del Capitano Giuseppe Garibaldi di Davide Gnola

livello elementare
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ARGOMENTO: RECENSIONE
PERIODO: XIX SECOLO
AREA: SAGGIO
parole chiave: Giuseppe Garibaldi, viaggi in mare, brigantini 

 

Chi non conosce Garibaldi, l’eroe dei due mondi, grande generale, politico  e visionario?
Tutti abbiamo nelle nostre città una piazza, un viale o anche un monumento in suo onore, eroe del Risorgimento e grande patriota. Giuseppe Maria Garibaldi nacque a Nizza il 4 luglio 1807, in una casa dalle cui finestre si vedeva il porto vecchio. Nizza all’epoca era ancora italiana e la sua cultura e tradizione era ligure.

Giuseppe Garibaldi, dopo una vita avventurosa, fu inviato in esilio a Caprera, un’isola dell’arcipelago della Maddalena. Negli ultimi anni con la sua piccola barca amava andare a pescare, o più semplicemente si sedeva a guardare il mare, il suo amore … la sua vita

Il padre Domenico era un padrone marittimo che effettuava attività di cabotaggio su una tartana. Sebbene il giovane Garibaldi venne educato da precettori, con la speranza paterna di una vita diversa rispetto a quella dura del marittimo, l’amore per il mare ebbe il sopravvento e padron Domenico lo fece imbarcare sul brigantino Costanza come mozzo. Un mestiere che non solo lo introdusse alla vita ma ne tirò fuori un vero marinaio. Si dice che una notte in mare può trasformare un bambino in un Uomo … e Garibaldi di notti in mare ne passò tante, da semplice mozzo fino a capitano, navigando prima lungo le rotte del Mediterraneo e del Mar Nero e poi negli oceani ed imparando a soffrire a denti stretti.

Nostra Signora delle Grazie

Una vita avventurosa che si può ricavare dai Registri di navigazione dove il giovane Giuseppe Garibaldi viene descritto come mozzo, poi come primo Ufficiale fino al suo primo comando della Nostra Signora delle Grazie, sostituendo il Capitano della nave sulla rotta Port Mahon – Gibilterra – Costantinopoli.

Nel 1832 prende la patente di capitano di seconda classe che lo abilita al gran cabotaggio, aprendogli nuovi orizzonti. Come scrisse nelle sue memorie, durante quei viaggi: “ Si accesero allora nella mia mente degli strani barlumi, alla luce delle quali vidi, in una nave, non più il mezzo incaricato di scambiare i prodotti di un Paese contro quelli di un altro, ma il messaggero alato che porta la parola del Signore e la spada dell’arcangelo.. Ero partito avido di emozioni, curioso di cose nuove, e mi domandavo se quella vocazione irresistibile che avevo creduto semplicemente, essere soprattutto quella di un capitano di lungo corso, non avesse per me degli orizzonti ancora inesplorati“.

Il giovane Garibaldi si forma in quel mare, solo apparentemente amichevole, del Mediterraneo, dove le tempeste arrivano in poche ore, dove bisogna manovrare velocemente e rapidamente per salvare la nave e il suo carico, dove un uomo prima di rispondere agli altri deve trovare la forza in se stesso. Un’esperienza formativa che lo accompagnerà in tutta la sua avventurosa vita.

isola Ferdinandea, chi lo avrebbe mai detto che Garibaldi fosse nelle sue prossimità quando il mare incominciò a ribollire

Curioso che nel luglio del 1831, si trova al largo di Sciacca. Un bastimento gli si avvicina e vede un giovane biondo che sta osservando il mare che bolle, rilevandone la posizione con la bussola. Quel giovane è proprio Garibaldi, ufficiale in seconda di quella nave, il Clorinda. Sta uscendo un vulcano dal mare e ben presto ci formerà un’isola nuova, che cambierà tanti nomi, Graham, Ferdinandea, Julia ma che scomparirà presto negli abissi beffandosi di tutte le pretese politiche inglesi e francesi.

Un libro da non perdere
Questo episodio e tanti altri fanno parte di un bel libro scritto da Davide Gnola, “Diario di bordo del Capitano Giuseppe Garibaldi”. Un libro piacevolissimo da leggere che svela tanti aspetti del Garibaldi marinaio, dalla sua giovinezza alle attraversate oceaniche fino alla più grande delle sue imprese, la spedizione di Sicilia. Interessante scoprire che Garibaldi amava ricordare che se “non avesse avuto degli uomini anfibi essa sarebbe stata impraticabile“.

Ho scoperto questo interessante libro visitando il Museo della Marineria di Cesenatico, dove l’autore del libro è anche il Direttore. Leggendo il libro, da uomo di mare, traspare che le doti strategiche e militari del grande generale si fondarono sulle sue radici marinare, sull’abitudine tipica del marinaio all’osservazione, alla ricerca mentale, favorita dai lunghi silenzi, che porta alla cura del dettaglio, fino alla capacità di gestire equipaggi eterogenei, fatti da marinai estremamente diversi con cui applicare il pugno di ferro e la carota quando necessario.
Scopriamo che tra il 1850 e il 1854 Garibaldi viaggia in America Latina e in Estremo Oriente, dapprima come passeggero, a bordo di piroscafi affollati dai cercatori d’oro della California sulla rotta da New York all’Istmo di Panama. Poi attraversa l’Oceano Pacifico, da Callao in Perù sino a Canton in Cina, al comando di un veliero carico di guano all’andata e di tè, stoffe e merci varie al ritorno. Infine, trasporta rame e lana dal Cile a Boston sulla rotta di Capo Horn, per poi giungere a Londra e infine a Genova.

Ottante, strumento nautico, appartenuto a Garibaldi

Di questi lunghi viaggi transoceanici resta questo diario di bordo scritto di sua mano, fitto di calcoli e di annotazioni sulla rotta, sui venti o sullo stato del mare, di nomi di porti, isole e scogli ormai lontani dalla geografia e dalla storia odierne. Un manoscritto prezioso che, rimasto quasi sconosciuto agli studiosi, si rivela un documento di grande interesse per ricostruire un periodo in cui Giuseppe Garibaldi cercò di “riprendere la mano” al mestiere del mare, dopo anni in cui aveva impugnato più la spada che l’ottante, all’epoca strumento fondamentale per la navigazione stellare. Garibaldi non si staccò mai dal mare, Anche nell’esilio di Caprera aveva la sua barca con cui andava a pesca e anche negli ultimi periodo, malato e stanco, si fece mettere il letto davanti ad una finestra per poter guardare il mare.

Un libro che consiglio per la sua piacevolezza di lettura che fa comprendere alcuni aspetti della vita avventurosa dell’eroe dei due mondi altrimenti sconosciuti.

 

 

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